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Quanto investe l’Italia nell’AI: data center, quantum e cloud, ecco i numeri


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Il decreto Mimit del 18 settembre da 140,2 milioni offre l’occasione per mappare tutte le risorse destinate a chip, calcolo, quantum, cloud e data center. Per capire quanto investe davvero l’Italia nell’AI occorre distinguere stanziamenti, agevolazioni, quote UE, strumenti trasversali e programmi industriali ancora senza dotazione definitiva

Pubblicato il 23 set 2026

Maurizio Carmignani

Founder & CEO – Management Consultant, Trainer & Startup Advisor



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Stabilire quanto l’Italia stia investendo nelle infrastrutture e nelle tecnologie necessarie all’intelligenza artificiale, come i data center, è meno semplice di quanto suggeriscano gli annunci. Le risorse arrivano da fondi nazionali, PNRR, programmi europei e strumenti finanziari differenti e una stessa infrastruttura può inoltre comparire sotto più cifre e in fasi diverse del finanziamento.

In questo contesto, il 18 settembre il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha reso noto un decreto ministeriale, firmato il 22 luglio, che stanzia 140,2 milioni di euro per innovazione e infrastrutture digitali. Le risorse, provenienti dal Piano Sviluppo e Coesione 2014-2020 nell’area Digitalizzazione, riguardano tra l’altro tecnologie quantistiche, data center, spettro radioelettrico e cavi sottomarini.

Si tratta di una notizia che offre un buon punto di partenza per una domanda più ampia: quante risorse pubbliche sono state effettivamente mobilitate in Italia per costruire la base tecnologica su cui poggiano AI ed economia digitale?

A cosa sono destinati i fondi

La risposta è meno immediata di quanto sembri. I 140,2 milioni, innanzitutto, non sono 140 milioni per data center e quantum:

  • 87,7 milioni vanno agli Accordi per l’innovazione,
  • 30 milioni riguardano congiuntamente tecnologie quantistiche, bio-elettronica, radiofarmaci e farmaceutica avanzata;
  • 17,5 milioni, disponibili dal 2027, sono destinati alle comunicazioni elettroniche e alla gestione dello spettro.
    • Questi ultimi si dividono in 5 milioni per le interferenze transfrontaliere,
    • 5 milioni per sistemi Wireless Broadband destinati all’automazione evoluta dei data center
    • 7,5 milioni per la gestione del patrimonio delle frequenze.
  • 3,2 milioni per SINFI e le infrastrutture sottomarine
  • 1,8 milioni per NUE 112 e Next Generation eCall.

Il valore esatto delle risorse aggiuntive destinate agli Accordi per l’innovazione è 87.695.264 euro. Le altre grandezze che il Mimit comunica per lo stesso sportello, non omogenee tra loro, sono discusse più avanti. Gli Accordi riguardano progetti di ricerca e sviluppo sia nel comparto manifatturiero sia nel digitale e nelle telecomunicazioni.

Come leggere gli investimenti pubblici italiani nell’AI

Per questa ricognizione il perimetro comprende semiconduttori, capacità di calcolo, cloud ed edge, ricerca sull’AI, quantum, telecomunicazioni avanzate e alcune infrastrutture digitali strategiche.

Non vengono invece attribuite automaticamente a questo perimetro le risorse generali per la digitalizzazione delle imprese, Transizione 4.0 e 5.0 o l’intero investimento pubblico nella banda ultralarga. Sono politiche rilevanti, ma misurano soprattutto diffusione e adozione delle tecnologie, mentre qui l’obiettivo è ricostruire la costruzione della capacità tecnologica.

Serve poi distinguere concetti che negli annunci vengono spesso accostati: dotazione di un fondo, finanziamento concesso, aiuto autorizzato dalla Commissione europea, risorse impegnate, somme erogate e investimento privato sono grandezze differenti.

La conseguenza è importante: la seguente tabella non deve essere sommata verticalmente.

AreaInterventoImporto di riferimentoChe cosa rappresentano
SemiconduttoriContratti di sviluppo – Fondo semiconduttori3,292 mld € + 1 mld €Dotazione originaria 2022-2030 più rifinanziamento del DPCM 13 giugno 2025 (2026-2038)
SemiconduttoriIPCEI Microelettronica 21.066.914.720 €Risorse complessivamente attivate
SemiconduttoriWBG Chips Pilot Line53 mln Mimit + 60 mln MURRisorse indicate dal decreto 2026 per le attività di rispettiva competenza
SemiconduttoriChips JU – call 202610 mln €Cofinanziamento nazionale per i progetti delle call 2026
HPC, dati, quantumICSC319.938.979,26 €Finanziamento PNRR concesso
AIFAIR114.493.643,75 €Finanziamento PNRR concesso
QuantumNQSTI115.900.000 €Finanziamento PNRR concesso
TelecomunicazioniRESTART115.902.093,13 €Finanziamento PNRR concesso
Cloud/edgeIPCEI Cloud457.605.791,87 €Risorse complessivamente attivate
AI/computeIT4LIA AI Factorycirca 420-430 mln €Valore complessivo dell’iniziativa Italia-UE
AI/computeNuovo supercomputer IT4LIA290 mln €Componente dell’AI Factory: non si aggiunge al valore complessivo
AI industrialeAI4I18 mln € nel 2025Contributo pubblico annuale all’Istituto, non fondo per le imprese
Venture capital digitaleDigital Transition Fund400 mln €Conferimento PNRR in uno strumento finanziario (300 mln iniziali + 100 mln dalla revisione 2023)
AI e tecnologie abilitantiArt. 23 legge 132/2025fino a 1 mld €Investimenti equity/quasi-equity tramite il Fondo venture capital
Cloud pubblicoPNRR misura 1.1900 mln €PSN e migrazione verso il PSN di PA centrali e strutture sanitarie
R&S tecnologicaSTEP400 mln €Fondo trasversale, non esclusivamente digitale, limitato alle regioni meno sviluppate
R&S industrialeAccordi per l’innovazione 20251.080.084.144 € + 87.695.264 € aggiuntiviValori comunicati separatamente dal Mimit; non aggregati qui per differenze di perimetro

Le cifre relative a ICSC, FAIR, NQSTI e RESTART derivano dai decreti di concessione MUR. ICSC ha ricevuto 319.938.979,26 euro; FAIR 114.493.643,75; NQSTI 115.900.000; RESTART 115.902.093,13.

Semiconduttori, il capitolo più grande dei fondi tecnologici italiani

Il capitolo quantitativamente più consistente riguarda i semiconduttori.

Alla misura dei Contratti di sviluppo dedicata alla filiera sono destinate risorse per 3,292 miliardi di euro. Il Mimit precisa che si tratta del Fondo nazionale per lo sviluppo del settore dei microprocessori e indica il periodo 2022-2030. Non significa che 3,292 miliardi siano già stati spesi: è la disponibilità finanziaria destinata allo strumento.

Con il DPCM 13 giugno 2025 il fondo è stato inoltre rifinanziato con un ulteriore miliardo, ripartito in misura crescente tra il 2026 e il 2038: 20 milioni nel 2026, 30 nel 2027, 50 annui dal 2028 al 2030 e 100 annui dal 2031 al 2038. Anche questa è una disponibilità pluriennale, in gran parte collocata oltre l’orizzonte del PNRR.

A questa misura si affianca l’IPCEI Microelettronica 2, per il quale risultano complessivamente attivati 1.066.914.720 euro: 629,82 milioni a valere sul PNRR e 437.094.720 euro di risorse nazionali. Le agevolazioni sono concesse in forma di contributo. Resta fuori da questa ricognizione il primo IPCEI Microelettronica, autorizzato dalla Commissione nel 2018, che appartiene a una fase precedente della politica industriale sui chip.

Un terzo livello è rappresentato dalle linee pilota del Chips Act.

Qui conviene precisare meglio il dato. Il decreto direttoriale del 10 giugno 2026 relativo alla Wide Bandgap Pilot Line registra 53 milioni di euro resi disponibili dal Mimit per le attività di propria competenza e 60 milioni dal MUR per quelle di propria competenza. È quindi possibile identificare 113 milioni di risorse nazionali richiamate nell’atto, ma è più corretto mantenere visibili le due componenti invece di trasformarle in un unico fondo da 113 milioni.

Separatamente, per le call Chips JU 2026, il Mimit indica 10 milioni di euro destinati ai progetti selezionati nelle specifiche call europee.

STMicroelectronics a Catania

È qui che il rischio di doppio conteggio diventa evidente.

Nel maggio 2024 la Commissione europea ha autorizzato una misura italiana di aiuto da circa 2 miliardi di euro per il nuovo impianto integrato di STMicroelectronics a Catania, a fronte di un investimento industriale di 5 miliardi. La decisione europea riguarda l’autorizzazione dell’aiuto di Stato. L’Accordo di sviluppo firmato il 7 maggio 2025 tra Mimit, Invitalia, Regione Siciliana e l’impresa prevede poi investimenti per 5,058 miliardi e agevolazioni pubbliche per 2,063 miliardi, di cui 300 milioni deliberati dalla Regione Siciliana a valere su risorse STEP regionali.

Silicon Box a Novara

Il secondo caso riguarda Silicon Box, società con sede a Singapore fondata da Sehat Sutardja e Weili Dai, già fondatori di Marvell Technology. L’azienda non fabbrica chip, ma si occupa della fase successiva della filiera: integra i chiplet, cioè i piccoli blocchi specializzati in cui sempre più spesso vengono suddivisi i processori, li assembla in un unico componente e ne esegue il collaudo. È un segmento oggi concentrato soprattutto in Asia e rilevante per i processori destinati all’intelligenza artificiale e al calcolo ad alte prestazioni.

A Novara l’azienda prevede un investimento da 3,2 miliardi di euro e 1.600 posti di lavoro diretti, per un impianto che il Mimit presenta come il primo di questo tipo nell’Unione europea.

Nel dicembre 2024 la Commissione ha autorizzato un aiuto italiano da 1,3 miliardi. Nel marzo 2026 il Mimit ha comunicato la firma dell’Accordo di sviluppo, precisando però che il progetto era ancora in fase di istruttoria e indicando il sostegno di 1,3 miliardi come previsto, non come già concesso. Questi importi sono essenziali per capire la dimensione della politica industriale sui chip, ma non vanno semplicemente aggiunti ai 3,292 miliardi del Fondo semiconduttori senza ricostruire la copertura finanziaria dei singoli interventi. Autorizzazione dell’aiuto, concessione e fonte finanziaria restano grandezze distinte.

Calcolo e ricerca AI in Italia: ICSC, IT4LIA e FAIR

Un secondo blocco riguarda la capacità di calcolo. Il primo tassello è il Centro nazionale di ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing, noto con la sigla ICSC. È uno dei centri nazionali di ricerca finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), da cui ha ricevuto 319.938.979,26 euro a fronte di un costo approvato di 325.938.979,26 euro. Il centro è nato per sviluppare l’infrastruttura italiana di supercalcolo, cioè di calcolo ad alte prestazioni, e di gestione di grandi volumi di dati.

Comprende anche attività sul calcolo quantistico. A questa infrastruttura si affianca oggi IT4LIA, una delle AI Factory promosse dall’Unione europea. Le AI Factory sono poli che mettono a disposizione di imprese, centri di ricerca e pubbliche amministrazioni capacità di calcolo, dati e servizi specialistici per sviluppare applicazioni di intelligenza artificiale. IT4LIA ha sede a Bologna ed è coordinata da CINECA, il consorzio interuniversitario che gestisce i principali supercomputer italiani.

Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e CINECA indicano per l’intera iniziativa un investimento di circa 430 milioni di euro, la cifra comunicata alla selezione del dicembre 2024; comunicazioni successive parlano di circa 420 milioni. La spesa è ripartita in parti uguali tra l’Unione europea e l’Italia. La quota italiana non ricade solo sul MUR ma coinvolge anche altre istituzioni nazionali.

Nell’aprile 2026 EuroHPC, l’impresa comune europea che finanzia e acquista supercomputer insieme agli Stati membri, ha firmato il contratto per il nuovo supercomputer di IT4LIA, progettato per l’intelligenza artificiale. Acquisto, installazione e manutenzione del sistema valgono 290 milioni di euro. La metà è coperta da EuroHPC con risorse del programma europeo Europa digitale (Digital Europe), il resto dal cofinanziamento italiano. Le due cifre vanno lette insieme.

I 290 milioni del supercomputer sono la componente tecnologica principale della AI Factory, mentre i circa 420-430 milioni rappresentano il valore complessivo dell’iniziativa, che comprende anche servizi e attività. Trattarle come due investimenti distinti porterebbe a contare due volte la stessa spesa.

FAIR e AI4I nella ricerca italiana sull’intelligenza artificiale

Sul versante specificamente scientifico, il principale partenariato PNRR dedicato all’intelligenza artificiale è FAIR – Future Artificial Intelligence Research.

Il decreto di concessione indica un costo approvato di 122.043.643,75 euro e un’agevolazione di 114.493.643,75 euro.

È importante distinguere questa cifra dagli investimenti in supercalcolo. FAIR finanzia la ricerca sull’intelligenza artificiale; ICSC e IT4LIA intervengono invece, con perimetri differenti, anche sulla capacità infrastrutturale e di calcolo.

A questo ecosistema appartiene anche AI4I, l’Istituto italiano di ricerca sull’intelligenza artificiale per l’industria. Nel bilancio 2025 l’Istituto indica che il contributo pubblico annuale per quell’esercizio è stato rideterminato in 18 milioni di euro. È però una voce di finanziamento istituzionale annuale, non un fondo da 18 milioni destinato alle imprese.

Tecnologie quantistiche e fondi pubblici italiani

Per le tecnologie quantistiche, cioè quelle che sfruttano le proprietà della fisica quantistica per il calcolo, le comunicazioni sicure e la misura di precisione, il principale progetto finanziato dal PNRR è il National Quantum Science and Technology Institute (NQSTI). Si tratta di un partenariato esteso, una delle reti di università, enti di ricerca e imprese costituite con il Piano per lavorare su un tema scientifico comune. NQSTI ha ricevuto 115,9 milioni di euro, a fronte di un costo complessivo del progetto di 116.974.166,90 euro.

Questa cifra, però, non descrive da sola l’intervento pubblico italiano sul settore. Il quadro più completo si trova nella Strategia italiana per le tecnologie quantistiche, il documento con cui il Governo ha definito priorità e fabbisogni del comparto. La Strategia ricostruisce 228,9 milioni di euro di finanziamenti pubblici del Ministero dell’Università e della Ricerca nel quadriennio 2021-2024, per l’86% provenienti dal PNRR. Tra le principali iniziative finanziate indica proprio NQSTI e il centro ICSC descritto sopra.

I 228,9 milioni sono quindi un aggregato che già comprende quei progetti: sommarli ai 115,9 milioni di NQSTI e alla dotazione di ICSC significherebbe contare due volte le stesse risorse. A questo aggregato la Strategia aggiunge circa 70 milioni di euro per due infrastrutture europee. La prima è EuroQCI, la rete di comunicazione quantistica che l’Unione sta costruendo per proteggere le comunicazioni sensibili. La seconda è rappresentata dai computer quantistici acquisiti attraverso EuroHPC, l’impresa comune europea per il supercalcolo.

In questo caso le risorse sono considerate ulteriori rispetto ai circa 229 milioni. Il decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) da cui siamo partiti aggiunge infine una linea da 30 milioni. Anche qui serve cautela, perché la somma non riguarda solo le tecnologie quantistiche: copre anche bioelettronica, radiofarmaci e farmaceutica avanzata. Il Mimit precisa, inoltre, che queste risorse potranno sostenere la partecipazione italiana a bandi congiunti europei e internazionali.

Cloud, edge e reti nel finanziamento tecnologico italiano

Sul cloud, lo strumento principale è un IPCEI, cioè un Importante progetto di comune interesse europeo. Gli IPCEI sono programmi a cui partecipano imprese di più Stati membri e per i quali la Commissione autorizza aiuti di Stato oltre i limiti ordinari, perché considerati strategici per l’Unione. L’IPCEI Infrastrutture e servizi cloud, autorizzato nel dicembre 2023, finanzia lo sviluppo di un’infrastruttura europea che colleghi i grandi centri di elaborazione dati con le risorse di calcolo distribuite vicino a dove i dati vengono prodotti, il cosiddetto edge computing.

In Italia partecipano cinque imprese (Engineering, Fincantieri, Reply, TIM e Tiscali) e due organismi di ricerca (ENEA e Fondazione Bruno Kessler). Per sostenerne i progetti il Mimit ha attivato complessivamente 457.605.791,87 euro, di cui 270,18 milioni dal PNRR e 187.425.791,87 euro da risorse nazionali. Si tratta di contributi destinati ai partecipanti italiani all’IPCEI.

RESTART e le risorse per le telecomunicazioni

Sul fronte delle reti di telecomunicazione opera invece RESTART (REsearch and innovation on future Telecommunications systems and networks, to make Italy more smART). È il partenariato esteso del PNRR dedicato alle telecomunicazioni del futuro, guidato dall’Università di Roma Tor Vergata e composto da 25 soggetti tra università, enti di ricerca e imprese. Il finanziamento PNRR concesso è pari a 115.902.093,13 euro. Il decreto Mimit del 22 luglio 2026 aggiunge dal 2027 i 17,5 milioni già ricordati per lo spettro radioelettrico, cioè la gestione delle frequenze, e per le comunicazioni elettroniche.

Solo 5 milioni di questo importo riguardano direttamente i data center. Sono destinati a sperimentare sistemi Wireless Broadband, reti radio a banda larga, per l’automazione dei centri dati.

Il miliardo per l’AI in Italia tra legge e venture capital

Un altro numero che richiede cautela è un miliardo di euro.

L’articolo 23 della legge 132/2025 autorizza, fino all’ammontare complessivo di un miliardo, investimenti sotto forma di equity e quasi-equity nel capitale di rischio di imprese che operano nell’intelligenza artificiale e nella cybersecurity e nelle relative tecnologie abilitanti, comprese tecnologie quantistiche e sistemi di telecomunicazione.

Il comma successivo chiarisce che questi investimenti vengono effettuati utilizzando le risorse del Fondo di sostegno al venture capital già esistente. Non si tratta quindi di un ulteriore miliardo di contributi a fondo perduto che possa essere semplicemente aggiunto agli altri stanziamenti.

CDP Venture Capital aveva già indicato nel Piano industriale 2024-2028, presentato nell’aprile 2024, un miliardo dedicato all’AI: 500 milioni attraverso il Fondo Artificial Intelligence e 500 milioni in co-investimenti con le altre strategie della società. Quell’impegno precede la legge, e occorre mantenere la distinzione tra il perimetro operativo comunicato da CDP e quello, più ampio, definito dalla legge.

Digital Transition Fund e risorse PNRR

Anche il Digital Transition Fund dispone di 400 milioni di euro nell’ambito del PNRR: 300 milioni iniziali e 100 milioni aggiunti con la revisione del Piano del 2023.

La misura è formalmente un conferimento di capitale nel fondo gestito da CDP Venture Capital. Il PNRR classifica la dotazione come 400 milioni “in prestiti”; il veicolo investe poi direttamente o indirettamente mediante strumenti di equity e quasi-equity. I settori comprendono AI, cloud, sanità digitale, Industria 4.0, cybersecurity, fintech, blockchain e altri ambiti della transizione digitale.

Ancora una volta, 400 milioni non significa 400 milioni destinati all’AI.

STEP e Accordi per l’innovazione nei fondi italiani per la tecnologia

Il programma STEP – Tecnologie critiche ed emergenti mette a disposizione 400 milioni di euro, provenienti dal Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-2027. La misura è riservata a progetti realizzati nelle regioni meno sviluppate del Mezzogiorno.

Il perimetro comprende però le tecnologie critiche previste dal regolamento STEP e non coincide con l’intelligenza artificiale o con il solo digitale. Per questo la sua dotazione deve essere censita, ma non attribuita integralmente allo stack AI. L’etichetta STEP copre inoltre in Italia più canali, nazionali e regionali: i 300 milioni della Regione Siciliana per STMicroelectronics, per esempio, sono risorse STEP regionali distinte da questa misura.

Lo stesso vale per gli Accordi per l’innovazione 2025. Il Mimit indica 1.080.084.144 euro resi disponibili con i decreti del settembre 2025 e dell’aprile 2026 e un’ulteriore assegnazione di 87.695.264 euro con il decreto del luglio 2026. La stessa pagina riporta però, per il quadro finanziario complessivo delle risorse disponibili, 1.065.156.326,01 euro al netto degli importi riservati dagli Accordi quadro regionali. Per questo non assumiamo un totale unico. I progetti finanziabili riguardano inoltre sia il comparto manifatturiero sia il digitale e le telecomunicazioni: senza conoscere l’effettiva distribuzione dei progetti, attribuire queste risorse al digitale sarebbe arbitrario.

Cloud pubblico in Italia: i 900 milioni del Polo Strategico Nazionale

Anche i 900 milioni del PNRR per le infrastrutture digitali della PA richiedono una formulazione precisa.

La misura 1.1 Infrastrutture digitali dispone di 900 milioni e comprende la realizzazione del Polo Strategico Nazionale e la migrazione verso questa infrastruttura dei sistemi informatici delle amministrazioni centrali e delle strutture sanitarie interessate.

Non bisogna confonderla con la misura 1.2 Abilitazione e facilitazione delle PA locali nella migrazione al cloud, che dispone separatamente di 1 miliardo di euro per sostenere la migrazione cloud di Comuni, scuole e altre amministrazioni locali.

Nel nostro conto principale teniamo i 900 milioni in una categoria adiacente: sono infrastruttura digitale pubblica e servizi di migrazione verso il PSN, non capacità di calcolo costruita specificamente per l’AI.

Data center in Italia: investimenti privati e ruolo pubblico

Quando si passa ai data center, le cifre cambiano ordine di grandezza. Nel maggio 2026 il Mimit indicava oltre 7 miliardi di euro di investimenti registrati tra il 2023 e il 2025 e ulteriori 25 miliardi annunciati per il triennio 2026-2028.

Ad agosto 2026 erano saliti a sette i programmi di investimento nei data center dichiarati di preminente interesse strategico nazionale ai sensi del decreto Asset, per un valore complessivo superiore a 25 miliardi di euro. Questi numeri non vanno sommati ai fondi PNRR, agli IPCEI o agli stanziamenti Mimit.

Sono prevalentemente investimenti privati. L’intervento pubblico consiste qui soprattutto nella qualificazione strategica, nelle procedure autorizzative e nella politica di attrazione degli investimenti. Dire che lo Stato investe 25 miliardi nei data center sarebbe quindi sbagliato.

Nuovi IPCEI digitali: la pipeline italiana senza fondi definitivi

Il quadro non si chiude con i programmi già finanziati. Tra la fine del 2025 e il 2026 il Mimit ha aperto le procedure italiane per tre nuovi IPCEI digitali. L’IPCEI AI punta a sviluppare l’intera catena del valore, dai modelli di base alle applicazioni settoriali; le candidature italiane si sono chiuse il 30 gennaio 2026.

Alla stessa data si sono chiuse le manifestazioni di interesse per l’IPCEI Advanced Semiconductor Technologies, dedicato alle nuove tecnologie dei semiconduttori. L’IPCEI Compute Infrastructure Continuum, rivolto a data center, cloud, edge computing e AI, ha invece visto prorogare la scadenza delle manifestazioni di interesse italiane al 21 maggio 2026.

Al 20 settembre 2026 non risulta ancora una dotazione italiana definitiva da poter attribuire a questi tre programmi. Inserire oggi una cifra nella nostra contabilità significherebbe confondere una pipeline di potenziali interventi con risorse già assegnate.

Quanto investe davvero l’Italia nell’intelligenza artificiale

La risposta più rigorosa è che non esiste un unico numero corretto.

Non perché manchino le risorse, ma perché le cifre misurano cose differenti.

Ci sono 3,292 miliardi di dotazione pluriennale per lo sportello semiconduttori, più un miliardo di rifinanziamento fino al 2038; oltre un miliardo di risorse attivate per l’IPCEI Microelettronica 2; 319,9 milioni di finanziamento concesso a ICSC; circa 420-430 milioni di investimento complessivo italo-europeo per IT4LIA; 114,5 milioni per FAIR; 115,9 milioni per NQSTI; 457,6 milioni per l’IPCEI Cloud; 115,9 milioni per RESTART.

Poi esistono fondi trasversali da centinaia di milioni o fino a un miliardo che possono finanziare l’AI ma non soltanto l’AI. E, ancora, decine di miliardi di investimenti privati nei data center.

Sommarli tutti produrrebbe certamente un numero molto grande. Ma non direbbe quanto l’Italia ha realmente speso per l’intelligenza artificiale.

Direbbe soltanto che abbiamo sommato dotazioni pluriennali, contributi PNRR, cofinanziamenti europei, venture capital, investimenti industriali privati e valori di progetti che in alcuni casi sono già contenuti dentro altri programmi.

La mappa finale degli investimenti tecnologici italiani

La ricognizione permette però di vedere con maggiore chiarezza la struttura degli interventi.

Sui semiconduttori l’Italia ha costruito la componente finanziariamente più consistente della politica industriale tecnologica, attraverso Fondo dedicato, IPCEI, linee pilota e singoli grandi progetti industriali.

Sul compute esiste una base costruita con ICSC e con le infrastrutture EuroHPC, alla quale si aggiunge ora IT4LIA. Sulla ricerca AI operano FAIR e AI4I. Sul quantum esistono NQSTI, attività all’interno di ICSC e investimenti in infrastrutture europee. Sul cloud e sull’edge c’è l’IPCEI Cloud. Sulle telecomunicazioni avanzate opera RESTART, insieme agli interventi più specifici sullo spettro.

Accanto a questi programmi verticali si trovano strumenti orizzontali, Accordi per l’innovazione, STEP, Digital Transition Fund, venture capital previsto dalla legge sull’AI, che possono alimentare la stessa catena tecnologica ma non possono essere interamente attribuiti ad essa. Infine, c’è una grande massa di capitale privato destinato soprattutto ai data center.

Cosa aspettarci

La fotografia che emerge non è quindi quella di un singolo grande piano finanziario. È piuttosto un mosaico di politiche, fondi e programmi costruiti in anni differenti, con fonti nazionali ed europee e con livelli di attuazione molto diversi. Una parte significativa dell’architettura poggia inoltre sul PNRR. Nel frattempo stanno entrando nella pipeline nuovi IPCEI sull’intelligenza artificiale, sui semiconduttori avanzati e sulle infrastrutture di calcolo.

È probabilmente questa la questione da osservare nei prossimi anni: non soltanto quante risorse siano state annunciate, ma quali verranno trasformate in infrastrutture, ricerca, capacità produttiva e imprese e quale politica finanziaria prenderà il posto degli interventi straordinari legati al PNRR. Il decreto da 140,2 milioni da cui siamo partiti, visto da solo, racconta solo una piccola parte della storia. Per capire che cosa è stato fatto realmente, la prima regola è semplice: prima separare le cifre, poi, solo quando è possibile, sommarle.

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