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Direttore responsabile Alessandro Longo

editoriale

La rivoluzione (nascosta) nel nuovo Codice amministrazione digitale

di Alessandro Longo

15 Set 2017

15 settembre 2017

Il Cad ha le potenzialità per scuotere dal torpore la PA e virare verso un nuovo rapporto con i cittadini. Vediamo in che modo

Il superamento della firma digitale. La nascita di una “corsia preferenziale” per adottare le novità digitali, in forma di linee guida Agid: rapidamente, senza più bisogno di decreti. Il domicilio digitale che sarà fatto anche prima dell’Anagrafe Unica.

Sono queste, a mio avviso, le tre rivoluzioni nascoste nel nuovo Codice amministrazione digitale, su cui la nostra testata ha dedicato negli ultimi giorni numerosi articoli, di tutti (o quasi) i massimi esperti del settore. Lascio agli esperti le analisi tecniche e giuridiche. Qui mi preme, come al solito, alzare la testa e guardare all’orizzonte. Per provare a inquadrare il senso di ciò che sta succedendo. Sono tre, piccole e grandi, rivoluzioni – disruptive direbbe qualcuno – del modo in cui la pubblica amministrazione ha sempre lavorato (e pensato). Ed è facile vederci la mano del Team Digital Piacentini, che non a caso su Cad ha voluto subito imporre la propria cifra, dopo averne ereditato il testo. Attirandosi per altro le critiche di chi non vedeva la necessità di cambiare ancora il Cad, appena ultimato, dopo un lungo parto (e anzi ne vedeva i rischi di ulteriori rinvii nell’operatività della riforma). La Storia dirà se le rivoluzioni introdotte varranno questo ulteriore sacrificio di tempo e attesa. A mio avviso sì, a patto che in effetti siano fatte (senza sconti); nel corso del 2018, a pochi mesi dalla scadenza del Team e a ridosso di un cambio di Governo.

La sfida maggiore è la stessa di tutte le rivoluzioni calate sulla pubblica amministrazioni: che fatica renderle reali, a dispetto delle resistenze dell’ingranaggio e di un sedimento di norme che guardano in direzione opposta (qui i dubbi di Prosperetti).

Per gli aspetti sulle linee guida e le novità riguardanti le firme rimando agli articoli di Prosperetti e di Finocchiaro.

Qui segnaliamo solo che grazie alla scorciatoia delle linee guida sarà possibile, in teoria, accelerare l’introduzione di nuovi strumenti e tenere meglio il passo con le esigenze di innovazione. Per esempio, se c’è un attacco hacker con una tecnologia nuova o in un modo a cui nessuno aveva pensato, in un mese è possibile fare nuove linee guida per la cybersicurezza dei siti PA. Adesso passerebbero anni per un decreto.

Sulle firme digitali, si può parlare di rottura di un tabù storico della Pa digitale. Ossia non ci sarà più bisogno di una firma digitale per affermare a distanza la propria identità nel dialogo con la pubblica amministrazione (per fatture, ricorsi…). Per dire che “noi siamo noi”, in modo sicuro e incontrovertibile, Spid di livello tre è infatti sufficiente.

Adesso analizziamo però il terzo aspetto.

 

Domicilio digitale

È la novità più popolare e mediatica. Gli esperti la conoscevano già da un anno, ma di recente si è chiarita la forte intenzione di farla partire a inizi 2018, con una soluzione tecnica che permette di fare a meno dell’Anagrafe Unica, che si completerà non prima del 2019, come detto ad Agendadigitale.eu dal Team Digital.

A quanto risulta, si userà una soluzione già quasi ultimata a cura di Infocamere, senza bisogno di gare.

Funzionerà così: il cittadino si collegherà a un sito, con Spid, e inserirà la propria Pec. Da quel momento tutte le comunicazioni delle PA dovranno arrivare sulla Pec e il cartaceo, per quel cittadino, non avrà valore. La classica multa dovrà essere ricevuta così, idem altre notifiche.

Il sistema dovrebbe andare a regime a metà 2018, anche se non è chiaro quando sarà in effetti obbligatorio per tutte le PA (si parla del 2019). Ricordiamo che l’iter del Cad non è ancora concluso, dovendo essere confermato da un decreto entro 90 giorni e poi ricevere regolamenti attuativi.

A questo si aggiungerà un sistema di avvisatura (notifica), un tempo noto come Italia Login: sul (futuro) portale del cittadino sarà possibile vedere la propria posizione verso la PA e ricevere notifiche per novità, scadenze. Queste notifiche però non avranno valore legale, a differenza di quelle Pec-domicilio digitale.

Di fatto, i cittadini dovranno avere Spid e una Pec per essere “digitali” verso la PA, in futuro. Il primo per ora è gratis (tra un anno chissà) e la seconda a pagamento. Certo, rispetto alle vie tradizionali, è comunque un risparmio di tempo e di soldi (alcune notifiche cartacee, per multe per esempio, ce le fanno pagare). Resta però che andiamo sempre più verso un futuro in cui i canali di interazione PA-cittadino, tramite il digitale, saranno gestiti da privati.

Giusto o sbagliato che sia, notiamo che trovare un’alternativa a questa situazione non era facile: se lo Stato avesse fatto propri canali digitali di interazione, avrebbe attaccato un mercato (come quello della Pec) già presidiato dai privati.

 

In conclusione

Il Cad ha le potenzialità per scuotere dal torpore la PA e virare verso un nuovo rapporto con i cittadini. La partita adesso è quella della realizzabilità dell’edificio, smussando alcuni angoli: ci occuperà per tutto il 2018, almeno.

  • Gilberto

    Non c’è dubbio che ci sia dietro la filosofia di Diego Piacentini, espressa soprattutto in questa intervista che ormai sta diventando un cult https://www.youtube.com/watch?v=8j9U54m5Shk

    • Giby Sperandio

      Il dibattito sviluppatosi sotto all’intervista direi che non ha precedenti.

  • Roberto Zucchetto

    Che i canali digitali siano gestiti dal privato non mi preocccupa affatto…sono dei canali (dei mezzi) per l’appunto e come tali l’importante e che funzionino bene, siano efficienti, veloci e soprattutto sicuri (le regole le deve continuare a scriverLe chiaramente il pubblico!!).
    Il vero problema semmai di SPID e PEC è la loro portabilità, IO sono sempre IO e quello è il domicilio pec che mi sono scelto: non voglio diventar matto a riaccreditarmi se cambio provider SPID (iscrizione, documentazione da trasmettere, identificazione……), non voglio cambiare indirizzo mail (ricomunicarlo e “mezzo mondo”, rimemorizzarlo, ecc.). Perchè NON definire ora questo aspetto? Farlo dopo, a sistemi digitali a regime, sarà solo molto più complicato e nel frattempo l’utenza ne avrà “pagato” anche economicamente, la non attuazione/definizione.

  • elena

    Sono fortemente contraria alla gestione delle identità da parte dei privati. Lo Stato deve essere lui a garantire l’identità di un soggetto, non prendere per buono quello che gli dice un terzo. Nessuno in passato avrebbe mai dato il controllo totale delle sue comunicazioni, tipo le frequenze radio a un privato. Ora invece le comunicazioni certificate passano su server privati (e il webmaster le può vedere…). Nè il rilascio dei passaporti, per dire. Ora si lasciano ai privati i passaggi preliminari a questa (ed altre) attività, senza possibilità per lo Stato di verificarle… gli uffici pubblici dovranno prenderle per buone. Sarà fantascienza, ma che succede se un governo straniero prende il controllo di uno di questi soggetti? Quante spie o sabotatori potrebbe infiltrare senza problemi, con false identità? Quante informazioni segrete potrà leggere serenamente? O se un’organizzazione mafiosa/criminal/terroristica con minacce o corruzione arrivasse a condizionare uno di questi soggetti privati? Non è molto diversa dalla situazione in cui un dipendente dell’anagrafe viene costretto a rilasciare un documento o un operatore di protocollo viene corrotto, ma lì c’è una possibilità di controlli incrociati indipendenti e soprattutto senza la necessaria cooperazione del privato. In futuro? Potrà lo Stato accertarsi dell’onestà del privato, senza la collaborazione del privato?

    • Luca Sasso D’ Elia

      Assolutamente condivisibile e sensato. Non è mica un caso che siamo uno dei pochi paesi europei in cui l’ identità è affidata esclusivamente a privati.
      Il problema è che simili riforme digitali importanti sono state fatte da incompetenti, superficiali…..
      Per anni siamo stati immobili, ora ci muoviamo male e in modo incoscente…

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