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Potatura strategica: il leader che sa dire no vince



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Nel management contemporaneo, la crescita additiva affatica le organizzazioni. Tagliare processi ridondanti, dire no ai progetti zombie e ridurre la superficie d’attacco digitale sono azioni che rigenerano il leader, trasformando la complessità da nemica in terreno di azione consapevole

Pubblicato il 5 mar 2026

Angelo Mazzotta

Responsabile Servizio Protezione Dati Area Trasparenza e Protezione Dati Direzione Affari Istituzionali Università degli Studi di Verona



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leadership che scende leaderhip blended




La potatura strategica è uno strumento sottovalutato nel repertorio del management. Eppure è proprio la capacità di sottrarre — processi, strumenti, decisioni inutili — a distinguere il leader esausto da quello che guida con vigore.

Il leader smagrito: quando il “di più” diventa un peso

Nel panorama della trasformazione digitale, ci siamo convinti che la crescita sia un processo puramente additivo. Abbiamo aggiunto software, strati di governance, KPI e canali di comunicazione, convinti che “più” fosse sinonimo di “meglio”. Il risultato, tuttavia, è sotto gli occhi di tutti: una classe dirigente smagrita e affaticata.

Non si tratta di una magrezza atletica, ma di uno svuotamento dovuto all’eccesso di zavorra.

Come spiego nel mio libro Mangiare Locuste, il leader oggi è simile a chi cerca di attraversare il deserto portando sulle spalle pesi che non servono alla sopravvivenza, consumando energie vitali solo per gestire il superfluo.

La potatura strategica: l’arte di sottrarre per rinvigorire

Per smettere di essere affaticati, dobbiamo comprendere che la leadership non è l’arte di accumulare, ma quella di sottrarre. Qui entra in gioco la “potatura strategica”. In agricoltura, potare non serve a indebolire la pianta, ma a farla rifiorire. Si eliminano i rami secchi perché la linfa possa concentrarsi dove c’è reale potenziale di frutto.

In azienda e nella Pubblica Amministrazione, questa linfa è il tempo e l’attenzione delle persone. Se permettiamo che queste risorse vengano divorate dai cosiddetti progetti zombie, stiamo condannando la nostra organizzazione a uno stato di stanchezza cronica. Il leader deve avere il coraggio di essere “chirurgo”: isolare le iniziative che non portano valore e tagliarle. Solo allora le energie si liberano e il leader, da smagrito, torna a “mettere muscoli” sulle sfide che contano davvero.

Potatura e cyber-resilienza: meno superficie, più sicurezza

Esiste un legame indissolubile tra la capacità di dire “no” e la cyber-resilienza. Ogni processo non potato, ogni database conservato “per (in)sicurezza” o senza una reale finalità, espone l’organizzazione a un rischio inutile. Operare per “sottrazione”, per una Via Negativa, significa comprendere che la protezione non si ottiene solo alzando muri, ma diminuendo i bersagli.

Un leader muscolare applica le cesoie alla superficie d’attacco della propria organizzazione: meno ridondanza informativa significa meno entropia e, di conseguenza, una capacità di risposta più rapida e muscolare in caso di crisi.

La “dieta delle locuste” applicata all’architettura dei dati trasforma il sovraccarico in una struttura snella, dove ogni byte conservato ha una ragione profonda di esistere.

La trappola della crescita additiva: oltre la logica dell’adempimento

Il motivo per cui le organizzazioni, specialmente quelle complesse, faticano a rinvigorirsi risiede in un bias cognitivo: siamo portati a pensare che risolvere un problema richieda sempre l’aggiunta di qualcosa (una nuova procedura, un nuovo software, un nuovo ufficio).

Questa “crescita additiva” è ciò che genera lo smagrimento del leader. La potatura strategica che propongo non è un semplice esercizio di efficienza, ma una sfida alla logica dell’adempimento burocratico. Non si tratta solo di eliminare ciò che è morto (gli “zombie” di cui ho già trattato in precedenza), ma di avere il coraggio di tagliare anche rami parzialmente sani se questi sottraggono linfa vitale al “cuore” della missione.

È un passaggio dall’amministrazione delle risorse alla cura delle energie.

Dalla finzione alla funzione: il coraggio di potare anche ciò che funziona

Spesso non potiamo per paura. Temiamo di ammettere che un investimento tecnologico sia fallito o che una procedura sia diventata obsoleta. Viviamo nella “finzione” del funzionario che deve dimostrare di essere sempre occupato. Ma la dieta che propongo invita a tornare alla “funzione” profetica del servizio.

Essere un leader rinvigorito significa avere la lucidità di guardare la propria lista di task e chiedersi: “Questo ramo sta dando frutto o sta solo rubando linfa?”. La potatura strategica richiede una forma di compassione alta: non quella che asseconda l’inefficienza per quieto vivere, ma quella che protegge il futuro della comunità aziendale eliminando ciò che la affatica.

La dieta delle locuste: smettere di subire per iniziare a scegliere

In questo deserto della complessità, il leader smagrito è quello che subisce le decisioni degli altri o l’inerzia dei sistemi.

La dieta delle locuste è rigenerativa perché insegna a non farsi spaventare dalla massa critica dei problemi. Se guardi lo sciame delle urgenze, ti senti stanco, sopraffatto; se isoli la singola “cavalletta” (il singolo processo da ottimizzare, la singola decisione da prendere), ritrovi il vigore dell’azione.

Non è una dieta di privazione, ma una dieta proteica: ogni “no” detto a un progetto inutile è una proteina che rafforza la tua visione strategica.

Dalle cesoie al bisturi: la potatura come postura quotidiana

La potatura non è un evento isolato, ma una postura costante. Per non ricadere nello stato di affaticamento, il leader deve istituzionalizzare il “dubbio del taglio”. In un contesto di trasformazione digitale accelerata, il vigore si mantiene solo se la scomposizione dello sciame diventa una pratica quotidiana.

Come descritto nella dinamica tra càpita e Capitàno, il rinvigorimento avviene quando smettiamo di essere ostaggi della complessità per diventarne gli analisti.

Questo richiede un cambiamento dei KPI: dovremmo iniziare a misurare il valore non per quanti progetti teniamo in vita, ma per quanta “energia libera” riusciamo a generare per il nostro team attraverso una rimozione consapevole del superfluo.

Verso una leadership d’attacco: viaggiare leggeri per guidare lontano

La prossima volta che vi sentirete schiacciati dalla lista delle cose da fare, non cercate un nuovo tool di gestione del tempo. Cercate invece le cesoie. Chieditevi cosa potete potare oggi per crescere con forza.

Il passaggio da leader affaticato a leader integro inizia con un taglio netto. Solo chi ha il coraggio di viaggiare leggero ha la forza di guidare gli altri verso l’oasi dell’innovazione reale.

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