La libertà di espressione online non dipende più soltanto dai limiti imposti dai pubblici poteri, ma anche dalle decisioni assunte da soggetti privati che controllano le principali infrastrutture del discorso digitale. Le piattaforme non si limitano, infatti, a ospitare contenuti prodotti dagli utenti, ma contribuiscono a organizzarne la circolazione, stabilendo quali contenuti possano essere pubblicati, quali debbano essere rimossi, quali possano essere resi meno visibili e quali utenti possano continuare ad accedere al servizio. In questo senso, la moderazione dei contenuti non costituisce un’attività meramente tecnica o accessoria, ma una funzione centrale attraverso cui le piattaforme incidono sull’effettiva possibilità degli utenti di partecipare al dibattito pubblico[2].
trasparenza
Moderazione online e censura privata: cosa prevede il DSA
Le piattaforme devono spiegare agli utenti perché rimuovono contenuti, ne riducono la visibilità o sospendono account. Lo statement of reasons previsto dal Digital Services Act rende le decisioni di moderazione conoscibili e contestabili, mentre la banca dati europea consente di osservarne gli effetti su scala sistemica
Dottoranda di Ricerca in Diritto Pubblico e Costituzionale presso l’Università degli Studi Roma Tre.

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