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PerugIA Next, dai Comuni umbri una proposta per l’AI nella PA



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PerugIA Next nasce dall’ascolto dei territori umbri e propone una visione di intelligenza artificiale pubblica per la Pubblica Amministrazione. Al centro ci sono dati certificati, regole condivise, competenze, sovranità digitale e una collaborazione stabile tra enti, imprese, università e cittadini

Pubblicato il 3 ago 2026

Nicola Mariuccini

Responsabile dell'Ufficio Analisi e Progettazione Piattaforme Gestionali e Servizi della Provincia di Perugia

Massimiliano Presciutti

Presidente della Provincia di Perugia



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Prima di discutere di algoritmi, piattaforme e modelli linguistici abbiamo scelto di ascoltare i territori. Da quel percorso è emerso uno spaesamento che probabilmente non riguarda soltanto l’Umbria e una proposta che potrebbe contribuire a orientare l’attuazione dell’AI Act: costruire un’intelligenza artificiale pubblica, fondata sulla qualità dei dati, sulla collaborazione tra enti e sulla sovranità digitale.

L’intelligenza artificiale pubblica parte dall’ascolto dei territori

Quando si parla di intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione il dibattito parte quasi sempre dalle tecnologie. Si discute di modelli linguistici, di AI Act, di cloud, di cybersicurezza, di investimenti e di piattaforme. Sono temi decisivi, naturalmente. Eppure, lavorando ogni giorno con amministrazioni locali, imprese, università e cittadini, avevamo la sensazione che mancasse un passaggio. Stavamo cercando risposte senza esserci fermati abbastanza sulle domande.

Il progetto PerugIA Next

Da questa convinzione è nato il progetto PerugIA Next, un percorso promosso dalla Provincia di Perugia insieme a Regione Umbria, Università degli Studi di Perugia, ANCI Umbria, Confindustria Umbria e PuntoZero. La Provincia avrebbe potuto limitarsi a utilizzare i fondi PNRR ottenuti per la digitalizzazione per realizzare semplicemente gli interventi previsti. Abbiamo invece scelto di trasformare quella opportunità nell’occasione per costruire qualcosa che potesse continuare a generare valore anche oltre la conclusione dei singoli progetti, mettendo attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti promotori del Protocollo. L’obiettivo è quello di creare le condizioni affinché istituzioni, ricerca, imprese e territori potessero confrontarsi su una trasformazione destinata a cambiare profondamente il funzionamento della Pubblica Amministrazione. È una scelta che si sta rivelando attrattiva già dai primi passi. Accanto ai promotori, il Protocollo si è già ampliato con l’ingresso della Conferenza Episcopale Umbra e si appresta ad accogliere anche l’Università per Stranieri di Perugia. È un segnale che conferma come PerugIA Next stia intercettando un bisogno che va ben oltre i confini del territorio umbro.

Per questo abbiamo deciso di partire dall’ascolto. Non da un semplice questionario, ma da nove incontri territoriali, uno per ciascuna Zona Sociale della provincia di Perugia. Non volevamo presentare soluzioni già costruite né raccogliere adesioni a un progetto definito in anticipo. Volevamo capire quali fossero oggi le domande reali di amministratori, dirigenti e responsabili della transizione digitale chiamati ogni giorno a trasformare norme, tecnologie e investimenti in servizi concreti per cittadini e imprese.

Questa scelta non riguarda soltanto il percorso di ascolto che abbiamo realizzato con i Comuni, è il metodo che abbiamo deciso di adottare per l’intero progetto. Prima di ogni nuova fase di lavoro continueremo a confrontarci con i territori, coinvolgendo di volta in volta gli interlocutori più direttamente interessati – amministrazioni, imprese, università, professionisti, terzo settore e cittadini – perché crediamo che l’innovazione produca valore solo quando nasce dall’ascolto dei bisogni reali e non dall’offerta delle tecnologie.

Lo spaesamento dei Comuni davanti all’intelligenza artificiale

Quello che abbiamo raccolto ci ha sorpreso. Immaginavamo che il tema principale sarebbe stato quello delle risorse economiche o della necessità di nuovi strumenti. Invece è emerso qualcosa di molto più profondo. Un diffuso spaesamento di fronte a una trasformazione che tutti percepiscono come inevitabile, ma che pochi sentono davvero di riuscire a governare.

Questo spaesamento aveva forme molto concrete. In alcuni Comuni i dipendenti utilizzano già strumenti di intelligenza artificiale di propria iniziativa, senza regole condivise e senza una governance dell’ente, dando vita a quel fenomeno che durante i workshop è stato definito apertamente shadow AI. Altri hanno scelto di sospendere l’utilizzo di strumenti generativi in attesa di dotarsi di regolamenti interni. Altri ancora stanno già sperimentando assistenti virtuali e chatbot per dialogare con i cittadini. Nelle aree interne, invece, l’intelligenza artificiale viene immaginata soprattutto come uno strumento per leggere il territorio, prevenire il dissesto idrogeologico o compensare l’assenza di quei “guardiani del territorio” che per decenni hanno rappresentato un presidio naturale delle comunità. Situazioni molto diverse tra loro, accomunate però dalla stessa domanda: come possiamo utilizzare queste tecnologie senza perdere il controllo dei dati, dei processi e delle decisioni?

Ancora più sorprendente è stato ciò che i Comuni non hanno chiesto. Nessuno ha domandato quale fosse il miglior modello linguistico o quale piattaforma acquistare. L’elemento più interessante è stata la convergenza emersa tra territori, istituzioni, università e imprese che hanno indicato come priorità la formazione, l’alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale, la costruzione di regole condivise, l’interoperabilità dei dati, un accompagnamento operativo continuo e la possibilità di confrontarsi stabilmente con altri enti. In altre parole, hanno chiesto di costruire un ecosistema prima ancora che una tecnologia.

La parola che ricorre con maggiore frequenza nella sintesi delle survey non è “tecnologia”. È insieme. E forse è proprio questa la prima indicazione che ci consegnano i territori: l’intelligenza artificiale, almeno nella Pubblica Amministrazione, non viene percepita come un prodotto da acquistare, ma come una capacità collettiva da costruire.

PerugIA Next e il confronto sull’AI Act

Quello che inizialmente sembrava il risultato di un percorso locale ha assunto una dimensione diversa il 25 giugno, quando abbiamo deciso di portare quelle domande al confronto con chi, ogni giorno, osserva l’intelligenza artificiale da prospettive differenti: l’Agenzia per l’Italia Digitale, la visione europea, il mondo della ricerca, dell’università, delle imprese e della pubblica amministrazione.

Tutti i relatori hanno confermato l’importanza di ciò che i Comuni ci avevano raccontato e la coerenza con quanto avviene a livello nazionale ed europeo. Durante i workshop nessuno ha immaginato l’intelligenza artificiale come un servizio da acquistare “a scaffale”. Al contrario, è emersa con forza la richiesta di costruire un’intelligenza artificiale della Pubblica Amministrazione, fondata su una piattaforma dati territoriale condivisa, alimentata da dati certificati e governata dagli enti pubblici. Un’infrastruttura capace di mettere a disposizione anche dei Comuni più piccoli, capacità computazionale, modelli, competenze e servizi che da soli difficilmente potrebbero sviluppare. Non un’alternativa ideologica ai grandi modelli disponibili sul mercato, ma un’infrastruttura pubblica capace di governare dati, processi e servizi secondo le esigenze della Pubblica Amministrazione, nel rispetto dell’AI Act e della sovranità del dato.

Dati, infrastrutture pubbliche e sovranità digitale

Per molti anni abbiamo considerato i dati come un patrimonio da proteggere. Oggi ci accorgiamo che questo non basta più. Dobbiamo anche chiederci dove quei dati risiedono, chi li governa, quale capacità di calcolo li elabora, secondo quali regole e con quali garanzie di trasparenza. La qualità dell’intelligenza artificiale che utilizzeremo dipenderà sempre di più dalla qualità delle infrastrutture pubbliche che saremo capaci di costruire.

Da questo punto di vista il tema dell’AI Act assume un significato ancora più concreto. Guardato dai territori, il regolamento europeo non appare soltanto come un insieme di obblighi normativi. È soprattutto un invito a rafforzare le competenze, costruire processi condivisi, sviluppare una cultura del dato e rendere la Pubblica Amministrazione protagonista della trasformazione, invece che semplice utilizzatrice di strumenti progettati altrove.

Un laboratorio permanente per la Pubblica Amministrazione

PerugIA Next non nasce per organizzare una serie di convegni, quanto piuttosto per costruire un laboratorio permanente nel quale ogni nuova iniziativa continui a partire dall’ascolto dei territori, mettendo poi quelle domande a confronto con chi può contribuire a trasformarle in politiche, strumenti e sperimentazioni.

Non sappiamo se ciò che è emerso in Umbria rappresenti fedelmente il pensiero dei 7.894 Comuni italiani. Pensiamo però che sarebbe difficile immaginare un risultato molto diverso. Le differenze riguarderanno le dimensioni, le risorse disponibili, le caratteristiche dei territori. Ma lo spaesamento di fronte all’intelligenza artificiale, il bisogno di accompagnamento e la richiesta di costruire insieme competenze e regole sembrano ormai appartenere all’intera Pubblica Amministrazione.

Per questo il Protocollo che ha dato vita a PerugIA Next è stato concepito fin dall’inizio come un percorso aperto. L’obiettivo non è costruire un’esperienza chiusa entro i confini dell’Umbria, ma mettere progressivamente in relazione territori che stanno affrontando le stesse sfide, favorendo lo scambio di pratiche, modelli organizzativi e sperimentazioni. Sono già in corso i primi confronti con altre realtà territoriali che stanno sviluppando esperienze significative nell’ambito dell’intelligenza artificiale applicata ai servizi pubblici, con l’idea di costruire una rete capace di apprendere dalle esperienze degli altri e, allo stesso tempo, di mettere a disposizione ciò che stiamo imparando.

La sfida di un’intelligenza artificiale della PA

Forse la domanda non è più se l’intelligenza artificiale entrerà nei nostri enti. È già entrata. La domanda è se vogliamo limitarci a utilizzare strumenti progettati da altri oppure cogliere questa trasformazione come l’occasione per costruire un’intelligenza artificiale della Pubblica Amministrazione, fondata sulla qualità dei dati, sulla collaborazione tra istituzioni e su una sovranità digitale che non sia uno slogan, ma una responsabilità condivisa.

L’ambizione, in fondo, non è costruire il territorio più tecnologico. È utilizzare dati, intelligenza artificiale e innovazione per preservare e rafforzare ciò che oggi rappresenta il nostro patrimonio più prezioso. Il recente report dell’OCSE dedicato all’Umbria individua proprio nell’elevata qualità della vita uno dei principali punti di forza della nostra regione. La sfida è fare in modo che la trasformazione digitale contribuisca a rafforzare questo patrimonio, evitando gli errori che hanno accompagnato la prima stagione della digitalizzazione, quando l’innovazione, invece di ridurre le distanze, ha finito talvolta per ampliarle, generando non soltanto nuove forme di digital divide, ma anche divari sociali, territoriali e culturali. Se i territori sapranno condividere conoscenze, dati ed esperienze, potranno affrontare insieme sfide che nessuno sarebbe più in grado di sostenere da solo. È questo il percorso che PerugIA Next intende continuare a costruire, aprendosi al confronto con altre realtà, in Italia e in Europa, con un obiettivo tanto semplice da enunciare quanto impegnativo da realizzare, di fare in modo che la prossima trasformazione digitale non lasci indietro nessuno.

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