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Che succede e bisogna fare dopo notifica Immuni: isolamento e tampone

Chiariamo la trafila che si prospetta dopo aver ricevuto la notifica di “rischio contagio” sull’app Immuni. C’è incertezza a riguardo, il che contribuisce a scoraggiare il download dell’app. Che si deve fare: contatto col medico, isolamento ed eventuale tampone

Pubblicato il 28 Ago 2020

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Permane ancora poca chiarezza tra gli utenti su che cosa succeda dopo aver ricevuto la notifica di “rischio contagio” sull’app Immuni. E questa incertezza diffusa contribuisce a scoraggiare il download dell’app.

Che succede e si deve fare dopo la notifica Immuni di rischio contagio

Alla luce di quanto comunicatoci dal ministero della Salute e segnalato da vari utenti che ci sono passati, è utile quindi dettagliare quanto risulta.

  1. La notifica non è prova di contagio ma dice che in un giorno x c’è stato (probabilmente, in base all’indice di rischio calcolato dall’app) un contatto rischioso con un altro utente Immuni poi rilevato positivo al virus.
  2. L’utente da questo momento, come indicato dalla stessa notifica di Immuni, si dovrebbe mettere in isolamento volontario e contattare immediatamente il proprio medico curante, che a sua volta segnalerà all’asl competente, dove l’utente ha domicilio. Se l’utente si trova in luogo diverso da quello di domicilio, l’asl di competenza interagirà con l’asl della zona in questione.
  3. Dal momento che l’asl è informata l’isolamento è obbligatorio. Significa non poter uscire di casa e limitare i contatti con conviventi. La durata dell’isolamento è di 14 giorni calcolati però non dal giorno della notifica ma dal giorno di contatto avvenuto con l’utente positivo. Di solito quindi l’isolamento è meno di 14 giorni, dato che il contatto può essere di alcuni giorni prima quello della notifica (fino a 14 giorni, tempo di incubazione massima del virus).
  4. Se l’utente ha sintomi, l’asl dispone il tampone entro 48-72 ore. I risultati possono metterci fino a qualche giorno per arrivare.
  5. Se l’utente non ha sintomi, il tampone può dare falsi negativi perché forse il virus è solo in fase di incubazione. L’asl chiamerà ogni giorno l’utente per monitorare i sintomi: la loro eventuale comparsa e aggravamento (cosa che può comportare il ricovero ospedaliero).
  6. Se anche alla fine dell’isolamento non ci sono sintomi, l’asl può comunque disporre il tampone, se valuta che nella zona in cui c’è stato il contatto a rischio ci sono stati molti contagi. E’ possibile infatti essere positivi anche in assenza di sintomi anche una volta finita l’incubazione. Questo è il dettaglio che varia di più a seconda dell’asl di riferimento.
  7. Per i familiari del soggetto a rischio covid non ci sono misure. Queste scattano solo se il soggetto è stato rilevato positivo al covid; in quel caso anche i suoi congiunti diventano a “rischio covid” (come se avessero ricevuto la notifica Immuni) come da punto 4 e 5: isolamento e tampone se ci sono sintomi.

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