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Infrastrutture digitali, quale strategia per sostenere l’innovazione



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Il nuovo paper di Anitec-Assinform mette al centro il ruolo delle infrastrutture digitali nello sviluppo di intelligenza artificiale, IoT, digital twin e quantum computing. Data center, reti, cloud, edge e competenze diventano asset strategici per competitività, investimenti e autonomia tecnologica del Paese

Pubblicato il 22 lug 2026

Letizia Pizzi

Direttore Generale di Anitec-Assinform



sovranità digitale europea; compliance as a service
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Ogni volta che parliamo di intelligenza artificiale, IoT, digital twin o calcolo quantistico, il rischio è di guardare solo alla punta dell’iceberg. Dietro ogni applicazione avanzata, dietro ogni servizio digitale che cittadini e imprese utilizzano quotidianamente, c’è un lavoro complesso e spesso invisibile che avviene all’interno di sistemi e infrastrutture che ne consentono il funzionamento e ne determinano le prestazioni.

È da questa consapevolezza che nasce il nuovo paper di Anitec-Assinform, “Le infrastrutture digitali come fattore abilitante per l’evoluzione delle tecnologie avanzate”, presentato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e realizzato dal Gruppo di Lavoro “Infrastrutture e Radiocomunicazioni”, con il contributo dei Gruppi di Lavoro “Intelligenza Artificiale” e “Sostenibilità”.

Perché le infrastrutture digitali sono decisive per le tecnologie avanzate

Data center moderni, reti di nuova generazione, sistemi di sicurezza evoluti, architetture distribuite e resilienti che uniscono cloud ed edge: sono questi gli elementi che rendono possibile tutto il resto. L’intelligenza artificiale generativa è l’esempio più immediato: per operare su larga scala richiede potenza di calcolo elevata, capacità di archiviazione dati ad alte prestazioni, reti velocissime e sicurezza lungo tutta la catena, il tutto con la massima efficienza energetica possibile. La diffusione dei modelli di AI, peraltro, sta cambiando i flussi di traffico delle reti: alle applicazioni testuali si affiancano sempre più servizi di generazione di immagini e video e applicazioni robotiche che richiedono capacità di trasmissione dati crescenti in entrambe le direzioni.

Lo stesso vale per l’IoT, che connette miliardi di dispositivi, per le tecnologie immersive, per i digital twin, per la blockchain e per il quantum computing. In tutti questi ambiti il limite non è mai nel potenziale della tecnologia in sé, ma nella disponibilità di infrastrutture adeguate. Senza reti intelligenti, potenza di calcolo sufficiente, sicurezza avanzata e capacità di orchestrazione distribuita, le tecnologie più avanzate restano possibilità non pienamente realizzate.

Data center, reti ed edge: la partita italiana delle infrastrutture digitali

L’Italia, va detto, non parte da zero. Negli ultimi anni abbiamo registrato progressi tangibili nella diffusione della fibra ottica, nell’espansione delle reti ad altissima capacità e nella crescita dei nodi edge sul territorio: risultati raggiunti nonostante un contesto di tempistiche amministrative dilatate, iter procedurali articolati e incertezze regolatorie persistenti. Il nostro Paese si sta peraltro affermando come una delle nuove frontiere dei data center in Europa, con investimenti stimati tra 22 e 25 miliardi di euro nei prossimi 3-5 anni e una spesa per la costruzione di nuove server farm attesa in crescita del 30% nel solo 2025. È un’opportunità concreta, ma va colta con strumenti adeguati: senza una strategia infrastrutturale organica, il divario tra sviluppo delle infrastrutture e capacità di diffusione delle soluzioni avanzate rischia di ampliarsi, anziché ridursi.

Il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo digitale

A questa opportunità se ne affianca un’altra, forse ancora poco valorizzata nel dibattito pubblico: la collocazione geografica dell’Italia, al centro del Mediterraneo e naturale punto di approdo delle direttrici di traffico che collegano Europa, Africa e Asia, ne fa uno snodo strategico per le infrastrutture di rete sottomarina. Questa posizione, se accompagnata da investimenti coerenti in data center, cavi sottomarini, punti di approdo e capacità di calcolo, può tradursi in un vero e proprio vantaggio competitivo: l’Italia ha le carte in regola per proporsi come hub infrastrutturale digitale nel contesto internazionale, e non solo come mercato di destinazione degli investimenti altrui.

Le sette priorità per una strategia nazionale sulle infrastrutture digitali

Per questo riteniamo che le infrastrutture digitali debbano essere riconosciute come una priorità nazionale, che richiede un piano di interventi coordinato lungo l’intero ciclo di vita delle infrastrutture: dalla progettazione, all’integrazione, fino all’evoluzione dei sistemi. Il paper individua sette direttrici di intervento.

Continuità operativa per servizi digitali essenziali

La prima riguarda la continuità operativa delle infrastrutture e dei servizi digitali in situazioni di emergenza. Proponiamo lo sviluppo di un framework nazionale che identifichi gli ambiti digitali essenziali, rafforzi il coordinamento tra attori pubblici e privati e promuova un modello infrastrutturale più distribuito sul territorio, anche attraverso l’accesso a riserve di calcolo e connettività attivabili tempestivamente.

Appalti pubblici orientati a resilienza e qualità

La seconda direttrice riguarda gli appalti pubblici: è necessario superare una logica orientata esclusivamente al costo per integrare criteri legati alla resilienza, alla continuità operativa e alla qualità infrastrutturale nel medio-lungo periodo, valorizzando soluzioni più affidabili e sostenibili.

Capacità di calcolo e AI Factory per i distretti produttivi

Un terzo asse riguarda il rafforzamento della capacità di calcolo e dell’ecosistema AI, favorendo l’accesso diffuso alle risorse computazionali attraverso una rete capillare di AI Factory coordinate con i distretti produttivi territoriali, e al tempo stesso sostenendo la partecipazione italiana alle iniziative europee per la realizzazione di AI Gigafactory: non una semplice infrastruttura di calcolo, ma una piattaforma industriale capace di tradurre capacità avanzate di IA in produttività e competitività di lungo periodo.

Regole più semplici per le reti infrastrutturali

La quarta proposta riguarda la semplificazione e l’armonizzazione del quadro normativo nel dominio delle reti infrastrutturali, riducendo la complessità procedurale, garantendo certezza nei tempi autorizzativi ed eliminando fenomeni di “gold plating” nazionale che finiscono per far aumentare i costi di adeguamento normativo a scapito degli investimenti produttivi.

Investimenti in data center tra autorizzazioni, energia e fisco

Il quinto fronte è quello delle misure a sostegno degli investimenti in data center, dove i vincoli principali restano tre: la complessità degli iter autorizzativi, il costo dell’energia – mediamente più alto rispetto ai concorrenti europei – e l’incertezza del quadro fiscale, in particolare sulla qualificazione ai fini della stabile organizzazione. Servono interventi mirati su tutti e tre i fronti, insieme a una pianificazione territoriale equilibrata che affianchi ai grandi data center infrastrutture distribuite a supporto delle architetture edge.

Competenze tecniche per fibra, 5G, cloud ed edge

La sesta direttrice riguarda lo sviluppo del capitale umano per le infrastrutture digitali. Il digitale è un’industria, non solo un abilitatore: le reti fisiche che la sostengono – fibra, 5G, cloud, edge – richiedono competenze specialistiche oggi in forte sofferenza, con oltre il 60% delle aziende che fatica a trovare personale tecnico adeguato. Servono percorsi ITS Academy potenziati, un’istituzionalizzazione delle academy aziendali e un coinvolgimento strutturale delle imprese nella co-progettazione dei curricula universitari e tecnici.

Calcolo quantistico e sicurezza delle reti nazionali

Infine, la settima direttrice riguarda le infrastrutture quantistiche e la loro integrazione nel sistema nazionale del calcolo avanzato. Occorre favorire l’integrazione tra i computer quantistici e le infrastrutture di calcolo tradizionali, garantire a imprese, startup e centri di ricerca un accesso strutturato alle migliori tecnologie disponibili a livello internazionale e accompagnare per tempo le reti nazionali verso sistemi di crittografia più sicuri, capaci di resistere anche alle capacità di calcolo dei futuri computer quantistici.

Un tavolo nazionale per governare la trasformazione digitale

Nessuna di queste proposte può funzionare se resta un esercizio isolato. La trasformazione digitale è una sfida che nessun singolo attore – impresa, istituzione o operatore di rete – può affrontare da solo. Le grandi imprese stanno iniziando ad accelerare, ma il rischio concreto è che le PMI restino indietro per mancanza di dati strutturati, competenze e capacità computazionale accessibile. Le infrastrutture digitali possono e devono svolgere anche una funzione di democratizzazione dell’innovazione, rendendo disponibili a filiere, distretti e imprese di minori dimensioni le risorse necessarie per trasformare l’intelligenza artificiale da tecnologia di frontiera a leva concreta di produttività e competitività.

Per questo, come Anitec-Assinform, riteniamo utile dare continuità al confronto avviato con la presentazione di questo paper attraverso un momento stabile di dialogo tra istituzioni, imprese, operatori del settore e mondo della ricerca: un tavolo nazionale dedicato alle infrastrutture digitali, con l’obiettivo di monitorare l’evoluzione del settore, individuare le esigenze prioritarie e costruire insieme una strategia condivisa per il futuro digitale del Paese.

Investire nelle infrastrutture digitali per rafforzare il sistema Paese

Investire nelle infrastrutture digitali non significa soltanto abilitare l’innovazione tecnologica: significa rafforzare la capacità del sistema Paese di governare la trasformazione digitale, attrarre investimenti e generare valore economico e sociale nel lungo periodo. Serve una visione strategica, servono decisioni rapide e serve, soprattutto, un’azione coordinata tra tutti gli attori dell’ecosistema. È questo il contributo che, come associazione, vogliamo continuare a offrire al dibattito pubblico.

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