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Direttore responsabile Alessandro Longo

il quadro

Elezioni, quanto conta il digitale per i futuri sindaci: l’analisi dei programmi

03 Giu 2016

3 giugno 2016

Rispetto anche solo a pochi anni fa il clima sembra essere cambiato, almeno nei programmi elettorali: i temi del digitale sono presenti in modo non marginale. Ma è solo il primo passo. Analizziamo i programmi elettorali dei candidati sindaco nelle principali città

La sensazione generale è che le tematiche della trasformazione digitale siano entrate nel dibattito politico delle prossime elezioni amministrative. La conferma viene dalla lettura dei programmi elettorali dei candidati a sindaco delle principali città (Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli), dove in larga parte il tema dell’innovazione digitale è trattato in modo non marginale e accessorio, ma anzi pervade interamente alcune aree, come il funzionamento amministrativo, la trasparenza, la partecipazione, la sicurezza, lo sviluppo economico.

Non è per tutti così e non sempre il tema è affrontato in dettaglio e con evidente competenza, ma la presenza è certamente sintomo di un passaggio che ha una rilevanza non trascurabile: l’innovazione è un tema indispensabile di qualsiasi programma. Più che un fiore all’occhiello, è un elemento che discrimina chi è in grado di incidere sulla macchina amministrativa e chi no, chi può dare un messaggio di concretezza e chi invece denuncia mancanza di mezzi di realizzazione. E le esperienze anche importanti di alcune città hanno contribuito non poco a consolidare questa convinzione.

Per questo, sono pochissimi i casi in cui è difficile trovare elementi di questo genere, e succede soprattutto lì dove, in generale, si dà poca attenzione al programma, che risulta difficile da trovare (link non evidenti nella pagina del candidato o non funzionanti) o troppo sintetico (solo qualche riga per argomento). Si nota, in generale, un’articolazione molto dettagliata nei candidati a sindaco di Milano, Roma, Torino, molto minore su Bologna e Napoli (naturalmente con qualche eccezione, come Merola, in parte De Magistris, Valente).

Andiamo però con ordine[i].

Elementi generalmente positivi

I temi dell’agenda digitale sono abbastanza presenti, e ancor di più i principi dell’Open Government. In particolare:

  • la trasparenza, supportata dai dati aperti, è presente come sezione in (quasi) tutti i programmi, valutata indispensabile per il patto con i cittadini;
  • la partecipazione e la collaborazione sono in più programmi presentati come elementi da mettere a sistema. Il bilancio partecipato è una realtà a Milano e riaffermata dai candidati, ma è presente nei programmi anche a Roma (Raggi, Giachetti, Fassina), Bologna (Merola), Napoli (Valente), Torino (Fassino, Appendino, Airaudo), oltre che di genere e sociale. Si parla di regolamento dell’amministrazione condivisa (Giachetti), come già presente a Bologna ma comunque lo stesso concetto di gestione condivisa dei beni comuni è presente nei programmi di molti candidati (es. Raggi, Marchini, Fassina, Fassino, Appendino);
  • l’accountability è citata solo raramente (es. Sala, con una proposta di cruscotto di gestione, come OpenExpo) ma l’idea della pubblicazione degli obiettivi e degli stati di avanzamento dei progetti e delle opere è abbastanza presente (Parisi, Giachetti, Merola, Fassino);
  • gli open data sono presenti in modo quasi totale, ancora in gran parte associati alla trasparenza, ma con un’enfasi che è certamente nuova, fino all’identificazione di figure ad hoc e progetti strategici dedicati (Fassina) e l’utilizzo in modo massivo (es. gestione dei rifiuti).

Sul fronte dello sviluppo e del sostegno all’innovazione e alla creatività l’idea di assegnare immobili pubblici e accompagnare le iniziative imprenditoriali è presente sulla gran parte dei programmi, fino ad ipotizzare “cittadelle della creatività”  e “Officine della cultura 2.0” (Marchini), mentre il tema dell’apertura all’internazionalizzazione o quello dell’Industria 4.0 sono meno frequentati (Sala, Parisi, Giachetti). In quasi tutti i programmi si trovano misure per favorire e accompagnare le start-up nella loro crescita, e c’è generalmente l’attenzione alle PMI,  in alcuni casi anche con la predisposizione di piattaforme (es. e-commerce con Giachetti) e supporto allo sviluppo di FabLab.

Per la sicurezza la diffusione e l’integrazione dei sistemi di videosorveglianza sono una costante per la gran parte dei candidati, così come la semaforistica intelligente per la mobilità, e in generale l’utilizzo della tecnologia per la gestione dei rifiuti e per il settore energetico.

Il tema della smart city, presente in diversi programmi, per alcuni candidati è declinato in modo vasto e adeguato come modello di sviluppo della città (Parisi, Sala, Fassino, Valente) e quindi in modo maturo al di là di un’accezione strettamente “tecnologica”, trattando anche con competenza di temi qualche anno fa poco frequentati, come quello di resilienza (Sala, Giachetti).

Elementi su cui porre attenzione

Accanto ai diversi esempi positivi, che fanno ben sperare per la prossima consiliatura, ci sono però alcuni aspetti su cui porre particolare attenzione:

  • si trova molto raramente la correlazione con i programmi nazionali di Crescita Digitale, su cui pure è necessaria la conoscenza e l’integrazione programmatica (anche a livello di programmazione europea). La citazione su Spid è rara (Giachetti, ma anche Merola con la “casa digitale” del cittadino), in qualche caso sembra essere negativa (Parisi), molto più spesso si citano gli adempimenti sulla dematerializzazione e il CAD. Le priorità di Crescita Digitale non sembrano molto evidenti (con l’eccezione della banda larga e del wifi pubblico) e anche dove si tratta estesamente della Scuola la presenza del Piano Nazionale Scuola Digitale viene visibilmente ignorata;
  • il lavoro agile, lo smartworking, presente come conciliazione del tempo vita-lavoro, come elemento da diffondere in modo pervasivo anche in una logica di demobilizzazione è poco trattato, e lì dove viene citato esplicitamente (Raggi) viene trattato con la logica ormai desueta del telelavoro;
  • il tema della carenza di competenze digitali (tra l’altro il primo punto del “Manifesto Digitale In comune” recentemente promosso da alcune organizzazioni) è poco presente. Quasi in tutti i programmi lo troviamo declinato rispetto “all’alfabetizzazione informatica” degli anziani (es. Corrado), solo in alcuni associato con la formazione dei dipendenti pubblici e raramente con azioni di intervento di assistenza per l’uso dei servizi digitali (es. Appendino) o mirati agli adulti non anziani;
  • la sharing economy è presente solo in alcuni programmi (Giachetti, Fassino, Sala), anche se il tema del co-working è abbastanza diffuso.

Insomma, guardando anche solo a pochi anni fa il clima sembra essere cambiato, almeno nei programmi elettorali, molto meno nei dibattiti televisivi (e questo forse anche a causa della non elevata competenza digitale dei giornalisti).

Qualche elemento di innovazione è penetrato e in alcuni casi anche in modo significativo, ed è certamente necessario che la trasformazione digitale sia ancora più evidentemente messa a sistema.

Ma adesso tocca ai cittadini chiedere di andare in fondo, dalle parole ai fatti.

 

 

[i] Naturalmente nella sintesi potrebbero non essere presenti tutte le citazioni degli elementi di programma dei candidati a sindaco presi in considerazione, e che sono quelli delle città di Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli accreditati dall’ultimo sondaggio Atlante Politico – Demos&Pi e Demetra- del 20 maggio di almeno il 7% di preferenze (scelta dovuta a ragioni di spazio e di tempo). Non sono stati citati i candidati che hanno pubblicato programmi troppo generici o, nell’area qui analizzata (innovazione con il digitale), non espongono elementi di programma differenzianti. Se ci sono degli elementi importanti non considerati, sono benvenuti commenti per suggerire integrazioni.

 

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