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Funzione IT, la motivazione nasce dallo stipendio e da un percorso di carriera chiaro

Il lavoro per professionisti e manager non manca, con una occupazione al 93,2%. Ma solo uno su due si ritiene motivato dove lavora. A fare la differenza la crescita professionale ed economica, l’investimento nella formazione e il bilanciamento tra vita privata e lavoro. Una ricerca di Michael Page

Pubblicato il 23 Set 2015

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Lo stipendio è al primo posto, ma anche la chiarezza del ruolo e delle responsabilità e un percorso ben delineato di carriera sono fattori di attrazione per le funzioni IT, trasversalmente a settori e business. Anche nella disponibilità alla mobilità territoriale, peraltro alta (77%), le condizioni sono dettate da un piano di carriera importante o da pacchetti retributivi di significativo avanzamento.

È quanto emerge dall’ultima ricerca di Michael Page, società di ricerca e selezione di personale specializzata in middle e top management, su un campione di 586 intervistati in tutta Italia.

Ma com’è il clima di lavoro e il livello di motivazione nelle aziende italiane per i professionisti e manager IT? Il lavoro non manca, con una occupazione al 93,2%, ma il livello di motivazione è basso: solo uno su due si ritiene motivato dove lavora (52,9%). Il riconoscimento, per esempio, viene indicato come importante leva di soddisfazione ed engagement dalla quasi totalità (96,8%), ma solo il 32,4% sente di ricevere in azienda il dovuto riconoscimento. Il 54,2% è soddisfatto del proprio stipendio, mentre soprattutto le donne non sono contente del proprio e lamentano di non avere opportunità di carriera.

Arriva da entrambi i generi, invece, la richiesta di poter affrontare nuove sfide, sia come progetti sia come tecnologie, che è anche una delle più importanti leve di retention. In pratica, per trattenere ruoli chiave e talenti servono crescita professionale ed economica, investimento nella formazione costante, in particolare nelle nuove tecnologie, che hanno un valore inestimabile e imprescindibile per i professionisti IT, oltre a un buon rapporto di vita e lavoro, alla visibilità del proprio ruolo nella struttura societaria e all’adeguamento dello stipendio e del suo aumento in base alla seniority.

Ma, per ora, è lo stress a farla da padrone: il 62,5% dice di vivere situazioni stressanti per pressioni, tempi e carichi di lavoro. Eppure, si registra una certa staticità anche nel mondo IT: i due terzi del campione (64,8%) lavorano da almeno quattro anni nella stessa azienda, benché abbiano una percezione positiva del mercato e dell’evoluzione dell’IT (74,4%). Professione ancora prevalentemente maschile, vede una concentrazione femminile solo nella consulenza, con oltre il 40%.

Quanto agli stipendi, il 52,7% del campione (91% uomini, 9% donne) guadagna tra i 35 e i 55mila euro e, di questi, chi si occupa di software tende a non superare quel tetto, mentre chi gestisce progetti trasversali, con un ruolo più manageriale, guadagna di più.

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