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Attacchi cyber ai supermercati, quanto rischia l’Italia


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Gli attacchi informatici ai supermercati (e non solo) possono distruggere la merce senza bloccare casse o gestionali: basta intervenire sui frigoriferi connessi. Il sabotaggio francese porta al centro della sicurezza alimentare impianti esposti online, manutenzione da remoto e responsabilità ancora frammentate

Pubblicato il 5 nov 2026

Francesco Borgese

Ufficiale Esercito italiano



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Vetrina refrigerata tra gelo e calore




Dai banchi frigo dei supermercati alle celle che conservano plasma e campioni biologici: gli attacchi alla catena del freddo coinvolgono anche la sanità. Il 4 novembre è emerso il caso di Coolworld, fornitore dell’Établissement français du sang (EFS), colpito nella notte tra il primo e il 2 novembre. Secondo la ricostruzione ripresa da Euronews, gli aggressori avrebbero impostato a 110 °C impianti normalmente regolati intorno a −30 °C. Quel valore non è stato raggiunto: l’EFS ha escluso perdite di prodotti sanguigni e conseguenze sanitarie, grazie al tempestivo intervento del personale.

Sempre il 4 novembre, NoName057(16) e Z-Pentest hanno rivendicato gli attacchi alla refrigerazione commerciale europea, Italia compresa, in un video riferito dal Tg1 e da RaiNews. È una rivendicazione da verificare, che non dimostra da sola né la responsabilità per ogni episodio né un collegamento con l’incidente dell’EFS.

L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha rinnovato il richiamo urgente alle verifiche sui sistemi di refrigerazione e telecontrollo, segnalando possibili effetti sulla continuità dei servizi e sulla salute, come riportato dall’ANSA. Il problema supera così la perdita di merce: riguarda la capacità di proteggere servizi quotidiani affidati a impianti controllabili da remoto.

Attacchi informatici ai supermercati e allarme sulle scorte

Già a fine ottobre, dall’altra parte della Manica, il Primo ministro britannico Andy Burnham ha invitato le famiglie a tenere in casa scorte per almeno tre giorni: acqua, cibo in scatola, contanti, una radio a manovella. Tra i rischi citati, accanto alle tempeste, c’erano gli attacchi informatici. Le due notizie non sono legate da un rapporto di causa ed effetto dichiarato, ma leggerle insieme aiuta a capire che cosa sta cambiando nella percezione europea della minaccia ibrida: il fronte non passa più soltanto per reti elettriche, cavi sottomarini e aeroporti, ma anche per le corsie del supermercato sotto casa.

Conviene partire dai fatti, perché il racconto mediatico sulle scorte ha sovrapposto più piani. Burnham ha parlato a BBC Radio 5 Live a margine di un summit sulla resilienza agli incendi boschivi a Liverpool. Ha raccomandato le dotazioni previste dalla checklist governativa (nove litri d’acqua a persona, alimenti non deperibili, kit di primo soccorso) e ha spiegato che gli eventi imprevisti stanno diventando sempre più frequenti, precisando che non si tratta di alimentare il panico.

Il contesto immediato erano le tempeste che hanno lasciato senza corrente parte della Cornovaglia e la crisi globale innescata da due vulnerabilità critiche nel linguaggio PHP, che nei giorni precedenti avevano spinto anche amministrazioni britanniche a spegnere servizi online per precauzione.

La sequenza di eventi

Formalmente, dunque, non è stata un’allerta sulla guerra ibrida. Ma il messaggio è arrivato al termine di una sequenza che ne ha definito il significato. A settembre il National Audit Office aveva avvertito che la filiera alimentare del Regno Unito è esposta ad attacchi informatici e crisi climatica, e che le famiglie britanniche sono meno preparate di quelle finlandesi o svedesi. L’amministratore delegato della Cold Chain Federation, l’associazione della logistica a temperatura controllata, ha dichiarato alla BBC che hacker russi stanno prendendo di mira il Paese sapendo dove si trovano i colli di bottiglia del sistema.

E, secondo il settimanale di settore The Grocer, il segretario permanente del ministero dell’Agricoltura, Paul Kissack, ha spiegato ai parlamentari che proprio il caso dei frigoriferi francesi ha aggravato i timori già esistenti sulla vulnerabilità della grande distribuzione britannica.

A dare un nome alla minaccia è stato il Segretario alla Difesa Wes Streeting. Inaugurando una fabbrica di canne per cannoni da carro nelle West Midlands, ha chiesto a cittadini e imprese di prepararsi ad attacchi informatici sempre più sofisticati e a interruzioni delle catene di approvvigionamento provocate da Stati ostili o terroristi. E ha proposto di abbandonare formule come «guerra ibrida» e «zona grigia», che a suo dire non spiegano nulla al grande pubblico, a favore di un’espressione più cruda: terrorismo sponsorizzato da Stati.

Il quadro si completa con la visita di Burnham in Germania dell’8 ottobre, quando Londra e Berlino hanno rilanciato la cooperazione contro le attività ibride, con la Russia indicata come principale avversario. La raccomandazione sulle scorte è la traduzione domestica di quella cornice: il modello è quello nordico della preparazione dell’intera società, già adottato da Svezia e Finlandia. La logica è semplice: se la popolazione assorbe uno shock senza panico, un sabotaggio rende meno, politicamente, a chi lo compie. Non a caso le critiche non sono mancate: parte della stampa ha liquidato l’iniziativa come paternalismo, l’opposizione ha chiesto conto della spesa per la difesa.

Una polarizzazione che, osservano gli analisti, è esattamente ciò che le operazioni ibride cercano di alimentare.

Il sabotaggio dei frigoriferi francesi: danni e sistemi esposti

Nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 ottobre 2026, nei reparti chiusi di centinaia di supermercati francesi, banchi frigo e congelatori hanno smesso di raffreddare e hanno cominciato a scaldare. Nessun allarme è scattato. All’apertura, i dipendenti hanno trovato pozze d’acqua sotto i freezer, merce avariata, in alcuni casi principi d’incendio e impianti antincendio entrati in funzione. Le temperature avevano toccato i 50 gradi; in un punto vendita normanno, gli 80. Qualcuno, da remoto, aveva ordinato agli impianti di avviare uno sbrinamento forzato con la merce ancora dentro.

In Francia le insegne colpite sono state molte: oltre 300 negozi Intermarché e Netto, circa un centinaio del gruppo U, 80 Carrefour, una trentina di Monoprix, diversi E.Leclerc. Le stime complessive oscillano tra 350 e 700 punti vendita. Le perdite sono valutate nell’ordine delle decine di milioni di euro: due soli supermercati alsaziani hanno dichiarato danni per 270 mila euro. Il presidente della Coopérative U, Dominique Schelcher, ha definito l’attacco di estrema gravità e senza precedenti. Il Primo ministro Sébastien Lecornu ha incaricato l’ANSSI, l’agenzia nazionale per la cybersicurezza, di indagare e di coordinarsi con le omologhe europee; la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta.

Il bersaglio sono stati i sistemi di supervisione degli impianti frigoriferi, in larga parte controller del costruttore danese Danfoss (modelli AK-SM800 e AK-SC355, fuori produzione e senza aggiornamenti di sicurezza da anni), ma il CERT-FR ha incluso nell’allerta anche apparati Copeland e Dixell. Si tratta di centraline dotate di un’interfaccia web pensata per consentire ai manutentori di intervenire a distanza. Proprio questa comodità si è trasformata nella porta d’ingresso: migliaia di pannelli erano raggiungibili direttamente da Internet.

Il 21 ottobre, in audizione al Senato, il direttore dell’ANSSI Vincent Strubel ha corretto il tiro: nel caso specifico, ha spiegato, non sono state sfruttate quelle falle, bensì difetti di sicurezza elementari. Impianti esposti direttamente su Internet, amministrati senza protezioni, con password deboli. Strubel ha ricordato che la prima regola della guida dell’agenzia sui sistemi industriali, pubblicata nel 2014, è proprio non collegarli direttamente alla rete, e ha ammesso che l’ANSSI non ha alcun potere per imporla ai supermercati.

Supermercati colpiti, temperature e perdite: i numeri

  • 350–700 supermercati colpiti in Francia nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 2026
  • 50 °C la temperatura raggiunta da molti impianti dopo circa sei ore; 80 °C il picco registrato in Normandia
  • Decine di milioni di euro le perdite stimate; 270.000 euro per due soli punti vendita in Alsazia
  • 1.825 i pannelli Danfoss esposti in Francia il giorno dell’attacco secondo Censys, su 2.991 nel mondo
  • –71% l’esposizione francese tre giorni dopo, per disconnessione degli impianti
  • Nessuna rivendicazione nelle prime due settimane dopo il caso francese; il 4 novembre NoName057(16) e Z-Pentest hanno rivendicato gli attacchi alla refrigerazione europea, con responsabilità e collegamenti tra episodi da verificare

Quando lo sbrinamento diventa un’arma contro la catena del freddo

Il dettaglio più istruttivo, per gli addetti ai lavori, è che l’attaccante non ha dovuto manomettere la logica degli impianti né installare software malevolo. Gli è bastato chiedere ai sistemi di fare una cosa che fanno ogni giorno: lo sbrinamento è un ciclo normale, che per definizione non genera allarmi. È l’equivalente industriale di quello che gli specialisti chiamano living off the land, l’abuso di funzioni legittime.

Lo stesso schema si era visto nel 2023 con gli attacchi del gruppo filoiraniano CyberAv3ngers contro impianti idrici negli Stati Uniti, e nel 2025 con l’apertura da remoto della valvola di una diga in Norvegia, poi attribuita dai servizi di Oslo ad hacker filorussi.

Anche la scelta del momento non è casuale: la notte tra domenica e lunedì garantisce ore di negozi vuoti e rinvia la scoperta all’apertura. Colpire centinaia di siti in simultanea, avvertono gli esperti, richiede poco più di uno script. Non è quindi la prova di un attore sofisticato, ma lo è di una pianificazione e di una ricognizione preventiva.

Rivendicazioni filorusse e attribuzioni da verificare

Il quadro delle rivendicazioni è cambiato il 4 novembre: NoName057(16) e Z-Pentest hanno diffuso un video in cui si attribuiscono gli attacchi agli impianti frigoriferi in Europa e minacciano altri settori infrastrutturali (RaiNews). Il messaggio rafforza la dimensione propagandistica della vicenda, ma resta distinto da un’attribuzione tecnica o giudiziaria: la responsabilità dei singoli incidenti e l’eventuale regia statale richiedono riscontri indipendenti.

Il punto, però, è un altro. In un’operazione ibrida l’ambiguità fa parte dell’arma. Anche senza un colpevole, l’attacco ha prodotto paura, dibattito politico, costi, e ha contribuito a ridefinire le priorità di un governo in un altro Paese. Per chi deve difendersi, la catena del freddo va trattata come un obiettivo strategico a prescindere da chi abbia premuto il tasto quella notte.

La vulnerabilità della distribuzione alimentare britannica

Il nesso tra il caso francese e l’allarme britannico ha basi concrete. I fornitori di sistemi di refrigerazione commerciale lavorano su scala continentale, e le verifiche successive all’attacco hanno trovato le stesse debolezze in Belgio, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia e Spagna. Come in Francia, anche oltremanica la manutenzione degli impianti è spesso affidata a ditte esterne che vi accedono da remoto: un classico rischio di filiera, in cui l’anello debole sta fuori dal perimetro di sicurezza del distributore.

Il retail britannico ha poi già sperimentato quanto rapidamente un incidente informatico possa svuotare gli scaffali: nel 2025 gli attacchi a Marks & Spencer e Co-op sono costati centinaia di milioni di sterline. Il caso francese aggiunge un salto di qualità: non più la paralisi dei sistemi gestionali, ma la distruzione fisica della merce. E una logistica just-in-time, con scorte minime e forte concentrazione, è il terreno ideale perché un attacco limitato produca effetti sproporzionati.

Sullo sfondo c’è anche la crisi PHP richiamata nel dibattito britannico: due falle critiche individuate con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, che hanno spinto le agenzie di cybersicurezza di Regno Unito, Stati Uniti, Giappone e Australia a raccomandare l’aggiornamento immediato o lo spegnimento dei siti. La lezione è che l’IA accorcia i tempi tra la scoperta di una vulnerabilità e il suo sfruttamento. Ma i controller frigoriferi fuori produzione non si possono aggiornare affatto: dove la tecnologia è più vecchia, il divario tra attaccanti e difensori si allarga.

Cybersicurezza del retail: regole e rischi di disinformazione

C’è infine una questione normativa che il caso francese ha messo a nudo. La direttiva europea NIS2 include tra i settori critici le imprese alimentari della distribuzione all’ingrosso e della trasformazione industriale, ma non il commercio al dettaglio. Nel Regno Unito il progetto di legge su cybersicurezza e resilienza si concentra su servizi essenziali, fornitori di servizi gestiti e data center. Il risultato è che nessuno, tra distributore, manutentore e produttore, è davvero obbligato a rispondere della sicurezza di un banco frigo connesso. L’avversario ibrido, per definizione, colpisce proprio lì: nelle cuciture tra una responsabilità e l’altra.

Il rischio più sottovalutato, però, è un altro ancora: l’incrocio tra comunicazione istituzionale e disinformazione. Un appello pubblico a fare scorte, seguito da un incidente reale nella distribuzione alimentare e amplificato da campagne coordinate sui social, può scatenare ondate di accaparramento e produrre la scarsità che si voleva prevenire. Per un avversario attento, un sabotaggio limitato può essere l’innesco e la propaganda l’amplificatore. In questo senso anche la scelta lessicale di Streeting va maneggiata con cura: alzare il registro senza attribuzioni solide può creare aspettative di risposta difficili da soddisfare.

Le contromisure per proteggere gli impianti

Le contromisure indicate dagli esperti e dall’ANSSI non richiedono tecnologie esotiche, ma disciplina:

  • togliere gli impianti dall’esposizione diretta a Internet e consentire l’accesso remoto solo tramite VPN e autenticazione a più fattori;
  • censire e sostituire i controller fuori produzione, aggiornare gli altri e cambiare le credenziali predefinite;
  • installare sensori di temperatura indipendenti dal sistema di controllo, con allarmi su canali separati;
  • inserire requisiti di sicurezza e diritti di verifica nei contratti con i manutentori;
  • integrare il rischio informatico nei piani di sicurezza alimentare (HACCP e food defence).

Supermercati italiani e controller connessi: i casi e la risposta istituzionale

Il tema riguarda da vicino anche il nostro Paese. Tra i sistemi inclusi nell’allerta del CERT-FR figurano i controller XWEB a marchio Dixell, un brand nato in Italia e oggi parte del gruppo Copeland, molto diffuso nella refrigerazione commerciale. Il richiamo dell’ACN del 4 novembre rende urgente per la grande distribuzione italiana e per le ditte che ne curano gli impianti verificare la propria esposizione e applicare le misure di mitigazione raccomandate. Il recepimento della NIS2, con il decreto legislativo 138 del 2024, offre il quadro di riferimento; ma, come in Francia, il commercio al dettaglio resta in larga parte fuori dal perimetro degli obblighi.

Il frigorifero di un supermercato non è un obiettivo militare, ed è proprio per questo che è diventato un bersaglio. Il caso francese ha dimostrato che con strumenti alla portata di molti si può colpire in una sola notte la normalità alimentare di un grande Paese europeo, senza superare alcuna soglia formale di conflitto e senza lasciare firme. L’appello di Burnham, al di là delle ironie su scatolette e radio a manovella, è il riconoscimento politico di questa realtà. La linea del fronte, oggi, passa anche per le nostre cucine.

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