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Aziende italiane alla prova degli stipendi trasparenti: i dati 2026


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L’Osservatorio Zucchetti HR 2026 fotografa oltre 1.500 organizzazioni italiane: il 69% conosce gli obblighi sulla trasparenza salariale, ma annunci con retribuzione, analisi dei divari e mappatura dei ruoli restano incompleti, mentre decreto e tecnologie HR accelerano l’adeguamento dei processi aziendali

Pubblicato il 23 ott 2026

Francesco Pepi

Team Leader Business Process Consulting BU HR di Zucchetti



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La trasparenza retributiva è senza dubbio uno dei temi HR di maggiore impatto gestionale e organizzativo del 2026. Pur nascendo da un’esigenza normativa, il suo effetto va ben oltre gli adempimenti richiesti: coinvolge processi, dati, criteri di valutazione e, più in generale, il modo in cui le organizzazioni gestiscono e motivano le proprie politiche retributive.

Per comprendere il livello di preparazione delle aziende italiane l’Osservatorio Zucchetti HR 2026 ha analizzato oltre 1.500 organizzazioni di differenti dimensioni, settori e aree geografiche. I dati raccolti tra dicembre 2025 e gennaio 2026 hanno restituito una fotografia particolarmente interessante: le novità della direttiva sulla trasparenza retributiva, pur percepite come un tema strategico, trovano le aziende in una fase di limitata comprensione dei conseguenti impatti.

Trasparenza retributiva nelle aziende italiane: conoscenza e percezioni

Uno dei primi elementi emersi riguarda infatti proprio il livello di conoscenza degli obblighi previsti. A inizio 2026 il 69% delle organizzazioni ha dichiarato di conoscere gli obblighi legati alla trasparenza salariale. Un dato apparentemente positivo che, tuttavia, nasconde differenze significative in base alla dimensione aziendale. Nelle piccole organizzazioni la percentuale si riduce infatti a poco più del 50%, evidenziando come una parte rilevante del tessuto imprenditoriale italiano non abbia ancora una piena consapevolezza delle implicazioni organizzative e operative del nuovo scenario.

Anche il sentiment appare eterogeneo: il 44% delle organizzazioni considera la trasparenza retributiva un’opportunità, mentre il 23% la percepisce prevalentemente come un rischio. Un quadro che evidenzia livelli di maturità molto differenti tra le organizzazioni.

Annunci e analisi salariali nella trasparenza retributiva

I dati mostrano inoltre come molte aziende si trovino ancora in una fase preliminare rispetto ad alcune delle attività che oggi risultano fondamentali per supportare una corretta applicazione della normativa.

Retribuzione negli annunci di recruiting

Un primo esempio riguarda gli annunci di lavoro. All’inizio del 2026 soltanto il 32% delle organizzazioni ha dichiarato di indicare già la retribuzione negli annunci di recruiting, in crescita di circa cinque punti percentuali rispetto alla rilevazione del 2025. Un ulteriore 14% ha affermato di avere intenzione di adottare questa pratica nel prossimo futuro. Rimane però un 54% di organizzazioni che non espone l’informazione retributiva e che non prevede di introdurla.

Divari salariali e mappatura dei ruoli

La situazione è apparsa simile anche sul fronte delle analisi retributive. Soltanto il 54% delle organizzazioni dichiara di aver già effettuato in passato analisi sulle differenze salariali tra uomini e donne. Un dato che evidenzia come quasi una realtà su due non disponga ancora di una fotografia strutturata della propria situazione retributiva.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la struttura stessa delle informazioni organizzative. Meno del 60% delle aziende ha infatti già svolto attività di mappatura dei ruoli, delle famiglie professionali e delle competenze presenti all’interno dell’organizzazione. Un aspetto rilevante, considerando che la trasparenza retributiva richiede la capacità di confrontare situazioni omogenee e motivare eventuali differenze attraverso criteri oggettivi.

Decreto, dati certificati e trasparenza retributiva

L’entrata in vigore del decreto italiano nel corso del 2026 ha inevitabilmente accelerato il percorso di adeguamento. Molte organizzazioni che già stavano monitorando il tema hanno intensificato le attività di analisi e verifica dei principali indicatori richiesti dalla normativa, avviando progetti specifici per valutare la propria situazione retributiva e individuare eventuali aree di attenzione.

Chiarimenti operativi e sistemi Payroll

Allo stesso tempo, però, il percorso di implementazione può essere considerato ancora in evoluzione. Restano infatti aperti alcuni aspetti interpretativi che richiedono ulteriori chiarimenti operativi, in particolare per quanto riguarda le modalità di valorizzazione degli elementi retributivi che dovranno essere utilizzati nelle comunicazioni e nelle attività di rendicontazione previste.

Si tratta di un tema particolarmente delicato perché richiede l’utilizzo di informazioni coerenti, verificabili e gestibili in modo uniforme all’interno dei sistemi aziendali e payroll, limitando il più possibile margini di interpretazione soggettiva.

Diventa quindi essenziale costruire le analisi partendo da dati certificati e integrati con i sistemi Payroll, che rimangono i sistemi owner delle informazioni retributive. Solo così è possibile garantire affidabilità del dato e coerenza nelle elaborazioni richieste dalla normativa.

Tecnologie HR e processi data-driven per la trasparenza retributiva

In questo scenario la tecnologia sta assumendo un ruolo sempre più centrale. La trasparenza retributiva non richiede soltanto la produzione di informazioni, ma soprattutto la capacità di raccogliere, organizzare e interpretare dati che spesso in passato non erano gestiti in modo strutturato.

Soluzioni HR per indicatori e simulazioni

Le soluzioni HR possono supportare le organizzazioni nell’analisi delle retribuzioni, nella costruzione dei cluster professionali, nella produzione degli indicatori retributivi necessari a monitorare la propria situazione, nonché per effettuare simulazioni dell’impatto delle azioni future ipotizzate.

L’aspetto forse più interessante è che questa evoluzione può favorire l’adozione di un approccio sempre più data-driven nella gestione delle risorse umane. Se per anni i processi HR sono stati percepiti come meno orientati agli indicatori quantitativi rispetto ad altre funzioni aziendali, la trasparenza retributiva sta contribuendo ad accelerare un cambiamento culturale che mette il dato al centro delle decisioni.

Performance management e criteri oggettivi

Le aziende più avanzate stanno già lavorando in questa direzione. Oltre alle analisi salariali e alla revisione degli annunci di lavoro, stanno intervenendo sui processi di performance management, introducendo criteri di valutazione più strutturati e sistemi di grading che consentono di classificare i cluster secondo logiche più evolute rispetto al solo riferimento ai livelli contrattuali. Questi strumenti diventano fondamentali per supportare eventuali differenze retributive attraverso motivazioni oggettive, coerenti e documentabili.

Trasparenza retributiva tra formazione e adeguamento aziendale

Parallelamente, molte organizzazioni stanno investendo in iniziative di change management e formazione manageriale. I responsabili di funzione sono infatti spesso il primo punto di contatto per le richieste e i chiarimenti delle persone sui temi retributivi. Dotarli di strumenti, competenze e criteri condivisi rappresenta quindi un passaggio essenziale per garantire coerenza e trasparenza nella gestione delle informazioni.

Aziende italiane a velocità differenti

A pochi mesi dall’entrata in vigore del decreto emerge quindi un panorama caratterizzato da velocità differenti. Da una parte troviamo organizzazioni che stanno ancora attendendo ulteriori chiarimenti prima di avviare interventi strutturati. Dall’altra vi sono aziende che hanno iniziato a prepararsi già nei mesi precedenti e che stanno utilizzando questo passaggio normativo come leva per rafforzare processi, dati e modelli organizzativi.

Nei prossimi mesi saranno probabilmente i chiarimenti applicativi e le indicazioni operative definitive a determinare un’ulteriore accelerazione del percorso di adeguamento. Tuttavia, una considerazione sembra già emergere con chiarezza: la trasparenza retributiva non rappresenta soltanto un nuovo obbligo da rispettare. Per molte organizzazioni costituisce anche un’occasione per accelerare sul fronte della digitalizzazione allo scopo di migliorare la qualità delle informazioni HR, rendere più strutturati i processi decisionali e costruire una gestione delle persone sempre più basata su criteri oggettivi, condivisi e supportati dai dati.

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