La ricerca di Unimont

Impresa 4.0 nelle aree montane: ostacoli e opportunità

Nelle aree montane, tradizionalmente ritenute depresse, non mancano le opportunità per fare business secondo i paradigmi di Impresa 4.0. Le aziende, soprattutto le startup innovative, richiedono però adeguati strumenti di supporto. In primis, formazione, networking e comunicazione

Pubblicato il 21 Mar 2019

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Impresa 4.0 nelle aree montane: ostacoli e opportunità

Cosa significa innovare secondo il paradigma di Impresa 4.0  in montagna? Innovare sulle Alpi o nelle aree appenniniche, zone che lo stereotipo vuole essere depresse e poco attraenti dal punto di vista del business, è una sfida economica e sociale, ma non mancano le opportunità: servono però strumenti di supporto adeguati, soprattutto per le startup innovative, come il fare rete e puntare sulla formazione.

In montagna, “innovare significa rispondere a bisogni concreti ma in modo sostenibile, nuovo e rispettoso delle persone e dell’ambiente“, spiega ad AgendaDigitale.eu Emanuela Zilio, progettista di Unimont, Università degli Studi di Milano sede di Edolo, nel team che ha condotto la ricerca “Giovani imprenditori e imprese innovative in aree montane” per fotografare questa realtà. I risultati emersi dall’indagine mostrano soluzioni spesso creative, come l’utilizzo di sistemi robotizzati per preservare le aree naturali.

La montagna 4.0: gli ostacoli

I dati Unimont aggiornati a settembre 2017, indicano che su 1808 startup innovative lombarde, cento si trovano in montagna, di queste ventiquattro sono condotte da giovani. Undici le PMI innovative attive nelle stesse zone, solo una è condotta da un giovane. La ricerca ha indagato anche il significato assunto dal concetto di innovazione: “Dalle interviste condotte a cinquantasei imprenditori nelle sette province con territorio montano in Lombardia emerge come il concetto di innovazione, in montagna, si declini nelle componenti tecnologica, sociale e ambientale, dimensioni che spesso vanno insieme nelle aziende”, spiega Zilio.

Gli ostacoli individuati dagli imprenditori che possono limitare l’avvio e la crescita delle aziende in montagna, “ci sono le pratiche burocratiche e amministrative, la mancanza di chiari contatti e indicazioni, la qualità dei servizi pubblici a disposizione e a supporto dell’azienda“, precisa la progettista. Ma è rilevante, come su tutto il territorio nazionale, il gap di competenze, per cui scarseggiano specialisti formati per i posti di lavoro disponibili. A livello di problemi del territorio che inficiano le aziende invece, gli imprenditori indicano la debolezza infrastrutturale. Gli strumenti utili, secondo i dirigenti, che possono aiutare a fare innovazione in montagna sono “la riduzione del carico fiscale e del costo del lavoro e la disponibilità di infrastrutture tecnologiche e viarie – racconta Zilio -, il collegamento con reti di interesse e la formazione di alto livello in materia di management e comunicazione, l’accesso ai finanziamenti pubblici”.

Formazione 4.0 e networking

Per avviare un’impresa 4.0 in montagna è necessario sfruttare le qualità del territorio, le cui caratteristiche non devono essere viste solo come ostacoli ma anche come volani per creare soluzioni business particolari: “Nelle nuove imprese vincono l’alta qualità e specializzazione, la valorizzazione dell’unicità di territorio e prodotti, la formazione di alto profilo in un contesto che garantisce al contempo la qualità della vita”, sottolinea Zilio.

Tra gli strumenti che possono aiutare a supportare le startup innovative in montagna vengono indicati proprio la formazione di reti tra imprese, anche al di fuori del territorio. La formazione 4.0 deve essere approntata in modo “multidisciplinare e completa di esperienze concrete per i giovani imprenditori“, afferma Zilio, e “spingere le dinamiche di apprendimento e training di tipo peer-to-peer”. Tra le competenze richieste spiccano quelle ” che considerino le skill di comunicazione strategica” e che siano utili “per accedere a sistemi di finanza alternativa e ai finanziamenti europei”. Da non trascurare, secondo gli imprenditori intervistati da Unimont, la forza del team e del networking e puntare a promuovere investimenti privati, che risultano essere inferiori a quelli pubblici. La comunicazione e la promozione hanno dunque una rilevanza nel supportare le imprese innovative montane, anche per raccontare le storie di chi ce l’ha fatta e indicare di conseguenza modelli di successo che siano d’esempio.

Creatività e valorizzazione del territorio

Dai modelli di successo analizzati da Unimont per il report, emerge come la costante nella scelta di fare impresa in montagna sia la relazione con il territorio. Il cercare una soluzione innovativa per risolvere un problema locale ad esempio, ma anche ricercare per sé e per i propri lavoratori una qualità della vita dai ritmi più lenti rispetto a quelli delle grandi aree urbane. Fondamentale poi l’attenzione per l’ambiente, che spesso porta a realizzare soluzioni tecnologiche proprio con l’intento ecologico.

Per esempio la startup innovativa Fitobiotech di Lomazzo, guidata dall’imprenditore Mattia Romani e incubata a ComoNext, si occupa di biotecnologie e droni per tutelare le aree naturali. L’impresa è stata fondata per usare la tecnologia “al fine di debellare la processionaria del pino attraverso il fitobot Stinger e bioinsetticidi certificati”, racconta Zilio. BremaWood è invece una falegnameria 4.0. Guidata dall’imprenditore Maurizio Bresesti, si trova a Chiuro in Valtellina: l’impresa ricicla il legno delle botti per il vino e li trasforma in oggetti di design, attraverso tecnologie di progettazione digitale. Si occupa di riciclo anche Rymic, azienda di Parre, in provincia di Bergamo, guidata da Sowmya Mignani, che ricicla scarti di produzione in fibra di carbonio per creare nuovi tessuti.

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