PNRR, serve una “innovazione armonica” per rilanciare imprese e territori - Agenda Digitale

un nuovo paradigma

PNRR, serve una “innovazione armonica” per rilanciare imprese e territori

Il PNRR deve essere occasione per avviare un percorso di crescita dell’innovazione e di crescita della competitività. Il paradigma della harmonic innovation permette la formazione di nuove competenze, la valorizzazione dei giovani talenti e la costruzione di nuove leadership generazionali. Quello che serve ora

07 Giu 2021
Domenico Marino

Università Degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria

Uno degli obiettivi principali del PNRR deve essere quello di incentivare i settori innovativi e di investire al fine di stimolare il potenziale innovativo dei territori per metterlo al servizio dell’economia regionale e nazionale.

Per farlo occorre cambiare approccio rispetto a quanto fatto finora e abbracciare il paradigma dell’innovazione armonica, che ha come obiettivo quello di accompagnare imprese e territori nelle sfide delle transizioni digitale e tecnologica, verde e circolare, sociale ed economica, in una logica di convergenza tra tech e social innovation e nella prospettiva della Super Smart Society 5.0 e dell’Industry 4.0.

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PNRR, serve una svolta nell’approccio all’innovazione

Partiamo da un dato, per spiegare questa svolta necessaria: prima della pandemia l’Italia aveva, secondo il Quadro europeo di valutazione dell’innovazione 2019, un tasso d’innovazione inferiore alla media Ue e, per questo, era considerata un “innovatore moderato”. Considerando le regioni, pur potendosi notare nel complesso segnali, sia pur deboli, di capacità innovativa, solo il Friuli Venezia Giulia risultava essere un “innovatore forte” in Europa.

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Orientati tra le opportunità del Piano Nazionale Transizione 4.0
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Il tema dell’innovazione è stato, di conseguenza, sicuramente tenuto molto in considerazione e ritenuto qualificante durante la stesura del PNRR. Anche la quantità di risorse disponibili previste è stata rilevante. Infatti, la Missione 1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è focalizzata su digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo e si pone l’obiettivo di dare un impulso decisivo al rilancio della competitività e della produttività del sistema paese. Ha una dotazione finanziaria complessiva di 40,32 miliardi di euro, così suddivisi:

  • M1C1 – Digitalizzazione innovazione e sicurezza nella PA: 9,75 miliardi di euro
  • M1C2 – Digitalizzazione innovazione e sicurezza del sistema produttivo: 23,89 miliardi di euro
  • M1C3 – Turismo e cultura 4.0: 6,68 miliardi di euro

Il PNRR potrà essere l’occasione per incrementare a livello italiano la spesa in innovazione che è sempre stata la cenerentola fra tutte le spese di investimento. Il fatto che l’Italia nel complesso non sia un innovatore forte denota un fallimento di fondo delle politiche strutturali e di sviluppo regionale degli ultimi anni. Perché un paese che non innova o innova poco è un paese che perde competitività e la perdita di competitività è l’anticamera del declino.

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PA, un pachiderma in gara con lepri e gazzelle

Molto importante sarà l’innovazione nella pubblica amministrazione. In un mondo in cui la velocità è tutto, in cui la rapidità è un fattore critico di successo, L’Italia si presenta con un processo burocratico di decisione/attuazione, lento, farraginoso ed elefantiaco.

Un pachiderma che deve competere in una gara di velocità con lepri e gazzelle. La pubblica amministrazione italiana sconta decenni di sotto-investimenti e di scarsa cura delle risorse umane.

L’attenzione al merito e alla valutazione è stata per anni un tabù. I dipendenti pubblici avevano sicuramente una posizione privilegiata rispetto ai lavoratori privati e questi privilegi diventavano anche un fremo al cambiamento e al miglioramento. Il livello di digitalizzazione della PA è ancora oggi abbastanza basso e non può non far sorridere con amarezza la circostanza che i cittadini debbano ancora oggi essere costretti a fare file e a spendere energie e soldi per ottenere dalla PA dei servizi che potrebbero tranquillamente essere ottenuti online. La pandemia ha messo drammaticamente a nudo questo ritardo e in questo anno passato in emergenza si è tentato con molte difficoltà di intervenire. Ma è ormai chiaro a tutti che senza una PA innovativa e digitale il paese non va da nessuna parte.

Il costo della mancata innovazione

Per l’Italia, quindi, la prossima programmazione sarà fondamentale. Oggi la mancanza di innovazione ci ha fatto perdere capacità competitiva e ci ha spinto verso una situazione di declino dalla quale, se non si interviene subito, sarà difficile sollevarsi, anche a causa delle politiche ordinarie del governo che hanno privilegiato la spesa assistenziale sulla spesa di investimento e del peso del debito pubblico che costituisce un vincolo alla possibilità stessa di investire.

Occorre, allora, avere il coraggio di investire sull’innovazione attraverso progetti ambiziosi, coordinati e con respiro ampio. Bisogna pensare a grandi progetti rivoluzionari a cui assegnare risorse sufficienti evitando di usare le risorse a scopi clientelari distribuendoli a pioggia e disperdendoli in mille rivoli. Il vizio di fondo delle passate programmazioni è stato anche questo e il risultato evidente è stata la scarsa qualità e quantità dell’innovazione prodotta dal sistema Italia.

Riconoscere gli errori del passato è sicuramente il primo passo per evitare di commetterli nuovamente in futuro ed è, quindi, auspicabile che la programmazione per spendere le risorse del PNRR sull’innovazione faccia tesoro di queste analisi e programmi in maniera più accorta ed efficiente.

Il paradigma dell’innovazione armonica

Ma occorre anche un cambiamento di paradigma. L’innovazione deve essere armonica, ossia deve essere un’innovazione che nasce e si sviluppa facendo in modo che tutti gli agenti coinvolti interagiscono positivamente fra loro e con l’ambiente esterno. Imprese, territori, istituzioni diventano, quindi, dei tasselli di un puzzle più grande che può crescere solo se tutti gli attori cooperano e contribuiscono alla crescita collettiva. “L’innovazione, in senso ampio, è identificabile come il più potente agente di cambiamento della storia dell’umanità, intimamente legata al concetto di progresso che dalla stessa innovazione è orientato e modellato […] Non si tratta di ragionare sulle tante innovazioni, sulle tante azioni, sui tanti interventi possibili: rischierebbe di essere un esercizio debole se privo di solide basi. Si tratta, piuttosto, di fermarci a riflettere sul concetto stesso di innovazione, rifondandone le basi. Tale sforzo assume una formula precisa: il paradigma dell’innovazione armonica (Harmonic Innovation), ovvero l’innovazione circolare che persegue la “giusta relazione” e sa combinare elementi e tonalità contrastanti in una logica di consonanza” (Cicione, De Biase, 2021).

Attraverso questa si può favorire la formazione di nuove competenze, la valorizzazione dei giovani talenti e la costruzione di nuove leadership generazionali, la nascita e l’accompagnamento di startup, spin-off e PMI innovative di particolare valore, la costruzione di reti e network qualificati e stabili per l’innovazione, azioni queste che diventano volani di sviluppo per i territori.

Conclusioni

Perdere competitività e capacità innovativa oggi è molto pericoloso. Trent’anni fa una perdita di competitività produceva effetti ritardati sul PIL anche di decenni. Oggi la perdita di competitività si riflette quasi in tempo reale sul PIL. Difatti l’Italia è un paese che cresce poco, uno degli ultimi in termini di velocità di sviluppo in Europa e tra i paesi avanzati.

Il PNRR deve essere l’occasione per invertire la rotta e per avviare un percorso di crescita dell’innovazione e di crescita della competitività. Se non sfrutteremo questa occasione il nostro futuro sarà caratterizzato dalla parola declino!

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