In Italia così come in tutta Europa il settore manifatturiero sta affrontando un contesto operativo caratterizzato da rapidi cambiamenti e crescente complessità in cui pressioni economiche, tecnologiche e normative ridefiniscono di continuo priorità e modelli produttivi. L’aumento e la volatilità dei costi di materie prime, energia e lavoro incidono direttamente sulla struttura dei costi industriali e mettono alla prova l’efficienza delle linee produttive.
La trasformazione tecnologica amplifica ulteriormente la complessità del sistema in quanto la rapida evoluzione delle tecnologie digitali, dell’elettronica e dell’intelligenza artificiale offre nuove opportunità, ma espone le aziende al rischio di obsolescenza, richiedendo continui investimenti in ricerca, aggiornamento dei processi e sviluppo di competenze specialistiche. In questo scenario, le risorse umane rappresentano una leva critica. La difficoltà nel reperire profili tecnici e talenti con competenze avanzate può rallentare l’adozione di nuove tecnologie, ostacolare l’innovazione di prodotto e ridurre la capacità dell’organizzazione di anticipare i trend di mercato.
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La manifattura italiana accelera su digitale e intelligenza artificiale
Il report diffuso da Deloitte, “La manifattura industriale in Italia 2026. Le dinamiche della catena del valore e le leve strategiche per la competitività”, approfondisce le priorità strategiche del settore e le trasformazioni in atto. Oltre alle evidenze quantitative, lo studio raccoglie – attraverso una serie di interviste – il contributo diretto di figure di vertice di sei aziende leader nei rispettivi segmenti di mercato come ABB, Hitachi Rail, Schindler, Irsap, Bitron Electronics e Bonfiglioli.
Dall’analisi emerge come il settore manifatturiero italiano sia in ripresa, ma in questa fase così turbolenta a livello internazionale le imprese che investono nel digitale, nella resilienza energetica e nella relazione con il cliente mostrano una maggiore capacità di generare margini operativi. L’intelligenza artificiale si conferma un abilitatore trasversale e, secondo il 67% delle PMI manifatturiere italiane coinvolte nello studio, la sua adozione è determinante per crescita e competitività. L’automazione rappresenta oggi la finalità più importante per cui le principali aziende italiane del settore stanno esplorando o implementando soluzioni di IA mentre in Europa oltre l’80% delle grandi imprese industriali sta già sperimentando l’utilizzo di agenti autonomi.
Fabbrica intelligente: dati, IA e competenze per la produzione
L’evoluzione verso la fabbrica intelligente risponde all’esigenza delle imprese manifatturiere di convergere verso un modello produttivo digitale, tecnologicamente avanzato e sostenibile, in grado di rispondere con rapidità e precisione alle pressioni del mercato. Questo non significa soltanto adottare nuove tecnologie, ma costruire un ecosistema capace di utilizzare i dati per anticipare le discontinuità, aumentare la produttività e sostenere qualità, efficienza e innovazione.
In questo percorso, l’IA rappresenta un ulteriore acceleratore. La sfida, tuttavia, non è solo sperimentare nuovi casi d’uso, ma riuscire a portarli su scala: integrarli nei processi e nei diversi stabilimenti richiede dati affidabili, modelli operativi coerenti e competenze adeguate. È in queste condizioni che il valore dell’IA può emergere, attraverso un approccio ‘human-in-the-loop’, in cui tecnologia e competenze umane lavorano insieme e le persone mantengono un ruolo centrale nelle decisioni.
In un contesto caratterizzato dalla continua ricerca di nuove competenze, l’IA può amplificare il talento umano, ma non sostituirlo. Per questo, gli investimenti tecnologici dovranno andare di pari passo con lo sviluppo delle competenze e la capacità di attrarre e valorizzare i talenti. Non a caso la necessità di co-sviluppo umano e tecnologico emerge anche nel report DESI 2026 della Commissione Europea: le aziende italiane hanno margine di miglioramento sia nello sviluppo di competenze digitali (54% persone con competenze digitali di base vs. 80% target EU 2030) che, conseguentemente, nell’adozione dell’IA (16% nelle aziende italiane vs. 75% target EU 2030).
Nel report di Deloitte, la trasformazione digitale è percepita come una priorità strategica per le PMI manifatturiere italiane, con 9 su 10 che la ritengono l’investimento più importante per incrementare il valore dell’impresa. Il 63% valuta buono o elevato il proprio livello di adozione digitale, anche se questo rimane inferiore alla media del settore (77%).
Smart manufacturing e manutenzione predittiva nelle imprese
Le aziende puntano sempre più su tecnologie digitali, dati e competenze per costruire fabbriche intelligenti, connesse e resilienti, concentrandosi su tre ambiti chiave: smart manufacturing, logistica automatizzata e manutenzione predittiva. Su quest’ultimo fronte, dichiara di essere già attiva quasi una su due tra le grandi aziende del settore in Italia.
I leader intervistati da Deloitte osservano benefici soprattutto in termini di qualità del prodotto e della precisione dei processi, oltre a impatti positivi su produttività, efficienza e capacità di pianificazione. Un modello chiamato a fare leva sull’intelligenza artificiale, una tecnologia abilitante capace di amplificare il valore del talento umano in un settore in cui, analizza Deloitte, oltre l’80% delle ore lavorative resterà guidato dagli esseri umani anche nei prossimi 3 anni, a conferma del ruolo complementare, e non sostitutivo, dell’IA.
Sostenibilità manifatturiera, efficienza energetica e filiera
Digitalizzazione e innovazione tecnologica sono fondamentali per rendere lo sviluppo del settore non solo più efficiente, ma anche più sostenibile. I modelli di Smart Factory, attraverso l’integrazione di macchinari, processi e persone in un ecosistema basato sui dati consentono di monitorare le attività in tempo reale, prevedere gli impatti ambientali e ottimizzare l’utilizzo di risorse ed energia, contribuendo a ridurre significativamente l’impronta di carbonio degli asset produttivi.
In Europa, oltre il 90% delle aziende manifatturiere indagate da Deloitte dichiara di essere in linea o in anticipo rispetto ai propri obiettivi di sostenibilità, mentre un’impresa su tre punta a raggiungere il net-zero entro il 2045. In questo percorso, l’Italia parte da una posizione favorevole, grazie a un ruolo di primo piano a livello europeo nell’economia circolare.
Secondo Deloitte, per accelerare il raggiungimento degli obiettivi è necessario innanzitutto ampliare l’adozione delle tecnologie verdi per migliorare l’efficienza energetica. Oggi, infatti, solo un terzo delle aziende manifatturiere europee le ha già integrate in modo esteso nelle proprie operations e appena il 20% ritiene di disporre delle competenze e delle risorse necessarie per un’adozione su vasta scala. Al tempo stesso è fondamentale estendere gli interventi lungo l’intera catena del valore, coinvolgendo fornitori e clienti per accelerare la decarbonizzazione della filiera.
Dal report diffuso da Deloitte emerge come il settore manifatturiero italiano stia dimostrando una significativa capacità di adattamento e dispone di fondamentali solidi per affrontare sia l’attuale fase di consolidamento sia una successiva fase di ripresa. I risultati dello studio confermano come le imprese possano tradurre questa capacità in maggiore competitività agendo concretamente su diversi fronti: dalla digitalizzazione alla resilienza energetica, fino alla costruzione di una relazione sempre più forte con il cliente.
Per farlo, serve una visione integrata della catena del valore, sostenuta da una forte sponsorship del management, investimenti e capacità di adattamento continuo. Sarà fondamentale, inoltre, cogliere le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e dalla sua integrazione nei processi, come strumento a supporto delle persone e nell’evoluzione dei modelli operativi. Le aziende che sapranno orchestrare in modo coerente tecnologia, processi e persone saranno quelle meglio posizionate per trasformare le evoluzioni in corso in opportunità di crescita e consolidare la propria competitività nei prossimi anni.
Clienti e supply chain, le altre leve della competitività
In questo percorso futuro, il digitale giocherà un ruolo centrale anche nella relazione con i clienti, consentendo di evolvere l’esperienza del cliente sia sul piano della relazione, ad esempio attraverso maggiore facilità di comunicazione e collaborazione, sia su quello del valore generato dai dati. La raccolta e l’analisi in tempo reale di informazioni operative e prestazionali permettono infatti di monitorare lo stato e l’efficienza degli asset, prevedere guasti e inefficienze e intervenire in modo preventivo, trasformando il prodotto in una fonte continua di valore per il cliente.
Infine va considerata strategica anche la supply chain in una fase in cui instabilità geopolitica, tensioni commerciali e rischio di un crescente protezionismo continuano a influenzare la disponibilità dei materiali, la prevedibilità delle rotte internazionali e la continuità degli approvvigionamenti. Se in Europa il 77% delle aziende manifatturiere produce fuori dal continente per servire il mercato domestico e la logistica rimane un fattore di costo rilevante (per il 37% delle imprese incide per oltre il 10% dei costi di produzione), di conseguenza la supply chain è chiamata a evolvere verso modelli più preventivi, resilienti e collaborativi, capaci di anticipare le disruption, proteggere la continuità operativa e rafforzare competitività e sostenibilità economica lungo l’intera catena del valore.
Più del 60% delle PMI manifatturiere in Italia si orienta verso soluzioni digitali per individuare fornitori alternativi e migliorare la forza e l’agilità della catena di fornitura, mentre una quota analoga delle grandi imprese italiane analizzate investe in modelli avanzati di risk management lungo la filiera e in parte sviluppa partnership strategiche con i fornitori chiave. Soltanto così sarà possibile raggiungere un uso più efficiente dello stock esistente, accelerando i tempi di risposta alle esigenze produttive e commerciali e migliorando la sostenibilità complessiva della catena di fornitura.


























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