La modernizzazione delle applicazioni è prioritaria per le direzioni IT, chiamate a sostenere un business che richiede flessibilità e capacità di innovazione. Molte aziende devono però fare i conti con un patrimonio applicativo complesso e stratificato, nel quale l’eterogeneità delle tecnologie, le dipendenze tra sistemi e la necessità di garantire la continuità operativa rendono il percorso molto complesso.
In questo contesto, l’AI assume un duplice ruolo: è uno degli obiettivi del percorso, ma anche lo strumento con cui renderlo sostenibile.
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Perché modernizzare il software è una priorità
Tra i diversi fattori che spingono le aziende verso la modernizzazione delle applicazioni, è centrale il divario tra la velocità con cui evolvono le esigenze di business e la capacità dei sistemi informativi di rispondere al cambiamento.
Come spiega Stefano Mirenda, Digital & Operations Manager di Elmec Informatica, il problema è la velocità con cui si susseguono le innovazioni: “Fino a qualche anno fa, le aziende potevano pianificare l’evoluzione dei propri sistemi attraverso roadmap di medio-lungo periodo, anticipando le esigenze del business. Oggi l’innovazione procede a una velocità tale da rendere questo approccio inefficace: nuove funzionalità e modalità operative devono essere integrate in tempi brevi per tutelare la competitività e rispondere ad aspettative che nascono dall’esperienza quotidiana delle persone con la tecnologia”.
L’obiettivo, infatti, non è solo integrare l’AI nei processi di business, nonostante tutta l’attenzione riservata al tema, ma anche portare nel contesto aziendale le innovazioni tecnologiche che si affermano rapidamente nel mondo consumer, trasformando le aspettative degli utenti. Pensiamo all’evoluzione delle interfacce, all’interazione vocale con i sistemi aziendali, all’automazione delle attività documentali o all’impiego di strumenti digitali che semplificano l’operatività in ambienti complessi. Per sfruttare queste opportunità servono applicazioni capaci di dialogare con le nuove tecnologie, e da qui nascono le sfide.
Complessità, costi e rischi frenano le aziende
Quando si tratta di intervenire su applicazioni legacy che funzionano correttamente e sulle quali poggia il core business, le aziende ci pensano più volte. Rivoluzionare il software significa infatti esporsi a rischi importanti relativi a possibili interruzioni del servizio e impatti economici.
Come sottolinea Stefano Mirenda, “Molte applicazioni sono state progettate per rispondere a esigenze diverse da quelle attuali e spesso non dispongono dell’architettura e dei componenti necessari per integrarsi con le tecnologie più recenti, dagli agenti AI alle interfacce vocali. A questo si aggiunge il problema della progressiva perdita di conoscenza del codice, visto che in alcuni casi la documentazione tecnica è assente oppure, quando esiste, non riflette le modifiche e le evoluzioni introdotte nel corso degli anni”.
Un esempio è quello degli ambienti IBM i, storicamente associati ai sistemi AS/400, ancora diffusi nelle aziende grazie alla loro affidabilità, stabilità e capacità di sostenere processi gestionali critici. Queste caratteristiche ne hanno favorito la longevità, ma rendono delicata qualsiasi ipotesi di trasformazione radicale, associando al concetto di modernizzazione l’idea di progetti lunghi, costosi e ad alto rischio, soprattutto quando la conoscenza delle applicazioni è incompleta.
Modernizzare significa valorizzare l’esistente, aprendolo al futuro
Far evolvere un’applicazione non significa necessariamente riscriverla da zero, sostituendo tecnologie e architetture esistenti con soluzioni di ultima generazione.
Elmec Informatica propone un approccio pragmatico, che parte dalla valorizzazione del patrimonio esistente. Come spiega Mirenda: “Per noi modernizzare significa valorizzare le applicazioni in essere, preservando i processi che l’azienda ha costruito nel tempo, e metterle nelle condizioni di integrare nuove funzionalità e tecnologie. Non si tratta di sostituire un’applicazione con un’altra, ma di far evolvere ciò che già funziona. In alcuni progetti, modernizzare ha significato anche eliminare processi e componenti non più necessari, semplificando l’ambiente applicativo anziché aggiungere nuovi componenti”.
Il problema, dicevamo, è che molte applicazioni storiche non sono state progettate per dialogare con le tecnologie attuali. Per questo, il processo deve partire da un’analisi approfondita dell’esistente, per poi individuare le modalità di integrazione delle nuove componenti e, dove necessario, creare un livello di raccordo che permetta alle diverse tecnologie di comunicare tra loro.
Il percorso è lineare, ma nella pratica ricostruire manualmente il funzionamento, le dipendenze e le logiche di business di un applicativo richiede un impegno spesso insostenibile. Ed è qui che l’AI, se affiancata dalle necessarie competenze tecniche e di processo, cambia le regole del gioco accelerando l’intero percorso.
AI al servizio della modernizzazione: il ruolo di IBM Bob
Per supportare i progetti più sfidanti, Elmec si affida a IBM Bob, la piattaforma di AI agentica che supporta l’intero ciclo di vita del software. La soluzione può analizzare repository applicativi complessi, supportare interventi di refactoring, generare codice e automatizzare le attività di testing, accelerando l’evoluzione delle applicazioni esistenti.
A fare la differenza è anche l’esperienza di Elmec, che ha adottato IBM Bob come client zero, sperimentandolo sui propri sistemi interni fin dalle prime versioni. L’azienda fa inoltre parte del Large User Group (LUG) di IBM, una collaborazione che le permette di conoscere e accedere in anticipo alle evoluzioni della piattaforma.
Il primo grande ostacolo che IBM Bob intende superare è proprio la comprensione del codice esistente. “Una delle principali capacità di IBM Bob è quella di analizzare il codice applicativo e produrre automaticamente documentazione tecnica e mappe che ne rendono comprensibili la struttura, le logiche e i processi sottostanti. La piattaforma è inoltre in grado di suggerire possibili interventi di miglioramento e ottimizzazione” spiega Mirenda.
IBM Bob supporta anche le attività successive. Attraverso l’interazione in linguaggio naturale, può generare nuove componenti software e connettori, scrivere ed eseguire test per verificarne il funzionamento, supportare il rilascio in produzione e aggiornare la documentazione tecnica in funzione delle modifiche apportate.
A questo punto, diventa inevitabile interrogarsi sull’evoluzione del ruolo dello sviluppatore, che grazie a questi tool può dedicare meno tempo alla scrittura manuale del codice e assumere sempre più una funzione di analisi e supervisione. Diventa centrale la capacità di comprendere i requisiti di business, definire le soluzioni tecniche, guidare le attività degli agenti AI e verificarne i risultati.
I benefici, dal canto loro, possono essere significativi. Elmec evidenzia come, grazie a IBM Bob, sia possibile affrontare progetti di modernizzazione precedentemente rimandati a causa dei tempi e dei costi, riducendo sensibilmente l’impegno richiesto e accelerando tutte le fasi del processo, dall’analisi iniziale alla realizzazione, fino alla messa in produzione e alla documentazione applicativa.
I tecnici e i manager di Elmec Informatica saranno presenti all’evento Tech Excellence, organizzato da Nextwork360 in collaborazione con IBM e in programma il prossimo 12 novembre a Milano. L’evento è un’occasione per approfondire il ruolo dell’AI nella modernizzazione applicativa, confrontarsi sui percorsi di adozione e capire come evolvere in modo sostenibile.
Articolo realizzato in collaborazione con Elmec Informatica




























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