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AI, per Trump è “fair use”: povero copyright


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Il Dipartimento di Giustizia USA interviene nel processo fra New York Times, autori, OpenAI e Microsoft, sostenendo una lettura estesa del “fair use”. La posizione dell’amministrazione Trump mette il copyright AI al centro del confronto internazionale, dal G20 alle regole europee

Pubblicato il 4 set 2026

Enzo Mazza

CEO F.I.M.I. (Federazione industria musicale italiana)



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Nella battaglia tra copyright e piattaforme AI scende in campo Donald Trump. Tutti ci ricordiamo quando all’inaugurazione della presidenza Trump del 20 gennaio 2025 diversi CEO delle Big Tech erano in prima fila ad applaudire il nuovo presidente. Presto, si sospettava, le stesse aziende sarebbe passate all’incasso, garantendosi il sostegno dell’amministrazione.

E infatti, in questi giorni ha suscitato grande attenzione la decisione del Dipartimento di Giustizia USA di entrare a gamba tesa con uno “statement of interest”, una sorta di amicus brief istituzionale, nel caso che vede contrapporti il New York Times e diversi autori contro OpenAI e Microsoft presso lo United States District Court for the Southern District of New York.

Fair use e copyright AI nel caso New York Times contro OpenAI

Il caso, iniziato nel 2023, è stato descritto da analisti legali ed esperti di media e copyright come una delle controversie sul diritto d’autore più significative legate all’intelligenza artificiale, con potenziali implicazioni per l’intero settore dei media e per gli editori.

Nelle difese, OpenAI ha sempre sostenuto, così come più volte affermato pubblicamente anche da altre società tech, che la tutela del copyright potrebbe rallentare l’innovazione necessaria per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa.

Il fair use nell’agenda AI dell’amministrazione Trump

Per la prima volta, in un caso riguardante il copyright, l’amministrazione scende in campo con un articolato parere a favore del fair use, la norma americana (Sezione 107 del Copyright Act) che permette di usare materiale protetto da diritto d’autore senza chiedere il permesso.

Nello statement depositato Il Dipartimento della Giustizia USA sostiene che:

I quattro punti dello statement

(1) l’intelligenza artificiale riveste un’importanza strategica per la nazione e per la sicurezza nazionale;

(2) il principio del fair use favorisce il mantenimento di un mercato concorrenziale ed evita che lo sviluppo dell’IA venga concentrato nelle mani delle maggiori società tecnologiche;

(3) l’addestramento dei sistemi di IA costituisce una finalità di utilizzo altamente trasformativa ai sensi della dottrina del fair use, richiamando la decisione Bartz e citando Kadrey, Google v. Oracle e Authors Guild; e

(4) la teoria secondo cui opere integralmente non contraffattive determinerebbero una “diluizione del mercato” è “profondamente viziata” e deve essere rigettata.

Come possiamo leggere si tratta di una posizione dirompente in un contesto molto delicato e arriva nello stesso momento nel quale il Governo Trump presiede anche il G20, dove il tema AI è stato oggetto di discussione. Una posizione che va perfino oltre la strategia del Governo espressa nel National Policy Framework on AI della Casa Bianca.

Safe harbour e sicurezza nazionale

Come ha giustamente osservato il noto blog su tech e musica “Musictech Policy”, il Dipartimento di Giustizia sembra voler chiedere l’introduzione di vero e proprio “safe harbour” per la piattaforme tech giustificandolo come un’esigenza di sicurezza nazionale: “Una volta che il “dominio dell’IA” diventa una giustificazione sufficiente per aggirare i normali processi democratici di formazione delle leggi, è legittimo chiedersi dove si fermi questo principio. Quale sarà il prossimo passo? Un ordine esecutivo che imponga l’installazione di reattori nucleari “behind-the-meter” per alimentare i data center hyperscale, imponendoli a comunità rurali che in primo luogo non vogliono nemmeno quei data center?”

Sembra una provocazione ma non lo è. Il diritto d’autore richiede un bilanciamento tra creatori, aziende tecnologiche, editori, consumatori, concorrenza e innovazione. Le infrastrutture per l’IA richiedono un bilanciamento tra sviluppatori, società di servizi pubblici, utenti che pagano le tariffe, proprietari terrieri, governi locali e comunità. La retorica della sicurezza nazionale non può sostituire il processo attraverso il quale tali compromessi vengono definiti dalle istituzioni cui la Costituzione attribuisce questo compito.

Fair use e copyright AI al G20

Come detto sopra, la posizione del governo statunitense è stata anche oggetto dell’intervento del segretario al Commercio Howard Lutnick al G20 dove ha chiaramente espresso il suggerimento agli altri partner di consentire il “fair use” sui contenuti protetti da copyright.

Alla fine, il tema tutela del copyright è stato incluso nella dichiarazione finale con un compromesso che ha salvato le diverse posizioni emerse nel negoziato.

“Riconosciamo il ruolo essenziale che le tutele del diritto d’autore svolgono nel proteggere e sostenere le opere creative di autori, artisti, innovatori e altri titolari di diritti. Riconosciamo inoltre che l’interazione tra il diritto d’autore e le tecnologie di intelligenza artificiale solleva questioni giuridiche e di politica pubblica complesse nelle diverse giurisdizioni.

Riconosciamo altresì che i quadri normativi e le dottrine giuridiche nazionali e internazionali, come il consenso preventivo ed espresso e le limitazioni ed eccezioni applicabili al diritto d’autore, hanno svolto un ruolo fondamentale nel bilanciare gli interessi dei creatori e degli innovatori in alcune giurisdizioni dei membri, e che la loro applicazione alle attività connesse all’intelligenza artificiale deve essere opportunamente definita attraverso i processi giuridici consolidati di ciascun membro”.

L’Italia in questo contesto ha mantenuto una posizione molto favorevole al diritto d’autore esprimendo la necessità di un’adeguata tutela seguendo una linea già espressa in passato.

Copyright e piattaforme AI: le conclusioni

La linea espressa dal Dipartimento di Giustizia statunitense deve preoccupare non poco perché per la prima volta asseconda una posizione delle piattaforme che chiedono una deregulation totale non solo negli Stati Uniti ma a livello globale. L’attacco portato da Elon Musk all’Europa, dopo la decisione della Commissione EU di designare alcune piattaforme, tra le quali ChatGPT, ai sensi del DSA, conferma questo approccio spregiudicato anche andrà combattuto in ogni sede per difendere i settori creativi dal saccheggio indiscriminato dell’AI generativa.

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