strategia

AI Agent nelle organizzazioni: la governance non può arrivare dopo



Indirizzo copiato

Gli agenti AI non si limitano più a rispondere a domande, ma possono agire su processi aziendali e pubblici. Per questo servono livelli di autonomia definiti, supervisione umana, tracciabilità, responsabilità chiare e una governance progettata prima della messa in produzione

Pubblicato il 7 ago 2026

Sergio Ajani

Service & Solutions Design Director, Innovaway



Ai,Architecture,Concept.,Businessmen,Use,Agentic,Ai,Assistants,,Artificial,Intelligence,
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti




Il dibattito sugli AI Agent nelle organizzazioni si è concentrato quasi esclusivamente sulla maturità dei modelli, sulla scelta delle piattaforme e sull’affidabilità delle infrastrutture. Sono domande legittime, ma rischiano di spostare l’attenzione da un altro aspetto critico, più sottovalutato: la mancanza di governance adeguata a sistemi che non si limitano a rispondere a domande, ma prendono decisioni e agiscono in autonomia su processi reali.

Un agente AI può oggi inviare comunicazioni, modificare configurazioni, attivare flussi di approvazione, interagire con sistemi ERP o CRM. Quando un’azione va nel verso sbagliato, le conseguenze non si esauriscono in un testo da correggere: si propagano su sistemi e processi, e nel caso della pubblica amministrazione sugli obblighi degli enti e i diritti dei cittadini. La maggior parte delle organizzazioni che stanno adottando agenti AI non ha ancora definito chi è responsabile di quello che l’agente fa.

Cosa può decidere un agente AI e cosa no

Il primo passo verso una governance concreta di queste tecnologie è la definizione esplicita dei livelli di autonomia. Non tutti gli agenti sono uguali, dal momento che alcuni inviano semplicemente un primo messaggio all’utente o gli propongono azioni che quest’ultimo deve vagliare, mentre altri eseguono in modo autonomo più azioni all’interno di flussi complessi, come il processo di risposta autonoma a un attacco informatico all’interno di un istituto finanziario o in un’infrastruttura critica.

La distinzione non è tecnica, è organizzativa e dipende dal tipo di impatto che le azioni producono. In questa direzione è importante separare le azioni reversibili da quelle irreversibili e quelle ad alto impatto. Un agente che categorizza documenti o suggerisce priorità in una coda di lavoro può operare con autonomia elevata visto che l’errore è correggibile. Diversamente un agente che autorizza pagamenti di sussidi o modifica permessi nella catena di fornitura di una grande impresa manifatturiera richiede un diverso livello di autonomia.

Va da sé che il perimetro delle azioni consentite va definito prima del deployment, non una volta che si sono scoperte le falle, quindi a posteriori. Nelle pubbliche amministrazioni, dove molte azioni producono effetti su posizioni giuridiche di soggetti terzi, questa precisione è una condizione per la legittimità stessa del sistema.

Supervisione umana degli agenti AI: due modelli e un equivoco da evitare

Un altro driver centrale della governance degli agenti AI è ovviamente la supervisione umana attraverso due approcci, spesso confusi. Il primo è l’“human-in-the-loop”: l’agente non può procedere senza una validazione umana esplicita su determinati passaggi. Si tratta quindi di un presidio forte da prevedere in primis per azioni ad alto rischio, ma introduce latenza e non è scalabile se applicato indiscriminatamente. Il secondo è l’“human-on-the-loop”, framework operativo in cui l’agente agisce in autonomia, ma un supervisore umano monitora in tempo reale o a campione le sue azioni intervenendo per fermare o correggere un’azione non corretta.

La scelta di approccio dipende dal contesto e dal profilo di rischio ritenuto accettabile. Dove l’errore non è correggibile o le conseguenze di un eventuale errore sono importanti oppure la responsabilità legale non può essere delegata, il modello human-in-the-loop è l’opzione adeguata. In processi operativi a bassa criticità e ad alto volume, il modello human-on-the-loop assicura efficienza senza rinunciare al controllo.

Ma c’è un altro equivoco da evitare: pensare che la supervisione si risolva in un cruscotto di monitoraggio, perché avere visibilità sulle azioni degli agenti AI non equivale a poter intervenire nei tempi utili. La supervisione va quindi progettata con ruoli, frequenze e autorità di intervento anch’essi da definire prima dell’entrata in produzione.

Tracciabilità, conformità e AI Act per gli agenti AI

La conformità normativa degli agenti AI è ancora trattata da molte organizzazioni come una questione futura. Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è invece già in vigore. I sistemi agentici impiegati in processi che riguardano occupazione, istruzione, servizi pubblici essenziali, accesso al credito o sicurezza rientrano nelle categorie ad alto rischio e sono soggetti a obblighi specifici.

Tra questi obblighi, due sono direttamente correlati alla questione della governance: la tracciabilità e la spiegabilità, in altre parole, il sistema agentico deve essere in grado di documentare le proprie azioni e le basi su cui ha preso le sue decisioni. Questo non significa che l’agente debba produrre una motivazione esplicita per ogni singola azione, ma che il sistema nel suo complesso, incluso il layer di orchestrazione e i log generati, deve consentire una ricostruzione verificabile di ciò che è avvenuto. Per i sistemi ad alto rischio è richiesta anche la registrazione automatica degli eventi rilevanti per tutta la durata del ciclo di vita del sistema.

Nella pratica, ciò si traduce in alcune scelte progettuali precise, per cominciare il logging delle azioni non deve essere un’aggiunta posticcia, va integrato nell’architettura dell’agente fin dall’inizio. I log devono essere strutturati, leggibili da sistemi di audit e conservati per il tempo richiesto dalla normativa applicabile. Devono coprire non solo le azioni eseguite, ma anche i prompt ricevuti, i tool chiamati, le fonti consultate e gli eventuali errori o comportamenti anomali. Questo livello di granularità è necessario non solo per la compliance, ma per poter condurre analisi post-incidente quando qualcosa va storto. Inoltre, nelle catene agentiche multi-step, la tracciabilità deve attraversare tutti i nodi del sistema; la conformità garantita solo al livello superficiale non regge a un audit.

Responsabilità e gestione degli agenti AI

Quando un agente produce un danno o un risultato inatteso, la domanda “chi ne risponde?” non può ricevere come risposta “l’algoritmo”. La responsabilità è sempre umana e va assegnata prima che il sistema sia in produzione definendo chi autorizza il deployment, chi approva le modifiche al perimetro di azione e chi è il referente in caso di anomalia. Tuttora in molte organizzazioni queste responsabilità non sono assegnate, dando vita, in caso di anomalie, meramente a una catena di rimpalli tra i diversi soggetti.

In questa prospettiva, le procedure di escalation vanno incorporate nel design in modo che l’agente sappia quando fermarsi, quando chiedere conferma, quando segnalare qualcosa al supervisore. Nelle pubbliche amministrazioni o in settori come quello assicurativo, il tema è ancora più stringente, dal momento che i processi amministrativi producono atti con valore giuridico. Le procedure devono includere criteri per la sospensione temporanea in caso di comportamenti anomali reiterati, e definire come un incidente viene classificato, documentato e comunicato alle parti interessate.

La governance degli agenti AI come abilitatore, non vincolo

La centralità della governance degli agenti AI è quindi evidente, eppure la tendenza nelle imprese e negli enti è ancora quella di trattarla al più come un passaggio successivo, da definire dopo che il sistema è in funzione.

È una visione che sottovaluta la natura di questi sistemi, perché un agente che agisce su processi reali produce effetti reali e lo fa dal primo momento in cui è attivo. Senza sottovalutare che l’implementazione di una governance retroattiva è più costosa e meno efficace di quella progettata in anticipo.

La definizione dei livelli di autonomia, i meccanismi di supervisione, la tracciabilità delle azioni e l’assegnazione delle responsabilità non sono elementi accessori, devono essere parte integrante del progetto, consapevoli che un agente AI privo di governance è un sistema che accumula rischio non visibile. La governance di queste tecnologie va approcciata e trattata con la stessa serietà con cui si sceglie la piattaforma e si costruiscono i modelli, e non solo perché lo richiedono delle norme.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

People&Change

Tutti
Produttività e AI
AI IN AZIENDA
AI E LAVORO
SCENARI
FORMAZIONE
CULTURA AZIENDALE
COMPETENZE
AI in azienda
Carriera
AI leadership
Leggi l'articolo Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
lo studio
Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
policy
Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
Leggi l'articolo AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
collaborazione uomo-ai
AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
Leggi l'articolo Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
la sentenza
Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Leggi l'articolo Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
lo studio
Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
policy
Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
Leggi l'articolo AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
collaborazione uomo-ai
AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
Leggi l'articolo Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
la sentenza
Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x