scenari

Nuove lauree 2026: in Italia cresce il peso di sanità e IA



Indirizzo copiato

Gli atenei italiani preparano 158 nuovi corsi per il 2026/27: il comparto sanitario supera un terzo dell’offerta, mentre digitale, intelligenza artificiale, sostenibilità e cultura ridisegnano la formazione e il confronto internazionale accelera l’integrazione dell’IA nei percorsi universitari

Pubblicato il 3 set 2026

Carmelina Maurizio

Università degli Studi di Torino



università (2) (1)
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti




Mentre si sta chiudendo l’anno accademico in corso gli atenei italiani sono già pronti a lanciare per settembre 2026 ben 158 nuovi corsi di laurea, che pur in attesa di essere approvati dall’Anvur e dal Ministero dell’Università e della Ricerca, in quasi tutte le università italiane sono già stati organizzati e resi noti nei vari siti.

Ciò che ne viene fuori è un mondo accademico italiano che punta sostanzialmente su tre aree ben definite: la prima, che ad uno sguardo superficiale potrebbe sorprendere, è quella del comparto sanitario e del benessere, seguita dal digitale, che si trova declinato in varie forme, dall’IA ai big Data, e non mancano subito dopo green e sostenibilità e arte.

Nuove lauree in Italia: numeri e modalità dell’offerta 2026/27

Dando uno sguardo d’insieme emerge che 55 dei quasi 160 in avvio sono di laurea triennale, 101 magistrale o ciclo unico e una professionalizzante, portando per l’anno accademico 2026 – 27 ad un’offerta formativa che scavalca i 5900 corsi in tutta Italia.

Le modalità di erogazione forniscono un altro interessante punto di vista: ben 130 corsi di laurea confermano la didattica tradizionale in presenza, con solo 5 integralmente a distanza e si tratta prevalentemente di atenei telematici.

Nuove lauree in Italia: la crescita di sanità e benessere

Ciò che suscita interesse e si pone all’attenzione non solo del mondo educativo e professionale, ma anche in generale come interessante stimolo di riflessione, è che è in crescita il settore sanitario, a 360°, vale a dire che dall’inizio del terzo decennio del XXI secolo, in particolare dal post-Covid, non si vedeva un interesse così significativo per questo settore. L’area medico-sanitaria porta al mondo accademico 25 nuove proposte di attivazione di corsi afferenti alla salute.

Ma il vero balzo in avanti arriva dai corsi di scienze infermieristiche, ben 32, portando ad un totale di 57 quelli dell’intero comparto sanitario, ovvero più di un terzo di tutta la nuova offerta 2026/27. Sta nel frattempo prendendo forma il percorso di rinnovamento dell’offerta formativa per gli infermieri laureati, come ha di recente rilevato la FNOPI, la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, che dall’anno accademico 2026/2027 potranno scegliere anche la nuova laurea magistrale, articolata in tre profili specialistici in Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità, in Cure neonatali e pediatriche, e in Cure intensive e nell’Emergenza[0].

Nuove lauree in Italia tra digitale e intelligenza artificiale

Il digitale, che comunque vanta nel complesso ben 27 nuove proposte di attivazione, si pone a distanza dal settore sanitario. Nel dettaglio: 11 corsi riguardano il digitale vero e proprio, declinato in diverse forme e contenuti, per esempio il Digital Minds a Bologna e la Gestione e digitalizzazione del patrimonio culturale all’Università della Calabria, o ancora a Roma Tre Strategie per la società digitale: politiche, innovazione e nuove governance. Vi sono poi 6 nuovi corsi che puntano su Data science, come i Big data per le Scienze economiche proposto dall’ateneo siciliano di Messina.

Infine, 6 corsi sono nell’ambito dell’Ingegneria informatica e dell’Intelligenza Artificiale. Troviamo Filosofia e Intelligenza artificiale a Roma Sapienza, Artificial intelligence and High performance computing technologies a Torino e IA per il Marketing e la Comunicazione alla Lumsa. Il digitale e l’Intelligenza Artificiale si confermano un’opportunità sfidante soprattutto per chi è interessato ad ambiti che uniscono tecnologia a marketing, comunicazione o filosofia[1].

Nuove lauree in Italia: sostenibilità, arte e cultura

La terza area tematica che propone un numero, seppur piccolo paragonato alle altre, di nuove attivazioni è quella che riguarda la sostenibilità e la tutela ambientale a braccetto con arte e cultura.

Per saperne di più e individuare le caratteristiche dei corsi, nuovi e in prosecuzione, può essere utile soprattutto per le future matricole, il sito interattivo dove mettendo in atto i filtri necessari emergono le offerte formative in ciascuna area geografica, per tipologia, contenuti, durata.

Nuove lauree nel mondo: l’università verso nuovi modelli

Se l’offerta formativa italiana per il 2026-2027 mostra una crescente attenzione ai settori emergenti che sono stati sin qui presentati, il quadro internazionale evidenzia una trasformazione ancora più profonda del concetto stesso di istruzione universitaria. Le università non stanno semplicemente introducendo nuovi corsi di laurea, stanno ripensando i modelli formativi per rispondere a cambiamenti tecnologici, economici e sociali che stanno ridefinendo le competenze richieste ai laureati.

L’intelligenza artificiale nei percorsi universitari

L’intelligenza artificiale fa la differenza, infatti rappresenta il principale motore di questa evoluzione non solo in Italia, non è più confinata ai corsi di Informatica o di Ingegneria, ma entra progressivamente nei percorsi di Medicina, Giurisprudenza, Economia, Psicologia, Scienze dell’educazione e professioni sanitarie, nonché come visto in aree definite umanistiche, come Filosofia. L’obiettivo non è formare esclusivamente specialisti dell’AI, quanto piuttosto professionisti capaci di utilizzare strumenti intelligenti in modo critico, responsabile ed eticamente consapevole all’interno dei rispettivi ambiti disciplinari.

Scelte e regole per l’IA nella formazione

Non mancano a questo proposito riflessioni nel dibattito internazionale sull’IA nella formazione accademica. Le università devono affrontare scelte difficili su come integrare l’intelligenza artificiale, ovvero se adottare questa tecnologia e formare gli studenti su come utilizzarla oppure procedere con cautela con quella che spesso è un’innovazione costosa e non testata. L’approccio scelto determinerà le sorti delle istituzioni e dei loro studenti nei prossimi anni[2].

Kemas Muslim Lhaksmana, il preside della scuola di informatica dell’Università indonesiana di Telkom , ha affermato che il paese potrebbe rimanere indietro rispetto ai suoi vicini del sud-est asiatico nell’adozione dell’intelligenza artificiale.

Alcune università stanno esplorando possibilità in particolari aree tematiche, per esempio, presso la Queen Mary University of London di Londra nel Regno Unito, è stata recentemente realizzata un’iniziativa della durata di un anno per integrare l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale nel quadro curricolare dei programmi universitari di medicina e odontoiatria. Uno studio condotto quest’anno dalla Queen Mary Students’ Union ha rilevato che circa il 20% degli intervistati non utilizzava affatto l’intelligenza artificiale, citando preoccupazioni sull’etica, disinformazione e accuse di cattiva condotta accademica.

Mentre aumentano le prove della crescente diversità degli approcci all’insegnamento dell’intelligenza artificiale a livello universitario internazionale, non sorprende che le autorità di regolamentazione stiano iniziando a rispondere. Ad esempio, in Australia, la Tertiary Education Quality and Standards Agency , che regolamenta l’istruzione superiore, ha pubblicato delle linee guida basate su sondaggi condotti presso istituti che suggeriscono, tra le altre raccomandazioni, che il personale sia supportato e formato in materia di intelligenza artificiale. Anche Singapore ha istituito un Comitato per l’intelligenza artificiale nell’istruzione superiore per creare un approccio a livello di sistema affinché le istituzioni possano identificare insieme i problemi man mano che l’intelligenza artificiale si evolve.

Interdisciplinarità e priorità globali al 2030

Emerge poi un altro aspetto importante: si va consolidando la tendenza che spinge verso il superamento dei tradizionali confini tra discipline. Ecco infatti che a livello globale crescono i corsi che integrano competenze tecnologiche, scientifiche, umanistiche e manageriali, nella convinzione che le grandi sfide contemporanee, dalla salute pubblica alla sostenibilità, dalla sicurezza informatica alla trasformazione digitale, necessitino approcci interdisciplinari.

Il recente Higher Education Global Trends Report 2026 dell’UNESCO-IESALC individua nove priorità strategiche che guideranno l’evoluzione dell’istruzione universitaria verso il 2030. Il rapporto evidenzia come l’accesso all’università sia cresciuto in tutto il mondo, ma sottolinea la necessità di migliorare il completamento degli studi, ridurre le disuguaglianze e garantire un’istruzione di qualità. Tra le azioni prioritarie figurano il rafforzamento dei servizi di supporto agli studenti, una governance più efficace, il rispetto dell’autonomia accademica e modelli di finanziamento più equi e sostenibili.

Il rapporto richiama inoltre l’importanza di valorizzare la professione accademica, favorire il riconoscimento internazionale dei titoli, promuovere la mobilità e sviluppare sistemi informativi affidabili per orientare le politiche universitarie. Nel loro insieme, queste nove aree delineano una roadmap per costruire un’università più inclusiva, flessibile, internazionale e capace di rispondere alle sfide economiche, sociali e tecnologiche del prossimo decennio.

Note

[0] Infermieri, nuove lauree specialistiche al via: 14 gli atenei pronti a partire – fnopi

[1] L’AI cambia l’università: cosa fanno gli atenei italiani – Agenda Digitale

[2] Universities face difficult choices over how to integrate AI

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x