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Come l’Intelligenza artificiale può aiutare i cittadini e la PA

Migliorare i servizi sociali, l’analisi big data, il rapporto cittadino-pa. Gli ambiti di utilizzo della IA sono numerosi. Del resto l’Intelligenza artificiale è uno dei campi in cui l’Italia può vantare ricercatori e “scienziati” decisamente all’altezza del compito.

Pubblicato il 27 Apr 2017

Daniele Nardi

Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

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Come l’Intelligenza artificiale può aiutare i cittadini e la PA

L’attenzione alle nuove tecnologie per offrire nuovi servizi al cittadino è importante e strumento di progresso. Fa, quindi, molto piacere che Agid abbia deciso di istituire una task force che si occuperà di studiare e definire le priorità derivanti dall’utilizzo delle nuove tecnologie di Intelligenza Artificiale nella pubblica amministrazione.

Mi sembra importante, oltre ovviamente all’obiettivo generale legato alla costruzione di un nuovo rapporto tra Stato e cittadini, quello che è il secondo ‘compito’ dichiarato che la task force dovrà assolvere, ossia mappare i principali centri italiani —universitari e non—che operano nel settore dell’IA con riferimento alle loro applicazioni nei servizi al cittadino.

In Italia i centri di competenza sull’intelligenza artificiale ci sono, ma è pur vero che molto spesso il lavoro dei ricercatori e delle università risulta troppo poco visibile e valorizzato e manca un collegamento sistemico tra quello che si realizza nei centri di ricerca ed i servizi offerti ai cittadini. Mi pare, pertanto, che l’iniziativa di Agid sia un’occasione per creare questo collegamento in maniera esplicita.

Venendo al tema delle opportunità, chiaramente sono moltissimi gli ambiti nei quali l’Intelligenza artificiale può offrire dei chiari vantaggi: in particolare, forse perché è quello più vicino a quello di cui mi occupo, penso al mondo dei servizi sociali. Da diversi anni ci occupiamo di robot sociali per l’assistenza agli anziani: già 10 anni fa uno dei nostri progetti in questo ambito è stato finanziato dal CNR e le iniziative in tal senso, non solo in Italia sono moltissime. Il supporto alle persone anziane, sole, malate può avere un enorme contributo dall’Intelligenza Artificiale applicata alla robotica.

Altrettanto si può dire per alcuni degli aspetti citati nell’iniziativa Agid sull’Intelligenza artificiale nella PA, quali, ad esempio, l’apprendimento cognitivo, l’uso del linguaggio, la diffusione e le possibilità di trasferire nozioni e conoscenze verso i cittadini: si tratta certamente di aspetti molto importanti. Comunque, oltre a servizi innovativi, un aspetto su cui le tecniche di Intelligenza Artificiale possono incidere in modo significativo è l’accesso ai servizi, che potrebbero veramente diventare alla portata di tutti i cittadini, attraverso l’uso del linguaggio parlato e di sistemi in grado di comprendere e soddisfare le richieste dell’utente superando le barriere costituite dalle interfacce dei sistemi attualmente in uso.

Del resto, tecniche di intelligenza artificiale per estrarre informazioni dai dati sono in uso già da diversi anni, tipicamente nelle aziende che studiano il comportamento dei consumatori per indirizzare prodotti e attività che consentano di ottenere il massimo vantaggio commerciale. La possibilità di raccogliere moli sempre più grandi e sempre più diversificate di dati (Big data) offre certamente nuove opportunità e richiede di utilizzare tecniche di apprendimento automatico molto più sofisticate.

Anche la pubblica amministrazione – seppur non con la finalità del massimo profitto, bensì per razionalizzare i servizi – può utilizzare gli stessi strumenti e ha le medesime opportunità: non c’è molta differenza tra gli strumenti che servono a un operatore per analizzare il traffico telefonico e proporre al cliente una nuova tariffa rispetto a quelle che servono per offrire un servizio migliore al cittadino.

E, del resto, in molte PA sono già in uso applicazioni basate su tecniche di data mining: il valore aggiunto dell’Intelligenza artificiale è dato dalla possibilità di scoprire relazioni nascoste nelle enormi quantità di dati che si vanno ad analizzare. L’introduzione di sistemi di Intelligenza artificiale in questo ambito non rappresenta una discontinuità: si potrebbe, ad esempio, studiare i consumi dei cittadini per razionalizzare la spesa dei cittadini stessi. Gli stessi strumenti che in ambito privato vengono utilizzati per fare profitto, la pubblica amministrazione potrebbe utilizzarli a difesa dei consumatori e per la creazione e l’erogazione di servizi che vanno al di là di quelli che vengono attualmente offerti.

Un aspetto molto interessante, e sul quale sicuramente si sta già facendo molto, riguarda l’analisi e l’adattamento del trasporto pubblico a quelle che sono le esigenze dell’utenza.

Certo, non è ancora possibile al momento analizzare in maniera esaustiva tutti i possibili risvolti e i benefici dell’intelligenza artificiale nello scambio quotidiano tra cittadino e pubblica amministrazione, ma ritengo che tra le priorità che la task force dovrà affrontare ci sarà senza dubbio un’analisi preliminare degli ambiti nei quali l’intelligenza artificiale potrà incidere veramente in maniera qualitativa sui servizi al cittadino. Penso, in particolare all’uso razionale delle infrastrutture o ai servizi che ruotano attorno agli anziani, dato che l’invecchiamento della popolazione è uno dei problemi sociali più pressanti; un altro ambito applicativo può essere il monitoraggio e la raccolta di dati ambientali. Serve, insomma, un’analisi capillare per focalizzare degli obiettivi concreti su cui puntare.

Quello di cui sono certo è che l’Intelligenza artificiale è uno dei campi in cui per fortuna l’Italia può vantare ricercatori e “scienziati” – per usare una terminologia più anglosassone – decisamente all’altezza del compito. E’ vero anche che spesso sia la PA che le aziende non tengono in adeguata considerazione questo importante bacino di risorse e guardano verso altri tipi di interlocutori senza accorgersi di quello, molto, che l’Italia ha da offrire in questo settore. Tra l’altro l’Intelligenza Artificiale è presente nei corsi di studio della facoltà di ingegneria dagli anni 90, ma anche di qualche altra facoltà essendo una materia interdisciplinare. Esiste un’associazione scientifica di Intelligenza Artificiale – AI*IA – che raccoglie i molti studiosi italiani e sicuramente potrebbe essere un importante punto di riferimento per l’iniziativa AgID. Direi che la comunità scientifica italiana in questo ambito è qualificata, molto attiva e certamente pronta a contribuire a un’iniziativa di questo tipo.

Sicuramente – e mi permetto di parlare anche a nome della nostra comunità scientifica – da parte dei ricercatori c’è disponibilità ed interesse a trasferire i risultati di una parte delle nostre ricerche in iniziative che possano avere un impatto positivo per i cittadini.

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