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Trasporti intelligenti, i decreti dimenticati

Il Governo italiano su delega del Parlamento, ha adottato il Decreto Ministeriale recante “Diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti (ITS) in Italia”, che costituisce la base metodologica e operativa del Piano di Azione Nazionale sui Sistemi Intelligenti di Trasporto. Il Piano stesso però attende recepimento, da marzo. Suo obiettivo, guidare lo sviluppo di tecnologie ITS (Intelligent transport systems)

Pubblicato il 28 Ott 2013

Carlo Maria Medaglia

Prorettore per la Terza Missione - Università degli Studi IUL

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Trasporti intelligenti, i decreti dimenticati

Studi recenti, finalizzati ad individuare la soluzione migliore alla contingente realtà del nostro Paese, hanno dimostrato che un congruo investimento negli ITS, sarebbe in grado di apportare benefici, sociali ed economici, in settori chiave dell’economia italiana, quali ambiente ed energia, mobilità ed efficienza, produttività e sicurezza. Risultati significativi possono essere dunque raggiunti con il supporto dei sistemi ITS nella pianificazione della rete del trasporto pubblico su gomma e su ferro, nella progettazione e nella realizzazione di interventi sulla viabilità e sulla rete tranviaria, sugli studi e monitoraggi di flussi di traffico privato e merci, nonché nella definizione ed evoluzione delle regole per la mobilità privata (permessi, accessi alla ZTL, ecc).

Per dare attuazione a quanto premesso, il Governo italiano su delega del Parlamento, ha adottato il Decreto Ministeriale recante “Diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti (ITS) in Italia[1]” (DM ITS, 2013), che costituisce la base metodologica ed operativa del Piano di Azione Nazionale sui Sistemi Intelligenti di Trasporto. Obiettivo del piano è quello di guidare lo sviluppo di tecnologie ITS, attraverso l’espletamento di otto azioni così riassumibili:

1. rivisitazione ed aggiornamento dell’architettura Its nazionale;

2. elaborazione ed utilizzo di modelli di riferimento e di standard tecnici per la progettazione di soluzioni ITS, allo scopo di favorire l’interoperabilità e l’integrazione delle esperienze nazionali con gli analoghi sistemi in ambito comunitario;

3. diffusione di soluzioni ITS sulla rete stradale nazionale;

4. introduzione di una classificazione relativa ai livelli di servizio offerti dalla strada stessa in base alle tecnologie ed ai servizi ITS di informazione, gestione e sicurezza presenti;

5. monitoraggio dei benefici ottenuti dalle diverse applicazioni ITS in esercizio e di quelle che saranno implementate;

6. messa in rete delle diverse piattaforme afferenti al trasporto merci;

7. utilizzo sistematico dei servizi forniti dai sistemi di navigazione satellitare europei;

8. migliore utilizzo delle tecnologie di bordo dei veicoli per il trasporto privato e collettivo in modo da agevolare la comunicazione V2V (veicolo-veicolo) e V2I (veicolo-infrastruttura), nonché promuovere la diffusione e l’utilizzo di sistemi elettronici per il pagamento.

Sulla base delle azioni preventive fin qui elencate, il Piano di Azione Nazionale (presentato in draft del Governo Monti a marzo di quest’anno ed ancora in attesa del recepimento) evidenzia quattro grandi macro-aree che costituiscono settori prioritari di intervento: uso ottimale dei dati relativi alle strade, al traffico e alla mobilità, continuità dei servizi Its di gestione del traffico e del trasporto merci, applicazioni Its per la sicurezza stradale e per la sicurezza del trasporto, collegamento tra i veicoli e l’infrastruttura di trasporto.

E’ il nuovo capitolo di una storia importante per l’Italia. Il tema dei trasporti ha sempre avuto nella storia del nostro Paese un ruolo significativo. A partire infatti dalla prima metà dell’800 assistiamo alla comparsa delle prime ferrovie, fenomeno questo, che segna una cesura profonda nella storia dei sistemi di trasporto e della mobilità di persone e cose. Carrozze, omnibus, carri ippotrainati rimarranno a lungo una presenza familiare lungo le strade e nelle città ma il loro destino è ormai segnato, proprio per lasciare spazio a quelle opere di costruzione e ammodernamento delle nuove reti di trasporto che ci porteranno ai giorni nostri e che costituiscono oggi la base di quello che noi adesso chiamiamo Sistemi di Trasporto Intelligente (ITS – Intelligent Trasportation Systems) o in una chiave ancora piu’ generale Smart Mobility.

Oggi le numerose iniziative istituzionali ci ricordano quanto i trasporti siano, come nell’Ottocento, uno strumento importante per la crescita e lo sviluppo economico-sociale del paese. Un sistema di trasporto efficiente è infatti sinonimo di un’economia forte, caratterizzata da occupazione e ricchezza.

Per sottolineare ancora di più l’importanza dei sistemi di trasporto efficienti di merci e persone, basta citare alcuni dati delle Nazioni Unite:

il settore dei trasporti produce oltre il 25% delle emissioni mondiali di CO2. Il trasporto stradale è responsabile, in particolare, per il 16%;

nel 2009 sono stati registrati nel mondo 1,5 milioni di decessi e 50 milioni di feriti causati da incidenti stradali;

la stima del costo delle inefficienze delle reti di trasporto oscilla tra 1 e 2 trilioni di Dollari all’anno;

si valuta che la congestione dei trasporti pesa per circa l’1% del PIL nelle economie sviluppate e per il 2-5% in quelle in via di sviluppo.

L’Italia è uno dei Paesi Europei a più alta densità di traffico interno: i dati confermano inoltre, l’assoluto dominio del trasporto su strada a cui non corrisponde, un’offerta infrastrutturale adeguata alla domanda, con esternalità negative pesanti in termini di congestionamento, inquinamento ambientale e sicurezza. A questo va aggiunto che la domanda di trasporto su strada, presenta notevoli squilibri territoriali, in quanto i flussi di traffico riguardano essenzialmente alcune direttrici critiche e i nodi attorno alle principali aree metropolitane ed industriali del Paese.

Proprio sulla base di questi numeri e di questo scenario, sono state messe in campo una serie d’iniziative sia di carattere politico ma soprattutto tecnologico, che hanno l’arduo compito di provvedere da un lato, all’aumento e al miglioramento delle infrastrutture, dall’altro al miglioramento e all’ottimizzazione dell’efficienza esistente. Questo significa ripensare il trasporto come un sistema integrato e dinamico, nel quale informazione, gestione e controllo operano contemporaneamente e nel quale veicoli, infrastrutture e passeggeri sono connessi mentre utenti e pendolari, così come operatori del settore, potranno inviare e ricevere informazioni in tempo reale su trasporto, rischi e condizioni di traffico.

Parlare dunque in Italia di Smart Mobility significa, sulla base di quanto premesso e di quanto le nostre amministrazioni stanno facendo, promuovere lo sviluppo di un sistema coordinato ed interconnesso, in cui ogni componente dell’ingranaggio sia in grado di ricevere informazioni e di comunicare allo stesso tempo. Tutto questo è possibile soltanto se ci si impegna a completare i decreti attuativi relativi al DM del 1 febbraio 2013, a finalizzare il Piano Nazionale degli ITS, ed a sostenere/potenziare alcuni grandi progetti di respiro nazionale quali l’aggiornamento dell’architettura ITS nazionale, la piattaforma logistica nazionale UIRNET e lo sviluppo tecnologico del trasporto pubblico locale.

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