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FTTH in Italia: il nodo dei civici coperti ma non attivabili


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La fibra FTTH raggiunge quasi otto famiglie italiane su dieci, ma gli abbonamenti restano sotto tre unità coperte su dieci. Separazione delle reti, concorrenza tra tecnologie, trasparenza sui civici e incentivi pubblici compongono un problema che coinvolge wholesale, operatori retail, Agcom e Governo

Pubblicato il 27 ott 2026



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In Italia la fibra fino a casa raggiunge quasi otto famiglie su dieci, ma meno di tre unità coperte su dieci hanno un abbonamento, un risultato che colloca il Paese al ventiquattresimo posto su 28 in Europa per take-up. L’inchiesta del Sole 24 Ore sul take-up dell’FTTH ha fatto emergere un sistema di alibi incrociati, nel quale chi costruisce la rete e chi vende il servizio attribuiscono ciascuno all’altro la causa del problema. Resta da capire perché il sistema produca questo esito e chi possa correggerlo.

Dalla separazione TIM-FiberCop al mercato della fibra FTTH

Con il perfezionamento della cessione della rete fissa di TIM a FiberCop, il 1° luglio 2024, le due società non hanno più legami partecipativi, FiberCop e TIM non hanno più legami partecipativi. Viene così meno la questione che per vent’anni ha governato la regolazione del fisso, cioè garantire parità di accesso alla rete dell’ex monopolista, che era al tempo stesso il primo concorrente dei suoi clienti all’ingrosso. Obblighi di accesso, parità di trattamento e separazione funzionale erano nati per correggere proprio quella sovrapposizione di ruoli.

Al posto dell’incumbent integrato c’è oggi un duopolio all’ingrosso. FiberCop e Open Fiber si sovrappongono nelle aree nere, ma non nelle grigie, dove i 15 lotti del Piano “Italia a 1 Giga” sono stati divisi tra Open Fiber (otto) e TIM (sette). Nelle aree bianche opera Open Fiber in virtù del Piano BUL. In buona parte del territorio, quindi, la rete in fibra è una sola, e la concorrenza tra infrastrutture lascia il posto alla concorrenza tra i retailer che la utilizzano.

Il duopolio wholesale e le regole per la fibra FTTH

Con la delibera 58/26/CONS dell’11 marzo 2026 AGCom ha chiuso l’analisi dei mercati dell’accesso alla rete fissa avviata dopo la separazione. Le aree pienamente concorrenziali, sottratte alla regolazione ex ante, salgono a 239 comuni nel mercato dell’accesso locale all’ingrosso, 225 in più rispetto alla precedente analisi.

Nel resto del territorio FiberCop è confermata operatore con significativo potere di mercato, con obblighi modulati per aree. Tra queste spiccano i 4.999 comuni in cui investimenti e adozione delle reti ad altissima capacità sono poco avanzati e la concorrenza avviene ancora principalmente attraverso le soluzioni FTTC (sulla rete in rame di FiberCop).

La novità principale è un’altra. L’istruttoria ha verificato che FiberCop e la controllante KKR non detengono partecipazioni in operatori retail italiani, non vendono al dettaglio e non sono legate in esclusiva a un unico retailer.

Su questa base FiberCop è stata qualificata come operatore wholesale only ai sensi dell’art. 91 del Codice, con obblighi limitati ad accesso, non discriminazione e prezzi equi e ragionevoli, che l’Autorità può rivedere se vengono meno le condizioni. Con una comunicazione del 23 aprile 2026 AGCom ha poi avviato la verifica dei listini FiberCop, un passaggio che tocca direttamente la questione dell’impatto dei prezzi all’ingrosso sui prezzi finali.

Fibra FTTH e FWA: le asimmetrie nella sfida per i clienti

L’integrazione verticale non è però scomparsa, si è spostata. Sul fisso l’operatore oggi probabilmente più integrato è Fastweb+Vodafone, che dispone di una propria rete in fibra e la utilizza sia per i servizi ai propri clienti sia per l’offerta all’ingrosso ad altri operatori.

Restano poi integrati gli operatori mobili (mercato considerato tradizionalmente “concorrenziale”), che hanno ceduto gran parte delle infrastrutture passive, cioè torri e siti, a società come INWIT e Cellnex, ma controllano ancora reti radio e frequenze. Questa integrazione si estende all’FWA su rete mobile. Secondo l’Osservatorio AGCom, a marzo 2026 TIM (23,2%), Fastweb+Vodafone (16,5%) e WindTre (13,6%) detenevano insieme poco più della metà delle linee FWA, accanto a Eolo, primo operatore del segmento con il 23,9%.

Frequenze e accesso FWA nel confronto con la fibra

Il tema riemerge nella consultazione AGCom sul rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze in scadenza nel 2029 (delibera 199/26/CONS). L’Autorità propone di obbligare i tre maggiori assegnatari a fornire a Iliad, agli MVNO e ai fornitori di servizi l’accesso alle frequenze a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie. Osserva al tempo stesso che Iliad, con il 15,9% delle SIM “umane” a dicembre 2025, è l’unico operatore mobile in continua crescita, e che la minore dotazione di spettro non si traduce in un evidente problema concorrenziale.

Nel corso della consultazione gli operatori FWA hanno richiamato i costi di un eventuale cambio di fornitore all’ingrosso, che imporrebbe la sostituzione degli apparati presso i clienti.

Sullo sfondo si delinea una possibile nuova asimmetria. Il fisso è ormai fornito per lo più da reti separate dal retail, mentre il wireless fisso resta in buona parte nelle mani di operatori integrati, che controllano rete, frequenze e cliente finale. Nella competizione per la migrazione dei clienti dal rame, chi vende fibra dipende da un fornitore terzo per tempi e qualità dell’attivazione, mentre chi vende FWA su rete propria governa l’intero processo.

Cresce inoltre la concorrenza tra tecnologie fisse e wireless, in particolare tra FTTC e FWA, con il satellite come terzo incomodo, per ora marginale.

Trasparenza e take-up della fibra: bollini e Broadband Map

Sul fronte della trasparenza AGCom è intervenuta anche sui “bollini”, le etichette colorate che dal 2018 gli operatori devono esporre nella pubblicità delle offerte di rete fissa per indicare l’infrastruttura utilizzata. Il verde segnala la fibra fino all’edificio, il giallo le reti miste, il rosso quelle che non supportano la banda ultralarga.

Con la delibera 207/26/CONS del 29 luglio 2026 l’Autorità ha introdotto un bollino blu per le offerte FWA che raggiungono le prestazioni delle reti ad altissima capacità secondo i criteri BEREC, nell’ordine di 1 Gbit/s in download, scartando il verde per evitare confusione con la fibra. Il bollino non riporta le velocità, che restano nella scheda tecnica che l’operatore deve fornire nei canali di vendita.

D’altra parte, anche il legislatore era intervenuto già prima dell’inchiesta. Con l’art. 13 del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19 è stato aggiunto un periodo all’art. 98-quaterdecies del Codice delle comunicazioni elettroniche, che obbliga i fornitori di accesso a internet a dare al consumatore “informazioni puntuali” sulle “diverse tecnologie di rete di accesso disponibili all’indirizzo di utenza” e sulle relative prestazioni, sulla base della Broadband Map di AGCom. La norma non impone di attivare la tecnologia più performante, ma soltanto di dichiararne l’esistenza.

La Broadband Map nel percorso di vendita

Gli operatori si sono inizialmente attrezzati nel modo più ovvio, inserendo rinvii dai propri siti alla Broadband Map di AGCom, che sta diventando sempre più ricca e precisa, ma…

L’AGCom è dovuta intervenire a luglio 2026 per chiarire le modalità di attuazione. Nella fase istruttoria diversi operatori si erano opposti all’integrazione in tempo reale con la Broadband Map tramite API, per i costi di sviluppo e il rischio di bloccare le vendite in caso di indisponibilità della piattaforma esterna, e avevano proposto in subordine un semplice rinvio alla mappa sul proprio sito, purché fuori dal percorso di vendita.

AGCom ha scartato sia l’integrazione via API, giudicata per ora impraticabile, sia il rinvio per gli operatori maggiori, e ha di fatto ribaltato l’onere. Non è più il consumatore a dover cercare la Broadband Map, è l’operatore a dover portare l’informazione nel proprio percorso di vendita.

Gli operatori con almeno 50.000 clienti devono scaricare le mappe di copertura almeno una volta al mese e mostrare “tutte le soluzioni disponibili” all’indirizzo, chiunque sia l’operatore che le offre, mettendo in evidenza quelle “più performanti” rispetto all’offerta in valutazione.

L’informazione va resa sui canali in cui è il cliente a cercare l’offerta, in posizione chiaramente percepibile nel percorso di scelta, mentre agli operatori più piccoli basta un link ben visibile alla mappa. Resta il nodo del dato, perché la Broadband Map registra la copertura dichiarata e non la vendibilità effettiva del singolo civico, che è proprio l’oggetto del contendere tra wholesale e retail. AGCom ha aperto un tavolo tecnico, a cui partecipano anche le associazioni dei consumatori, per migliorarne leggibilità e fruibilità.

Nel frattempo i siti web si arricchiscono di colori e parte la caccia al tesoro sulle soluzioni disponibili.

Le leve europee per il take-up della fibra FTTH

A livello europeo il take-up non dispone di un unico strumento, ma di un insieme di leve distribuite tra più atti. La Raccomandazione Gigabit della Commissione (2024/539) chiede ai regolatori di accompagnare la migrazione dal rame alle reti ad altissima capacità con piena trasparenza verso tutti gli interessati.

Il Gigabit Infrastructure Act (Regolamento 2024/1309), direttamente applicabile dal novembre 2025, prevede tempi certi per le autorizzazioni, un punto unico di informazione sulle infrastrutture esistenti e la predisposizione in fibra degli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazione importante. In Italia quest’ultimo obbligo esisteva già e, con il decreto MIMIT 130/2025, il certificato di edificio predisposto alla banda ultralarga è diventato condizione per l’agibilità.

Inoltre, gli Orientamenti sugli aiuti di Stato alla banda larga del 2023 dedicano una sezione alle misure per il take-up, con voucher sociali e voucher di connettività. La proposta di Digital Networks Act, presentata il 21 gennaio 2026, rende infine obbligatori piani nazionali di transizione alla fibra, da presentare nel 2029, con una disattivazione del rame da completare tra il 2030 e il 2035. Nella prima fase lo spegnimento diventa obbligatorio dove la fibra copre almeno il 95% e sono disponibili offerte a prezzi accessibili.

Lo switch-off del rame e la fiducia degli utenti

Il rapporto del BEREC sullo switch-off del rame, pubblicato nel giugno 2025, richiama le esperienze dei Paesi più avanzati. La difficoltà principale è conquistare la fiducia di utenti che tendono a percepire come commerciale la comunicazione degli operatori, e per questo conviene affiancarle un’informazione neutra, con l’aggravante che in alcuni Paesi europei, a differenza dell’Italia, i servizi su rame costano meno di quelli in fibra.

Per evitare ogni confusione va ricordato come il processo avviato in Italia da FiberCop riguarda la dismissione delle centrali e dei servizi in rame che da lì partono, con la migrazione dei clienti verso l’FTTC o FWA. Un vero switch-off dal rame alla fibra fino a casa, come quello delineato dalla proposta di Digital Networks Act, resta ancora da costruire.

Voucher e strategia per il take-up della fibra FTTH in Italia

Sul fronte governativo, il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti ha anticipato (in un’intervista al Sole 24 Ore) che il take-up sarà al centro dell’aggiornamento della Strategia per la banda ultralarga 2027-2030, che dovrà essere esaminato dal Comitato interministeriale per la transizione digitale. L’obiettivo sarebbe portare l’adozione FTTH almeno al 52% entro il 2031, attraverso un insieme di voucher per la domanda e di interventi volti ad aumentare la trasparenza sulle unità immobiliari non solo raggiunte, ma effettivamente pronte per una rapida attivazione.

Gli incentivi allo studio per famiglie e imprese

Tra le misure allo studio figurerebbe un voucher per le famiglie che attivano connessioni in fibra, di cui si starebbero ancora valutando le coperture finanziarie alla luce della possibile platea. Si aggiungerebbero un contributo per le connessioni satellitari fino a 1.300 euro per utenza, per un massimo di 40.000 civici e una dotazione stimata di 50 milioni, un incentivo per le imprese agricole, con una platea potenziale di 274.000 aziende e un fabbisogno di 250 milioni, e una nuova tornata di voucher per servizi cloud e cybersecurity destinati a PMI e lavoratori autonomi, per 150 milioni.

Si tratta di misure e risorse ancora da confermare, e sarà da valutare con attenzione la loro neutralità tecnologica, oltre ai possibili effetti sulle dinamiche concorrenziali.

Sul piano della trasparenza il Governo conferma il ruolo della Broadband Map e un monitoraggio rafforzato del take-up, per verificare lo scostamento tra disponibilità delle reti ed effettivo utilizzo, anche attraverso tavoli con gli operatori. Altri temi dell’agenda sono l’estensione temporale dei programmi di connettività di scuole e strutture e una maggiore formazione sulla cultura digitale.

Civici attivabili e KO tecnici: cosa frena il take-up

Il quadro europeo suggerisce dove guardare. Lo switch-off italiano chiude le centrali ma lascia in vita l’FTTC, e dunque da solo non spinge verso la fibra fino a casa. Il Gigabit Infrastructure Act cambia le regole per gli edifici futuri, mentre i problemi raccontati dagli operatori riguardano quelli esistenti.

I voucher sostengono la domanda, ma non risolvono i KO tecnici che fanno rinunciare chi la fibra la vuole già. La trasparenza introdotta dal DL PNRR, infine, funziona solo se il dato su cui poggia distingue tra civico coperto e civico attivabile, come chiedono, da lati opposti, Iliad e TIM.

Finché quella distinzione mancherà, ogni nuovo cantiere rischia di allargare il divario tra le case raggiunte e quelle connesse. Chissà se un giorno ci risveglieremo in un Paese dotato di un’anagrafe dei civici completa, con indirizzi correttamente georeferenziati e collegati a dati catastali altrettanto completi, accessibili, con le dovute cautele, a tutti e non solo a una ristretta cerchia di adepti.

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