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Recruiting: oggi i candidati scelgono le aziende dove lavorare (e non viceversa)

Per accaparrarsi i talenti migliori, le organizzazioni devono essere convincenti, capaci di comunicare all’esterno i valori, e rendersi interessanti per i candidati in cerca di lavoro, mettendo in piedi una strategia di marketing ben congegnata rivolta all’HR e curando la brand awareness

Aggiornato il 27 Giu 2019

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Il mondo del recruting sta vivendo un cambiamento epocale: oggi i candidati scelgono le aziende, contrariamente a quanto avveniva in passato, quando erano le organizzazioni ad avere “il coltello dalla parte del manico”. Per accaparrarsi i talenti migliori, le organizzazioni devono essere convincenti, capaci di comunicare all’esterno i propri valori, e rendersi interessanti per i candidati in cerca di lavoro.

Questo è quanto emerge da un’indagine condotta da R-Everse (azienda italiana di ricerca e selezione del personale, ndr), che ha coinvolto un campione di cinquanta aziende di medie e grandi dimensioni, tra cui Illimity, Alce Nero, Marazzi, Nexive e AwLab.

Come sottolineano le interviste che abbiamo condotto, è lecito parlare di un vero e proprio stravolgimento del recruiting, che prevede un’evoluzione della funzione HR, chiamata ad ampliare le sue competenze, ponendo particolare attenzione al mondo marketing. Attirare i migliori candidati, in fondo, non vuol dire altro che mettere in piedi una strategia di marketing ben congegnata: si parte dalla job description per arrivare al piano di comunicazione sui vari canali: social media, sito internet, testate giornalistiche, etc. Ogni messaggio va studiato in base alla tipologia di canale usato, va pianificato e programmato secondo un progetto di comunicazione ben strutturato.

Perchè è importante la Brand Awareness?

Tendenzialmente, i candidati scelgono le aziende con una presenza online coinvolgente e attiva rispetto a quelle con una presenza stantia o inesistente.

Ecco perchè è importante dare visibilità al marchio aziendale e alle sue caratteristiche: personalità, identità, modo di comunicare e comportarsi. Quando si parla di candidati bisogna ricordarsi che è un po’ come con i clienti, valgono le stesse regole: i consumatori non comprano un prodotto ma la storia sottostante, l’esperienza che quel prodotto porta con sè, così le persone in cerca di lavoro vogliono qualcosa con cui potersi relazionare e di cui desiderare di far parte.

Non è un caso quindi che, come ha sottolineato l’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano, l’ambito su cui le aziende italiane stanno investendo di più sia quello dell’Employer Branding (in crescita per il 45% delle organizzazioni coinvolte nella ricerca), insieme alle iniziative digitali per la formazione e sviluppo (58%).

Su questo tema, abbiamo avuto modo di intervistare Marco Russomando, l’HR Director di Illimity, la start-up bancaria di nuovo paradigma per imprese e famiglie, specializzata nel supporto alle PMI, che a proposito della brand awareness ha sottolineato come, se si fa un buon lavoro, «i dipendenti non dovranno essere nominati brand ambassador, i dipendenti si sentiranno brand ambassador».

Anche in R-Everse poniamo sempre massimo focus sull’Employer Branding per conto dei nostri clienti. L’innovazione di R-Everse si basa sul modello collaborativo: una community esterna composta da centinaia di manager tecnici di ogni area, chiamati Scout, ci supporta nel colloquio tecnico per poter assicurare alle aziende clienti di presentare loro una rosa di candidati con hard skill perfettamente in linea con le esigenze. Avere al nostro fianco un manager tecnico ci consente di fornire specializzazione in ogni area, in quanto è lo Scout a portarla, mentre i recruiter di R-Everse si occupano dei colloqui motivazionali e delle soft skill. Dove sta l’employer branding? Gli Scout ci supportano sin dalla stesura della job description, ci affiancano nel capire quale sia la giusta leva per attrarre i candidati, e ci aiutano ad ingaggiarli, parlando la loro stessa lingua.

La tecnologia nel recruiting: non sempre gradita ma ormai necessaria

Un’altra tendenza emersa dalla nostra indagine è il fatto che nonostante il settore delle risorse umane si stia svecchiando, anche grazie al mondo di internet che impone un abbattimento delle etichette, gli HR che lavorano in azienda dimostrano poca confidenza nei confronti della tecnologia, accettata solo quando sia estremamente semplice da utilizzare.

Noi andiamo incontro a questa situazione utilizzando strumenti estremamente tecnologici, software proprietari che migliorano e sveltiscono il nostro lavoro, mantenendo però un rapporto estremamente umano col cliente, così che possa usufruire della tecnologia tramite noi, vivendone quindi solo i benefici. Ad oggi il mercato ci ha premiato con oltre 2 milioni di fatturato in soli due anni.

Articolo originariamente pubblicato il 27 Giu 2019

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