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AI per lo studio, gli effetti su compiti e apprendimento


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L’intelligenza artificiale entra nelle abitudini di studio di studenti e universitari: le ricerche su Chegg, scuola cinese e Middlebury mostrano che l’uso può alzare i risultati immediati, ma la delega dei compiti rischia di indebolire l’apprendimento nel tempo negli esami

Pubblicato il 21 set 2026

Carmelina Maurizio

Università degli Studi di Torino



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La ricerca sull’introduzione e sull’uso dell’intelligenza artificiale nella didattica è in rapida evoluzione. Mentre l’adozione degli strumenti di IA cresce a livello globale, la ricerca si sta spostando da una prima domanda — quanto viene utilizzata? — a interrogativi più complessi: come viene utilizzata, da chi, per quali attività e, soprattutto, con quali effetti sull’apprendimento?

Ci soffermeremo in particolare su alcuni degli studi più recenti che hanno indagato quanto e come gli studenti utilizzino l’IA, quali attività affidino agli strumenti generativi e quali effetti ne derivino sull’apprendimento. Il confronto tra studi condotti nella scuola secondaria e nell’università consente inoltre di aprire una questione più ampia: in che modo l’esperienza maturata con l’IA durante il percorso scolastico possa influenzare il successivo rapporto con questi strumenti negli studi accademici.

IA nello studio: adozione, fiducia e domanda di strumenti educativi

La società statunitense Chegg, fondata nel 2005 all’interno della Iowa State University, ha creato una piattaforma di supporto allo studio che offre soluzioni passo-passo e spiegazioni per esercizi e problemi matematici, controllo grammaticale, citazioni, proofreading e strumenti per la scrittura accademica, oltre a generare bibliografie e citazioni in migliaia di stili oltre a fornire strumenti basati sull’IA per dare assistenza personalizzata e servizi di language learning e formazione professionale.

Chegg ha progressivamente trasformato la propria strategia, puntando su strumenti e piattaforme specificamente orientati all’apprendimento[1]. Il Global Student Survey 2025 di Chegg, realizzato da Yonder Consulting, ha rilevato che l’80% degli studenti universitari intervistati ha utilizzato l’IA nei propri studi.

Nel Global Student Survey sono stati intervistati 11.706 undergraduate di 18-21 anni in 15 Paesi, tra il 1° e il 23 ottobre 2024. L’80% ha utilizzato GenAI per sostenere gli studi; il 53% degli utilizzatori teme informazioni inaccurate; il 38% dei non utilizzatori indica l’accuratezza come barriera; il 50% chiede strumenti GenAI specificamente progettati per l’educazione. Il 29% degli studenti dice che oggi si rivolge per prima cosa alla GenAI quando incontra una difficoltà nello studio, nel 2023 era soltanto il 10%. Nel 2025 la GenAI supera quindi le risorse online gratuite (24%), amici/pari (15%), materiali del corso (14%) e professori e assistenti (8%). L’IA sta cambiando il primo interlocutore a cui lo studente si rivolge quando non sa qualcosa.

Chegg e gli strumenti progettati per l’apprendimento

Partendo da questi dati l’azienda statunitense sta cercando di differenziarsi dall’IA generalista proprio proponendo un’esperienza orientata all’apprendimento, combinando IA, contenuti proprietari e competenze umane. Il suo Solution Scout, lanciato nel 2025, consente per esempio di confrontare le soluzioni di Chegg con quelle generate da ChatGPT, Gemini e Claude, evidenziando differenze e punti di convergenza.

Nel sondaggio Chegg, il 69% degli studenti ritiene che l’università dovrebbe fornire direttamente strumenti di GenAI per lo studio, un dato che segnala una domanda crescente non soltanto di accesso all’IA, ma di strumenti istituzionalmente integrati nei percorsi di apprendimento.

IA e apprendimento: i rischi della delega nei compiti

David Strömberg dell’Università di Stoccolma David Strömberg | CEPR e Victor Lei e Yanhui Wu dell’Università di Hong Kong hanno analizzato 30 mesi di dati relativi a 26.811 studenti cinesi delle classi 7-12, studiando l’adozione progressiva della GenAI e i suoi effetti sulla produttività nei compiti e sull’apprendimento.

Circa l’80% degli utenti individuati nello studio presenta comportamenti compatibili con una delega dei compiti all’IA, caratterizzati da tempi di completamento particolarmente brevi associati a punteggi elevati.

Prestazioni nei compiti e risultati agli esami

I risultati sono illuminanti. Dopo sei mesi, gli alunni che utilizzavano l’intelligenza artificiale hanno visto il punteggio medio dei compiti aumentare del 18% in tutte le materie. Il tempo impiegato per completare ogni incarico è sceso da una media di 64 minuti a 45. Ma al momento dell’esame, gli stessi studenti hanno ottenuto un punteggio inferiore del 20% rispetto ai loro compagni di classe che non avevano chiesto aiuto all’intelligenza artificiale.

IA come supporto cognitivo: i risultati negli universitari

Un primo lavoro di Zara Contractor e Germán Reyes ha analizzato la rapidissima diffusione della GenAI in un college statunitense, documentando che oltre l’80% degli studenti la utilizza per attività accademiche entro due anni dal lancio di ChatGPT. I ricercatori distinguono tra due modalità di utilizzo: augmentation, quando l’IA viene impiegata per potenziare l’apprendimento attraverso spiegazioni, chiarimenti e feedback, e automation, quando viene utilizzata per delegare alla macchina parte del lavoro, per esempio la produzione del testo o del prodotto finale.

Augmentation e automation nell’uso della GenAI

Nel successivo studio sperimentale, aggiornato nel luglio 2026, Contractor e Reyes hanno invece cercato di misurare direttamente leffetto della GenAI sull’apprendimento. I ricercatori hanno chiesto agli studenti universitari di studiare un argomento a loro sconosciuto, con o senza l’aiuto di un chatbot. Gli studenti che utilizzavano l’intelligenza artificiale ottenevano punteggi più alti nei test e il vantaggio persisteva anche quando ripetevano il compito una settimana dopo; successivamente tutti hanno svolto prove senza strumenti esterni.

Il risultato è molto interessante: l’accesso all’IA ha aumentato i punteggi nei test immediati di 0,27 deviazioni standard.

Ma non tutti gli usi dell’IA producono lo stesso risultato. I miglioramenti più duraturi sono associati agli studenti che utilizzano l’intelligenza artificiale come strumento di supporto cognitivo, per esempio per chiedere spiegazioni, anziché per farsi produrre direttamente il testo. Nei cosiddetti automation users, invece, i miglioramenti osservati mentre l’IA è disponibile tendono a scomparire quando lo strumento viene rimosso.

AI literacy e IA educativa: la sfida per scuola e università

Il confronto tra tre studi, diversi tra loro anche nelle conclusioni, suggerisce dunque che la questione non sia più soltanto se consentire o vietare l’IA, ma come insegnare a utilizzarla affinché sostenga i processi cognitivi senza sostituirli. È qui che si apre la questione dell’AI literacy: una competenza che, sempre più, potrebbe dover essere costruita già nella scuola secondaria prima ancora dell’ingresso all’università.

Riferimenti sull’IA nell’educazione

Pedagogia e intelligenza artificiale: oltre lo strumento – CULTURE DIGITALI

[1] Si parla in questi casi di IA educativa proprietaria, quando l’azienda possiede e controlla la tecnologia, i dati, i contenuti, gli algoritmi o il sistema AI che utilizza in campo formativo

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