Dall’11 settembre 2026 il Cyber Resilience Act obbliga i produttori a segnalare entro 24 ore le vulnerabilità sfruttate attivamente nei loro prodotti. Per farlo bisogna sapere in fretta quali componenti contiene ciascun prodotto. La SBOM richiesta dalla norma è il punto di partenza, ma se viene generata al rilascio e poi archiviata non risponde a questa domanda. Cosa serve davvero a produttori, fornitori e PA, e quali sono i limiti degli strumenti oggi disponibili.
vulnerabilità software
Cyber Resilience Act, la sfida delle 24 ore passa dalla SBOM
Dal settembre 2026 i produttori dovranno segnalare in 24 ore le vulnerabilità sfruttate attivamente. Una SBOM dinamica, aggiornata lungo la pipeline e collegata ai database delle falle, consente di individuare componenti esposti, stabilire le priorità e superare i limiti di un inventario statico
IT Professional; Vice Presidente dell’Associazione Cyber Actors

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