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Direttore responsabile Alessandro Longo

Previsioni 2015

Sanità digitale: uscire dalla palude è possibile. Ecco come

di Paolo Colli Franzone, Osservatorio Netics

18 Dic 2014

18 dicembre 2014

Dai dati dell’Osservatorio Netics, qualche previsione sull’andamento del mercato IT per la Sanità: qualcosa si muove, ma è ancora troppo poco. E per il 2015 la crescita prevista è un infimo +1,17%. La palla passa alle Regioni: sono loro, che possono fare la differenza e invertire un trend di calma piatta

Il mercato IT per la Sanità italiana (pubblica e privata) chiude il 2014 a 1.534 milioni di euro, facendo segnare un modesto +1,05% rispetto al 2013.
La sola sanità pubblica (Stato, Regioni, ASL e AO/AOU) ancora una volta non riesce a sfondare la barriera psicologica del miliardo di Euro, assestandosi a 964 milioni.
Questi i dati dell’Osservatorio Netics, frutto di due survey effettuate nel corso del 2014 che hanno coinvolto 19 Regioni (su 21), 194 tra ASL, AO e AOU e un’ottantina di strutture private.

Per il 2015, Netics prevede una crescita ancora limitata a un modestissimo +1,17% quasi interamente ascrivibile al livello regionale e direttamente o indirettamente correlato a progetti di Fascicolo Sanitario Elettronico e a “code” progettuali in tema di e-prescription.
Continua a decrescere la spesa a livello aziendale (ASL, AO, AOU), soprattutto per effetto delle azioni di spending review che incidono sensibilmente (-6,2%) sulla spesa corrente.
Molti tra i CIO intervistati faticano a fare previsioni che vanno oltre i 12 mesi: si “naviga a vista”, in poche parole.

Ciò che però sfugge a molti analisti, e che Netics ha iniziato a rilevare a partire dal 2013, è la crescita (che potremmo definire “spettacolare”) del gap esistente fra quelle che sono le direttrici di intervento governate dai CIO e i bisogni reali espressi dagli utenti.
Soprattutto a livello ospedaliero, siamo in presenza di una domanda che rimane pressoché inascoltata. E non solamente per mancanza di budget.
In alcuni casi, questa domanda inascoltata “trova sfogo” attraverso iniziative parallele di “Shadow IT”: sfuggendo al controllo e al governo dei CIO, nascono reti “clandestine” in Pronto Soccorso, nei reparti di degenza, negli ambulatori.
Questo fenomeno rischia di ingigantirsi negli anni a venire, soprattutto se si considera il gap fra le priorità di investimento dichiarate dai CIO e le direttrici di evoluzione del sistema sanitario nazionale.
In un mondo che tende a deospedalizzare il paziente, si continua a dichiarare investimenti sulla cartella clinica di reparto. Tanto per fare un esempio.
Si contano sulle dita di 4-5 mani i CIO che stanno iniziando a prendere seriamente in considerazione soluzioni di Patient Workflow Management e Patient Relationship Management, tanto per fare un altro esempio.

Sembra un paradosso, ma in realtà non lo è: Netics stima che il mercato IT Sanità in Italia potrebbe crescere di un discreto 6-7% “anche subito”, se soltanto i CIO fossero capaci di intercettare i bisogni inespressi di un SSN in profonda mutazione.
E il top management sarebbe assolutamente pronto a endorsare iniziative in questa direzione, se soltanto decidesse di “far crescere” i CIO trasformandoli da “capi CED” a veri manager dell’innovazione.
Dalla logistica del farmaco ai PDTA, da un nuovo approccio alla gestione della relazione con l’assistito a strumenti per la clinical  governance: niente che non sia già ampiamente disponibile sul mercato, se soltanto lo si volesse davvero fare.

Anche i vendor hanno la loro parte di responsabilità: tutti presi a “vendere cose ai CIO”, non riescono a compiere un salto di qualità nella loro attività di proposizione buttando il cuore oltre l’ostacolo e avviando discorsi a un livello più alto di interlocuzione.
Paradossalmente, anche le società ICT “in-house” che si occupano di Sanità non riescono ad andare oltre alla quotidianità del Fascicolo e della Ricetta Elettronica, contribuendo a mantenere “piatto” un mercato che potrebbe crescere molto più di quel poco che i dati rilevano.

Per non parlare del mercato delle App e delle wearableco technologies, pronto a esplodere da un momento all’altro. Qui il rischio è fortissimo: se il SSN non si mette nelle condizioni di “intercettare” questa domanda, rischia di restarne fuori per sempre.
E questo non è bello, se vogliamo (e lo vogliamo!) un SSN universale, equo e sostenibile.
In questo campo deve giocare un ruolo centrale il Ministero della Salute: sia sotto il profilo della certificazione (omologazione) dei dispositivi (e una App, se parla di salute, è un dispositivo medico!) che – soprattutto – attraverso il “governo del dato”.
A livello operativo compete principalmente alle Regioni, a perimetro legislativo invariato e in funzione del loro ruolo di governo dei fondi strutturali 2014-2020, il ruolo di catalizzatore dell’innovazione in sanità. Mettendo insieme tutti gli operatori del SSN e i vendor e dando vita a piani regionali di sanità digitale coerenti col livello centrale (quando sarà finalmente disponibile il “Master Plan” del Patto di Sanità Digitale) e finalizzati a realizzare un’infrastruttura sopra la quale possa svilupparsi un mercato aperto, libero e competitivo.
A quel punto, potremo cominciare a giocarcela coi principali Paesi UE. E tornerà una crescita a due cifre del mercato IT in Sanità.


 

  • rafbern

    Il “ritornello” è sempre lo stesso. Per fare crescere ed “ottimizzare” la sanità in Italia occorrono risorse disponibili ed erogabili, che, allo stato, non vi sono o sono insufficienti. E poi bisogna “inquadrare” i servizi sanitari, compresi quelli della e-Health, nei “confini” dei livelli essenziali di assistenza, fermi ancora al 2001. Sono stati elaborati degli aggi8ornamenti, ma bisognerà aspettare che vi sia l’approvazione a mezzo di un DPCM, da pubblicare in Gazzetta Ufficiale. La ministra Lorenzin aveva parlato della approvazione degli aggiornamenti entro il mese di dicembre 2014, ma per ora il provvedimento non si è ancora visto…Insomma si “naviga a vista” per la sanità e le 22 “repubbliche della salute”, malgrado patti ed intese, continuano a gestire la sanità “a modo loro”, anche con progetti ed iniziative frammentati ( vedasi il caso della telemedicina). E come si procederà nell’applicazione del secondo Patto per la Salute ?…Chiaramente, dicendo di rispettare “formalmente” il Patto, ogni regione lo interpreterà ed applicherà “per conto proprio” senza preoccuparsi troppo di controlli che dovrebbbero essere fatti da alcuni Comitati in collaborazione con un ministero della Salute che non ha ancora elaborato il Piano sanitario nazionale….

  • Claudio

    Anche se è passato un mese dalla sua pubblicazione, solo oggi ho letto questo articolo.

    Sono molto d’accordo su quanto viene detto; specialmente il penultimo capoverso contiene la sintesi di quanto penso da molto tempo.

    L’informatica può servire allo sviluppo e al supporto di qualsiasi “attività” soltanto se è oggetto di pianificazione continua. L’informatica è una materia complessa, articolata e in continua evoluzione.

    Molte AO e ASL hanno uno staff informatico composto da poche unità con budget annuali focalizzati principalmente sulla conduzione ordinaria e con totale mancanza di fondi ed attenzione agli investimenti; peggio ancora, quasi sempre manca il processo di pianificazione degli investimenti.
    In contesti simili perché dovremmo aspettarci che l’informatica possa essere realmente una spesa utile? Quasi sempre non c’è la possibilità di far crescere le competenze tecniche e la consapevolezza del fabbisogno. Qualora un CIO fosse un’eccezione e riuscisse a realizzare una vision di eccellenza (i miei complementi) rimarrebbe comunque confinato in un’isola e, in quanto eccezione, costituirebbe un’ingiustizia implicita per gli operatori e utenti delle altre aziende del SSN.

    L’innovazione tecnologica deve passare attraverso una profonda riorganizzazione del settore ICT (perché possa essere) al servizio del SSN.
    Quali azioni concrete si possono intraprendere per supportare questa istanza?

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