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Butti: sovranità digitale, una leva strategica per l’autonomia del Paese



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L’Italia definisce la propria strategia per la sovranità digitale attraverso infrastrutture sicure e il Polo Strategico Nazionale. Il piano punta a governare l’innovazione, proteggere i dati della Pubblica Amministrazione e ridurre le dipendenze tecnologiche estere

Pubblicato il 12 mar 2026



sovranità digitale
Alessio Butti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’innovazione tecnologica

La gestione dei dati e delle infrastrutture tecnologiche è diventata una priorità centrale per la sicurezza e lo sviluppo economico dell’Italia. Nel corso del convegno “Sovranità digitale: Italia ed Europa a prova di futuro“, organizzato da Nextwork360, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’innovazione tecnologica, Alessio Butti, ha presentato una visione organica su come il Paese intenda muoversi per garantire la propria autonomia. Il dibattito attuale non si limita agli aspetti tecnici del cloud, ma tocca le fondamenta stesse della tenuta democratica e della competitività industriale nel panorama internazionale.

La sovranità come pilastro della democrazia e dell’industria

La riflessione sulla sovranità digitale non può essere slegata dal contesto politico e sociale. Secondo quanto dichiarato da Butti, il coinvolgimento di istituzioni e imprese in questo confronto è essenziale perché “un confronto su cloud e sovranità è al tempo stesso una questione di politica industriale, un tema di sicurezza nazionale e di difesa dei valori democratici, in questo caso occidentali”. In questa prospettiva, la protezione degli asset informativi diventa lo strumento necessario per difendere i sistemi politici nazionali, specialmente in un’epoca di forti tensioni geopolitiche.

L’autonomia nazionale si gioca sulla capacità dello Stato di decidere in autonomia le modalità di gestione delle proprie informazioni. Per il Sottosegretario, “la sovranità riguarda la scelta dell’infrastruttura attraverso cui veicolare i dati e delle piattaforme all’interno delle quali conservarli e proteggerli”. Governare le regole di accesso, portabilità e interoperabilità dei dati è l’unico modo per prevenire vulnerabilità che potrebbero rallentare l’innovazione tecnologica. Il Dipartimento per la trasformazione digitale agisce proprio in questa direzione, con l’obiettivo di guidare il cambiamento tecnologico dello Stato garantendo una posizione sovrana e indipendente.

Il Polo Strategico Nazionale: orientare il mercato per proteggere i dati

Uno degli strumenti principali per attuare questa strategia è il Polo Strategico Nazionale (PSN). Questo progetto non rappresenta solo un’importante infrastruttura tecnica, ma assume un forte rilievo politico per il Governo. L’obiettivo è quello di fornire all’Italia una capacità strutturale per ospitare e mettere in sicurezza i servizi e i dati più critici della Pubblica Amministrazione, operando con standard di governance elevati che assicurino trasparenza e responsabilità.

Il Sottosegretario ha sottolineato come questo modello ridefinisca i rapporti tra Stato e settore privato, affermando che “il Polo Strategico Nazionale è anche un modo nuovo di pensare la collaborazione tra privato e pubblico”. Non si tratta di una chiusura verso l’esterno, ma di una direzione consapevole: il PSN è infatti definito come “l’espressione concreta di un Paese che non rinuncia al mercato, ma lo orienta”. All’interno di questa cornice si inserisce l’Innovation Hub del Polo Strategico Nazionale, uno spazio pensato per accelerare le sperimentazioni e sviluppare le competenze necessarie affinché il passaggio al cloud sia un processo di innovazione misurabile e condiviso.

Cybersicurezza e resilienza: la base della sovranità reale

La protezione delle infrastrutture digitali non può prescindere da una solida difesa cibernetica. La posizione espressa da Butti è molto netta riguardo alla necessità di integrare questi due aspetti: “Una sovranità che ignora la cybersicurezza è una sovranità finta, di carta”. Per tale ragione, è stata attivata una collaborazione strutturale con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) per garantire che la protezione sia presente in ogni fase della trasformazione digitale.

Questa sinergia permette alla sicurezza cibernetica di operare in modo capillare, intervenendo sulla qualificazione dei servizi, sulla gestione degli accessi e sulla cifratura dei dati. La capacità di rispondere efficacemente agli incidenti informatici diventa quindi un requisito fondamentale per garantire l’effettiva sovranità digitale del Paese, rendendo le infrastrutture pubbliche meno vulnerabili agli attacchi esterni.

IA e tecnologie quantistiche: governare la frontiera tecnologica

L’evoluzione tecnologica impone di guardare con attenzione anche all’intelligenza artificiale e alle comunicazioni quantistiche. L’intelligenza artificiale viene identificata come una tecnologia dal potenziale immenso che richiede tuttavia una guida attenta per limitarne i rischi. Nel discorso di Butti emerge chiaramente che “sovranità nel contesto dell’intelligenza artificiale significa governare l’intelligenza artificiale come tecnologia strategica, promuoverne l’uso, ma un uso responsabile nella Pubblica Amministrazione”. L’Italia punta dunque a rafforzare le proprie competenze e a ridurre le dipendenze dai fornitori esteri, supportata da una legge nazionale che rappresenta un primato a livello globale.

Parallelamente, l’attenzione si sposta verso le tecnologie quantistiche, che cambiano radicalmente il rapporto tra protezione dei dati e possibili attacchi. La preparazione è considerata più importante della gestione dell’emergenza. Il Dipartimento per la trasformazione digitale sta lavorando per costruire alleanze tra ricerca, imprese e Pubblica Amministrazione, portando il tema quantistico all’interno delle politiche nazionali di autonomia e sicurezza.

Una cultura istituzionale per la sovranità operativa

L’insieme di queste iniziative non è solo una lista di progetti tecnici, ma parte di un percorso verso la costruzione di una reale capacità nazionale. Per il Sottosegretario, “la sovranità digitale è una capacità che si costruisce, non si compera”. Questo processo di costruzione deve poggiare su infrastrutture solide, regole certe e industria forte, ma richiede soprattutto lo sviluppo di una nuova cultura istituzionale in grado di governare la rapidità dei cambiamenti tecnologici.

L’obiettivo finale per i prossimi anni è il raggiungimento di una sovranità operativa che permetta di modernizzare il Paese senza rinunciare alla sicurezza. Secondo Butti, infatti, “un Paese è davvero sovrano quando può innovare senza perdere controllo, quando può collaborare senza diventare dipendente, quando può crescere senza sottrarre diritti e servizi essenziali”. Da questo equilibrio dipendono non solo la competitività delle aziende e la credibilità delle istituzioni, ma la fiducia stessa dei cittadini nel futuro digitale della nazione.

FAQ: Infrastrutture digitali

Le infrastrutture digitali rappresentano la spina dorsale di qualsiasi azienda moderna. Comprendono hardware, software, reti, applicazioni e sistemi che consentono alle organizzazioni di accedere a Internet e di trasmettere informazioni sia internamente che esternamente. Includono componenti fondamentali come dorsali Internet (cavi digitali che trasmettono dati su più sedi progettati per fornire velocità migliori tra regioni o paesi), connessioni a banda larga (che offrono maggiore larghezza di banda per gestire grandi quantità di dati) e telecomunicazioni mobili (sistemi wireless costituiti da ricetrasmettitori, stazioni base e satelliti). Inoltre, riuniscono e interconnettono tecnologie fisiche e virtuali come l’elaborazione, lo storage, la rete, le applicazioni e piattaforme come Unified Communication and Collaboration (UCC), Platform as a Service (PaaS) e Software as a Service (SaaS).

Le infrastrutture digitali offrono numerosi vantaggi competitivi alle aziende. Investendo in esse, le organizzazioni possono ridurre i costi operativi, migliorare l’esperienza dei clienti e aumentare la redditività. L’infrastruttura digitale, un tempo solo un fattore abilitante, è oggi diventata una fonte primaria di vantaggio competitivo, fornendo una base solida per le operazioni digitali che permette alle aziende di ri-architettare i loro servizi per la fornitura digitale globale. Inoltre, secondo uno studio condotto da Cisco, l’89% dei responsabili IT ritiene che un’infrastruttura modernizzata possa generare ulteriori ricavi, mentre il 93% prevede un risparmio di costi legato all’utilizzo di reti più intelligenti, sicure e adattive. Le reti creano valore finanziario migliorando l’esperienza per i clienti (55% dei rispondenti), incrementando l’efficienza (52%) e abilitando l’innovazione (51%).

Tre principali tendenze tecnologiche stanno guidando il cambiamento nelle infrastrutture digitali. La prima è il cloud computing, ormai affermatosi come modello preferito per le trasformazioni digitali, che consente alle organizzazioni di scalare rapidamente e rispondere alle mutevoli esigenze dei clienti. La seconda è l’edge computing, che porta le capacità di calcolo più vicino alla fonte dei dati, garantendo migliore latenza, maggiore reattività e risparmio sui costi rispetto ai modelli cloud tradizionali. La terza è l’Internet of Things (IoT), che offre nuove opportunità in termini di efficienza operativa e risparmio economico, fornendo informazioni in tempo reale sulla salute degli asset e sulle metriche di performance. Le aziende stanno iniziando ad applicare algoritmi di intelligenza artificiale insieme ad altre tecnologie come l’analisi e la blockchain per creare ambienti intelligenti e connessi in fabbriche, magazzini, negozi al dettaglio e altri siti.

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il panorama delle infrastrutture digitali, richiedendo reti AI-Ready che siano moderne, resilienti e scalabili. L’IA genera un traffico di rete complesso e sensibile alla latenza, esercitando un’enorme pressione sulle infrastrutture IT che devono garantire una connettività ininterrotta, sicura e a bassa latenza. Secondo uno studio di Cisco, il 95% dei responsabili IT ha sottolineato come fattore cruciale la resilienza delle reti, mentre il 77% ha ammesso di aver subito rilevanti interruzioni operative. L’esplosione di flussi di lavoro generati dall’IA, unita alla proliferazione di dispositivi connessi, sta producendo picchi di traffico di rete senza precedenti. Il 97% dei responsabili IT pensa che modernizzare le reti sia il presupposto per adottare l’IA, l’IoT e il cloud moderni, rendendo essenziale lo sviluppo di tecnologie di rete ad alta capacità e bassa latenza con un approccio alla sicurezza quantum-resistant.

Lo sviluppo delle infrastrutture digitali avanzate comporta significative sfide energetiche. I datacenter moderni richiedono sempre più risorse energetiche ed idriche, con sistemi di supercalcolo che necessitano almeno di 7 megawatt di potenza per operare, con picchi fino a 38MW (equivalenti alla potenza massima di quasi quarantamila abitazioni italiane). La crescente densità energetica è preoccupante: se pochi anni fa 1MW era sufficiente ad alimentare un datacenter medio-grande con oltre 50 rack, oggi teoricamente solo sei rack possono esaurirlo. Il raffreddamento di grandi datacenter, spesso realizzato mediante sistemi evaporativi, porta all’evaporazione di circa l’80% dell’acqua utilizzata, richiedendo la realizzazione di interi laghi artificiali. Queste sfide costringeranno a rivedere le infrastrutture nazionali e le politiche di collocazione delle grandi infrastrutture digitali.

L’Italia ha sviluppato infrastrutture digitali pubbliche che fungono da modello per l’Europa, come evidenziato in un’analisi del CEPS (Center for European Policy Studies). PagoPA S.p.A. contribuisce a questa trasformazione gestendo infrastrutture immateriali chiave come la piattaforma pagoPA (che nel 2024 ha gestito 422 milioni di transazioni per un controvalore di oltre €93,5 miliardi), l’app IO (con oltre 42 milioni di download e più di 347.000 servizi singoli), la Piattaforma per l’Interoperabilità PDND (integrata da circa 7.700 amministrazioni con oltre 532 milioni di sessioni di scambio dati) e SEND (che ha superato i 13,5 milioni di notifiche a valore legale). Queste piattaforme sono state realizzate applicando le best practice dell’approccio GovTech e rappresentano asset strategici per l’agenda digitale del paese, contribuendo a costruire infrastrutture digitali tecnologicamente avanzate, sostenibili, aperte, interoperabili e centrate sulla persona.

Durante la pandemia, le infrastrutture digitali hanno fornito un’ancora di salvezza alle aziende, consentendo loro di passare rapidamente alle operazioni online, di accedere a nuovi strumenti e tecnologie e di collaborare in modo sicuro attraverso connessioni remote. I canali digitali hanno mantenuto una parvenza di normalità durante circostanze surreali, permettendo il mantenimento dei rapporti interpersonali, la fornitura di servizi essenziali e la generazione di reddito. Il cloud computing si è rivelato particolarmente vantaggioso, permettendo alle organizzazioni di scalare rapidamente e rispondere alle mutevoli esigenze. Inoltre, la connettività digitale ha sostituito le modalità di trasporto e di lavoro tradizionali, con l’84% dei lavoratori costretti a lavorare da casa che ha dichiarato di preferire la modalità ibrida, apprezzando le opportunità di connessione e lavoro flessibile che hanno ridotto la necessità di recarsi in ufficio, liberando tempo, aumentando la produttività e migliorando l’equilibrio tra lavoro e vita privata.

La cybersecurity resta centrale nelle politiche digitali europee, riflettendo la rapida evoluzione del panorama delle minacce informatiche. La maggiore adozione dell’IA e l’aumento dei dispositivi connessi ampliano la superficie di attacco, richiedendo preparazione contro attacchi sofisticati che utilizzano l’AI e il quantum computing. Il 94% dei responsabili IT ritiene che reti sicure siano un fattore chiave per una maggiore cybersecurity, ma le misure tradizionali non sono più sufficienti. Le reti moderne devono integrare strumenti di rilevamento delle minacce evoluti e quantum-resistant, strutturando la sicurezza su più livelli. È essenziale integrare la sicurezza direttamente nel “tessuto” della rete (network fabric) per assicurare resilienza contro nuovi rischi e permettere l’innovazione. Le interruzioni dei servizi digitali non solo costano economicamente, ma danneggiano l’operatività critica ed erodono la fiducia, rendendo la sicurezza un elemento imprescindibile della modernizzazione delle infrastrutture.

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