Nuove prospettive

Essere pronti a ripartire sì, ma come?

Essere pronti a ripartire significa prendere il meglio da quello che abbiamo imparato nell’ultimo mese di lavoro da remoto e integrarlo nei processi, rendendolo ancora più efficiente. Il compagno di viaggio in questo delicato passaggio sarà ancora la tecnologia, per ottimizzare tempo e risorse, che potranno così dedicarsi a nuovi modelli di business, verso un processo di innovazione continua

Aggiornato il 17 Apr 2020

Andrea Pedrini

Country Manager Italia Visiotalent, Gruppo CleverConnect

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Siamo stati tutti travolti da uno tsunami che non potevamo nemmeno lontanamente immaginare. Viviamo una situazione senza precedenti e a tratti surreale, a cui forse non riusciamo nemmeno del tutto ad abituarci, e oggi a quasi due mesi dall’inizio dei questa emergenza ci chiediamo che cosa voglia dire davvero essere pronti a ripartire.

Quando sono state annunciate le restrizioni per le aziende e il Governo stesso ha esortato gli imprenditori a far lavorare quanto più possibile i propri collaboratori da casa ci siamo trovati davanti diversi scenari: da chi ha saputo velocemente estendere un modello di lavoro agile già strutturato a un numero maggiore di dipendenti, a chi si è trovato suo malgrado, e forse senza troppa convinzione, a fare il passaggio verso lo Smart Working, imparando però ad apprezzarne le peculiarità fin da subito.

Primo passo per essere pronti a ripartire: riorganizzare modelli e processi di lavoro

Il minimo comune denominatore tra tutte le aziende è stata la necessità di riorganizzare i modelli e i processi di lavoro verso una digitalizzazione completa. Gli strumenti esistono già, saperli usare però non è così scontato, ma è indubbio che applicare la tecnologia al lavoro da remoto porta innumerevoli vantaggi soprattutto in termini di efficienza e produttività, due KPI strategici per le imprese.

Questo è il momento di ripensare seriamente alla struttura aziendale, a come possiamo renderla migliore facendo lavorare i dipendenti per obiettivi. È il tempo delle riflessioni, ma soprattutto delle azioni, perché quando ci lasceremo alle spalle l’emergenza sanitaria dobbiamo necessariamente essere già pronti.

Non ci ricapiterà un’occasione del genere, non avremo più questo tempo a disposizione per riorganizzarci. Dopo sarà il momento del fare, sarà tutto focalizzato sulla ripresa, sul recuperare il fatturato perso, sul raggiungere nuovi target e obiettivi economici.

Allora sì, a quel punto la differenza la farà chi adesso ha saputo applicare al meglio le potenzialità del digitale a un nuovo modello di lavoro smart.

L’Italia è notoriamente uno dei Paesi in fondo alla classifica europea per livello di digitalizzazione, però abbiamo dimostrato una propensione al cambiamento notevole. È nel nostro DNA trovare soluzioni adeguate nel momento del bisogno. L’abbiamo fatto, ma non basta, bisogna anche portare avanti il cambiamento.

Essere pronti a ripartire significa prendere il meglio da quello che abbiamo imparato nell’ultimo mese di lavoro da remoto e integrarlo nei processi, renderlo ancora più efficiente. Come? Sfruttando la tecnologia per ottimizzare tempo e risorse, che potranno così dedicarsi a nuovi modelli di business, instaurando un processo di innovazione continua.

In questo scenario, la selezione del personale non fa eccezione. Anzi, le risorse umane ricoprono una tra le funzioni aziendali dove la digitalizzazione dei processi può essere più incisiva e può portare benefici tangibili. Attrarre talenti è fondamentale per essere competitivi sul mercato, tanto più in un mercato che deve recuperare terreno e raggiungere obiettivi di ripresa importanti.

Questa è la partita da giocare adesso. Efficientare il processo, implementare la tecnologia, sfruttare le potenzialità del digitale, non fermare la selezione e avere già un piede oltre il traguardo per ripartire a passo più deciso.

Articolo originariamente pubblicato il 17 Apr 2020

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