Controllo prestazioni

Quando si punta alla prestazione, la scelta non può essere obbligata

Pur supportando il modello cloud, Talentia Software non abbandona la vendita su licenza dei software per il controllo in ambito finanziario e di risorse umane. Una strada ancora molto battuta in Italia

Pubblicato il 30 Nov 2015

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Marco Bossi, managing director di Talentia Software

Per le aziende di medie e grandi dimensioni, il parco applicazioni tende nel tempo a crescere per volume e complessità. Al pari del corretto funzionamento e alla fruibilità sul lato utente, è importante garantire anche livelli di prestazioni tali fa giustificare investimenti spesso importanti. Un’attività non sempre destinataria della necessaria attenzione, fino al momento in cui non si verifica un impatto sui processi o sulla conformità alle normative. «Sin dalle origini, il nostro obiettivo è porci quale cappello al di sopra dei sistemi di payroll, alla contabilità e agli erp – spiega Marco Bossi, managing director di Talentia Software –. La capacità di misurare in particolare le prestazioni di ambienti legati alle attività finanziarie di un’azienda o alle risorse umane, è quanto negli anni ci ha permesso di fare la differenza».

Come per quasi tutte le aziende del mondo It, quello attuale è un delicato periodo di transizione per la propria offerta, di fronte alla quale più dei tempi è importante inquadrare le modalità del cambiamento. «Dalle grandi multinazionali degli Usa arriva una forte spinta in direzione del cloud a tutto campo – osserva Bossi -. In Italia, si parla comunque di qualcosa di strategico, anche per noi. È certamente la direzione dettata dal mercato, la nostra scelta tuttavia lasciare spazio a più alternative».

Quando si parla di dati legati alla propria identità infatti, in Italia la diffidenza verso la prospettiva di conservarli in data center esterni è ancora tale da frenare tanti progetti. «Non vogliamo forzare la migrazione, e per questo siamo tra i pochi a mantenere entrambi i tipi di offerta – precisa Bossi -. Oggi la nostra piattaforma è disponibile a tutti gli effetti in modalità cloud, ma resta comunque sempre disponibile la modalità tradizionale su licenza».

Lo scenario inquadrato grazie all’apporto di una società di analisi indipendente, d’altra parte non lascia spazio ad alternative. Secondo i dati forniti dall’azienda infatti, nonostante il 75% delle realtà italiane affermi di utilizzare almeno un’applicazione in modalità Saas, solo il 20% dispone di una strategia vera e propria di sviluppo in ambito cloud. Inoltre, le aspettative sono molto elevate. Una volta deciso per il modello a servizio, il 75% si aspetta tempi di messa in opera estremamente brevi, con la riduzione dei costi quale obiettivo principale. Oltre alle inevitabili questioni legate alla sicurezza, a frenare la scelta si lamenta una mancanza di trasparenza del servizio.

«Non intendiamo forzare il cliente verso una direzione, ci limitiamo a esporre entrambe le soluzioni e lasciamo massima libertà di scelta. Per esempio, in ambito Cpm i clienti italiani sul cloud si contano sulle dita di una mano, mentre in Gran Bretagna è ormai una soluzione quasi scontata. In ambito risorse umane invece, il centinaio di clienti circa, è suddiviso a metà»

Altro aspetto da non sottovalutare, pensare di influenzare una scelta in una direzione o nell’altra, significa lasciarsi trascinare in una questione particolarmente delicata sui rapporti interni in un’azienda. Spesso infatti, la scelta del cloud viene promossa in qualche modo dalla componente manageriale, quasi a voler scavalcare tutti, o almeno una parte, i passaggi decisionali legati al dipartimento It. «Tuttavia, sempre più spesso il Cio sta entrando nelle logiche di gestione a livello superiore – riprende Bossi -. Non la considero come una perdita di potere. Al contrario, può diventare un’apertura importante, utile a migliorare le prestazioni nel complesso».

Dal punto di vista Talentia, invece di dedicare più tempo del necessario a tali questioni di rapporti interni, sarebbe più utile rivolgere attenzione alle motivazioni alla base una strategia cloud. Ancora troppo spesso infatti, una visione non abbastanza lungimirante porta a valutare l’insieme troppo dal punto di vista dei costi e troppo poco sulle opzioni tecnologiche e i relativi benefici, proprio dove l’apporto del Cio può rivelarsi strategico.

Una visione di mercato estremamente chiara, rafforzata dalla consapevolezza contare su strumenti in grado di integrarsi con qualsiasi software aziendale. Un messaggio comunque delicato nel momento in cui si tratta di convincere il cliente in una serie di possibili vesti differenti. Da qui, un’altra decisione non scontata. «Possiamo apparire anomali sul fronte della distribuzione, affiancando il canale diretto a quello indiretto, secondo i gusti del singolo cliente – riprende Bossi -. Operiamo al meglio per gestire partner e per certificarne di nuovi. Mi riferisco a quelli che considero storici, come Adp o Formula, ma anche ai tanti system integrator in grado di offrire un valore aggiunto grazie alle proprie soluzioni».

Poter contare su un canale indiretto al quale attualmente è legato il 45% della domanda, permette anche di seguire più da vicino chi lo richiede espressamente. Non di rado inoltre, si segue la strada mista, in base alla singola funzionalità.

Una situazione, nelle intenzioni, destinata a durare. «Credo sia uno scenario valido anche per tutto il 2016 – conclude Bossi -. La nostra volontà di lasciare al cliente massima libertà di scelta si rispecchia anche in questo. Per la stessa ragione secondo cui spesso la scelta nei nostri confronti ricade sulla possibilità di decidere apertamente tra licenza e cloud, le diverse opzioni di acquisto aiutano a trovare nuovi clienti».

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