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formazione

Competenze Industry 4.0, così le pmi le adeguano al mercato

Le aziende si sono rese conto che la piena valorizzazione dei nuovi investimenti è possibile solo a condizione di sviluppare le competenze necessarie. Ma adesso devono correre. Questi i passi da fare

04 Gen 2018

Alvise Biffi

Vicepresidente Piccola Industria Assolombarda


L’attuale momento storico è particolarmente ricettivo per favorire lo sviluppo e l’aggiornamento delle competenze dei lavoratori. Competenze legate al 4.0 necessarie alle aziende per sostenere i processi di trasformazione digitale in atto nel sistema manifatturiero italiano.

E questo non solo perché il Piano Nazionale Industria 4.0 identifica come direttrici chiave, da un lato, gli investimenti in innovazioni infrastrutturali e, dall’altro, lo sviluppo delle competenze ma anche in virtù di una presa di coscienza da parte delle imprese. Infatti dopo aver focalizzato i propri sforzi sull’ammodernamento dei processi produttivi in chiave Industry 4.0, le aziende si sono rese conto che la piena valorizzazione di questi investimenti è possibile solo a condizione di sviluppare le competenze necessarie a presidiare le nuove modalità di gestione operativa dei flussi produttivi nel loro complesso.

LEGGI CHE COSA E’ INDUSTRY 4.0 E IL QUADRO D’INSIEME

Considerando il contesto del tessuto produttivo italiano, fortemente frammentato e con poche filiere strutturate, il vero elemento attivatore della diffusione delle tecnologie e più in generale del paradigma 4.0 è, infatti, il capitale umano su cui è necessario lavorare in maniera assidua e costante per lo sviluppo delle skill necessarie ad adottare e valorizzare al meglio le nuove tecnologie. L’evoluzione digitale, presupposto dei nuovi processi produttivi di “Industria 4.0”, non riguarda solo l’aspetto delle tecnologie ma richiede che ogni impresa avvii una riflessione strategica sia per ridisegnare il proprio business model e sia per promuovere in azienda una cultura digitale e una leadership consolidata a supporto dell’evoluzione tecnologica.

Si tratta di una sfida alla quale saranno chiamate le imprese nel prossimo biennio, in particolare le piccole e medie (PMI), e che richiede il contributo sinergico di diversi attori. In quest’ottica il compito delle Associazioni degli Imprenditori è quello di creare un tessuto connettivo tra le diverse componenti che possono creare le nuove competenze necessarie alle aziende per essere competitive: scuole superiori, ITS, università, imprese, istituzioni. Assolombarda, che già da tempo è impegnata sul tema, anche attraverso Ècole, società di servizi dell’Associazione, sta affiancando alcune imprese con percorsi formativi mirati e incentrati sulla formazione on the job, lo scambio di buone pratiche e il confronto con esperti del settore.

Nella maggior parte dei casi non si tratta di sviluppare nuove competenze dal nulla, ma di rileggere con lenti diverse i set di competenze tradizionali delle diverse figure professionali, soprattutto nella logica di una maggiore integrazione e di un graduale allentamento della verticalizzazione delle competenze. Un passaggio di questa portata non è affatto semplice e implica la necessità di costituire team di persone in possesso di competenze diversificate, da utilizzare in relazione alle attività e, soprattutto, alle problematiche che sorgono nel lavoro quotidiano.

Sicuramente la nuova impostazione organizzativa comporta il fatto di dare maggior rilievo a quelle competenze che sono tipiche di un ambiente di lavoro caratterizzato da complessità e flessibilità: il problem solving, il pensiero critico, la capacità di coinvolgimento di team di lavoro interfunzionali, la capacità di gestire i processi e i progetti in ottica lean. Per contro, sotto il profilo delle competenze tecnico-professionali, le imprese sono chiamate a sviluppare nei propri collaboratori le conoscenze necessarie a gestire in modo efficace le tecnologie abilitanti per l’adozione dei nuovi modelli produttivi e organizzativi, al fine di sfruttare al meglio le potenzialità offerte dalla ‘smart manufacturing’.

In questa prospettiva, per le aziende è fondamentale sistematizzare la relazione tra processi aziendali, capitale umano e competenze, affinché siano attivati percorsi formativi in linea con le aspettative richieste e non interventi ‘spot’ di breve termine. Occorre dunque progettare percorsi di formazione continua che coinvolgano le figure professionali centrali per la trasformazione digitale, così da fornire loro le competenze necessarie per stare al passo con i cambiamenti della fabbrica intelligente.

Un ruolo molto significativo in questo processo sarà svolto anche dalle metodologie didattiche, che devono essere radicalmente ripensate e impostate su un paradigma che privilegi prima di tutto la condivisione di esperienze, attraverso sessioni formative la cui efficacia e quindi il costo sono valutati sulla base dei risultati raggiunti e non del tempo impiegato.

Solo innovando profondamente tutto il processo formativo, a partire dalla mappatura dei gap di competenze fino alla progettazione dei contenuti e alla didattica, si potranno porre le basi per realizzare quanto da tempo stiamo affermando, cioè che senza investimenti sul capitale umano non si potrà compiere pienamente la trasformazione digitale delle nostre filiere produttive.

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