Ogni ordine dice già qualcosa prima che il pensiero inizi. Quando si dispone un binomio (come, in questo caso, quando si sceglie chi viene prima e chi dopo tra la macchina e l’uomo) si compie un gesto che è, in sé, un atto di interpretazione del mondo. “Uomo-macchina” porta con sé la tradizione lunga di una civiltà che ha sempre collocato la persona al centro del congegno: l’artigiano che domina il ferro, il chirurgo che guida il bisturi, l’ingegnere che concepisce il sistema prima che il sistema esista. “Macchina-uomo” rovescia quella sequenza e, nel rovesciarla, rivela una domanda che il nostro tempo ha smesso di formulare esplicitamente proprio mentre la risposta si andava già imponendo nei fatti.
l'approfondimento
Dignità umana e AI: perché la persona resta misura del diritto
L’intelligenza artificiale pone al diritto una sfida decisiva: evitare che la macchina diventi misura dell’umano. Dignità, soggettività giuridica e AI Act europeo delineano un nuovo umanesimo giuridico, fondato sulla persona come centro irriducibile dell’ordinamento
Avvocato, esperta privacy, Relatrice Digeat Festival

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