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Direttore responsabile Alessandro Longo

Previsioni e auspici

Scuola digitale 2015: banda larga, formazione e l’attuazione degli obliati decreti Carrozza

di Paolo Ferri, università Bicocca di Milano

23 Dic 2014

23 dicembre 2014

Finora il ministro Giannini ha fatto peggio dei predecessori, sul piano del digitale. Nel 2015 potrebbe riscattarsi: grazie a diritto d’accesso banda larga, anche mobile; attuazione dei principi della Buona Scuola e di due decreti Carrozza finora disattesi, sui contenuti digitali e sulle piattaforme di gestione didattica e amministrativa. Sarà la volta buona?

Sono passati ormai circa dieci mesi dall’insediamento del nuovo governo Renzi (22 febbraio 2014) e non si può dire che gli interventi dedicati a “avviare” la mancata transizione al digitale nella scuola italiana siano stati rilevanti. In effetti, rispetto ai Ministri precedenti – elencati in ordine di efficienza innovativa oltre che cronologico: Profumo e Carrozza – Giannini ha brillato per la sua “assenza” su questo tema.

Il fatto è tanto più grave quanto più il gap metodologico didattico e infrastrutturale del sistema formativo italiano è stato stimato dall’OCSE, già nel 2013, in 15 anni rispetto alla Gran Bretagna-  tutto questo mentre il governo Monti agonizzava, e la crisi istituzionale italiana era aperta (Review of the italian strategy for digital school). Era l’OCSE stessa nel 2013 ad indicare una via d’uscita per colmare il digital divide italiano suggerendo due macro obiettivi:

a. accelerare l’integrazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle scuole e nelle classi;

b. creare una Rete di Laboratori per l’Innovazione in cui alcune scuole pilota sperimentino e concepiscano nuove pratiche didattiche e organizzative per migliorare il sistema scolastico italiano.

 

Un passo indietro

A onore del vero il Ministro Profumo tra luci e ombre aveva fatto il possibile per far riprendere l’Italia dall’”incubo” dei tagli lineari e dell’”incuria digitale” del Ministro Gelmini. Profumo si era mosso lungo le direttive europee avviando l’Agenda digitale della scuola italiana (alla voce Competenze digitali), nel più ampio quadro dell’Agenda digitale, promossa da Monti per l’intero paese (Ferri, 2012, Agenda digitale). Sempre Profumo aveva avviato un processo di valorizzazione delle eccellenze attraverso il piano Scuole 2.0 e una correzione del piano Scuola digitale di Gelmini. Poi con il governo Letta e il ministro Carrozza iniziano ad avvertirsi i primi scricchiolii della strategia ben disegnata, e invero poco finanziata, da Profumo. Si blocca la Commissione consultiva creata da Profumo sulle Scuole 2.0 e vengono rallentati ulteriormente i piani d’investimento su questa e altre iniziative di formazione metodologica e tecnologica. Tuttavia Carrozza, realizza un passo avanti interessante legato ai “Libri digitali”:  a. vengono resi obbligatori almeno per le ”nuove edizioni” i contenti digitali per l’apprendimento; b. viene resa opzionale l’adozione dei libri di testo tradizionali dall’anno scolastico 2014 e 2015; c. viene auspicata almeno, nell’allegato tecnico al decreto del 29 settembre 2013 l’adozione da parte degli editori di piattaforme interoperabili per la gestione digitale della didattica e dei contenuti digitali (Ferri, Agenda Digitale,Aprile, 2014, Ferri Agenda digitale, 9 settembre 2014).

Il Ministro Giannini, brilla a oggi per immobilismo, rispetto ai suoi predecessori. Non ha cominciato bene dichiarando a giornalista che le chiedeva, appena insediata il 25 febbraio 2014, se la tecnologia fosse una priorità per la scuola oppure no: «ho l’idea che se spariscono i libri, forse sarò anche un po’ datata, non vada bene. A scuola senza zaino? No, deve esserci anche un contatto con la dimensione cartacea della cultura. Sì alla tecnologia che collega la scuola col mondo ma non la vedo sostitutiva del patrimonio che abbiamo». In effetti, era ed è una posizione attendista e di retroguardia, poi … il silenzio.

2. La Buona Scuola non colma il gap con l’Europa

Il piano la Buona Scuola del governo Renzi ha una ricca parte dedicata al digitale, molto condivisibile:

– banda internet in tutte le classi;

– spostamento degli investimenti dall’acquisto di Hardware e Tablet o Lim (spesso ciechi e muti per la mancanza di banda in classe) alla formazione degli insegnanti;

– abbattimento degli investimenti in Hardware attraverso la metodologia del Bring Your Own Device (porta il device da casa);

– introduzione del Coding anche alla scuola primaria.

Tutte buone intenzioni, ma l’attuazione delle quali non prevede da parte del MIUR, a oggi nessuna road map degli investimenti per la sua realizzazione. Anche da questo punto di vista il Ministro Giannini da un lato “annuncia” che il piamo La Buona Scuola sarà operativa già dal prossimo anno scolastico (2014/2015), ma per ciò che riguarda i finanziamenti, il silenzio è assordante. L’unica iniziativa concreta è lo stanziamento di un “ben” milione di euro per la formazione metodologica al digitale di tutti i docenti italiani. Cioè circa 1,25 euro a insegnante. In questo paesaggio con rovine diventa molto necessario che il Ministro si renda conto di come in questo modo invece dei quindici anni previsti dall’OCSE la transizione della scuola italiana al digitale rischia di essere concretamente prorogata sine die con il risultato di privare i nostri figli della concreta possibilità di competere sul mercato del lavoro e dell’università con i loro colleghi europei.

3. Auguri di Buon 2015 Ministro !

In questa situazione, insieme agli Auguri di poter realizzare, almeno per ciò, che riguarda la “digitalizzazione” della scuola le buone intenzioni contenute nel documento del governo, formuliamo i seguenti auspici, per l’anno 2015:

Auspicio 1. Diritto di accesso a Internet a banda larga anche da dispositivi mobili in tutte le classi della scuola italiana

Questo ci pare essere il punto dove esistono premesse concrete di vedere qualche risultato entro il 2015- Auspichiamo cioè l’innalzamento drastico delle percentuale di “classi connesse” dall’attuale e piuttosto increscioso 7%. Sono, infatti, stati stanziati 900 milioni di euro su questa posta di bilancio da varie fonti, per lo più comunitarie, raccolte dalle Regioni e poi rese e centralizzate dal Ministero dello Sviluppo economico nell’ambito del Piano nazionale banda larga e ultra larga (Longo, Agenda Digitale). Se una quota parte di questi fondi fosse destinata alla copertura delle strutture scolastiche questo problema potrebbe essere risolto. L’obiettivo potrebbe essere quello di dare 30 megabit a ogni scuola e i 100 megabit al 50 per cento delle scuole possibilmente prima del 2020 come per altro ci impone l’Europa, non solo rispetto alla scuola ma nei riguardi di tutti i cittadini.

 

Auspicio 2 – Attuazione concreta dei corretti principi “annunciati” ne la Buona Scuola

In particolare sarebbe davvero necessario che fossero stanziati i fondi per mettere in pratica corretto principio: connettività e formazione degli insegnanti al primo posto, poi hardware e LIM! Anche solo questo spostamento delle poste di bilancio costituirebbe un grande passo avanti rispetto agli investimenti degli enti locali di questi anni. Ad esempio rispetto agli ingenti stanziamenti della Regione Lombardia sul progetto Generazione Web che purtroppo ha sempre previsto solo l’acquisto di strumentazione e in pochissimi (e poco finanziati) progetti di  formazione  degli insegnanti.

 Auspicio 3 – Attuazione all’allegato tecnico del decreto Carrozza: I contenuti digitali (D.M. n. 781 del 27/09/2014)

Il ministro Giannini dovrebbe riprendere e dare completa attuazione dell’”Allegato tecnico” del decreto Carrozza sui contenuti digitali e in particolare promuovere un tavolo con gli editori scolatici italiani finalizzato a definire standard qualitativi e contenutistici dei nuovi data base interattivi di contenuti digitali per la scuola.

Auspicio 4- Attuazione concreta del decreto Carrozza riguardante le piattaforme di gestione dell’attività didattica e dell’amministrazione della scuola (D.M. n. 781 del 27/09/2014.)

Il Ministro Giannini sa che la trasformazione in Scuola 2.0 delle nostre istituzioni formative può migliorare, rendere più efficiente e meno costosa per i cittadini l’Istruzione pubblica. Questa transizione è costituita da alcuni pilastri: la connessione a Internet in banda Larga, i contenuti digitali per l’apprendimento di qualità, fruibili e integrabili in maniera aperta; ma anche da ambienti virtuali per l’apprendimento per gli insegnanti e da software gestionali per agevolare i dirigenti nei processi amministrativi della scuola. Si dovrebbe intervenire a livello normativo e finanziario per avviare l’installazione di questi software in tutte le scuole italiane o, almeno, in quelle coinvolte nell’intervento di ristrutturazione edilizia e allo stesso tempo finanziare la formazione metodologica degli insegnanti sulla didattica digitale.

Auguri Ministro di buon 2015 Ministro Giannini!

 

  • Marcorobert

    Aggiungo: alle scuole-laboratorio dell innovazione, gruppi di innovatori sperimentatori che poi vanno in missione a cascata nelle scuole praticando in codocenza. Ricordiamoci che la maggior parte dei miei colleghi è ultra cinquantenni e la maggior parte di loro non è neanche “immigrata digitale”.

  • Attilio A. Romita

    “ho l’idea che se spariscono i libri, forse sarò anche un po’ datata, non vada bene.” dichiara il Ministro Gelmini.
    “con la cultura non si mangia” dichiarò un altro ex ministro.
    “possiamo fare a meno della globalizzazione delle competenze, dal momento che abbiamo i migliori studenti di storia medioevale.” ha detto il ministro Franceschini.

    e noi vorremmo avere la suola 2.0?

    Ma la speranza è l’ultima a morire!

    Felice 2015 a tutti!

  • Attilio A. Romita

    chiedo scusa al Ministro Gelmini, la frase “”ho l’idea che se spariscono i libri, forse sarò anche un po’ datata, non vada bene.” è del ministro Giannini

  • F.M.

    Ultra cinquantenne e docente di scuola secondaria superiore, mi sono autofinanziata la formazione e continuo a farlo, per acquisire competenze in ambito digitale. Mi sono comprata gli strumenti di lavoro che non posso usare a scuola, dove il gap tecnologico è a 10 anni fa… almeno. Ho visto arrivare 5 LIM a scuola in 5 anni, finalmente l’ultima in un’aula da me utilizzata. Senza internet, per ora. Il corso di formazione, così chiamato, si è concretizzato in un’ora circa di spiegazione sull’utilizzo del software della LIM. Solo quella, le altre utilizzano software diversi. Quali mirabolante nuovo modo di insegnare dovrei progettare seguendo e ammirando le bravure altrui, quando nel quotidiano le uniche certezze sono lavagna e gessetto?

  • CRAZY HORSE della scuola

    Concordo con tutto e aggiungerei dalla frontiera di una scuola “ad alto rischio” in uno low income area della periferia romana: formiamo gli insegnanti ad una didattica digitale e non solo. Formiamoli ad una didattica collaborativa interdisciplinare. Formiamoli a consultare e a documentarsi in INGLESE. Formiamoli a usare la tecnologia. Formiamoli a gestire le classi in modo diverso. Formiamoli a lavorare in ambienti strutturati diversamente. Formiamoli alla creatività e alla gestione di una classe creativa. Formiamoli a gestire il rumore e il movimento. Mandiamoli in giro a seguire esempi di insegnamento innovativo (attuale, ndr). Formiamoli a lavorare in team dandogli orario di cattedra e orario di studio (con meno ore in cattedra e più ore di laboratorio e sperimentazione). Formiamo i formatori e mandiamoli in giro come novelli apostoli evangelizzatori. Diamogli uno stipendio dignitoso e che rispecchi l importanza sociale del loro ruolo. Insegnamogli le lingue straniere (siamo nel 2015). E diciamo ai policy makers che senza insegnanti competenti, innovativi e FELICI non si va da nessuna parte. E diciamogli che agli insegnanti non viene comunicato nulla di quello che si decide della loro vita e che non hanno la possibilità di dire nulla (noi insegnanti Normali in trincea in frontiera). CRAXY HORSE

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