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Direttore responsabile Alessandro Longo

Istruzione

Ferri (Bicocca): “Sì, la Buona Scuola di Renzi è innovativa”

02 Lug 2015

2 luglio 2015

Finalmente si torna a investire nella Scuola pubblica. Con circa 4 miliardi (Moratti e Gelmini ne avevano tagliati 9). Finalmente, un riforma che prova ad adeguare la Scuola italiana, nel campo della didattica, della gestione e della digitalizzazione, agli standard europei

Missione compiuta per il “soldato” Francesca Puglisi – la relatrice in Senato del disegno di legge la Buona scuola – e per il governo che ha salvato un riforma da troppo attesa e poi “singolarmente” osteggiata in maniera violenta dai sindacati, dalle opposizioni e dalla stessa maggioranza – o meglio dalla minoranza interna del PD- Dopo alcune settimane di incertezza, la “fiducia” ha per fortuna fatto uscire la Scuola italiana dalla palude in cui rischiava di affondare senza una scelta di campo precisa da parte del governo, che fortunatamente c’è stata. La discussione in aula ha globalmente “ammorbidito”, il provvedimento, tenendo conto delle istanze della “protesa”, mantenendo però inalterato l’impianto del Disegno di Legge e senza depotenziarne troppo la sua portata innovativa. Ma tant’è… si è cominciato a investire di nuovo sulla scuola pubblica che è tornata al centro del dibattito civile e sociale. 

Vediamo più nel dettaglio le modifiche apportate, in Senato, al Disegno di Legge: ciò che resta e ciò che cambia. Non ho mai amato troppo questa “riforma” e sono stato molto critico nei confronti del Governo (Ferri, P., La scuola digitale è un libro dei sogni) e tuttavia alla fine di questo intervento proverò a spiegare le ragioni del mio essere favorevole sia al Ddl la  Buona scuola sia alla “fiducia” che ha permesso il proseguimento dell’iter parlamentare del provvedimento.

 

Ciò che resta: autonomia, formazione e merito

Cosa resta del vecchio impianto: resta il potenziamento dell’autonomia delle scuole nel definire modi e tempi del loro funzionamento, ad esempio, la possibilità la personalizzazione il Piano dell’offerta formativa e rendere opzionali alcune delle materie del triennio.

Resta una particolare attenzione al potenziamento della didattica laboratoriale e dell’utilizzo delle nuove tecnologie al servizio della formazione.

Restano le assunzioni dei 100.000 precari (102.734), anche se a valere dal 2016. Resta il diritto/dovere del dirigente di scegliere gli insegnati per  completare l’organico funzionale anche se parzialmente limitata da normative più “rigide” per la definizione degli “ambiti territoriali (provinciali) da cui scegliere.

Restano il potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro, che entra finalmente anche all’interno dei licei e che prevede 400 ore per gli istituti tecnici e 200 nei licei.

Restano gli aumenti di merito e la possibilità per il dirigente di distribuire incentivi ai docenti più meritevoli. Il merito varrà per il 70%, l’anzianità per il 30% della valutazione finale. Il Governo ha messo in campo 200 milioni di euro per il 2016 su questa posta di bilancio.

Restano, anche, i 500 euro che ogni insegnante potrà spendere ogni anno, con la sua “Carta elettronica del docente”, per la formazione che diventa strutturale, continua e obbligatoria: le priorità di formazione per il 2015 sono lingue, inclusione scolastica, didattica innovativa e digitale. In effetti resta molto!

 

Ciò che viene modificato: le chiamate del dirigente, la valutazione, una maggior collegialità

Per ciò che riguarda le modifiche più significative:

–         diviene più collegiale la definizione del Piano dell’Offerta formativa ora triennale: il dirigente formula gli indirizzi, ma è il Collegio docenti a elaborare il Piano dell’offerta formativa e il Consiglio di Istituto – dove siedono studenti, famiglie, docenti e personale Ata – ad approvarlo.

–         Ogni tre anni anche il dirigente scolastico, sarà valutato, in base al miglioramento degli apprendimenti e ai risultati scolastici degli studenti. Inoltre verrà valutato sulla sua professionalità, cioè, sul modo in cui ha condotto la sua scuola: dalle competenze gestionali e organizzative  alla valorizzazione dei meriti del personale dell’istituto. Gli incarichi di valutazione saranno attribuiti a tecnici del ministero con incarichi ispettivi.

–         Vengono introdotti controlli più imparziali sulla valutazione del merito degli insegnati. E’ stata, infatti, avviata la riforma del Comitato di valutazione dei docenti:  ne faranno parte, oltre al preside, quattro docenti (tre scelti dal consiglio dei docenti e uno dal consiglio d’istituto), due genitori e uno studente.

–         Saranno portati a 46  i milioni di euro (erano 12) di aumento delle risorse del fondo unico nazionale per la retribuzione, fissa e variabile, e della retribuzione di risultato dei dirigenti scolastici.

–         Viene riconosciuto anche a coloro che “giacciono” nelle Graduatorie ad esaurimento (GAE) un finestra per le assunzioni, poi le graduatorie GAE verranno abolite. Anche coloro che escono da nuovi corsi di abilitazione per insegnanti (TFA e PAS), potranno veder riconosciuti i loro diritti. In particolare i secondi potranno partecipare ad un concorso riservato a partire dal 2016 per 60.000 posti. Le assunzioni avverranno in questo modo 45.000 precari verranno assunti subito a settembre 2015, 55.000 verranno chiamati nel corso dell’anno scolastico.

–         E’ stato anche migliorato con 32 milioni di euro il sistema della valutazione degli apprendimenti per il triennio 2016 – 2019.

Ciò che continuo a non capire:  la violenza della protesta dei sindacati e della sinistra PD e no.

La discussione in Parlamento, ha perciò e reso più morbido, a volte attenuandone il tasso di innovatività,  il Disegno di Legge, e sono state accolte molte delle proposte migliorative dei sindacati e delle opposizioni interne o esterne al governo. Si è rispetta però la ratio originaria del provvedimento. Cioè il potenziamento dell’autonomia degli istituti scolastici e  la valorizzazione della professionalità degli insegnanti e di tutti i dipendenti della scuola meritevoli, oltre che l’avvio della sburocratizzazione e della digitalizzazione della scuola Italiana.

L’investimento è davvero ingente di tratta di circa 4 miliardi… non pochi. Moratti e Gelmini ne avevano tagliati 9 (Ferri, P., Chi sciopera contro la buona scuola ha dimenticato la riforma Gelmini). Inoltre, finalmente, un riforma che prova ad adeguare la scuola italiana, nel campo della didattica, della gestione e della digitalizzazione agli standard europei.  

Da quest’ultimo punto di vista finalmente si cambia. L’accento si sposta dalla tecnologia alla metodologia. Si promuove cioè la formazione metodologica degli insegnanti alla scuola aumentata dalla tecnologia; si avvia un piano concreto (Pino banda larga) per portare la connettività in tutte le scuole e le classi, e viene anche disegnata la strategia per la semplificazione delle pratiche burocratiche attraverso la progressiva smaterializzazione e digitalizzazione e delle procedure amministrati. Con la Buona scuola anche il Miur ha finalmente compreso che LIM e tablet di per sé non cambiano gli apprendimenti e le pratiche degli insegnati! E’ necessario per questo una vera e propria trasformazione della metodologia didattica e delle logiche organizzative della scuola (P. Ferri, La scuola digitale: auspici per il  2015).

Ma perché opporsi a questa riforma? Quello che proprio non riesco a capire è perché il Governo sia stato costretto a ricorrere alla fiducia… forse per tutelarsi dalla minoranza interna? Forse per dare una risposta a un sindacato che sciopera contro un governo che assume e non licenzia? Sono ovviamente domande provocatorie e retoriche.

La scuola italiana non merita di diventare il campo di battaglia per un regolamento di conti tra fazioni o gruppi di potere che sfruttano le loro rendite di posizione. I suoi insegnanti, i suoi dirigenti e tutto il personale della scuola merita più rispetto e dignità. Per troppo tempo i governi del centro-destra hanno drenato, scelleratamente, risorse e cercato di svilire, calpestandolo, il ruolo centrale della scuola pubblica nella società e nell’economia del nostro paese. Ora un governo di centro-sinistra prova a invertire la rotta, e prova a investire sulle persone e sulle infrastrutture. Perché questa operazione ha suscitato tanta “indignazione”, “proteste” e fiocchi neri sui profili Facebook? Perché mai un riforma che assume  a tempo indeterminato 102.734 precari porta il sindacato a indire uno sciopero generale? “Ai posteri”…

Noi ci auguriamo che finalmente il Disegno diventi Legge superando il suo ultimo scoglio parlamentare alla Camera; solo allora i suoi detrattori potranno raccogliere le firme per provare l’ultima resistenza con un referendum degno davvero di miglior causa. Cari oppositori, non si possono abolire per con un referendum i disegni di legge!

  • Margherita

    Leggo in questi giorni articoli di docenti universitari che sostengono la bontà della riforma della scuola, non tutti per fortuna. I docenti italiani compattamente, dalla scuola primaria alla secondaria, ritengono pessima questa riforma alla luce di fondati motivi che hanno più volte espresso e a cui non si è fornita alcuna risposta. Applicando lo stesso criterio di valutazione meritocratica ai docenti universitari ( spesso scelti e selezionati con concorsi farsa… ), il loro merito e il loro stipendio dovrebbero essere condizionati al giudizio dei tanti docenti e studenti che a loro spese frequentano i loro corsi di specializzazione e aggiornamento ( spesso deludenti, non sempre rispondenti alle aspettative) e che acquistano i loro mediocri libri, dai quali si evince che questi signori non sono mai entrati in una scuola se non come alunni e poi come genitori ( generalmente mandano i loro figli nelle scuole private), che ignorano le difficoltà e le dinamiche di una scuola pubblica. Il grosso problema dell’Italia è la mancanza di una classe dirigente e intellettuale all’altezza dei tempi, capace di suggerire strategie e soluzioni alternative e veramente innovative senza appiattirsi sull’esistente, sostenendo la logica liberista e di privatizzazione e deregolamentazione di ogni settore dello Stato che sta devastando il nostro Paese e che aumenta le diseguaglianze sociali tra scuole del centro e della periferia, tra Nord e Sud, come del resto è già avvenuto con le università meridionali….

  • Paolo Ferri

    Io sono neo-keinesiano e nell’articolo sostengo il ruolo centrale della scuola pubblica e la necessità di un suo maggiore finanziamento da parte dello stato …

  • Alessandro

    La formazione del personale, sia docente che ATA, è stata lasciata assolutamente andare in questi anni. Docenti che non sapevano insegnare col tablet, ATA che non sapevano cosa e come pubblicare all’Albo pretorio, tanto per fare un minimo esempio. Ci sono state alcune iniziative locali, ma poco incisive sulla globalità degli interessati. I dirigenti se ne soino bellamente rimasti a guardare, magari finanziando i progetti più assurdi e non l’indispensabile.
    Che si riesca a recuperare di colpo tutto il pregresso, francamente credo sia un po’ difficile.
    Le vere professionalità interne non sono state valorizzate, esternalizzando servizi che invece potevano essere benissino sostenuti da docenti e ATA della scuola. Anche in questo campo le responsabilitò dei dirigenti sono enormi.
    Ora li si vorrebbe far “santi subito” con le nomine dirette del 10% dei docenti e col controllo di fatto del Collegio Docenti e del Consiglio d’Istituto. Mi spiace, ma chi era schiappa prima, è destinato a rimanere tale.

  • roybaty

    La filosofia delle scuolette-azienda, autonome, del dirigente-boss, della verticalizzazione riporta la scuola agli anni 50, se non prima. E riproduce le storture di quest’orrida realtà nella quale ci troviamo a vivere. Contento lei… Io lotterò fino alla fine perché la scuola non si rassegni a diventare la succursale di aziende che usano i paradisi fiscali per non pagare le tasse.

  • Attilio A. Romita

    tanto per cambiare nella “Nuova scuola” si parla di “viti e bulloni”, nel nostro caso la fantomatica banda larga, ma non si dice che i docenti devono saper accendere un PC e devono saper insegnare come si fa una ricerca su Google.
    Gattopardescamente “tutto cambia perchè nulla cambi” e l’Italia resterà medioevale.

  • enrico maranzana

    “La buona scuola è innovativa”: un’asserzione priva di significato perché innovazione è utilizzata in astratto, non radicata al suo contesto generativo.
    Ben diverso sarebbe stata la Sua valutazione se avesse osservato che un caposaldo del documento governativo è giuridicamente inconsistente, perché errato. La volontà trasgressiva è enunciata all’art. 1: “La presente legge dà piena attuazione all’autonomia delle istituzioni scolastiche di cui all’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59”. Il riferimento normativo riguarda una legge delega, di validità temporale definita, conferita al governo.
    Incontrovertibile il significato dell’errore. L’elaborazione della delega è a firma D’Alema, Belinguer, Ciampi che hanno stabilito: “L’autonomia delle istituzioni scolastiche .. si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”, un principio che l’attuale governo ha voluto cestinare.
    Il titolo del provvedimento è sufficiente per cogliere la sua carica conservatrice, la sua volontà di riportare la scuola a tempi molto lontani: non più “sistema educativo di istruzione e formazione” ma “sistema nazionale di istruzione e formazione”.
    Enrico Maranzana

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