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il commento

Desi 2017, Polimi: “Timidi progressi e pericolosi rallentamenti per l’Italia digitale”

di Luca Gastaldi, Direttore Osservatorio Agenda Digitale, Politecnico di Milano e Nello Iacono, Stati Generali dell’Innovazione

04 Mar 2017

4 marzo 2017

I nuovi dati europei presentati oggi sono preoccupanti quasi per tutti gli ambiti, eccetto che per la copertura banda ultra larga. Effetti della strategia su PA digitale ancora non visibili. Ecco l’analisi del Politecnico di Milano

La Commissione Europea ha pubblicato i valori aggiornati a fine 2016 del DESI, l’indice che misura il livello di attuazione dell’Agenda Digitale. Nonostante i miglioramenti registrati (passiamo da un punteggio complessivo di 0,38 a uno pari a 0,42), l’Italia rimane 25esima in Europa per attuazione dell’Agenda Digitale. Siamo davanti solo a Romania, Bulgaria e Grecia. C’è poco da festeggiare ed è utile capire dove abbiamo fatto miglioramenti rispetto allo scorso anno e dove invece gli altri Paesi europei hanno fatto meglio di noi.

L’Italia ha compiuto progressi significativi nell’area della Connettività, grazie soprattutto al forte aumento della copertura delle reti NGA che è passata dal 41% al 72% delle abitazioni. In aumento anche l’utilizzo della banda larga (+2%) e il numero di abbonamenti alla banda ultralarga, che rappresentano nel 2016 il 12% delle connessioni attive contro il 5% dell’anno precedente. Nemmeno la riduzione dei prezzi, tuttavia, ha incentivato una forte diffusione della banda larga fissa, ancora troppo bassa rispetto alla media UE (55% contro 74%).

Nell’area “Capitale umano”, le competenze digitali, per le quali non si registrano miglioramenti, restano la principale emergenza italiana. Come è indicato nel rapporto “gli scarsi risultati in termini di competenze digitali rischiano di frenare l’ulteriore sviluppo dell’economia e della società digitali”.

Emblematico l’arretramento di una posizione sul livello di competenze digitali, dove solo il 44% degli Italiani ha competenze almeno di base, contro una media europea del 56%, mentre all’incremento del 3% di popolazione che naviga su Internet (sono adesso il 25% coloro che non sono mai andati in Rete), fa da contraltare una riduzione dei servizi digitali più avanzati (eGovernment e banking). Segnale evidente della sempre minore percentuale di italiani che adoperano la Rete con l’adeguata consapevolezza.

Riguardo all’uso di internet, emerge che le attività online effettuate dagli italiani siano di molto inferiori alla media dell’UE: l’Italia si colloca al 27esimo posto e fa registrare soltanto lievi aumenti nell’utilizzo dei servizi di informazione online, social networks e online shopping (comunque inferiori alla media europea). Come sottolineato prima, per contro si riduce il numero di individui che utilizzano i servizi di online banking.

Procede bene il processo di digitalizzazione delle imprese, per il quale l’Italia sta colmando il divario con l’UE, anche se fanno eccezione le PMI. Le imprese che utilizzano la fatturazione elettronica, grazie all’obbligatorietà nel settore pubblico, sono il 30%, percentuale di molto superiore alla media europea (18%). Ancora poco matura, tuttavia, la presenza delle PMI sui canali di vendita elettronici: solo il 7% di quest’ultime vende propri prodotti/servizi online e il fatturato sull’eCommerce è calato di quasi il 2%.

Infine una nota negativa riguardo ai servizi pubblici digitali. L’Italia fa segnare una riduzione del punteggio rispetto allo scorso anno, passando dal 17esimo al 21esimo posto, sempre più lontana dalla media europea. Ancora troppo poco diffusi i casi di amministrazioni che hanno messo mano ai loro siti web e ai servizi per una fruizione adeguata alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Gli effetti delle iniziative di AgID (come le linee guida per il design dei siti web , SPID) non sono ancora visibili. Anche sugli Open Data si registra un arretramento nelle posizioni (non nel punteggio), anche qui segnale significativo di politiche che non sono riuscite ancora a incidere in profondità per un reale cambiamento dell’amministrazione pubblica.

Insomma: alcuni passi in avanti, ma ancora troppo timidi per recuperare i divari che registriamo con il resto d’Europa, e alcuni pericolosi rallentamenti, che riflettono un’attuazione ancora zoppicante e con aree di ritardo sempre più preoccupanti.

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