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Polizia e riconoscimento facciale: il mosaico normativo USA


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Negli Stati Uniti il riconoscimento facciale usato dalla polizia resta privo di una legge federale: Stati e città adottano divieti e garanzie differenti, mentre il governo centrale impugna le normative sull’intelligenza artificiale e gli arresti illegittimi mostrano il costo concreto degli errori biometrici

Pubblicato il 20 ott 2026

Damiano Fuschi

docente universitario di diritto pubblico – UNIMI



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Il dibattito italiano dell’estate 2026 sul decreto legislativo di adeguamento all’AI Act in materia di attività di polizia — approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri il 4 agosto — si è svolto quasi interamente in chiave domestica [0]. È una prospettiva angusta.

Il confronto con l’attuazione statunitense aiuta a isolare ciò che nella disciplina europea dipende dal vincolo sovranazionale e ciò che dipende invece dalle tradizioni giuridiche nazionali: quale fonte disciplina la materia, quale autorità autorizza l’impiego, quanto è ampio l’uso consentito, quali rimedi ha chi ne è attinto. Si comincia dagli Stati Uniti perché sono l’ordinamento più distante, e la distanza serve appunto a quell’isolamento.

Il quadro statunitense va letto tenendo presenti tre assenze.

La prima è l’assenza di un diritto costituzionale generale alla protezione dei dati personali equivalente all’art. 8 della Carta di Nizza. La tutela passa dal Quarto Emendamento, che opera però soltanto nei confronti dell’azione statale e secondo il criterio della reasonable expectation of privacy. La sentenza Carpenter v. United States (585 U.S. 296, 2018), che ha ritenuto necessario il warrant per l’acquisizione prolungata di dati di localizzazione cellulare, ha eroso la third-party doctrine senza però produrre un regime organico applicabile alla biometria.

La categoria concettuale della protezione dei dati come diritto fondamentale autonomo, che in Europa struttura l’intera materia, semplicemente non esiste.

La seconda è l’assenza di una legge federale. Le proposte non mancano. Il Facial Recognition Act of 2025 (H.R. 4695, 119° Congresso), presentato il 23 luglio 2025, imporrebbe l’ordine di un giudice per l’impiego della tecnologia, prevedrebbe test annuali di accuratezza affidati al National Institute of Standards and Technology con misurazione dei differenziali per razza, etnia, genere ed età, e — profilo di grande interesse per il processualista — stabilirebbe l’inutilizzabilità dei risultati e delle prove da essi derivate in caso di impiego illegittimo [1].

L’ICE Out of Our Faces Act (S. 3779), presentato il 5 febbraio 2026, vieterebbe a ICE e CBP l’impiego di sistemi di sorveglianza biometrica, imponendo la cancellazione dei dati già raccolti entro trenta giorni e attribuendo un’azione civile ai singoli e ai procuratori generali degli Stati [2].

Entrambe giacciono in commissione. Nessuna proposta federale organica in materia ha ottenuto un voto in aula dal 2019 [3].

La terza è l’assenza di un’autorità indipendente di protezione dei dati con competenza generale. Non esiste, negli Stati Uniti, un organo che possa fare ciò che il Garante italiano ha fatto nel luglio 2026: rendere un parere tecnico su uno schema normativo e ottenerne la modifica prima dell’approvazione. Il controllo, quando c’è, è successivo e giurisdizionale.

Polizia e biometria negli USA: il mosaico statale e municipale

Il vuoto federale non ha prodotto un vuoto normativo, ma una stratificazione.

A livello statale si contano oggi normative di contenuto assai vario. Un primo gruppo vieta l’impiego in combinazione con le body camera in dotazione agli agenti — Oregon, New Hampshire, California, Vermont, Maine. Un secondo introduce regimi autorizzatori e obblighi di trasparenza: Washington, Colorado, Virginia, Massachusetts, Utah, Minnesota, Illinois. Almeno cinque Stati impongono alla polizia di comunicare all’imputato che nel suo caso è stata impiegata la tecnologia — garanzia procedurale semplice e, nella prospettiva del diritto di difesa, decisiva [3].

A livello municipale il fenomeno è più radicale: oltre sedici città hanno vietato del tutto l’impiego della tecnologia da parte della polizia locale, con Milwaukee ultima ad aggiungersi nel febbraio 2026.

Un’inchiesta del Washington Post ha però documentato la principale falla di questi divieti: in città come Austin e San Francisco la polizia locale ha chiesto ad agenzie di contee limitrofe, non vincolate dal divieto, di eseguire le ricerche per proprio conto [3]. È la dimostrazione pratica che in un sistema a competenze frammentate la tutela più rigorosa è aggirabile per via di cooperazione orizzontale — problema che l’ordinamento europeo conosce sotto altre forme, nello scambio transfrontaliero di dati di polizia.

Il caso Illinois e l’azione individuale diretta

Merita una considerazione autonoma il Biometric Information Privacy Act dell’Illinois (740 ILCS 14), approvato nel 2008 e tuttora l’unica legge statunitense in materia biometrica a prevedere un’azione individuale diretta. La legge impone informativa scritta e consenso preventivo alla raccolta di identificatori biometrici, un calendario pubblico di conservazione e distruzione, il divieto di cessione a fini di lucro.

La sentenza della Corte suprema dell’Illinois Rosenbach v. Six Flags Entertainment Corp. (2019 IL 123186) ha stabilito che la mera violazione degli obblighi di informativa e consenso rende il soggetto “parte lesa” legittimata ad agire, senza necessità di provare un danno ulteriore [4].

È un modello che nessun ordinamento europeo conosce in forma equivalente, e che ha prodotto il contenzioso più rilevante del settore — dalla transazione da 650 milioni di dollari di Facebook a quella, in forma di partecipazione azionaria, di Clearview AI.

Va però registrato che il modello è stato ridimensionato proprio negli ultimi due anni: l’emendamento del 2 agosto 2024 (SB 2979) ha limitato il risarcimento a un’unica liquidazione per persona e per tipo di identificatore, superando il criterio della violazione per singola scansione affermato in Cothron v. White Castle; e il Seventh Circuit, con decisione del 1° aprile 2026, ne ha affermato l’applicazione retroattiva ai giudizi pendenti [5].

L’intervento legislativo ha inteso sterilizzare il rischio di danni punitivi su scala aziendale (i cosiddetti annihilating damages), lasciando tuttavia intatta, nell’intero panorama statunitense, l’architettura eccezionale dell’azione diretta per le violazioni biometriche. Il rimedio più efficace del panorama statunitense è dunque oggi meno efficace di quanto fosse nel 2023.

Arresti illegittimi ed errori biometrici nella polizia statunitense

Sull’impiego concreto della tecnologia, l’esperienza statunitense offre ciò che al dibattito europeo manca quasi del tutto: una casistica documentata di errori con nomi, date e conseguenze.

L’American Civil Liberties Union censisce oltre una dozzina di arresti illegittimi determinati da falsi riscontri biometrici, dal caso di Nijeer Parks (Woodbridge, New Jersey, febbraio 2019) a quello di Trevis Williams (New York, aprile 2025), passando per i tre casi di Detroit — Michael Oliver (luglio 2019), Robert Williams (gennaio 2020), Porcha Woodruff (febbraio 2023) [6].

Robert Williams, il primo caso reso pubblico, fu arrestato davanti alla moglie e alle figlie e trattenuto circa trenta ore sulla base di un confronto errato tra la sua patente e un fotogramma di videosorveglianza; la vicenda si è chiusa con una transazione da 300.000 dollari e con l’adozione, da parte del dipartimento di polizia di Detroit, delle limitazioni più rigorose allora vigenti nel Paese [7].

Porcha Woodruff fu arrestata per rapina d’auto all’ottavo mese di gravidanza, benché né le immagini né le dichiarazioni testimoniali indicassero il coinvolgimento di una donna incinta.

Due elementi vanno colti oltre il dato aneddotico.

Come nasce l’errore biometrico

Il primo riguarda il meccanismo dell’errore, che non è puramente tecnologico. Nei casi di Detroit l’ordine di arresto fu ottenuto sulla base della combinazione tra un falso riscontro biometrico e un riconoscimento fotografico costruito attorno a quel riscontro, con cinque immagini di riempimento: il testimone sceglieva la persona indicata dall’algoritmo anziché escludere che il sospetto figurasse nella sequenza [8].

La tecnologia non sostituisce il giudizio umano, lo orienta — ed è esattamente la ragione per cui il divieto di fondare decisioni con effetti giuridici negativi unicamente sui risultati del riconoscimento biometrico, previsto dall’art. 26, par. 10, dell’AI Act, rischia di essere meno protettivo di quanto sembri: nei casi statunitensi la decisione non era fondata unicamente sul riscontro biometrico, e ciò nondimeno l’errore si è prodotto.

La sproporzione a danno delle persone afroamericane

Il secondo riguarda la distribuzione degli errori, marcatamente sperequata a danno di persone afroamericane. È la conferma empirica di ciò che i rapporti del NIST misurano da anni in termini di differenziali di accuratezza su base fenotipica [9], e che il Garante italiano ha tradotto in linguaggio giuridico chiedendo il rinvio espresso alle garanzie antidiscriminatorie dell’art. 8 del d.lgs. n. 51/2018 [10]. Va peraltro registrato un dato che i sostenitori dei divieti municipali segnalano con insistenza: nelle città con divieto vigente non risultano arresti illegittimi da riconoscimento facciale [3].

La stretta federale USA sulle regole statali per biometria e IA

Il dato più rilevante per il comparatista è però di ordine strutturale, ed è emerso con nettezza a partire dal dicembre 2025.

Con l’Executive Order 14365 dell’ 11 dicembre 2025, Ensuring a National Policy Framework for Artificial Intelligence, pubblicato nel Federal Register il 16 dicembre, l’amministrazione federale ha enunciato la politica di sostenere il primato statunitense nell’intelligenza artificiale attraverso un quadro nazionale “minimamente gravoso” [11].

Gli strumenti sono quattro: l’istituzione, presso il Dipartimento di Giustizia, di una AI Litigation Task Force incaricata di impugnare le legislazioni statali ritenute incompatibili con tale politica — sui titoli dell’indebito onere sul commercio interstatale, della prevalenza del diritto federale o di altri motivi ritenuti opportuni dall’Attorney General; l’incarico al Department of Commerce di individuare entro l’ 11 marzo 2026 le normative statali “onerose”; il condizionamento dell’accesso a rilevanti finanziamenti federali per la banda larga; la sollecitazione di una presa di posizione della Federal Trade Commission.

L’ordine si inserisce in una linea avviata con l’Executive Order 14179 del 23 gennaio 2025, che aveva revocato l’ordine esecutivo dell’amministrazione precedente, e prosegue una strategia già tentata per via legislativa con la proposta di moratoria decennale sulle normative statali in materia di IA, respinta dal Senato nel luglio 2025 [12].

La task force è stata costituita il 9 gennaio 2026 [13].

Il primo esito concreto risale all’aprile successivo, e riguarda il Colorado.

Il 9 aprile 2026 la società xAI ha impugnato davanti alla District Court del Colorado il Colorado AI Act (SB 24-205), destinato a entrare in vigore il 30 giugno; il 24 aprile il Dipartimento di Giustizia è intervenuto nel giudizio con un proprio atto, deducendo la violazione della Equal Protection Clause del Quattordicesimo Emendamento sul presupposto che la legge statale imponga e autorizzi discriminazioni fondate su razza, sesso, religione e altre caratteristiche protette. Il tribunale ha ammesso l’intervento e, con provvedimento del 27 aprile, ha sospeso l’entrata in vigore della legge; il legislatore statale ha quindi approvato una versione notevolmente ridimensionata [14].

Due precisazioni tecniche sono necessarie, e vanno fatte con qualche cura perché la stampa generalista le ha spesso omesse.

Perché l’ordine esecutivo non produce preemption da solo

La prima: un ordine esecutivo non produce di per sé effetto di preemption. La prevalenza del diritto federale discende ordinariamente da un atto del Congresso; l’ordine opera dunque come indirizzo per le agenzie federali e come strategia processuale, e la sua tenuta è rimessa al vaglio delle corti [15]. La strategia del Dipartimento di Giustizia mira piuttosto a generare una conflict preemption di fatto, inducendo i giudici federali a disapplicare le tutele statali incardinate per presunta incompatibilità con gli obiettivi di supremazia tecnologica nazionale.

L’uguaglianza usata contro una norma antidiscriminatoria

La seconda: l’argomento speso in giudizio dal Dipartimento di Giustizia è di notevole finezza retorica. La legge statale contro le discriminazioni algoritmiche viene impugnata in quanto discriminatoria, sul presupposto che imporre ai fornitori di sistemi di IA di prevenire disparità di trattamento equivalga a imporre loro di tenerne conto. È la clausola di uguaglianza utilizzata contro una misura antidiscriminatoria — mossa argomentativa che il costituzionalista europeo riconoscerà come strutturalmente analoga a quelle svolte nel contenzioso statunitense sull’azione affermativa.

Stati Uniti ed Europa: due vettori opposti sulla sorveglianza biometrica

In Europa il livello sovranazionale funziona come vincolo di massimo, o meglio come pavimento di tutela. L’AI Act fissa una soglia sotto la quale gli Stati membri non possono scendere, consentendo loro di essere più rigorosi ma non più permissivi; e la Commissione interviene — anche in via informale, come nella presa di posizione del 30 luglio 2026 sul caso italiano — quando ritiene che un’attuazione nazionale eroda quella soglia. Il conflitto verticale spinge la tutela verso l’alto.

Negli Stati Uniti il vettore è rovesciato. Gli Stati regolano, il livello federale interviene per rimuovere la regolazione, e lo strumento non è una disciplina federale sostitutiva ma l’impugnazione giudiziaria delle leggi statali e il condizionamento finanziario. Il conflitto verticale spinge la tutela verso il basso.

Questa asimmetria ha una conseguenza che eccede il tema del riconoscimento facciale. La convergenza normativa transatlantica, ipotizzata da larga parte della letteratura sulla scorta dell’effetto Bruxelles, appare improbabile in questo settore: non perché i due sistemi regolino diversamente, ma perché il meccanismo istituzionale che produce la regolazione opera in senso opposto. È una divergenza di secondo grado — non tra norme, ma tra i processi che le generano — e per questo assai più resistente al tempo.

Vi è poi un’asimmetria speculare, che il giurista europeo farebbe male a trascurare. Il modello europeo è forte sulla regolazione e debole sui rimedi: la tutela è affidata al controllo dell’autorità di protezione dei dati e alle garanzie processuali, ma chi sia stato sottoposto a identificazione biometrica normalmente non lo sa, e ciò che non si conosce non si impugna. Il modello statunitense è l’inverso: regolazione debole e frammentaria, ma — almeno in Illinois — un’azione individuale diretta che non richiede la prova di un danno ulteriore. Nessuno dei due, isolatamente, è soddisfacente.

Dall’esperienza statunitense tre garanzie sul riconoscimento facciale

Tre indicazioni emergono con sufficiente nitidezza dall’esperienza statunitense.

L’obbligo di comunicazione all’imputato

La prima riguarda l’obbligo di comunicazione all’imputato. È la garanzia più semplice tra quelle sperimentate negli Stati Uniti, e la più direttamente collegata all’effettività del diritto di difesa: se l’impiego della tecnologia non entra nel fascicolo, la difesa non può contestarne l’attendibilità. Il decreto italiano non contiene una previsione equivalente, e la lacuna merita attenzione.

L’inutilizzabilità delle prove raccolte illegittimamente

La seconda riguarda il regime probatorio. La proposta H.R. 4695 prevede l’inutilizzabilità dei risultati e delle prove derivate in caso di impiego illegittimo — tecnica che il diritto processuale italiano conosce bene, e che il Garante ha invocato criticando la clausola dell’art. 8, comma 8 dello schema, che consentiva la conservazione dei dati raccolti in difetto delle condizioni previste qualora acquisiti secondo “altra base giuridica” [10].

Il confronto mostra che l’inutilizzabilità è il presidio più solido, e che ogni clausola di salvezza formulata in termini elastici tende a eroderlo. In quest’ottica, la declinazione rigorosa di una sanzione di inutilizzabilità in armonia con la disciplina generale sulle prove illecitamente acquisite (ex art. 191 c.p.p.) offrirebbe l’unico presidio in grado di evitare che l’acquisizione viziata del dato biometrico si riversi nel fascicolo processuale, sfuggendo irrimediabilmente allo scrutinio difensivo.

Tracciabilità e rimedio individuale

La terza riguarda il rimedio individuale. In un settore in cui l’interessato normalmente ignora di essere stato sottoposto a trattamento, l’effettività della tutela dipende interamente da obblighi di registrazione, tracciabilità delle interrogazioni e notifica successiva. Sono, non a caso, i profili che il decreto italiano rinvia alle fonti attuative — e dunque quelli su cui si giocherà concretamente il livello reale di garanzia. Il caso dell’Illinois mostra tanto la potenza di un’azione individuale ben congegnata quanto la sua fragilità di fronte a un legislatore che decida di ridimensionarla.

Fonti

[0] Sul decreto italiano di adeguamento all’AI Act in materia di attività di polizia si veda D. Fuschi, Il volto prima del reato: come il rilievo del Garante ha riscritto il decreto sul riconoscimento facciale, in Agenda Digitale, agosto 2026; sull’esperienza cinese, Id., Riconoscimento facciale in Cina: due regolamenti, e la sorveglianza pubblica che si autoregola, in Agenda Digitale, agosto 2026.

[1] H.R. 4695, Facial Recognition Act of 2025, 119° Congresso, presentato il 23 luglio 2025 (on. Ted W. Lieu e altri), deferito alle Commissioni Judiciary e Science, Space, and Technology; testo su Congress.gov.

[2] S. 3779, ICE Out of Our Faces Act, 119° Congresso, presentato il 5 febbraio 2026 (sen. Edward J. Markey, Jeff Merkley, Ron Wyden; on. Pramila Jayapal); testo su Congress.gov.

[3] State of Surveillance, The States Are Moving: New York, Virginia, and the Race to Regulate Facial Recognition, aprile 2026; Center for Democracy and Technology, Limiting Face Recognition Surveillance: Progress and Paths Forward; Washington Post, inchiesta sull’elusione dei divieti municipali, maggio 2024.

[4] Illinois Biometric Information Privacy Act, 740 ILCS 14 (2008); Rosenbach v. Six Flags Entertainment Corp., 2019 IL 123186.

[5] Illinois Public Act 103-0769 (SB 2979), in vigore dal 2 agosto 2024; Cothron v. White Castle System, Inc., 2023 IL 128004; U.S. Court of Appeals for the Seventh Circuit, Clay v. Union Pacific R.R. Co., 1° aprile 2026, sull’applicazione retroattiva del limite risarcitorio.

[6] American Civil Liberties Union, More than a Dozen Wrongful Arrests Due to Police Reliance on Facial Recognition Technology, aggiornamento 2026.

[7] Williams v. City of Detroit, transazione del 2024 e conseguenti limitazioni adottate dal Detroit Police Department; Woodruff v. Oliver, U.S. District Court for the Eastern District of Michigan, con amicus curiae ACLU del 5 dicembre 2024.

[8] American Civil Liberties Union, Police Say a Simple Warning Will Prevent Face Recognition Wrongful Arrests. That’s Just Not True., 2024.

[9] National Institute of Standards and Technology, Face Recognition Vendor Test (FRVT), Part 3: Demographic Effects, NISTIR 8280.

[10] Garante per la protezione dei dati personali, memoria del Presidente Pasquale Stanzione sull’Atto del Governo n. 418, Senato della Repubblica, Commissioni riunite Giustizia e Affari costituzionali, luglio 2026, e parere 14 luglio 2026, n. 531.

[11] Executive Order 14365, Ensuring a National Policy Framework for Artificial Intelligence, 11 dicembre 2025, in Federal Register, 16 dicembre 2025 (doc. 2025-23092).

[12] Executive Order 14179, Removing Barriers to American Leadership in Artificial Intelligence, 23 gennaio 2025; sulla moratoria decennale respinta dal Senato nel luglio 2025 nell’ambito dell’One Big Beautiful Bill Act, McGuireWoods Consulting, gennaio 2026.

[13] Sull’istituzione della task force presso il Dipartimento di Giustizia il 9 gennaio 2026 e sui suoi obiettivi dichiarati, Consilium Law, febbraio 2026.

[14] xAI Corp. v. Weiser, U.S. District Court for the District of Colorado, ricorso del 9 aprile 2026; intervento del Department of Justice del 24 aprile 2026; ordinanza di sospensione del 27 aprile 2026; Colorado SB 26-189, approvato dal Senato statale il 14 maggio 2026, in vigore dal 1° gennaio 2027. Cfr. Norton Rose Fulbright, X.AI sues, DOJ intervenes, enforcement of Colorado’s AI Act suspended.

[15] White & Case, State AI laws under federal scrutiny: Key takeaways from the executive order establishing federal AI policy framework, dicembre 2025.

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