Al Cineca di Bologna, il computer quantistico NOX da 54 qubit rende visibile la strategia di IQM: costruire macchine che università e centri di calcolo possano installare, controllare e collegare alle proprie infrastrutture. L’azienda finlandese affianca a questo modello l’accesso via cloud, ma punta sulla fornitura di sistemi completi, dal processore al software necessario per utilizzarlo.
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Dalla ricerca finlandese alla quotazione
Fondata nel 2018 e nata dalla ricerca di Aalto University e VTT, IQM ha sede a Espoo. Il cofondatore Jan Goetz è amministratore delegato unico dal gennaio 2026. Il passaggio alla società quotata è arrivato in luglio: le negoziazioni al Nasdaq statunitense sono iniziate il 2 luglio con il simbolo IQMX, seguite il 3 luglio dalla quotazione a Helsinki.
Come funzionano i qubit superconduttivi
La base tecnologica è costituita da circuiti superconduttivi su chip, raffreddati a temperature vicine allo zero assoluto. Questi circuiti realizzano i qubit, le unità dell’informazione quantistica, e vengono controllati attraverso impulsi a microonde. Criogenia, elettronica e calibrazione servono a limitare gli errori e a mantenere utilizzabile un sistema estremamente sensibile alle perturbazioni.
IQM presenta la propria architettura come full stack: oltre al processore comprende controllo, software e strumenti che traducono gli algoritmi in istruzioni eseguibili dalla macchina. L’integrazione con il calcolo ad alte prestazioni, o HPC, serve a costruire flussi ibridi: il computer classico prepara il problema ed elabora i risultati, mentre specifiche operazioni vengono affidate al processore quantistico.
Una ricerca con Deutsche Bahn applica questo approccio alla pianificazione dei treni, assegnando i mezzi alle corse e rispettando vincoli come la manutenzione. Il problema viene diviso in parti più piccole, affrontate con metodi classici e quantistici, anche su hardware IQM. Lo studio esplora un possibile uso industriale; il vantaggio quantistico su larga scala resta da dimostrare.
Quattro offerte per esigenze diverse
Le famiglie rispondono a livelli diversi di sperimentazione. Spark, con cinque qubit, si rivolge a didattica e ricerca. Radiance è la linea per i centri HPC, proposta nelle configurazioni da 20, 54 e 150 qubit fisici. Halocene è dedicata alla correzione degli errori. La presenza di una configurazione a catalogo va distinta dalla sua consegna a uno specifico cliente.
Con Resonance, ricercatori e sviluppatori possono invece accedere ai processori attraverso il cloud. La piattaforma supporta strumenti come Qiskit e Cirq e consente anche il controllo a livello degli impulsi: un accesso utile a chi studia il comportamento dell’hardware, oltre a chi sviluppa algoritmi.
Il ruolo delle installazioni italiane
NOX è stato inaugurato l’11 giugno 2026 al DAMA Tecnopolo di Bologna, nella sede Cineca. Il sistema Radiance si inserisce nell’infrastruttura nazionale ICSC. Nel comunicato di avvio, IQM indicava come ancora in corso l’integrazione con il supercomputer Leonardo.
A Torino, Lagrange è un sistema Spark ospitato dal Politecnico e gestito da Fondazione LINKS, nell’iniziativa che coinvolge anche INRiM. È una macchina più piccola, pensata per ricerca e formazione. I due casi mostrano come IQM possa servire sia chi costruisce competenze sia chi prepara l’incontro tra calcolo classico e quantistico.
Due sistemi IQM in Italia
| Sistema e sede | Qubit fisici | Impiego |
|---|---|---|
| Lagrange · Torino | 5 | Ricerca e didattica |
| NOX · Cineca, Bologna | 54 | Ricerca e integrazione HPC |
Fonti: LINKS e IQM. Il numero di qubit non misura da solo le prestazioni.
La sfida industriale dopo le prime consegne
Il modello richiede capacità produttiva, installazione e assistenza, oltre alla ricerca. Nei risultati pubblicati il 4 agosto 2026, IQM dichiarava 26 sistemi venduti e 17 consegnati dalla fondazione. Nel primo semestre i ricavi erano stati pari a 8,9 milioni di euro, a fronte di una perdita operativa di 60,5 milioni. Sono dati di un’impresa che deve ancora trasformare la crescita delle installazioni in sostenibilità economica.
Dai qubit fisici ai qubit logici
La prossima tappa tecnica riguarda l’affidabilità. Un qubit logico usa più qubit fisici e procedure di correzione per proteggere l’informazione dagli errori. L’obiettivo è rendere possibili calcoli più lunghi: aumentare il numero di qubit fisici, da solo, non risolve il problema degli errori che si accumulano durante l’esecuzione.
Il progetto LUMI-IQ, destinato al centro CSC in Finlandia, rende concreto questo percorso. Il programma annunciato a settembre prevede Halocene H4 da 150 qubit fisici nel 2027, un aggiornamento della correzione degli errori nel 2028 e Halocene H5 nel 2029, con un obiettivo fino a nove qubit logici. Si tratta di consegne e capacità future, da verificare nelle successive tappe del progetto.
Per valutare IQM occorre dunque seguire due piani: la capacità di consegnare infrastrutture utilizzabili e quella di renderle progressivamente più affidabili. La prova per le applicazioni sarà il vantaggio su problemi reali, misurato rispetto ai migliori metodi classici in qualità dei risultati, tempi e costi. Le installazioni consentono di sperimentare questo percorso; non ne dimostrano automaticamente il punto d’arrivo.





























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