Negli ultimi anni, l’utilizzo massivo di sistemi e modelli di intelligenza artificiale ha cambiato profondamente il modo in cui le persone percepiscono il mondo che le circonda, rendendo urgente una trasformazione del compimento delle attività quotidiane più adatta alla realtà tecnologica imperante.
Ciò che in passato era solo frutto della mente creativa di artisti visionari (sceneggiatori, romanzieri e fumettisti), oggi è reso concreto da gruppi di ricerca pubblici e privati che stanno integrando sistemi di intelligenza artificiale non solo negli oggetti, ma anche nei processi produttivi e nelle attività quotidiane, concretando il potere trasformativo dell’AI nella sua duplice natura positiva e problematica.
Proviamo allora ad analizzare l’impatto trasformativo della robotica integrata con sistemi di intelligenza artificiale con particolare attenzione sia ai vantaggi che ne derivano — come efficienza operativa e innovazione — sia ai rischi conseguenti quali violazione della riservatezza e della sicurezza informatica, problemi di trasparenza e spiegabilità, dilemmi etici legati all’uso dei robot intelligenti nei vari settori del vivere civile.
Indice degli argomenti
Robotica integrata con machine learning: perché accelera (e perché preoccupa)
La robotica è considerata una delle tecnologie chiave su cui puntare nel prossimo futuro: in tutto il mondo si stanno affrontando ingenti investimenti per realizzare macchine in grado di offrire efficienza operativa, innovazione nella risoluzione di situazioni complesse, supporto alla forza lavoro e crescita economica.
L’obiettivo è contrastare il problema del rapido invecchiamento della popolazione, affrontare la carenza di personale non qualificato per lo svolgimento di mansioni semplici e ripetitive e prevenire i rischi di perdite umane in situazioni di emergenza e pericolo.
L’integrazione tra robotica e sistemi di apprendimento automatizzato ha trasformato i robot tradizionali — in grado di svolgere compiti specifici in tempi brevi — in piattaforme capaci di adattarsi all’ambiente circostante, dotate di autonomia decisionale e capaci di apprendimento continuo, con impatti significativi su settori quali manifattura, logistica, agricoltura, sanità, istruzione e servizi sociali.
L’adozione crescente di tecniche quali deep learning, reinforcement learning e apprendimento federato ha ampliato le capacità dei robot di percepire l’ambiente circostante e di interagire in modo sempre più adattivo con gli esseri umani che, per ottenere i massimi benefici, devono ripensare agli ambienti in cui operano questi aiutanti e alla modalità di svolgimento delle attività produttive per cui sono utilizzati.
Permangono i problemi legati alla connessione online di queste macchine e, quindi, alla robustezza rispetto ad attacchi informatici, alla trasparenza nell’elaborazione dei dati acquisiti e alla sicurezza nell’esatta esecuzione dei compiti assegnati.
Permane, infine, molta diffidenza nell’impiego di queste macchine, sempre più antropomorfizzate, in settori sensibili quali quello sanitario, ad esempio quando sono impiegate nel supporto psicologico, nella cura delle persone fragili, nell’assistenza in casa.
L’uso quotidiano di questi strumenti — progettati per collaborare con l’uomo nelle proprie attività — provoca assuefazione, favorisce la nascita di sentimenti di affetto per oggetti inanimati, riduce l’attenzione alla protezione della propria riservatezza, incentiva il pericoloso affidamento alle soluzioni automatizzate, con l’effetto di indebolire il senso critico dell’utente, spinto a delegare al compagno artificiale la maggior parte delle scelte che lo riguardano.
Con il presente scritto si vuole fornire una mappa critica delle “luci” (vantaggi tecnologici, applicativi e socioeconomici) e delle “ombre” (rischi tecnici, etici e normativi) della robotica integrata con sistemi di ML, e una ricostruzione dello stato dell’arte a livello nazionale, europeo e globale degli investimenti e degli impieghi dei robot nei settori produttivi e nella vita quotidiana, con particolare attenzione agli sviluppi futuri della robotica.
In estrema sintesi, si cercherà di evidenziare come l’integrazione dell’AI in un corpo meccanico sia vantaggiosa in certi settori perché porta progresso scientifico e benessere, ma vada limitata o esclusa in altri, perché qualsiasi limitazione tecnologica, regola giuridica o accortezza — adottabile in astratto — non potrà mai eliminare il rischio di violazione dei diritti fondamentali, ritenuti molto spesso sacrificabili di fronte al prevalente interesse economico delle imprese tecnologiche.
Dal mito degli automi ai robot moderni: una traiettoria di lungo periodo
Nel corso della propria esistenza, l’essere umano ha sempre cercato di realizzare macchine in grado di aiutarlo nello svolgimento di attività pesanti e pericolose, ma il reale scopo perseguito era quello di creare una macchina in grado di agire autonomamente e sostituirlo nello svolgimento di tali incombenti.
Oggi sembra che l’umanità sia riuscita a realizzare il proprio intento grazie alla costruzione di robot dotati di sistemi di intelligenza artificiale adattiva, capaci di interagire con l’ambiente e con gli utenti umani in modo abbastanza autonomo.
I primi tentativi di realizzare macchine simili a robot furono fatti dai cinesi e dagli antichi greci che crearono automi meccanici, come la “colomba di Erone” (III sec. a.C.) o gli orologi idraulici di Ctesibio.
Nel Medioevo e poi nel Rinascimento, inventori come Al-Jazari e Leonardo da Vinci progettarono automi più complessi in grado di muovere testa e arti; tuttavia, tali tentativi erano ben lontani dall’idea di robot che abbiamo oggi.
Nel diciottesimo secolo, Jaquet-Droz realizzò automi capaci di scrivere e suonare, ispirando alcune soluzioni tecniche che ritroviamo nella robotica moderna.
I primi robot effettivamente funzionanti vennero realizzati all’epoca dell’industrializzazione con lo scopo di automatizzare alcune attività produttive.
Nel 1921 apparve per la prima volta il termine “robot” nell’opera teatrale R.U.R. di Karel Čapek, e nel 1961 fu realizzato Unimate, un braccio robotico programmabile impiegato nelle fabbriche automobilistiche della General Motors negli Stati Uniti d’America.
Da quel momento, i robot sono stati utilizzati in diversi settori, trasformando completamente il modo in cui vengono svolte molte attività.
Robotica integrata con machine learning: dalla fabbrica allo spazio fino alla casa
Negli anni Settanta vennero realizzati i primi rover spaziali come Lunokhod-1, controllato a distanza da operatori sulla Terra; questo rover, che ha percorso una distanza di svariati chilometri sulla superficie della Luna, ha raccolto dati scientifici e inviato immagini dettagliate del paesaggio lunare.
Il successo di questo esperimento ha aperto nuove linee di ricerca nella robotica spaziale, perché ha dimostrato che i robot potevano essere validamente impiegati per l’esplorazione di paesaggi inospitali.
Sono quindi stati realizzati ulteriori rover come Spirit, Opportunity e Curiosity, nonché l’ultimo attivo ancora oggi, Perseverance (progettato dalla NASA e atterrato su Marte nel 2021), che hanno ispirato il futuro rover europeo ExoMars, la cui missione è in programma per il 2028.
Nel 2000 la Honda ha presentato ASIMO (Advanced Step in Innovative Mobility), primo androide progettato per assistere gli esseri umani, capace di camminare, correre, saltare e aprire una bottiglia.
Si trattava del primo robot umanoide, successivamente migliorato grazie al progresso tecnologico in vari settori (addestramento delle reti neurali, machine learning, costruzione di potenti GPU per l’elaborazione di enormi quantità di dati, miniaturizzazione dei componenti elettronici, sviluppo dei sensori di movimento).
L’integrazione con l’AI ha permesso di realizzare robot in grado di supportare in modo significativo l’essere umano in molte attività, garantendo efficienza e precisione.
Nel 2002 sono arrivati i primi robot dedicati ai consumatori come Roomba — prodotto da iRobot — aspirapolvere dotato di sensori per navigare attraverso la casa ed evitare agevolmente gli ostacoli nel pulire il pavimento.
Questo robot di consumo, sinonimo di pulizia automatizzata, ha avuto una grande rilevanza sociale perché ha contribuito a eliminare l’idea che i robot fossero prodotti destinati solo alle comunità scientifiche, militari e industriali.
Ha dimostrato, invece, come potessero davvero migliorare la vita quotidiana di chiunque, offrendo soluzioni pratiche ed economiche.
Nel 2015 sono stati sviluppati i primi prototipi di veicoli a guida autonoma da società come Tesla e Uber, ovvero veicoli che, utilizzando sensori ed algoritmi avanzati di intelligenza artificiale, erano in grado di condurre le autovetture in modo sicuro sulle strade senza bisogno di un conducente umano.
Nel 2023 viene presentato in Italia Pepper, uno dei social robot (realizzato in Giappone) che il laboratorio di Robotica Cognitiva e Social Sensing dell’Università di Palermo ha utilizzato per sviluppare algoritmi innovativi di robotica sociale e per potenziare la ricerca scientifica in tale ambito.
Umanoidi nel 2025: esempi e promesse della nuova robotica
Negli ultimi anni si stanno diffondendo robot umanoidi impiegati in settori dove è costante la relazione con gli esseri umani; si tratta di macchine polifunzionali, flessibili e soprattutto in grado di apprendere in autonomia, sfruttando sia i dati di allenamento sia quelli acquisiti autonomamente per l’adozione in tempo reale di decisioni statisticamente più adatte alla problematica rilevata.
I protagonisti della nuova generazione di robot umanoidi nel 2025 sono:
- Protoclone, androide muscoloscheletrico bipede sviluppato dall’azienda polacca Clone Robotics, noto per la sua capacità di riprodurre fedelmente l’anatomia e il movimento umano. È stato progettato per essere il robot domestico più realistico di sempre, utilizzando oltre 1.000 fibre muscolari artificiali e un sistema nervoso avanzato con numerosi sensori per garantire un movimento agile e l’interazione con l’ambiente.
- Tesla Optimus (Gen 3), operativo in stabilimenti Tesla, solleva oggetti e svolge compiti ripetitivi e possiede mani con sensori avanzati per una presa precisa, come la manipolazione di un uovo senza romperlo. Secondo gli annunci di Elon Musk, la sua commercializzazione avverrà a fine 2025.
- Ubtech Walker S2, consegnato in numerose unità in Cina, si presenta come robot umanoide autonomo nella gestione delle batterie modulari, che sostituisce in autonomia; è progettato per operare 24/7 in differenti contesti.
- Figure 03, realizzato dalla Figure AI, startup americana, dotato di Helix, sistema di AI proprietaria basata su visione, linguaggio e azione che apprende dalle interazioni con gli utenti, pensato per lavori industriali ma anche per uso domestico.
- Phoenix, un robot umanoide avanzato prodotto dalla Sanctuary AI, azienda canadese che sviluppa modelli di intelligenza artificiale, dotato di sensori tattili avanzati e un sistema di intelligenza artificiale per apprendere e interagire con l’ambiente, che conferisce al robot abilità dialogiche per interazioni più naturali con gli esseri umani.
- Apollo, robot di Apptronik, utilizzato nella logistica, progettato per il lavoro nei magazzini e nel trasporto merci: promette efficienza, prevenzione degli infortuni ed incremento della produttività.
- Ameca, di Engineered Arts (UK), è il primo robot dal volto altamente espressivo e con ampie abilità conversazionali; viene usato come piattaforma per sviluppare sistemi di IA orientata all’interazione sociale.
- Atlas (Boston Dynamics) è il celebre robot che presenta numerose abilità acrobatiche: è in grado di compiere salti, corse e capriole, ed è il candidato ideale per operazioni di soccorso in ambienti ostili.
Tutti questi robot sono già in fase di sperimentazione o di consegna per essere usati in modo massivo nelle fabbriche e nella logistica, ma anche nel settore dell’assistenza sociale e sanitaria.
La Cina, prima produttrice al mondo di questi robot a costi bassi, punta al perfezionamento degli umanoidi “intelligenti” e accessibili, molti dei quali già impiegati in città tecnologiche sperimentali: veri e propri laboratori dove vengono eseguiti tutti i test di sicurezza e funzionalità prima dell’immissione di queste innovazioni sul mercato globale.
Gli Stati Uniti e l’Europa si concentrano invece sui robot industriali e sulla ricerca pubblica e privata di nuove soluzioni robotiche (si pensi ai laboratori di Tesla, Figure AI, Sanctuary, Apptronik e dell’Istituto Italiano di Tecnologia con iCub).
In particolare, software e modelli di intelligenza artificiale applicati alla robotica sono ritenuti centrali per competere con gli altri Paesi; DeepMind, infatti, lavora a Gemini come “sistema operativo universale” da inserire nei futuri robot.
Gli ultimi robot umanoidi non sono più prototipi da laboratorio: sono in procinto di entrare nelle fabbriche, nei magazzini e persino negli ospedali, con capacità crescenti di interazione e autonomia.
La sfida sarà bilanciare potenza e sicurezza, mentre il mercato globale accelera verso una diffusione del loro impiego su larga scala.
Cobot e collaborazione: come cambia il lavoro accanto ai robot
La breve disamina dell’evoluzione dei robot permette di evidenziare come l’interesse dell’uomo nello sviluppo della robotica sia nato dall’esigenza di risolvere problemi contingenti legati allo sforzo fisico, alla pericolosità delle mansioni lavorative, alla necessità di aumentare la produzione industriale mediante macchine sempre più precise ed efficienti, a sopperire alla carenza di mano d’opera e all’invecchiamento della popolazione.
Oggi, grazie all’evoluzione tecnologica e all’integrazione con sistemi di AI, i nuovi robot sono progettati per lavorare al fianco degli esseri umani in sicurezza, invece di essere confinati in aree separate.
I cobot (robot collaborativi), dotati di sembianze umane per superare la diffidenza degli utenti, sono provvisti di sensori e telecamere per evitare collisioni, permettendo ai lavoratori umani di svolgere compiti più qualificati e meno faticosi o pericolosi.
Rendono il lavoro ripetitivo più efficiente e sicuro, eseguendo operazioni specifiche su larga scala in modo accurato e in tempi ridotti.
La grande varietà delle soluzioni robotiche è legata all’esigenza dell’uomo di svolgere attività complesse in modo rapido ed efficiente: per questo ciascun robot è progettato per rispondere al meglio alle esigenze produttive del settore cui è destinato.
Come si classificano i robot: architetture, movimenti e impieghi
Possiamo distinguere i vari robot per architettura e funzionalità.
Quelli classificati per architettura sono i robot antropomorfi (simili a braccia umane con più assi rotazionali, solitamente da 5 a 6, che permettono un movimento flessibile e articolato, utilizzati in operazioni di montaggio e produzione), i robot cartesiani (che si muovono su assi lineari, semplici da programmare e utilizzati per la raccolta e movimentazione dei materiali), e i robot SCARA e Delta (specializzati in compiti specifici).
In particolare, gli SCARA (Selective Compliance Assembly Robot Arm) muovono un braccio su un piano orizzontale e dispongono di un movimento verticale per la presa; sono progettati per compiti rapidi e precisi, soprattutto nel settore dell’elettronica e della farmaceutica.
I Robot Delta, invece, utilizzano tre bracci collegati a una base comune che supporta la piattaforma di presa; sono estremamente veloci e precisi, ideali per la movimentazione di piccoli oggetti e per applicazioni che richiedono alta velocità.
Infine, quelli più scenografici e affascinanti sono i robot umanoidi, dotati di un aspetto simile a quello umano con arti superiori e inferiori mobili che possono essere utilizzati in ambiti di ricerca, assistenza e interazione umana, ma ancora in fase di sviluppo prototipale per molte applicazioni.
Un’altra classificazione che può essere fatta è quella per funzioni, a seconda se i robot sono impiegati nell’industria, nella logistica, in ambito casalingo, medico o scolastico.
- I Robot industriali (cobot — collaborativi) svolgono principalmente operazioni ripetitive di assemblaggio, saldatura e pick & place in fabbriche e impianti di produzione.
- I Robot logistici, come gli Autonomous Mobile Robot (AMR), sono progettati per muoversi in magazzini e centri di distribuzione, movimentando merci e impilando prodotti.
- I Robot domestici aiutano nelle faccende quotidiane, ovvero possono essere usati come assistenti intelligenti per fare compagnia.
- I Robot medici vengono impiegati in ambito sanitario per eseguire procedure chirurgiche complesse (es. Da Vinci), fornire assistenza ai disabili (automazione per il trasferimento dei pazienti da una barella all’altra) e aiutare nella riabilitazione (esoscheletri robotici).
- I Robot educativi, invece, sono utilizzati in ambito scolastico e possono aiutare gli studenti a imparare concetti di informatica e coding attraverso la programmazione e l’interazione.
Possono inoltre offrire supporto all’apprendimento personalizzato e alla verifica delle nozioni acquisite.
Robotica integrata con machine learning: le tendenze tecniche che alzano l’autonomia
Le ultime tendenze dimostrano un salto di qualità nello sviluppo tecnologico delle soluzioni robotiche grazie, appunto, all’integrazione con l’AI.
I nuovi robot sono capaci di adattarsi all’ambiente circostante, apprendere autonomamente grazie a sensori sempre più sofisticati (visione mediante telecamere integrate, sensori a radiofrequenza e acustica per muoversi in ambienti complessi e sconosciuti, sfruttando i dati acquisiti e quelli di addestramento) e ottimizzare processi decisionali in tempo reale.
Inoltre, sono in grado di interagire con altri robot grazie alla interoperabilità dei sistemi che li guidano; sono dotati di componenti componibili (per le batterie, ad esempio) oppure sono realizzati in moduli separatamente sostituibili in caso di guasti.
Sono aggiornabili con edge computing per ridurre i consumi.
I loro sistemi sono testati per resistere alle minacce informatiche e, per maggiore sicurezza, si usano protocolli di crittografia post-quantistica.
Sono poi numerose nel mondo le start-up e le industrie automobilistiche che sperimentano umanoidi multifunzionali più efficienti dal punto di vista energetico, fondamentali per sostenere la transizione energetica.
Si stanno infine realizzando cobot da impiegare in settori quali la gastronomia, l’edilizia, l’intrattenimento: si pensi, ad esempio, ai cobot baristi, cuochi, addetti all’accoglienza in fiere e alberghi già impiegati in questi settori in Cina, Corea, Giappone e negli Stati Uniti.
Straordinarie sono le potenzialità di utilizzo di queste nuove macchine; ma, accanto ai vantaggi che da esse possiamo trarre, vi sono anche una serie di rischi connessi all’opacità dei sistemi di intelligenza artificiale integrati, che sfuggono alla piena comprensione e al controllo umano.
Dove va la robotica: IoT, ambienti “predisposti” e automazione distribuita
Negli ultimi anni, l’industria della robotica si è sviluppata rapidamente offrendo innovazioni che hanno aperto nuove frontiere all’automazione.
Tecnologie come l’intelligenza artificiale e il deep learning hanno permesso ai robot di apprendere e adattarsi alle diverse condizioni operative: ciò ha portato alla realizzazione di robot che possono collaborare con gli esseri umani in modo più efficace, creando un ambiente di lavoro in cui tecnologia e capacità umane si completano a vicenda.
Inoltre, la connettività e l’Internet delle Cose (IoT) stanno trasformando i robot in agenti capaci di comunicare tra loro e con altri sistemi aziendali, migliorando l’esperienza adattiva e l’interazione con gli utenti.
Le recenti innovazioni promettono non solo di aumentare la produttività, ma anche di risolvere problemi complessi, rendendo il ruolo dell’uomo all’interno dell’azienda o dell’ambiente in cui i robot sono stati inseriti ancora più dinamico.
I nuovi robot sono autonomi nel gestire i flussi di lavoro: non eseguono solamente istruzioni, ma interpretano le informazioni acquisite, le processano e adattano l’output all’esigenza reale riscontrata, sfruttando la statistica per fare previsioni e selezionando la scelta più opportuna al caso concreto.
Infine, interagiscono con gli utenti mediante l’elaborazione del linguaggio naturale, fornendo risposte appropriate, apprendendo a ogni interazione e migliorandosi costantemente.
L’evoluzione successiva sarà quella volta alla realizzazione di ambienti predisposti per agevolare i movimenti dei robot, così da trasformare le singole unità in organismi tecnologici in grado di comunicare con un sistema centralizzato di automazione robotica dal quale verificare la corretta operatività dei robot e intervenire per prevenire guasti o incidenti.
L’impianto produttivo nelle fabbriche, ma anche ogni altro ambiente in cui verranno introdotti questi nuovi “oggetti intelligenti”, sarà un “cervello elettronico distribuito”, dove sensori, algoritmi e bracci robotici interagiranno come sinapsi industriali.
Si avrà, in definitiva, una rete che apprende, si corregge, prevede e si auto-ottimizza.
La sfida competitiva sarà giocata sul piano della gestione della logica distribuita: la nuova logica dell’automazione intelligente mediante l’adozione di piattaforme aperte e interoperabili.
Il valore dell’automazione robotica sarà quello prodotto dell’intero ecosistema.
In questa nuova realtà, l’interazione uomo-macchina diventerà un processo simbiotico, non competitivo: i robot apprenderanno dai comportamenti umani, mentre gli operatori umani impareranno a gestire flussi cognitivi e sistemi predittivi con l’obiettivo di potenziare le abilità umane, con uno spostamento dell’attenzione al pensiero strategico.
Con l’ovvia conseguenza che chi avrà il controllo di queste infrastrutture e di questi sistemi controllerà l’intero ciclo di valore.
Le fabbriche intelligenti di domani saranno laboratori evolutivi, ecosistemi dinamici dove ogni macchina intelligente diventerà un nodo di una rete cognitiva che apprenderà dall’esperienza collettiva.
L’innovazione non avverrà più nel design di un singolo robot, ma nel modo in cui tutti interagiranno, condividendo dati e ricalibrandosi in modo adattivo alla realtà che cambia.
Se guardiamo oltre oceano, l’utilizzo di robot intelligenti all’interno di ecosistemi automatizzati ha portato risultati vantaggiosi in termini di efficienza e competitività.
Si pensi al caso della grande azienda manifatturiera che ha implementato un robot di assemblaggio della Boston Dynamics, aumentando la produttività del 30% e riducendo gli scarti del 15%, oppure al caso dell’azienda di logistica che ha adottato robot per l’automazione dei magazzini, riducendo i tempi di consegna del 25%.
In sintesi, la forza evolutiva della robotica intelligente del futuro risiederà nella connessione strategica tra robot ed esseri umani, connessione che, oltre a essere punto di forza, dovrà essere ben protetta da attacchi malevoli ed evitare che si trasformi in fatale vulnerabilità.
Investimenti nella robotica integrata con machine learning: numeri, strategie e trend
La robotica nel 2025 sta vivendo una fase di rapida evoluzione: si è passati da sistemi rigidi e monouso, capaci di svolgere compiti ripetitivi in ambienti chiusi, a macchine dotate di tecnologie altamente adattive e “intelligenti”, in grado di eseguire compiti complessi con sempre maggiore autonomia ed efficienza in modi nuovi.
Oggi la maggior parte dei Paesi industrializzati investe in questa tecnologia per rimanere competitiva sul mercato e, secondo il rapporto “Emerging Technologies AI Roadmap for Smart Robots – Journey to a Super Intelligent Humanoid Robot” di Gartner, è previsto che entro il 2026 oltre il 30% dei robot intelligenti raggiungerà il livello 3 di intelligenza (alto grado di autonomia e capacità cognitiva, che consente di prendere decisioni indipendenti in ambienti complessi e variabili), rispetto a meno del 2% del 2022.
A livello mondiale, il mercato della robotica è in forte crescita, con investimenti che hanno visto un aumento significativo in Asia (con la Cina e il Giappone in testa) e negli Stati Uniti.
La Cina è diventata il più grande produttore e utilizzatore di robot a livello globale, rappresentando il 51% delle installazioni annuali totali di robot industriali.
Il Paese ha raddoppiato la sua densità robotica in pochi anni, con una strategia nazionale (“14th Five-Year Plan”) mirata a rendere la Cina leader mondiale nella tecnologia robotica e nello sviluppo industriale.
Il Giappone rimane però il primo produttore al mondo di robot industriali grazie alla sua “New Robot Strategy” e al programma “Moonshot Research and Development Program”, con cui punta all’innovazione per affrontare sfide sociali come l’invecchiamento della popolazione, grazie all’impiego di robot collaborativi dotati di AI che apprendono autonomamente e interagiscono con gli esseri umani in ospedali, case di cura e nel sociale.
Gli Stati Uniti, insieme alla Cina, detengono la leadership negli investimenti privati e nello sviluppo di tecnologie di AI di frontiera, con particolare attenzione all’AI Generativa applicata alla robotica.
I progressi nell’AI, come l’intelligenza semantica per la comprensione del contesto e la robotica a sciame per il coordinamento autonomo, sono i principali filoni di ricerca che stanno guidando lo sviluppo di applicazioni future.
Secondo il World Robotics Report 2025 della International Federation of Robotics (IFR), la diffusione di robot industriali nel 2024 ha raggiunto le 542.000 unità, raddoppiando i dati di dieci anni prima e superando le 500.000 unità per il quarto anno consecutivo.
La Cina rimane il mercato più grande, mentre l’Italia si trova al settimo posto globale, pur mantenendo il secondo posto in Europa, come riportato da Automazione News e Innovation Post.
A livello globale la domanda di robot è in espansione (installazioni significative previste a breve termine), con forti spinte da Asia (Cina, Corea del Sud, Giappone) e Nord America su automazione di fabbriche, logistica e robotica di servizio.
Al contempo emergono investimenti, anche da Singapore e dal Canada, su robot umanoidi e AI fisica e Robot-as-a-Service come nuovi modelli di business.
La diffusione dei robot collaborativi sta tornando a crescere e si prevede un’ulteriore accelerazione della crescita del mercato a livello globale.
In particolare, secondo le stime dell’IFR, la crescita dell’impiego dei robot nel 2025 è trainata dall’importanza strategica di aumentare la capacità produttiva interna, con un focus crescente sulle soluzioni di intelligenza artificiale (AI) da inserire nei robot e sulla robotica collaborativa.
Europa e robotica integrata con machine learning: opportunità e criticità del sistema
L’Europa è stata storicamente una potenza nel settore della robotica; tuttavia, oggi corre il rischio di restare indietro rispetto a Cina e America, specialmente nell’ambito dell’AI generativa e nell’adozione di tecnologie digitali avanzate.
Le iniziative di supporto alla robotica fanno parte del programma Horizon Europe, che si propone di rafforzare le basi scientifiche e tecnologiche dell’UE per mantenere la competitività nel settore dei Paesi membri.
L’Unione, tuttavia, manca di un piano strategico industriale che punti a introdurre la robotica adattiva in vari settori industriali e nei principali Paesi dell’Unione, con l’obiettivo di realizzare un ecosistema innovativo ed efficiente necessario a far ripartire la produzione.
Inoltre, non è in grado di attrarre investimenti complementari a quelli pubblici e privati, a causa di una frammentazione del mercato e della mancanza di cooperazione.
Un numero significativo di imprese dell’UE ha segnalato difficoltà nel trovare dipendenti con le competenze necessarie per implementare le tecnologie digitali, compresa la robotica.
Questa carenza è particolarmente acuta nei settori industriali, dove la mancanza di tecnici di robotica e integratori di sistemi blocca l’implementazione di tecnologie avanzate nelle fabbriche.
La riqualificazione del personale e la riconversione delle fabbriche sono interventi strategici necessari per tentare di ridurre il gap rispetto agli altri Paesi del mondo.
La legislazione e la burocratizzazione degli adempimenti richiesti alle aziende per poter operare nel rispetto dei diritti fondamentali sono viste come ostacolo all’innovazione e agli investimenti, con grave danno soprattutto alle PMI.
La robotica, strettamente legata all’intelligenza artificiale, deve affrontare una maggiore complessità normativa a causa della sovrapposizione delle norme in tema di sicurezza, cybersicurezza e delle classificazioni dinamiche dei rischi.
Per affrontare questo problema, l’UE sta cercando di armonizzare le numerose normative vigenti, promuovendo la collaborazione internazionale e adottando approcci adattivi basati sul rischio, da evolversi con la tecnologia e l’innovazione del settore.
Per recuperare terreno, l’Unione sta agendo su più fronti: è stata sollecitata l’elaborazione di una roadmap per la robotica, concentrata su settori domestici strategici e meno robotizzati, come i trasporti e la logistica, l’agrifood, l’edilizia e la sanità.
Inoltre, finanzia reti di ricerca e innovazione come AI4Media, ELISE ed euROBIN, che uniscono oltre 1000 ricercatori e 100 organizzazioni industriali per affrontare la frammentazione del panorama di ricerca europeo in AI e robotica.
A livello normativo si stanno intraprendendo iniziative volte a coordinare e semplificare i numerosi regolamenti, direttive e provvedimenti adottati, al fine di incentivare gli investimenti pur tentando di garantire il rispetto dei diritti fondamentali che le esigenze di mercato e la tecnologia continuano ad erodere.
Italia: progetti, poli e applicazioni della robotica integrata con machine learning
Con riferimento all’Italia, il Programma Nazionale per la Ricerca 2021-2027 (PNR) include la robotica come una delle aree prioritarie di ricerca e innovazione ed ha identificato sei aree prioritarie su cui dirigere gli sforzi economici e di ricerca:
- Robotica in ambienti ostili
- Robotica per l’Industria 4.0
- Robotica per l’ispezione e la manutenzione delle infrastrutture
- Robotica per il settore agro-alimentare
- Robotica per la salute
- Robotica per la mobilità e i veicoli autonomi
Dopo la pandemia è stato adottato il PNRR, che finanzia la robotica principalmente attraverso progetti di ricerca e innovazione (come RAISE e Bi-Rex) — che mirano a sviluppare nuove tecnologie come i robot collaborativi e soluzioni innovative di intelligenza artificiale — e investimenti nella didattica, con percorsi formativi per docenti (Scuola Futura) e rinnovo di laboratori scolastici (LabRPMA 4.0).
Un altro settore finanziato è quello della robotica applicata alla riabilitazione medica attraverso il progetto Fit4MedRob, che collega la biorobotica alle tecnologie digitali, con l’obiettivo di trasferire i risultati della ricerca nel Sistema Sanitario Nazionale.
Due importanti progetti italiani in ambito industriale sono EDA-Robots, un progetto di IULM che riguarda lo sviluppo di robot capaci di riconoscere e rispondere alle emozioni umane, e RAISE (Robotica e AI per l’Empowerment Socioeconomico), incentrato sulla creazione di un ecosistema di innovazione in Liguria per sviluppare soluzioni in vari campi.
Nel settore didattico numerosi sono i programmi di formazione come “Robotica nel primo ciclo” e “Coding, robotica e AI nelle discipline STEAM”, che offrono percorsi di alfabetizzazione per gli insegnanti della scuola primaria e secondaria di primo grado per integrare la robotica e il pensiero computazionale nelle classi.
Rilevanti sono altresì i progetti come “LabRPMA 4.0” per il rinnovamento dei laboratori scolastici con attrezzature per la robotica, la prototipazione e l’automazione.
Inoltre, il mercato italiano della robotica mantiene una posizione di rilievo a livello europeo e mondiale, con una forte diffusione di robot industriali e una crescita rilevante dei cobot e delle applicazioni basate su visione artificiale e manutenzione predittiva.
Esempi rilevanti sono RoBee, il primo robot umanoide cognitivo e collaborativo italiano progettato per lavorare in ambienti industriali e ospedalieri, e i sistemi di chirurgia robotica come il Symani di MMI.
Altri esempi di robot nei più disparati ambiti comprendono robot per endoscopie e droni medicali per il trasporto di sangue, oltre ad automi per logistica e soluzioni per la sostenibilità e la raccolta di dati ambientali.
Sono presenti sul territorio importanti poli regionali impegnati nella ricerca robotica, concentrati soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte.
Centri accademici e di ricerca sono, tra i tanti, il Politecnico di Milano, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Torino, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, centri di competenza come I-Rim (Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti di Pisa), ma anche il CREO Lab all’interno dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che guidano la ricerca scientifica e la sperimentazione applicativa.
In conclusione, in Italia è prevista una crescita annua di investimenti in robotica intorno al 9% fino al 2027, tenendo conto che solo nel 2023 oltre 11.000 robot industriali sono stati installati in varie fabbriche.
I settori trainanti saranno l’impresa manifatturiera, l’automotive, la meccatronica, la sanità, l’agricoltura, i servizi e la logistica urbana.
I futuri sviluppi nella ricerca riguarderanno robot sempre più sofisticati, dotati di sensori avanzati e AI adattive, elaborazione di nuovi algoritmi e sistemi intelligenti flessibili e scalabili per le PMI, creazione di nuovi ambienti intelligenti centralizzati per la sorveglianza dell’operatività dei robot adottati e la creazione di nuovi modelli di business grazie alla diffusione di robot impiegati quotidianamente come servizi offerti ai consumatori.
I vantaggi: produttività, sicurezza e qualità dei servizi
Esaminiamo gli aspetti positivi dell’automazione mediante robot “intelligenti”.
L’utilizzo di queste macchine, sempre più sofisticate e, in alcuni casi, simili all’uomo, comporta numerosi vantaggi in termini di aumento della produttività e miglioramento della qualità della vita.
Si assiste alla trasformazione delle fabbriche, delle PMI e dei servizi sociali ripensati come servizi erogati con l’ausilio di collaboratori affidabili e competenti, il cui impiego comporta impatti positivi nel quotidiano.
I robot industriali sono ormai pilastri della produzione avanzata e, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale e manutenzione predittiva, riducono i tempi della manutenzione e ottimizzano l’uso delle risorse.
Nello svolgimento di alcuni compiti pericolosi o usuranti sostituiscono l’uomo, abbattendo il rischio di incidenti sul lavoro.
Sono infine progettati per essere efficienti perché dotati di sistemi di gestione energetica e processi eco-sostenibili che permettono di ridurre sprechi e consumi.
I cobot, robot collaborativi, rappresentano un nuovo paradigma produttivo, pensato per la cooperazione uomo-macchina: sono leggeri e compatti, possono essere spostati e riutilizzati facilmente, adattandosi a diversi compiti.
Sono progettati per essere facili da programmare, riducono costi e tempi di integrazione con i sistemi informatici preesistenti, rendendo l’automazione scalabile anche per le PMI.
Inoltre, migliorano la precisione nell’esecuzione delle attività demandate, riducono gli sprechi e garantiscono uniformità nella produzione.
La robotica sociale si concentra invece sull’interazione naturale con gli utenti e il suo uso ha un impatto significativo in ambito sanitario ed educativo.
Robot umanoidi come Pepper e NAO riducono l’isolamento se impiegati nelle case di cura per anziani, stimolando la memoria e le emozioni.
Favoriscono l’apprendimento nei bambini con disturbi dello spettro autistico grazie a interazioni programmate o predittive coinvolgenti; offrono interazioni empatiche e personalizzate, migliorando benessere emotivo e cognitivo dei discenti.
In sintesi, la versatilità degli impieghi della robotica intelligente dimostra che queste macchine non sono solo un motore di efficienza economica, ma anche un fattore di progresso sociale.
Le ombre: incidenti, stress, opacità e rischi per i diritti fondamentali
Accanto ai vantaggi emergono una serie di criticità che rendono rischioso l’uso di queste macchine quando, per un guasto o una errata valutazione, provocano danni agli utenti, a volte mortali.
Gli studiosi hanno suddiviso i rischi riscontrati nei vari settori in macrocategorie che andranno preliminarmente individuate caso per caso, per elaborare strategie specifiche di gestione e contenimento.
Nell’attività di collaborazione con i robot, l’uomo può essere esposto a rischi meccanici come urti, schiacciamenti, tagli; rischi psicosociali come stress e aumento del carico mentale dovuto al ritmo imposto dal robot.
Vi sono rischi muscoloscheletrici (DMS) per la necessità di adottare nuovi gesti e posture che possono causare disturbi fisici, e rischi specifici di processo connessi all’esposizione a polveri, fumi, alte temperature o sostanze chimiche.
Ulteriore ipotesi rischiosa è quella di impiego dei robot nelle guerre moderne come eserciti intelligenti, perché rappresentano una pericolosa arma nelle mani di despoti senza scrupoli, aumentando l’alienazione e il distacco emotivo dall’altro visto come un pericolo da abbattere.
Nonostante i robot industriali aumentino efficienza e precisione nella produzione, si sono verificati numerosi incidenti nelle fabbriche che hanno dimostrato i limiti dei sistemi di controllo.
Si pensi, ad esempio, all’incidente avvenuto nel 2023 in una fabbrica della Corea del Sud, dove un operaio è stato schiacciato a morte da un robot che lo aveva scambiato per una scatola di verdure.
In un altro caso, per un errore di comunicazione, si è sventato l’incidente grazie a una manovra manuale dell’operaio addetto alla supervisione.
Un altro incidente si è verificato negli Stati Uniti e precisamente in Texas nella Gigafactory Tesla, dove un ingegnere che stava programmando un software è stato immobilizzato e ferito da un braccio robotico industriale.
Questi ed altri casi dimostrano la necessità di adottare protocolli di sicurezza più rigorosi, sia in fase di sperimentazione sia in fase di utilizzo e supervisione dei robot operativi.
Occorre incrementare le misure di sicurezza proporzionalmente al grado di autonomia decisionale del robot stesso, dotando altresì i sistemi centralizzati di comandi manuali e tasto di emergenza per interrompere, nell’immediatezza del verificarsi di una criticità, l’attività del robot.
Misure di prevenzione dei rischi legati all’uso dei robot sono anche gli investimenti nella formazione dei lavoratori, che debbono essere opportunamente addestrati alla gestione dei guasti e dei malfunzionamenti.
È inoltre necessaria l’ideazione di sistemi di riconoscimento più affidabili per evitare errori di percezione delle macchine che potrebbero risultare fatali per il collaboratore umano.
Maggiore accuratezza progettuale e di supervisione è richiesta per quei robot che sono impiegati in settori sensibili come quello sanitario.
Si pensi ai robot logistici e chirurgici come Moxi, che alleggeriscono il carico del personale sanitario, ma sollevano interrogativi su affidabilità e impatto psicologico.
L’uso crescente di robot in corsia può generare stress e senso di alienazione tra gli operatori, perché si potrebbe ritenere affidabile in via esclusiva la risposta elaborata dalla macchina, con marginalizzazione della professionalità del medico umano e della sua capacità di empatizzare con il paziente.
Inoltre, l’uso di questi sistemi presenta importanti sfide di carattere etico: spiegabilità e trasparenza delle azioni e decisioni dei robot e tutela della privacy, con riferimento alla corretta gestione dei dati medici, del consenso informato e della responsabilità in caso di errori clinici.
La crescente autonomia dei sistemi robotici richiede, infatti, supervisione umana costante, perché la loro efficienza e precisione non garantiscono l’infallibilità.
È necessaria la valorizzazione di quegli aspetti della prestazione lavorativa demandati in esclusiva all’essere umano, per evitare la trasformazione dei lavoratori in semplici supervisori e/o controllori della macchina pensante.
Con riferimento al settore dell’istruzione scolastica, l’impiego della robotica sociale e della telepresenza ha migliorato gli obiettivi di inclusione di studenti con disabilità o ricoverati, riducendo l’isolamento e favorendo la continuità dell’apprendimento interattivo.
Tuttavia, il ricorso esclusivo a questi sistemi produce il rischio di dipendenza tecnologica, divario digitale e difficoltà di integrazione nelle pratiche didattiche tradizionali, come si è riscontrato in alcuni casi in Cina.
Un ulteriore problema connesso all’uso dei robot nel settore scolastico è la mancanza di formazione degli insegnanti, che potrebbe ridurre l’efficacia operativa di questi strumenti.
Anche in questo caso sono necessari opportuni accorgimenti in tema di sicurezza, riservatezza, cybersicurezza e gestione informata e supervisionata dei dati elaborati dai robot nello svolgimento dell’attività didattica.
Con riferimento al settore dei servizi sociali e dell’assistenza agli anziani, l’uso di robot può migliorare la qualità della vita dell’utente finale e alleggerire l’attività del personale di servizio nelle strutture di cura, ma solleva anche questioni di equità e di natura etica e psicologica.
Differenti studi sottolineano la necessità di garantire che questa innovazione non crei nuove disuguaglianze, in quanto si tratta di strumenti molto costosi che necessitano di manutenzione periodica per un efficiente funzionamento, quindi utilizzabili solo da pazienti facoltosi.
Inoltre, l’uso esclusivo di questi robot espone i pazienti, soprattutto quelli disabili o anziani, a sostituire relazioni umane con interazioni artificiali, con il rischio di sviluppare affetto, codipendenza e delega delle decisioni di vita personale a una macchina, con grave danno alla propria libertà di autodeterminazione.
Si è osservato, infine, che i robot di ultima generazione, per poter svolgere in modo corretto tutte le attività quotidiane che vorremmo demandare loro, hanno bisogno di una quantità di dati incredibile.
Tali dati vengono acquisiti non solo con i sensori, ma anche grazie al controllo umano da remoto offerto da lavoratori a distanza sottopagati e costretti a indossare visori di realtà virtuale per una sorveglianza costante del robot collaborativo domestico impiegato nelle abitazioni del consumatore.
Gli effetti su questi lavoratori sono devastanti in termini psicologici e di salute, in quanto l’uso prolungato dei visori provoca forti mal di testa.
Emerge quindi non solo una problematica di costi del prodotto e di energia consumata per il funzionamento meccanico e digitale del robot, ma anche quella legata al reperimento di materiali costruttivi e ai costi di smaltimento.
Questi nuovi robot sono costantemente online e scambiano ininterrottamente dati.
Ci troviamo perciò di fronte a un’ulteriore modalità di acquisizione di dati personali sempre più vasta e precisa riguardo al nostro modo di vivere nei luoghi di privata dimora, sul posto di lavoro o nei luoghi di ristorazione o divertimento: dati che contribuiranno ad arricchire le informazioni che le imprese tecnologiche hanno su di noi.
Nel prossimo futuro, l’uso diffuso dei nuovi robot — in grado di registrare ogni istante e tenerne traccia — permetterà ai produttori e gestori dei software integrati, in modo poco trasparente, di raccogliere, classificare, conservare e riutilizzare una quantità di dati preziosissima.
Questi dati potranno essere usati per allenare le proprie macchine e costruirne di nuove, sempre più rispondenti ai gusti e alle esigenze degli esseri umani, distruggendo ogni spazio di riservatezza e incentivando le persone a ripensare i propri comportamenti e il modo di vivere e relazionarsi ogni qual volta si troveranno di fronte a un robot.
Gli spazi di autonomia e autodeterminazione saranno completamente erosi e nessuna norma o sanzione sarà sufficiente a garantire il rispetto della riservatezza dei momenti di vita privata.
La tutela rischia di essere demandata al singolo mediante la disattivazione di tutti gli strumenti elettronici casalinghi.
Altra ipotesi di rischio per la sopravvivenza dell’uomo, avversata da molti scienziati, è quella di utilizzare i robot come soldati per condurre guerre altamente tecnologiche e di precisione, esponendo l’umanità alla disintermediazione tecnologica di un’esperienza terribile come la morte di un altro essere umano, anche se identificato come nemico.
Oggi il potere dei governi non è sufficientemente saldo per contrastare gli effetti conseguenti a una preannunciata, pericolosa sostituzione degli eserciti umani con soldati-robot, che mortifica l’essenza umana aumentando la distanza tra empatia e prevaricazione.
Il potenziale trasformativo dell’AI integrato nei robot (che fa da schermo tra realtà naturale e virtuale) riuscirà a snaturare definitivamente l’uomo, svalutando e marginalizzando il suo contributo intellettivo al progresso della società?
A mio modesto avviso, quest’ultima innovazione è uno strumento che non può sostituire i fini per cui l’uomo vive e opera nel mondo, ma può costituire solamente un mezzo, comodo, per raggiungerli con meno fatica e più soddisfazione.
Spetterà però ai governi arginare progetti distruttivi e distopici che queste innovazioni possono pericolosamente concretare.
Appare evidente come la robotica intelligente costituisca una rivoluzione dirompente di portata epocale e, sebbene sia innegabile la sua utilità, essa richiede una regolamentazione ancora più stringente e attenta, una supervisione umana costante e una cultura della sicurezza (fisica e digitale) più accurata per evitare che i benefici siano oscurati dai rischi.
A mio modesto avviso, al fine di garantire una valida cooperazione uomo-macchina, è necessario valorizzare quelle attività che sono ancora appannaggio dell’uomo e che mai potranno essere gestite da un robot, perché inadatti a svolgerle con peculiarità proprie dell’essere biologico.
Concludendo, possiamo dire che l’automazione robotica porta vantaggi significativi, ma gli esempi di infortuni e malfunzionamenti dimostrano che la convivenza uomo-robot deve essere gestita con rigore.
La prevenzione di situazioni critiche non riguarda solo la tecnologia, ma anche la comunicazione, la formazione e l’organizzazione del lavoro.
Pertanto, andrà ripensato l’approccio all’uso e alla gestione dei robot intelligenti, perché macchine in grado di impattare in modo incisivo sulle attività quotidiane e sull’esistenza dell’essere umano.
Fonti consultate
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- “I 5 trend che guideranno l’evoluzione di robotica e AI nel 2025”, Innovation Post, 21 Gennaio 2025, https://www.innovationpost.it/tecnologie/robotica/i-5-trend-che-guideranno-levoluzione-di-robotica-e-ai-nel-2025/.
- “Le Tecnologie Moderne nel 2025: L’Intelligenza Artificiale e le Soluzioni Innovative”, Reccom, 13 Marzo 2025, https://reccom.org/tecnologie-2025-intelligenza-artificiale-soluzioni/.
- Roberto Fondo, “L’Italia detta il ritmo della robotica: è il secondo mercato in Europa…”, Industria Italiana, 25 Settembre 2025, https://www.industriaitaliana.it/litalia-detta-il-ritmo-della-robotica-e-il-secondo-mercato-in-europa-il-quinto-al-mondo-e-sui-cobot/.
- Domenico De Rosa, “Robotica in Italia: Ecco Dove Sta Crescendo Davvero”, Agenda Digitale, 28 Luglio 2025, https://www.agenda-digitale.it/robotica-italia-crescita-settori-territori-2025/.
- “I cinque trend della robotica per il 2025 secondo l’International Federation of Robotics”, Innovation Post, 22 Gennaio 2025, https://www.innovationpost.it/attualita/i-cinque-trend-della-robotica-per-il-2025-secondo-linternational-federation-of-robotics/.
- Ferrari L., Macauda A., Soriani A., Russo V., “Educational robotics and artificial intelligence education: what priorities for schools?”, Form@re – Open Journal per la formazione in rete, vol. 20, n. 3, 2020, DOI: http://dx.doi.org/10.13128/form-10038, Università di Bologna,https://cris.unibo.it/retrieve/handle/11585/788708/711511/Educational%20robotics%20and%20artificial%20intelligence%20education_what%20priorities%20for%20schools.pdf.
- “Apprendimento automatico e robot: la nuova era della robotica”, Digitech News, 21 Maggio 2025, https://www.digitech.news/learning/21/05/2025/apprendimento-automatico-e-robotica-robot-piu-intelligenti/.
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- https://www.icar.cnr.it/attrezzature/attrezzatura-1/
- https://www.eurekasystem.it/blog/8-tipi-di-robot-da-conoscere/
- https://www.icar.cnr.it/laboratori-icar/robotica-cognitiva-e-social-sensing/
- Agenda digitale – Figure 03: il robot umanoide che punta alla produzione di massa
- https://tech4future.info/percezione-visiva-robot-di-servizio/
- https://italianelfuturo.com/leuropa-accelera-sullintelligenza-artificiale-il-piano-da-un-miliardo-di-euro-per-la-sovranita-tecnologica/
- Rivista Ai – When robots learn: the rise of polyfunctional intelligent automation – Peter Bendor Samuel
- https://www.ideait.it/2025-lanno-della-rivoluzione-robotica-tra-umanoidi-e-intelligenza-artificiale/
- https://reports.globant.com/it/trends/rapporto-sulle-tendenze-tecnologiche-2025/
- AI4Business – L’avanzata dei robot: dalle fabbriche agli ospedali
- Università Federico II – IA e robotica sociale per apprendimento e inclusione
- BioLaw Journal – Intelligenza artificiale nei servizi sociali e sanitari
- Healthtech360 – La robotica nella Sanità tra sfide e opportunità
- Inrobics – Sfide etiche della robotica in sanità
- GuruHiTech – Robot industriale uccide un lavoratore in Corea del Sud
- RaiNews – Robot aggredisce ingegnere Tesla
- Il Fatto Quotidiano – Incidente robotico alla Gigafactory Tesla
- https://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2015/07/29/news/gli_scienziati_stop_ai_terminator_con_i_robot-killer_l_umanita_e_a_rischio-120014911/
- Robotica in Italia: Ecco Dove Sta Crescendo Davvero – Agenda Digitale


















