la questione

Libra, a rischio il lancio della moneta Facebook: le ragioni

L’arrivo di Libra, il “metodo di pagamento” legato a Facebook, previsto per i primi mesi del 2020, rischia di slittare o addirittura saltare. Cerchiamo di capire perché fa così paura all’establishment finanziario

25 Set 2019
Carlo Mercurio

Trainee Lawyer


Circondato da un alone di mistero, tra lo scetticismo di molti addetti ai lavori, soprattutto lato privacy, Libra – l’ambizioso progetto del padre fondatore di Facebook – non vedrà la luce nei prossimi mesi, diversamente da quanto annunciava lo stesso Mark Zuckerberg attraverso un post di presentazione di Libra pubblicato il 18 giugno di quest’anno.

La causa è dovuta a una serie di dubbi ed incertezze relativi alla regolamentazione da attuare al metodo Libra.

Dubbi sollevati sia dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che dal presidente della SEC (Securities and Exchange Commission), Jay Clayton, nonché dall‘Antitrust europea, che ha acceso i fari sulla spinosa questione, ma anche dalla Federal Reserve americana, attraverso le dichiarazioni di uno dei suoi maggiori esponenti Jerome Powell, il quale ha messo un punto fermo al lancio di Libra nell’immediato futuro.

Powell, di fronte al Comitato dei servizi finanziari della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, ha così dichiarato che: “i piani per creare una valuta digitale da parte di Facebook non possono andare avanti sino a quando non verrà fatta chiarezza su tutti gli aspetti controversi”.

Cos’è Libra 

Per capirci qualcosa di più, bisogna ricordare che Libra è un metodo di pagamento virtuale, tecnologicamente simile al Bitcoin, con il quale ogni utente potrà pagare la corsa su Uber, l’abbonamento di Spotify, comprare su Instagram o inviare soldi ad altre persone semplicemente tramite Facebook e le sue app associate come Messenger e WhatsApp.

Libra non è una criptovaluta, non è una moneta, né una blockchain, bensì un sistema di pagamento estremamente comodo e facile, che persegue come principale obiettivo quello di fornire servizi bancari ai cosiddetti “unbanked”, ossia bypassando l’azione (ed i costi) degli intermediari finanziari, e favorendo quei soggetti che non hanno un conto bancario, non vogliono averlo o necessitano di un’alternativa.

Nel post di presentazione di Libra del 18 giugno, Mark Zuckerberg scriveva: “Vogliamo rendere facile per tutti inviare e ricevere denaro proprio come accade con le nostre App per condividere istantaneamente messaggi e foto“.

Come già anticipato Libra non è paragonabile a Bitcoin, anzi i puristi della materia “criptovaluta” definiscono questo progetto la perfetta antitesi al concetto di bitcoin.

Bitcoin è una criptovaluta basata su blockchain pubblica volta a favorire un’economia circolare e non controllata da nessuno.

Libra, a differenza del Bitcoin, non viene “estratta” dalla rete attraverso i procedimenti informatici di mining ma viene “emessa” attraverso l’acquisto di titoli di Stato e l’uso di depositi bancari.

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Libra può essere, altresì, definita una stablecoin, ciò significa che il suo valore sarà ancorato ad attività che ne garantiranno una relativa stabilità, comportamento esattamente agli antipodi quello delle criptovalute che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni e sappiamo essere caratterizzate da costante volatilità.

In parole povere, il valore di una libra potrà essere di un dollaro o, con meno probabilità, di un euro e resterà stabile nel tempo come si conviene a un metodo di pagamento.

Ulteriore differenza rispetto alle criptovalute, come bitcoin, sta nel fatto che Libra non sarà basata su Blockchain pubblica, l’unica che garantisce assoluta trasparenza e tracciabilità di transazione, ma bensì Facebook dovrà necessariamente stabilire accordi con le autorità bancarie, al fine di prevenire possibili reati finanziari, tipo il riciclaggio.

Risulta quindi più corretto paragonare Libra ad altri sistemi di pagamento basati, però, su blockchain private.

Da chi è gestita Libra?

Libra sarà gestita da un’associazione no-profit con base a Ginevra e denominata Libra Association, composta al momento da 28 membri (alcuni viste le ultime vicissitudini stanno in realtà pensando di tirarsene fuori) che contribuiscono attraverso il proprio lavoro per lo sviluppo, la diffusione e l’accettazione della nuova cryptocurrency.

Tra i membri fondatori possiamo nominarne alcuni tra i più conosciuti come Mastercard, PayPal, Visa per il settore pagamenti, Booking Holdings, eBay, Facebook/Calibra, Spotify AB, Uber Technologies per il settore Technology and marketplaces.

Il wallet Calibra

Una piccola analogia, un piccolo punto in comune con la tecnologia delle più decantate criptovalute alla fine c’è, ed ha un nome, si chiama Calibra ed è un App Wallet che serve sostanzialmente a semplificare la gestione delle libre, quindi a spendere e conservare le libre.

Calibra è una società direttamente controllata da Facebook ed in questo risiede la sua particolarità.

Sarà sicuramente l’unico tool ad essere perfettamente integrato con Whatsapp e Messenger, le principali piattaforme di messaggistica gestite da Facebook, rendendo così lo scambio di denaro semplice come inviare una foto.

Libra, la Privacy e lo spettro di Cambridge Analitycs

Uno dei punti più discussi, sollevato all’annuncio del lancio imminente del progetto Libra, è legato alla protezione dei dati dei consumatori: le preoccupazioni che riguardano la privacy hanno messo sul piede di guerra i Garanti Privacy e gli enti watchdog di mezzo mondo.

Tra i principali svantaggi di Libra, molti degli addetti ai lavori, hanno segnalato la concreta possibilità di una massiccia svendita di dati personali, mettendo così fortemente a rischio privacy e tutela del cittadino.

Inutile nascondere che dietro a tali preoccupazioni c’è, sì, il reale pericolo della riservatezza dei dati di coloro porranno in essere transazioni con Libra tramite social, infatti è quantomeno difficile credere che Facebook possa garantire che saranno raccolte ed analizzate solo le informazioni strettamente necessarie per l’erogazione del servizio, e se anche questo dovesse accadere, ma andrebbe poi verificato, è altrettanto difficile credere che i dati delle transazioni finanziarie resteranno separati da quelli che Facebook raccoglie sulla piattaforma social.

Senza dimenticare che tali informazioni faranno sicuramente gola ai 28 partner, andrebbero anche esplicitati, metodi e contenuti di condivisione, ed i termini di utilizzo per finalità a loro utili.

Sarebbe però inopportuno, non tener conto del fatto che le preoccupazioni siano accentuate anche a causa del recente passato, in cui Facebook è stato investito da scandali non di poco conto, vedi il caso Cambridge Analitycs, e per cui è stato sanzionato, casi in cui la gestione delle informazioni personali non ha soddisfatto le aspettative dei legislatori né degli utenti.

A questa delicata situazione va ad aggiungersi la carenza di risposte e rassicurazioni concrete che Facebook e Calibra, ma anche i 28 partners che li affiancano in questa iniziativa, tardano ad esplicitare in merito ai dubbi ed alle criticità sollevate circa la sussistenza di solide misure di protezione dei dati e anche di verifiche periodiche sul rispetto della protezione.

La vasta platea di attori in gioco, ma anche i futuri consumatori di Libra, aspettano con trepidazioni e curiosità le prossime mosse di Zuckerberg, il prossimo capitolo di quella che si configura come una storia ancora all’inizio della sua narrazione.

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