Il Mobile World Congress (Mwc 2026) si è chiuso a Barcellona dove i temi che più hanno tenuto banco sono stati l’evoluzione del 5G advanced, in attesa del 6G, il cloud sovrano europeo e l’onnipresente AI, sempre più integrata anche nell’AI militare, già dentro i workflow operativi nell’attuale guerra in Iran.
“Il contesto geopolitico degli ultimi anni ha accelerato in modo significativo le iniziative europee volte a rafforzare l’autonomia strategica anche nel settore delle comunicazioni satellitari”, commenta Antonio Capone, professore ordinario di Telecomunicazioni presso il Politecnico di Milano.
Ma l’Europea deve vincere la partita della sovranità europea a 360 gradi. Ecco come.
Indice degli argomenti
Mobile AI Innovation Initiative: una piattaforma per le reti intelligenti
Gsma punta a ridefinire il paradigma per l’evoluzione delle telecomunicazioni attraverso la Mobile AI Innovation Initiative, piattaforma congiunta con China Mobile, China Telecom e China Unicom, per integrare in maniera strutturale l’AI con le reti mobili.
La ridefinizione di standard, modelli operativi e processi industriali avranno impatti destinati a superare il perimetro degli operatori Tlc coinvolti, per creare reti intelligenti.
Infatti l’intelligenza artificiale entrerà nel cuore delle capacità infrastrutturali, grazie all’evoluzione delle reti 5G advanced mentre assume un ruolo di peso l’edge computing distribuito.
La rete del futuro, lungi dal limitarsi a fornire connettività, adotta un approccio congiunto, che prende il nome di AI for Networks e Networks for AI, per approdare a un modello adattivo e predittivo dell’infrastruttura a evolversi, dove l’intelligenza non è più elemento applicativo bensì nativo.
Il frutto di questa integrazione saranno servizi deterministici per applicazioni critiche, l’allocazione dinamica delle risorse e la gestione evoluta del traffico dei flussi connessi alla generative AI.
Una piattaforma cross-industry
Il 5G advanced fornirà l’asse portante di questo processo d’integrazione, mentre le capacità edge si amplieranno per offrire la prossimità utile per ridurre la latenza ed ottimizzare l’efficienza computazionale.
L’obiettivo della Gsma è costruire una piattaforma cross-industry per promuovere la sperimentazione e fornire casi d’uso reali dell’AI mobile applicata, spaziando dall’automazione industriale in real-time alla telemedicina sulla base di elaborazioni distribuite, dalla logistica smart alla gestione predittiva delle infrastrutture urbane.
5G advanced: i limiti da superare in Italia ed Europa verso il 6G
5G, satelliti e cloud rappresentano la nuova architettura delle comunicazioni militari, ma, per farlo, è necessario effettuare un upgrade.
Oggi nel mondo si usa il 5G Advanced (Release 18 dello standard 3GPP), evoluzione dello standard 5G con l’introduzione di intelligenza artificiale, machine learning e prestazioni potenziate.
Con velocità fino a 20 Gbps, latenza inferiore a 5 ms, è più sostenibile (offre un’efficienza energetica superiore) e migliora la gestione del traffico e quindi il supporto dell’IoT, preparandosi in futuro al passaggio verso il 6G.
Inoltre permette la segmentazione della rete per destinare porzioni specifiche a servizi critici, oltre a supportare meglio veicoli connessi (V2X), droni e realtà estesa (XR).
“L’Italia, e più in generale l’Europa, non hanno ancora espresso appieno il potenziale del 5G, soprattutto se confrontiamo il livello di adozione con quello della Cina e, su alcuni segmenti, anche degli Stati Uniti. I limiti principali sono stati due“, spiega il professor Antonio Capone. Ecco quali.
I due ostacoli al pieno sfruttamento del 5G
“Il primo riguarda lo scarso sviluppo delle 5G Mobile Private Network (MPN), le reti private dedicate ad applicazioni industriali. Queste reti avrebbero dovuto rappresentare uno dei principali motori della trasformazione digitale dei settori produttivi (manifattura avanzata, logistica, energia, porti), ma la domanda è rimasta limitata e, in Paesi come l’Italia, hanno pesato anche le difficoltà di accesso allo spettro“, sottolinea Capone.
“Il previsto rilascio della banda 3.8–4.2 GHz per usi locali e industriali potrebbe però favorire un rilancio di queste applicazioni”, prevede il professore del Politecnico di Milano.
Invece “il secondo limite – continua il professor Capone – è stata la lenta diffusione del 5G standalone (SA), cioè la versione pienamente ‘nativa’ del 5G che utilizza non solo la nuova interfaccia radio, ma anche la core network dedicata”.
“Solo con il 5G SA è possibile abilitare in modo efficace funzionalità come il network slicing e servizi a qualità differenziata, fondamentali per applicazioni mission critical e per l’industria. Alcuni operatori stanno ora accelerando su questo fronte, e ulteriori sviluppi sono attesi entro il 2026“, evidenzia Capone.
Verso il 6G nel 2029
Il 6G è ancora in fase embrionale o meglio di studio e le specifiche finali non arriveranno prima di marzo 2029.
Il 6G Isac rappresenta l’integrazione fra comunicazione e capacità di percezione dell’ambiente nella rete mobile (Integrated Sensing And Communications, Isac). Isac, a cui serve un percorso tecnico e regolatorio, renderà dunque la rete un sistema percettivo distribuito.
“Il processo di standardizzazione è appena iniziato e i primi standard non sono attesi prima del 2030, con implementazioni commerciali nei primi anni del decennio successivo. Tuttavia la fase di ricerca è già molto avanzata”, spiega il professor Capone.
“In Europa sono attivi oltre 20 progetti finanziati, nell’ambito dei programmi Horizon Europe e della Joint Undertaking ‘Smart Networks and Services’. Come già accaduto per le generazioni precedenti, questi progetti contribuiranno in modo significativo alla definizione degli standard internazionali”, preannuncia Capone.
Uno Starlink europeo: la pan-europea Open Cosmos ci prova
La connettività satellitare è in grande spolvero in tempi di guerra globale, dove i droni, dall’Ucraina all’Iran, devono connettersi a Starlink per raggiungere i bersagli.
A Mwc26, Starlink ha siglato un accordo in Europa con la tedesca Deutsche Telekom per portare la connettività mobile ovunque, anche nelle aree remote e in situazioni estreme di calamità naturali o black-out.
Tuttavia “soluzioni come Starlink, pur essendo tecnologicamente avanzate e già operative, pongono interrogativi in termini di controllo politico, affidabilità nel lungo periodo e dipendenza industriale, soprattutto per applicazioni dual use, civili e militari”, spiega Antonio Capone.
Ma “in questo quadro si inserisce il progetto IRIS² (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite), che rappresenta la risposta strutturale dell’Unione europea”, illustra il professor Capone.
“L’obiettivo è realizzare una costellazione multi-orbita capace di garantire connettività sicura per governi, forze armate e applicazioni critiche, oltre a servizi commerciali. Tuttavia, la piena operatività del sistema è prevista non prima del 2030″, mette in guardia Capone.
Inoltre, secondo il professore del Politecnico di Milano, “il consorzio SpaceRISE, che riunisce i principali attori industriali europei del settore spaziale”, punta a “coordinare lo sviluppo della costellazione IRIS² e rafforzare la filiera continentale.
Parallelamente, attraverso il programma GovSatCom, l’UE ha definito un quadro di cooperazione per l’integrazione e l’uso congiunto dei sistemi governativi di comunicazione satellitare sicura già esistenti.
L’obiettivo è costruire gradualmente un ecosistema europeo più autonomo, riducendo la dipendenza da operatori extraeuropei nelle applicazioni strategiche”, avverte Capone.
La pan-europea Open Cosmos
A Mwc una risposta europea a Starlink di Space X di Elon Musk arriva da Open Cosmos, società pan-europea che lancia ConnectedCosmos, una nuova costellazione di satelliti in orbita terrestre bassa (Leo), ideata per mettere al centro sicurezza, resilienza e sovranità digitale europea per governi, imprese e istituzioni europee e a livello globale.
Cloud sovrano europeo: un altro test di sovranità digitale per la Ue
Quando parliamo di necessità di ridurre la dipendenza da operatori extraeuropei e di raggiungere l’autonomia strategica, sale alla ribalta il cloud sovrano europeo, mentre, fra l’altro, la guerra in Iran mostra quanto siano a rischio i data center di Amazon e Big tech nel Golfo Persico, nel mirino di attacchi fisici (bersagli di missili basilistici o droni).
Secondo il professor Capone, “il tema del cloud europeo è oggi centrale nel dibattito sulla sovranità digitale. Dopo una fase iniziale caratterizzata da frammentazione e lentezza, si osserva un rafforzamento delle iniziative volte a costruire un ecosistema più integrato e competitivo“.
“Progetti come EuroStack puntano a coordinare e rafforzare l’intera filiera tecnologica europea (dal cloud all’edge, fino ai semiconduttori e al software) con l’obiettivo di ridurre le dipendenze strutturali da fornitori extraeuropei e favorire la nascita di campioni industriali continentali”, continua il professor Capone.
“Un elemento interessante è che il movimento non riguarda solo l’offerta, ma anche la domanda. Alcuni grandi gruppi industriali europei, come Airbus, hanno annunciato l’intenzione di privilegiare soluzioni cloud europee per i propri servizi digitali, contribuendo così a creare massa critica”.
Euro-3C, uno dei pilastri strategici del piano Ue
A Mwc26, la Ue ha annunciato Euro-3C, allineato con le priorità del Programma strategico per il decennio digitale 2030 della Ue. Le infrastrutture digitali sicure e sostenibili diventano uno dei pilastri strategici del piano.
Euro-3C adotta un’infrastruttura federata multi-telco e multi-vendor in ambienti di produzione, con oltre 70 nodi Edge e cloud, in oltre 13 Paesi europei.
Il ritardo europeo nell’AI, 5G advanced e cloud sovrano
L’Europa e l’Italia devono accelerare nella sfida alle Big tech in ambito integrazione fra AI e network mobili, 5G advanced e cloud sovrano europeo.
“Resta infatti una sfida rilevante: colmare il divario tecnologico e di scala rispetto ai grandi hyperscaler statunitensi. L’accelerazione è visibile, ma la vera prova sarà la capacità di trasformare le iniziative politiche e di coordinamento in piattaforme tecnologiche competitive a livello globale”, conclude Antonio Capone.
















