La gestione del contante in Italia cambia mentre crescono i pagamenti digitali. Banconote e monete restano però centrali per molte transazioni, rendendo essenziali sicurezza, continuità operativa, efficienza della filiera e adeguati punti di accesso sul territorio.
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Pagamenti digitali in crescita, i dati della Banca d’Italia
Cresce nel Paese la propensione a cogliere le opportunità offerte da servizi e canali di pagamento innovativi messi a disposizione dagli intermediari.
A confermarla, le nuove statistiche pubblicate dalla Banca d’Italia[1], che anche per il 2025 vedono una importante crescita di strumenti di pagamento elettronici alternativi al contante, che superano i 16 miliardi di transazioni complessive (raddoppiando quota rispetto al 2020 e registrando un +44% rispetto al 2022), per un controvalore di oltre 12 mila miliardi di euro.
Le carte di pagamento rimangono, in termini assoluti, lo strumento di pagamento elettronico più utilizzato (75% delle transazioni) per un totale di 12 miliardi di operazioni nel 2025; con le carte di debito che continuano ad essere lo strumento preferito dagli italiani, con 7,7 miliardi di operazioni, seguite dalle carte prepagate (2,8 miliardi) e da quelle di credito (1,8 miliardi).
A registrare i tassi di crescita più elevati sono tuttavia i bonifici istantanei, che con le novità introdotte nel 2025 da apposito Regolamento europeo[2] passano da circa 48 milioni di operazioni nel 2022 a 298 milioni nel 2025, arrivando a rappresentare circa il 24% del totale dei bonifici SEPA disposti in Italia rispetto alla quota del 5% rilevata nel 2022.
In questa fotografia, che vede una chiara accelerazione dei pagamenti digitali, l’Italia rimane, nel panorama globale, un’economia in cui l’utilizzo del contante rimane significativo[3] e banconote e monete, seppur con dati in evidente contrazione, continuano a rivestire un ruolo importante soprattutto per le transazioni di piccolo importo[4].
In coerenza con la strategia dell’eurosistema, le banche continuano a rivolgere attenzione verso iniziative che mirano a preservare sicurezza, efficienza, accesso e continuità operativa nell’offerta di contante, integrando le esigenze di circolazione fisica di banconote e monete con la crescente digitalizzazione dei pagamenti.
Vediamo in questo articolo quali sono le particolarità che caratterizzano la gestione del contante e quali le principali linee strategiche d’azione in questo comparto dell’attività bancaria.
La filiera del contante
La possibilità che tutti noi abbiamo di utilizzare denaro contante è risultato di una complessa filiera di attività che coinvolge diversi attori:
Emissione di banconote e monete
La Banca d’Italia produce la quantità di banconote in euro assegnata a livello di Eurosistema; le monete in euro sono invece coniate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze;
Distribuzione del contante
Le filiali della Banca d’Italia trasferiscono il contante (banconote e monete) alle banche e al sistema postale, che lo rendono disponibile al pubblico e agli operatori di mercato attraverso la rete di sportelli bancari (oltre 19.000 nel 2025) e postali (circa 12.700), tramite ATM (oltre 36.000 quelli bancari e quasi 9.000 quelli postali) nonché attraverso sportelli automatici gestiti da operatori privati (cd. Independent ATM Deployers – IAD) e soluzioni innovative (cash in shop[5], cash back[6]) ancora scarsamente diffuse in Italia;
Ritiro e circolazione
Il denaro viene ritirato e utilizzato nei rapporti tra privati o presso i punti vendita. I commercianti lo incassano e, a loro volta, lo depositano presso gli istituti di credito o lo reimmettono nelle casse come resto;
Trasporto e trattamento del contante
Gli spostamenti di contante, da/verso la Banca d’Italia, da/verso gli intermediari bancari/postali, da/verso gli esercenti avviene tramite apposite società di servizi (Cash-in-Transit, CIT) che ne curano le attività di trattamento e contazione presso le proprie sale conta;
Verifica, ricircolo e smaltimento
Banche, Poste e CIT operano come gestori professionali. Verificano che le banconote siano autentiche e non usurate tramite macchinari idonei: quelle integre vengono rimesse in circolazione, mentre quelle rovinate sono restituite alla Banca d’Italia per essere distrutte e sostituite.
Rischi legati al contante
Il denaro circola fisicamente da una parte all’altra del nostro Paese. Oltre 1.000 automezzi blindati si muovono ogni giorno sul territorio italiano per distribuire contante; la Banca d’Italia ha stimato che nel 2025 sono stati almeno 40 milioni i chilometri percorsi da questi furgoni (mille volte la circonferenza terrestre) con un consumo di carburante di oltre 7 milioni di litri.
Il trasporto di contanti e valori su strada è un’attività ad altissimo rischio, che attira bande ben addestrate di criminali: il 2025 è stato un anno caratterizzato da un’escalation di violenza per gli assalti ai portavalori in Italia, ben 15 attacchi totali (11 in transito e 4 nelle fasi di carico/scarico).
Di pari passo, gli sportelli automatici (ATM) per prelevare contante sono esposti alla possibilità di attacchi. OSSIF, il Centro di Ricerca ABI sulla Sicurezza Anticrimine, rileva che nel 2025 gli attacchi agli ATM sono stati 461 con un aumento del 35% rispetto al 2024.
Promuovere una cultura della sicurezza capace di coniugare protezione fisica e difesa cyber con un approccio unitario e strategico, è una priorità per le banche italiane.
A testimoniare l’impegno in questa direzione, oltre agli ingenti investimenti nella sicurezza delle proprie filiali (circa 500 milioni di euro all’anno), anche le diverse iniziative promosse da ABI e da OSSIF volte a rafforzare il confronto tra Istituzioni, Prefetture e operatori del settore, per garantire un monitoraggio continuo delle minacce emergenti e l’adozione di soluzioni condivise, e così dare attuazione al principio di “sicurezza partecipata”: un modello che punta a una collaborazione strutturata tra istituzioni pubbliche e settore privato.
Continuità operativa nella distribuzione di banconote e monete
La continuità nella gestione del contante richiede adeguati presidi anche nelle situazioni di carattere più generale, seppur eccezionale, conseguenti ad emergenze sanitarie, calamità naturali, catastrofi, disastri ambientali.
La terribile esperienza del Covid rappresenta l’esempio più recente e rilevante in questo senso: se da un lato le restrizioni della pandemia e il timore di contagio tramite le superfici fisiche abbiano spinto la clientela verso i pagamenti digitali la domanda complessiva di banconote in quel periodo è aumentata, poiché i cittadini le hanno percepite come un bene rifugio in tempi di incertezza. Garantire l’approvvigionamento di contante in Italia in quel periodo ha richiesto una forte azione di monitoraggio e di coordinamento tra i principali attori della filiera per assicurare la necessaria liquidità nel nostro Paese.
Il presidio di queste attività ha potuto contare sul COBAN – il Comitato per la continuità operativa della distribuzione di banconote in euro – presieduto dalla Banca d’Italia, cui partecipano ABI, Poste e il Ministero dell’Interno. Nella sede del COBAN si è favorito un tempestivo scambio di informazioni, sono state condivise misure per tutelare la salute degli addetti al ciclo del contante da un lato ma anche iniziative tese a prevenire eventuali carenze di liquidità monitorando le scorte e assicurando la distribuzione delle banconote nonostante le restrizioni.
Istituito nel 2015, il COBAN svolge questo tipo di presidio in via strutturata, con riferimento a qualsivoglia evento critico che possa mettere a rischio la gestione del contante: è sede di confronto periodico per l’analisi dell’evoluzione delle minacce alla continuità operativa, promuove lo scambio di conoscenze e la diffusione di una cultura della continuità e della sicurezza per la distribuzione del contante fra gli operatori e le Autorità, individua e aggiorna le procedure di emergenza che possono essere adottate.
Efficienza nella gestione del contante
Nel contesto attuale che vede una riduzione dell’uso del contante ed una maggiore esposizione a rischi di carattere operativo, ABI e banche sono impegnate – in raccordo con la Banca d’Italia e con le CIT – a svolgere una riflessione organica e strutturata che consenta di individuare e rafforzare iniziative che possano rendere sempre più moderna, efficiente e sostenibile l’intera filiera del contante.
In questo senso, particolare rilevanza assume il progetto “Sala conta multibanca”. Promosso e sperimentato a partire dal 2016 da un primo gruppo di banche italiane e da Poste, con il supporto di Banca d’Italia e di ABI, il modello consente agli aderenti di effettuare il controllo delle giacenze e delle performance dei Service in favore dei quali è stata esternalizzata l’attività di trattamento del contante, seguendo una metodologia standardizzata e una governance strutturata che prevede l’effettuazione di Visite Ispettive Congiunte presso le Sale Conta esternalizzate.
Oltre ad aumentare i livelli di sicurezza, il modello offre la possibilità agli intermediari aderenti di massimizzare la compensazione delle banconote tra gli aderenti all’interno della medesima sala conta riducendo la necessità di prelievo/versamento di contante da/verso le filiali della Banca d’Italia.
Adottato oggi con successo da un numero crescente di intermediari e dalla pressoché totalità delle CIT presso le proprie sale conta, il modello Sala Conta Multibanca offre importanti e concreti benefici agli intermediari in termini di costi, efficienza e sicurezza nella gestione del contante. Vantaggi che possono aumentare significativamente a fronte dell’adozione su più ampia scala di questa iniziativa, che non a caso, Banca d’Italia e ABI, unitamente al Consorzio che gestisce il progetto Multibanca intendono rilanciare.
Punti di accesso al contante
Ultimo, ma non ultimo, il tema dell’accesso al contante.
Le banche stanno “ridisegnando” la presenza sul territorio nell’ottica di sviluppare in modo crescente e integrato una pluralità di canali, fisici e digitali, per offrire soluzioni differenziate e multifunzioni capaci di accompagnare il cliente nel rapporto con la propria banca.
La riorganizzazione della presenza territoriale degli intermediari, in particolare tramite il tradizionale canale dello sportello, è un fenomeno osservabile in molte economie avanzate, conseguenza di una molteplicità di fattori (impatto delle nuove tecnologie su offerta e domanda dei sistemi di pagamento, consolidamento del settore bancario, efficientamento del servizio e spopolamento di talune aree geografiche).
In Italia, il ridimensionamento della rete territoriale delle banche risulta meno accentuato rispetto alla media dell’area euro. Per i servizi di accesso e gestione del contante, strumento che per sua natura non può essere offerto a distanza, il ricorso agli ATM, sempre più dotati di funzioni avanzate, a cui si aggiunge la presenza degli uffici postali, offre una rete di offerta adeguata[7].
Sul tema c’è attenzione da parte delle Autorità europee e italiane. In questo contesto si inserisce anche la bozza di Regolamento pubblicata a giugno del 2022 dalla Commissione Europea sul corso legale del contante, che prevede obblighi di monitoraggio sull’accesso al contante per gli Stati Membri e l’adozione di interventi correttivi ove necessario.
In tale contesto, l’esigenza di approfondire e monitorare il fenomeno nel Paese ha l’obiettivo di garantire che la possibilità di prelievo del contante rimanga adeguata e di valutare iniziative volte a rafforzare accessibilità anche nelle zone rurali e montane più colpite dallo spopolamento, anche favorendo modalità di versamento e prelievo più flessibili e innovative (per esempio attraverso sportelli itineranti o ATM mobili, oltre alle richiamate soluzioni di cash-in-shop e cash back presso gli esercenti).
Note
[1] Statistiche_SDP_20260519_1.pdf
[2] Regolamento (UE) n.886/2024 (Link)
[3] Cash intensity index pari all’11,5% rispetto al 9,8% della media europea, a indicare un’incidenza del contante sul PIL ancora superiore alla media dei Paesi dell’area euro – Rapporto Ambrosetti 2026
[4] Il rapporto pubblicato a ottobre del 2025 dalla Banca d’Italia sulle abitudini di pagamento dei consumatori (Link), evidenzia che:
- il 64% dei pagamenti fino a 30 euro viene ancora effettuato in contanti, in forte diminuzione rispetto al 76% del 2022 e all’89% del 2019;
- 56% dei pagamenti tra 30 e 50 € (54% nel 2022; 61% nel 2019);
- 44% per gli acquisti tra 50 e 100 €, (45% nel 2022; 54% nel 2019).
[5] Lo schema del cash-in-shop prevede la possibilità di ritirare banconote in euro presso esercizi commerciali convenzionati con un prestatore di servizi di pagamento tramite una carta o una applicazione su smartphone ma in questo caso senza effettuare acquisti di beni o servizi. Fonte: www.bancaditalia.it
[6] Il cash-back consente di prelevare banconote presso un punto vendita convenzionato con un prestatore di servizi di pagamento quando si effettuano acquisti di beni o servizi con pagamento digitale (e.g. carta o applicazione su smartphone). Al momento del pagamento si può chiedere di prelevare una somma in contanti (entro limiti prefissati): l’importo prelevato in contanti viene aggiunto al prezzo del bene o servizio acquistato e l’importo complessivo viene addebitato sulla carta o sul conto sottostante. Fonte: www.bancaditalia.it
[7] Per maggiori dettagli, si veda la nuova sezione delle Statistiche pubblicate dalla Banca d’Italia, dedicata Punti di accesso al contante in Italia nel 2025: copertura per tipologia e densità della popolazione.










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