One health

Quale Salute dopo il covid: in armonia con la natura

Il PNRR prevede una lunga serie di investimenti volti a rilanciare il paese, anche attraverso la tutela ambientale e il corretto uso delle moderne tecnologie informatiche. Ecco perché quello della connessione tra la salute umana, animale e ambientale è un tema che non può più essere messo in secondo piano

14 Lug 2021
Carla Collicelli

CNR - CID Ethics

digital-health

Il PNRR contiene molti progetti che puntano a un approccio olistico alla salute, e prevede anche che entro il 2022 venga definito un nuovo assetto istituzionale, attraverso un apposito Disegno di legge, centrato sui principi di One Health.

Ma di cosa parliamo quando parliamo di One Health e perché è così importante riaffermare l’unicum della salute ambientale, animale e umana?

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La genesi del termine One Health

La storia dell’approccio olistico alla salute ed al benessere è una storia lunga, che vede una delle prime tappe fondamentali nel lancio ad Alma Ata nel 1978 del principio della “Salute in tutte le politiche”, da parte dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS). A quella Dichiarazione hanno fatto seguito negli anni seguenti studi e riflessioni sulla salute come processo sistemico, che include cioè il benessere della natura e del mondo animale, un “sistema psico-somato-ambientale” secondo la formulazione coniata dal Censis alla fine del secolo scorso.

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L’introduzione del termine di One Health da parte della Wild Conservation Society risale al 2004, un termine utilizzato però per molti anni quasi esclusivamente in relazione alla salute animale, alla sicurezza degli alimenti ed all’antibiotico resistenza.

Ed è poi l’anno 2015 l’anno cruciale, quando viene varata l’Agenda ONU al 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, che pone il tema del rapporto tra salute, ambiente, produzione e democrazia, segnalando l’importanza dei determinanti della salute in tutti gli ambiti della vita collettiva (scuola, formazione, lavoro, commercio, stili di vita, ambiente, energia, ecc.). Nello stesso anno Papa Francesco rilascia l’Enciclica “Laudato si’”, che pone in termini decisamente nuovi e profetici la questione del rapporto tra umanità e pianeta. E se è vero che non erano mancati negli anni precedenti studi e pubblicazioni degli ambiti biologico, biomedico e biosociale, che indicavano i rischi insiti in uno stravolgimento degli equilibri naturali all’interno del pianeta e l’importanza delle connessioni tra ambiente naturale, specie animali e specie umana, si può dire che è solo nel 2015 che l’umanità comincia a prendere coscienza della serietà della questione. E per quanto riguarda l’Italia, l’anno clou è il 2016, quando nasce l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) con l’obiettivo di promuovere il raggiungimento degli obiettivi dell’ONU attraverso il coinvolgimento della società civile e di tutti gli stakeholder interessati.

Uomo e ambiente: l’equilibrio si è rotto

È il dibattito sul cosiddetto Antropocene, termine poco conosciuto benché coniato nel secolo scorso in ambito biologico e chimico, e che oggi ci appare in tutta la sua pregnanza. Come esperti delle diverse aree disciplinari ci segnalano, le emergenze virali sono in buona parte risultato della rottura di un equilibrio tra uomo, natura e altre specie animali. La strategia che va sotto il nome di green washing, ovvero l’introduzione nel sistema produttivo e urbano di alcuni interventi di mitigazione dell’inquinamento e della distruzione ambientale, non è sufficiente, secondo questa linea di pensiero, a promuovere una sostenibilità effettiva e globale dello sviluppo umano, che va presa in più attenta considerazione per quanto riguarda l’inquinamento, la distruzione dei territori naturali, la progettazione urbana, il sistema produttivo e dei trasporti, e non ultimo la messa a frutto delle potenzialità tecnologiche e in particolare informatiche per la salute e il benessere. In questo senso va inteso il concetto di circolarità della vita sul pianeta in tutte le sue forme, che non può essere considerato solo un elegante modello di riflessione, ma deve essere utilizzato per studiare e applicare strategie e interventi che siano davvero circolari in un’ottica di salvaguardia di capitale umano, sociale e materiale insieme, evitando gli sprechi e producendo equilibri virtuosi.

Ma, nonostante simili richiami, le strategie politiche mondiali, nazionali e locali per lo sviluppo continuano ad essere centrate su obiettivi riduttivi di equilibrio finanziario e produttivo e sull’aumento della ricchezza prodotta, con debole considerazione delle altre dimensioni del benessere: sistemi sanitari, benessere psichico, equilibrio tra vita privata e vita lavorativa, cooperazione e solidarietà, appartenenza sociale e comunitaria, fiducia. le più importanti.

Le criticità in ambito sanitario

In ambito sanitario, in particolare, la pandemia ci pone di fronte al fatto che il “doppio carico di malattia” (double burden of desaese), e cioè la crescita delle patologie croniche accanto a quelle acute, non è oggi sufficiente, in quanto assistiamo ad un carico di malattia triplo o quadruplo, dato dalla recrudescenza delle patologie da virus – di cui Covid-19 è l’esempio vivo e attuale – e dalla sovrapposizione tra patologie infettive e patologie croniche, alla base di molti decessi da coronavirus, in particolare di anziani e malati cronici, ma anche in altre fasce di età e di poli-morbidità. Sempre in ambito sanitario, la pandemia fa riflettere sull’organizzazione sanitaria, sulla medicina preventiva e sulla medicina del territorio. Come hanno scritto i medici dell’Ospedale Papa Giovanni di Bergamo il 21 marzo 2020, è fondamentale la dimensione della comunità, non solo per le patologie croniche e le disabilità, ma anche rispetto alle epidemie di tipo infettivo, che provocano vere crisi umanitarie, e richiedono un approccio di popolazione e di territorio.

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Il tema delle connessioni

Il tema delle connessioni è in questo contesto di fondamentale importanza, in quanto è evidente che la separazione tra culture, discipline, ideologie e territori mette a dura prova lo sviluppo globale, e che occorre puntare sulla connessione tra governi e paesi per la creazione di una piattaforma comune di valori condivisi come punto di riferimento pe le decisioni da prendere, in Italia (tra Regioni), in Europa (tra paesi) e nel mondo (tra continenti ed aree geopolitiche). Ma le connessioni vanno cercate anche nella collaborazione necessaria tra le tre anime della società contemporanea (statualità, socialità e mercato), superando le contrapposizioni tra pubblico e privato, tra vita privata e vita lavorativa, e tra primo, secondo e terzo settore economico. E vanno promosse tra discipline scientifiche e relativi ambiti applicativi.

A questi temi è stato dedicato anche l’evento nazionale promosso da ASviS nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile il 5 ottobre 2020, dal titolo “Ecosistema benessere. One Health: verso una nuova visione interconnessa di salute”, che si è posto l’obiettivo di divulgare la visione di One Health, riaffermando l’unicum della salute ambientale, animale e umana. Attraverso una narrazione positiva e dinamica sono state evidenziate le interconnessioni tra benessere psico-fisico dell’uomo e salute degli ecosistemi, nonché il legame con i temi socioeconomici dell’Agenda 2030, quali l’aspetto intergenerazionale, l’equità, la coesione sociale.

Conclusioni

Un ulteriore passo avanti nella attuazione del principio di One Health sta avvenendo in questo periodo grazie ai contenuti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato nel mese di giugno 2021 da parte della Commissione UE nell’ambito del Programma Next generation UE. Il Piano prevede infatti una lunga serie di investimenti volti a rilanciare il paese, in particolare attraverso la tutela ambientale e una corretta utilizzazione delle moderne tecnologie informatiche.

Abbracciare l’approccio One Health e della Salute in tutte le politiche, significa infatti avere gli strumenti e le risorse per riqualificare le strutture e le strumentazioni della scuola, dell’università e della ricerca, migliorare la sicurezza dei lavoratori e degli impianti produttivi, promuovere la qualità degli spazi di vita nelle città e nei territori extra-urbani, promuovere l’agricoltura sostenibile e di prossimità, salvaguardare la qualità degli alimenti e delle produzioni alimentari, sviluppare la medicina del territorio, la telemedicina e le tecnologie sanitarie complesse, migliorare l’efficienza del sistema sanitario, rafforzare l’educazione sanitaria, la promozione degli stili di vita salutari e la sorveglianza sanitaria in ambito scolastico.

Al tempo stesso è in discussione al Parlamento la proposta di modifica costituzionale che prevede l’introduzione all’art. 9 dei principi di tutela dell’ambiente e degli ecosistemi e all’art. 41 l’introduzione del riferimento per l’iniziativa economica privata alla necessità di non porsi in contrasto con la salute, l’ambiente e la sicurezza.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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