PNSD

Scuola, ecco il nodo irrisolto degli animatori digitali

Dopo la liquidazione dei mille euro per il progetto dell’animatore digitale, atto fondamentale per l’azione 28 del PNSD, sembra esserci una pericolosa disattenzione (che si auspica temporanea) sull’importanza della solida costruzione di questo progetto. E non si comprende perché non si sia previsto un supporto

Pubblicato il 01 Dic 2017

Nello Iacono

Coordinatore Repubblica Digitale - Dipartimento per la trasformazione digitale, PCM

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Con la nota del 17 novembre il Miur ha comunicato l’avvio operativo di un passo importante per l’attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), ed in particolare per l’azione 28, relativa all’istituzione dell’animatore digitale in ciascuna scuola: la progressiva liquidazione del contributo di un milione di euro a favore delle istituzioni scolastiche che si siano dotate di un proprio animatore digitale.

Sono passati più di due anni dall’avvio dell’azione e ormai sono più di ottomila le scuole che hanno nominato il proprio animatore digitale. Una figura che, guardando alla definizione dell’azione, è presentata come “fondamentale per l’accompagnamento del Piano Nazionale Scuola Digitale”, in quanto l’animatore digitale è “un docente che, insieme al dirigente scolastico e al direttore amministrativo, avrà un ruolo strategico nella diffusione dell’innovazione a scuola”, a partire dai contenuti del PNSD.

Figura strategica e fondamentale, per cui è stata prevista una formazione su tutti gli aspetti del PNSD.

Ma quali i compiti e le modalità operative? L’azione 28 del PNSD li indica chiaramente facendo espresso riferimento a progetti definiti dall’animatore digitale su tre ambiti:

  • formazione interna: fungere da stimolo alla formazione interna alla scuola sui temi del PNSD, sia organizzando laboratori formativi (ma non dovrà necessariamente essere un formatore), sia animando e coordinando la partecipazione di tutta la comunità scolastica alle altre attività formative, come ad esempio quelle organizzate attraverso gli snodi formativi;
  • coinvolgimento della comunità scolastica: favorire la partecipazione e stimolare il protagonismo degli studenti nell’organizzazione di workshop e altre attività, anche strutturate, sui temi del PNSD, anche aprendo i momenti formativi alle famiglie e altri attori del territorio, per la realizzazione di una cultura digitale condivisa;
  • creazione di soluzioni innovative: individuare soluzioni metodologiche e tecnologiche sostenibili da diffondere all’interno degli ambienti della scuola (es. uso di particolari strumenti per la didattica di cui la scuola si è dotata; la pratica di una metodologia comune; informazione su innovazioni esistenti in altre scuole; un laboratorio di coding per tutti gli studenti), coerenti con l’analisi dei fabbisogni della scuola stessa, anche in sinergia con attività di assistenza tecnica condotta da altre figure.

Progetti inseriti nel POF triennale e costituenti, di fatto, il risultato atteso dell’azione, dove si identificano come obiettivi misurabili: “pubblicazione dei progetti costruiti dall’animatore digitale; efficacia delle progettualità; coinvolgimento del personale scolastico e di tutta la comunità”. Il tutto con la previsione dell’assegnazione di “1.000 Euro all’anno, che saranno vincolati alle attività dei tre ambiti appena descritti come coordinamento dell’animatore”.

Per come è stata costruita l’azione 28, quindi, i mille euro diventavano elemento sostanziale per l’attuazione dei progetti definiti dall’animatore. Bene, dunque, la nota del Miur per portare a completamento le condizioni di base.

Rimane, nell’architettura organizzativa generale, l’incompiutezza della figura dell’animatore: strategica e fondamentale, ma non strutturale e di sistema. Anche se adesso rafforzata da un fondo vincolato alle sue attività.

Emerge, dall’altra parte, una pericolosa disattenzione (che si auspica temporanea) sull’importanza della solida costruzione del progetto che si richiede all’animatore digitale. Infatti, se da un punto di vista amministrativo può essere ritenuta più agile e flessibile la scelta di non richiedere l’invio preventivo del progetto al Miur, ma soltanto al momento della rendicontazione di fine anno, non si comprende perché anche nella sostanza non si forniscano supporti. Infatti, non è chiaro perché

  • per la definizione e la presentazione del progetto non siano previsti “formati particolari” (nelle faq si suggerisce di seguire la scheda di rendicontazione) Neanche un esempio nella (scarsa) galleria degli schoolkit, e neanche una struttura consigliata a partire da quanto sviluppato nei tanti corsi di formazione (dove certamente la definizione del progetto dell’animatore sarà stato uno dei focus principali). Eppure, è questo il fulcro dell’azione dell’animatore digitale nella propria scuola;
  • si rimandi l’animatore digitale alla rendicontazione finale (quando ormai il progetto è stato completato, e nulla si può fare per rimediare ad eventuali carenze o errori) e tutt’al più si suggerisca lo scambio di esperienze nella community degli animatori. E non si sia pensato a predisporre e mettere in campo task force territoriali di supporto.

Una disattenzione, questa sull’importanza della qualità del progetto e del supporto necessario, che rischia però di rendere incerta la realizzazione efficace di una delle azioni più significative del PNSD, e quindi di provocare un pericoloso passo falso, che si potrebbe ancora evitare.

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Roberto Tranfaglia
Roberto Tranfaglia
8 anni fa

FAQ IN CONTRADDIZIONE PRIMA DICE DI SEGUIRE UN ORDINE DEI RISPETTIVI AMBITI E DELLE PERCENTUALI POI SI PUO’ ANCHE OMETTERNE DUE E RENDICONTARE SOLO “FORMAZIONE INTERNA” LE ALTRE 0 E 0 .

Michele
Michele
8 anni fa

Diego Piacentini sulla scuola digitale, più o meno dal minuto 40 https://www.youtube.com/watch?v=8j9U54m5Shk

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