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PA digitale, stessa UX per più Comuni: il modello multi-ente del Distretto Ceramico



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Otto Comuni, un’Unione e un’infrastruttura digitale condivisa per armonizzare i servizi online e semplificare l’accesso ai procedimenti amministrativi. Il progetto sviluppato con Anthesi mostra come la PA possa superare la frammentazione territoriale e costruire un’esperienza coerente per cittadini e imprese

Pubblicato il 25 mar 2026



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La trasformazione digitale della Pubblica amministrazione italiana sta entrando in una fase nuova. Dopo l’accelerazione impressa dal Pnrr, la sfida non riguarda più soltanto l’attivazione di nuovi servizi online, ma la capacità di renderli coerenti, interoperabili e realmente utilizzabili dai cittadini. Il sistema pubblico italiano conta oltre 33.000 amministrazioni e più di 3,2 milioni di dipendenti, un ecosistema complesso che negli ultimi anni ha visto una forte spinta verso la digitalizzazione dei servizi. Secondo il Forum PA Annual Report 2025, il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha generato migliaia di progetti di trasformazione digitale negli enti locali, accelerando la diffusione delle piattaforme abilitanti e favorendo l’adozione di modelli più integrati di gestione dei servizi pubblici.

Questa evoluzione segna il passaggio da una digitalizzazione frammentata a un sistema sempre più strutturato, in cui strumenti come Spid, Cie, pagoPA, App IO e la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (Pdnd) diventano elementi centrali dell’architettura dei servizi pubblici. In questo scenario emerge però una nuova sfida: armonizzare i servizi digitali tra amministrazioni diverse, riducendo la frammentazione territoriale e garantendo ai cittadini un’esperienza uniforme nell’accesso ai servizi.

In questa prospettiva si inserisce l’esperienza dell’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico, in Emilia-Romagna. L’Unione ha avviato un progetto di armonizzazione dei servizi digitali che coinvolge otto Comuni con caratteristiche territoriali e socioeconomiche molto diverse tra loro. L’obiettivo è costruire un ecosistema digitale condiviso capace di offrire ai cittadini un’esperienza coerente indipendentemente dall’ente con cui interagiscono. Il progetto è stato sviluppato con il supporto tecnologico di Anthesi e rappresenta un esempio concreto di come la digitalizzazione possa diventare uno strumento per semplificare il rapporto tra cittadini e amministrazioni mantenendo al tempo stesso l’identità dei territori.

Servizi digitali per territori molto diversi

L’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico riunisce realtà territoriali profondamente eterogenee. Come spiega Alessandro Cantelli, dirigente dei Sistemi informativi e responsabile della transizione digitale dell’Unione, il territorio comprende contesti molto differenti tra loro: “Abbiamo Comuni montani con poco più di duemila abitanti e realtà fortemente industrializzate come Sassuolo o Formigine; poi Fiorano Modenese, cuore del distretto ceramico, e Maranello, legata alla Motor Valley e caratterizzata da una presenza significativa di utenti stranieri”.

Questa varietà si riflette inevitabilmente anche nelle esigenze dei cittadini e delle imprese, che devono poter accedere ai servizi pubblici con modalità semplici e coerenti indipendentemente dal Comune di riferimento. “Un cittadino può avere, ad esempio, la necessità di presentare una pratica in un Comune diverso da quello di residenza”, osserva Cantelli. “Per questo era fondamentale offrire un’esperienza uniforme e facilmente riconoscibile”.

Standardizzare senza perdere l’identità locale

Per rispondere a questa esigenza, l’Unione ha scelto di sviluppare un modello digitale multi-ente che combina standardizzazione dei servizi e riconoscibilità dei singoli Comuni. “Abbiamo costruito un ecosistema digitale unico che alimenta le vetrine dei singoli enti e quella dell’Unione”, spiega Giorgia Giordani, responsabile Servizi online e Digitalizzazione. “La struttura dei servizi è identica per tutti, ma ogni Comune mantiene la propria identità visiva”. I portali presentano quindi colori e stemmi istituzionali differenti, mentre la struttura delle informazioni e l’organizzazione dei servizi restano uniformi.

“Titoli, descrizioni e schede dei servizi sono armonizzati”, continua Giordani. “In questo modo i cittadini trovano la stessa organizzazione delle informazioni indipendentemente dal portale che stanno utilizzando”. Il progetto segue i principi definiti dalle linee guida di Designers Italia, che indicano modelli comuni per l’architettura dell’informazione e la progettazione dei servizi digitali nella PA.

L’infrastruttura tecnologica e il ruolo di Anthesi

Alla base del modello multi-ente c’è una piattaforma tecnologica condivisa sviluppata con il supporto di Anthesi, che consente di gestire in modo centralizzato i servizi digitali. “Abbiamo scelto una soluzione che permette di costruire servizi in modo semplice e performante”, spiega Cantelli. L’architettura adottata separa la componente di presentazione dalla logica dei servizi. “Disaccoppiare front-end e back-end significa poter evolvere la ‘vetrina’ senza modificare i servizi sottostanti”, osserva Christian Gianaroli, del Servizio Innovazione e Servizi online. “Questo riduce il rischio di lock-in tecnologico e rende più semplice il riuso delle soluzioni”.

Dal punto di vista del partner tecnologico, il progetto rappresenta un esempio di collaborazione tra pubblico e privato orientata all’evoluzione continua dei servizi. “Per noi è fondamentale lavorare a stretto contatto con gli enti”, sottolinea Emanuele Montani, di Anthesi. “L’obiettivo è costruire piattaforme flessibili, capaci di adattarsi ai bisogni delle amministrazioni e integrarsi con l’ecosistema nazionale”.

Integrazione con le piattaforme nazionali

La standardizzazione dei servizi non riguarda soltanto l’interfaccia dei portali, ma anche l’integrazione con le principali piattaforme nazionali. “Abbiamo unificato le modalità di accesso attraverso Spid e Cie, i pagamenti tramite pagoPA e le notifiche su App IO”, spiega Giordani. “Stiamo inoltre completando l’integrazione con la Piattaforma notifiche digitali”.

Questo approccio consente di costruire un’infrastruttura coerente con l’architettura nazionale della PA digitale, facilitando la gestione dei procedimenti amministrativi e migliorando l’esperienza degli utenti. Le pratiche presentate online entrano direttamente nei sistemi documentali e di protocollo degli enti, garantendo continuità tra front-office e back-office.

Una scrivania digitale unica per il Cittadino

Uno degli elementi più innovativi del progetto è la creazione di una scrivania digitale unica per il cittadino, che consente di seguire l’intero ciclo di vita delle pratiche amministrative. “L’utente – spiega ancora Giorgia Giordani – può vedere in tempo reale lo stato delle proprie pratiche, dalla presentazione della richiesta fino alla conclusione del procedimento”.

Tutte le comunicazioni tra amministrazione e cittadino avvengono all’interno della piattaforma, riducendo la dispersione di informazioni tra email, telefonate e canali diversi. “Il sistema inoltre consente anche di lasciare un feedback sul servizio”, aggiunge Giordani. “È uno strumento utile per migliorare continuamente l’esperienza degli utenti”.

Once-only e interoperabilità dei dati

Il progetto si inserisce nel percorso più ampio della PA italiana verso il principio once-only, secondo cui cittadini e imprese non dovrebbero essere costretti a fornire più volte le stesse informazioni alla Pubblica amministrazione. “Crediamo molto nelle potenzialità della Pdnd”, osserva Cantelli riferendosi alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati. “Ma è necessario lavorare anche sul cambiamento culturale all’interno delle amministrazioni”.

In molti casi, infatti, i dati sono già disponibili nei sistemi pubblici, ma continuano a essere richiesti ai cittadini per abitudine o per timori legati alla gestione dei trattamenti. “Il nostro obiettivo è arrivare a procedimenti in cui alcune informazioni possano essere recuperate automaticamente – spiega Gianaroli -. In questo modo si semplifica il rapporto tra cittadini e amministrazione”.

Oltre il Pnrr: la sfida della continuità

Con l’avvicinarsi della conclusione delle principali misure del Pnrr dedicate alla digitalizzazione, per molte amministrazioni si apre una fase nuova. “Il Pnrr ha rappresentato un’accelerazione straordinaria – osserva Cantelli – ma ora la sfida è consolidare quanto è stato costruito”. Per l’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico la priorità sarà ampliare progressivamente il numero dei procedimenti digitalizzati e rendere sempre più integrati i flussi amministrativi. “Vogliamo lavorare su procedimenti più complessi, che coinvolgono più uffici e richiedono passaggi autorizzativi articolati”, spiega Giordani. Il percorso di digitalizzazione non si esaurisce quindi con la realizzazione dei portali o dei servizi online, ma prosegue con la revisione dei processi e l’evoluzione delle competenze interne.

Verso una PA digitale realmente interoperabile

L’esperienza del Distretto Ceramico dimostra che la digitalizzazione della Pubblica amministrazione può diventare un’occasione per ripensare il modo in cui i servizi vengono progettati e gestiti. Standardizzare l’esperienza d’uso non significa rinunciare alle identità locali, ma costruire un’infrastruttura comune capace di semplificare il rapporto tra cittadini e amministrazioni.

“I servizi online devono essere servizi per i cittadini, non per i dipendenti”, sintetizza Cantelli. È proprio questa prospettiva a rappresentare la sfida della fase post-Pnrr: trasformare gli investimenti in modelli organizzativi e tecnologici duraturi, in grado di sostenere nel tempo l’evoluzione della PA digitale.

Articolo realizzato in partnership con Anthesi

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