La gestione dei dati pubblici rappresenta oggi una delle sfide più delicate per la sicurezza di un Paese, intrecciando necessità tecnologiche e visioni politiche di lungo periodo. Durante il convegno “Sovranità digitale: Italia ed Europa a prova di futuro“, organizzato da Nextwork360, è emerso con chiarezza come il Polo Strategico Nazionale (PSN) non sia soltanto un progetto tecnico, ma il cardine di una strategia per l’autonomia digitale italiana ed europea. Nel corso di un dialogo tra Andrea Rangone — Professore di Digital Business Innovation & Entrepreneurship al Politecnico di Milano — ed Elio Schiavo — Chief Enterprise and Innovative Solutions Officer di TIM Enterprise e Presidente del Polo Strategico Nazionale — si sono delineati i contorni di questa infrastruttura, spiegando perché il controllo fisico e logico delle informazioni sia l’unico vero baluardo contro le ingerenze esterne.
Indice degli argomenti
La missione del Polo Strategico Nazionale e la digitalizzazione della PA
L’obiettivo primario che muove l’intera struttura è il completamento della transizione digitale dello Stato. Secondo quanto dichiarato da Schiavo, la missione affidata alla società è quella di “rendere digitale la Pubblica Amministrazione italiana”. Si tratta di un percorso che vede nel Sottosegretario Alessio Butti un osservatore attento, essendo la Presidenza del Consiglio il cliente principale dell’ente, definendo il PSN come un esempio di servizio fondamentale per il Paese.
La complessità del progetto risiede nel coordinare diverse competenze industriali. La compagine che guida il Polo Strategico Nazionale vede infatti la partecipazione di attori chiave del sistema Italia: TIM, nel ruolo di socio di maggioranza relativa, si occupa della gestione della migrazione sul cloud; Leonardo presidia l’ambito della sicurezza; Sogei cura la parte relativa a training e formazione, mentre Cassa Depositi e Prestiti ricopre un ruolo strettamente finanziario. Questa sinergia permette di affrontare la sovranità digitale con un approccio multidisciplinare, necessario per gestire dati che Schiavo definisce strategici e classificati.
L’architettura tecnologica: dalla fibra alla “Nube”
Per comprendere il funzionamento del Polo Strategico Nazionale, Elio Schiavo ricorre a una rappresentazione visiva che descrive il percorso dei dati. L’infrastruttura poggia su una rete di fibra ottica che trasmette le informazioni verso un layer di base costituito da data center e infrastrutture di colocation. Da questo livello fisico, i dati transitano verso la “nuvola”, ovvero l’ambiente cloud dove operano sia gli hyperscaler internazionali, sia i cloud privati nazionali.
In questa visione tecnologica, due elementi giocano un ruolo trasformativo: il quantum computing e l’Intelligenza Artificiale. L’aumento dei dati da processare richiede una capacità computazionale sempre maggiore, rendendo l’infrastruttura sottostante più veloce e potente. L’Intelligenza Artificiale, invece, interagisce con la nuvola in un processo ciclico di apprendimento. Schiavo utilizza una metafora efficace per spiegare questa dinamica: “Cosa fa l’Intelligenza Artificiale? Va in ‘palestra’, entra in quella nuvola, si allena ed esce. Ogni volta entra, si allena ed esce”.
Il controllo delle chiavi di crittografia come asset distintivo
Il vero punto di rottura tra il Polo Strategico Nazionale e i modelli di cloud computing precedentemente adottati da molte amministrazioni risiede nella proprietà dell’infrastruttura e nella gestione della sicurezza logica. In passato, diverse realtà della Pubblica Amministrazione erano migrate su piattaforme come Amazon o Microsoft senza mantenere il controllo diretto della protezione dei dati.
L’elemento che garantisce la sovranità nazionale è la gestione autonoma delle difese. Schiavo è categorico su questo punto: “L’infrastruttura è proprietaria ed è nazionale, e le chiavi di crittografia di tutto quello che accade nella trasmissione dall’infrastruttura alla nuvola sono sotto il nostro controllo”. Il rischio di non possedere queste chiavi è concreto e riguarda la giurisdizione dei dati. Schiavo cita l’esempio di una banca che sceglie un hyperscaler estero affidandogli anche le chiavi di crittografia: in tal caso, se un’autorità straniera dovesse richiedere l’accesso alle informazioni, l’hyperscaler sarebbe obbligato a fornirle, disintermediando di fatto il proprietario del dato. Il Polo Strategico Nazionale si pone come “custode del palazzo”, permettendo di utilizzare la capacità tecnologica degli hyperscaler (spesso difficilmente replicabile per via dei costi enormi) mantenendo però il controllo esclusivo degli accessi.
Protezione dei dati sanitari e gestione delle query AI
Un aspetto critico della sovranità riguarda la riservatezza dei dati personali, in particolare quelli sanitari e anagrafici. Sebbene i modelli pubblici come ChatGPT abbiano già dei filtri per i dati sensibili, il Polo Strategico Nazionale eleva questo standard rendendo le informazioni pubbliche dei cittadini italiani “impermeabili” al sistema globale.
L’obiettivo è creare una barriera invalicabile per chiunque cerchi di estrarre dati strategici per allenare algoritmi o effettuare ricerche non autorizzate. Schiavo spiega che all’interno del PSN: “Ogni volta che qualcuno, dovunque nel pianeta, fa una query, va in ‘palestra’ e si allena, non trova il trainer, ma trova una saracinesca abbassata”. Per questo motivo, si ipotizza un “porting” delle amministrazioni che si erano precedentemente appoggiate a cloud esteri verso il PSN, in modo da consolidare e mettere in sicurezza il set di dati classificati del Paese.
La necessità di regole europee univoche e l’ascolto degli stakeholder
La costruzione della sovranità digitale non è un processo che l’Italia può o deve affrontare in totale isolamento. Schiavo sottolinea l’importanza di un coordinamento europeo che superi le attuali frammentazioni. Attualmente, le definizioni di “dato strategico classificato” variano sensibilmente tra le agenzie di cybersicurezza di diversi Paesi, come Spagna, Olanda o Italia. Questa mancanza di uniformità rappresenta un rischio operativo per le aziende e per gli Stati.
Il timore espresso dal Presidente del Polo Strategico Nazionale è quello di investire risorse in un progetto che potrebbe scontrarsi con future normative europee non allineate: “Qual è il rischio che stiamo correndo? Stiamo tutti lavorando per costruire una casa che magari tra 3 anni ci diranno non essere perfettamente agibile”. La politica, secondo Schiavo, deve avere il coraggio di ammettere i propri limiti tecnici e di affidarsi a chi possiede le competenze infrastrutturali, promuovendo un ascolto attivo degli stakeholder nazionali per creare regole comuni.
TIM Enterprise e l’ambizione di Champion Nazionale
TIM Enterprise rivendica un ruolo di guida. L’ambizione dichiarata è quella di agire come il “champion italiano” della sovranità digitale. Si tratta di una posizione giustificata dalla vastità dei mezzi messi in campo: un backbone infrastrutturale proprietario, una rete capillare di data center per la colocation e relazioni consolidate con i principali vendor globali. La sfida tecnologica e politica richiede dimensioni industriali rilevanti e una capacità di investimento costante. Schiavo osserva come il mercato stia andando verso una naturale concentrazione, poiché i governi avranno bisogno di partner solidi per gestire la sicurezza nazionale. In quest’ottica, la sovranità digitale viene descritta come “una partita per giocatori con spalle larghe”. Il modello del Polo Strategico Nazionale, che integra soluzioni multi-cloud gestendo però le chiavi crittografiche su suolo italiano, viene proposto non solo come una soluzione interna, ma come un esempio che altri Paesi europei potrebbero seguire.
FAQ: Infrastrutture digitali
Cosa sono le infrastrutture digitali e quali componenti includono?
Le infrastrutture digitali rappresentano la spina dorsale di qualsiasi azienda moderna. Comprendono hardware, software, reti, applicazioni e sistemi che consentono alle organizzazioni di accedere a Internet e di trasmettere informazioni sia internamente che esternamente. Includono componenti fondamentali come dorsali Internet (cavi digitali che trasmettono dati su più sedi progettati per fornire velocità migliori tra regioni o paesi), connessioni a banda larga (che offrono maggiore larghezza di banda per gestire grandi quantità di dati) e telecomunicazioni mobili (sistemi wireless costituiti da ricetrasmettitori, stazioni base e satelliti). Inoltre, riuniscono e interconnettono tecnologie fisiche e virtuali come l’elaborazione, lo storage, la rete, le applicazioni e piattaforme come Unified Communication and Collaboration (UCC), Platform as a Service (PaaS) e Software as a Service (SaaS).
Quali sono i principali vantaggi competitivi delle infrastrutture digitali per le aziende?
Le infrastrutture digitali offrono numerosi vantaggi competitivi alle aziende. Investendo in esse, le organizzazioni possono ridurre i costi operativi, migliorare l’esperienza dei clienti e aumentare la redditività. L’infrastruttura digitale, un tempo solo un fattore abilitante, è oggi diventata una fonte primaria di vantaggio competitivo, fornendo una base solida per le operazioni digitali che permette alle aziende di ri-architettare i loro servizi per la fornitura digitale globale. Inoltre, secondo uno studio condotto da Cisco, l’89% dei responsabili IT ritiene che un’infrastruttura modernizzata possa generare ulteriori ricavi, mentre il 93% prevede un risparmio di costi legato all’utilizzo di reti più intelligenti, sicure e adattive. Le reti creano valore finanziario migliorando l’esperienza per i clienti (55% dei rispondenti), incrementando l’efficienza (52%) e abilitando l’innovazione (51%).
Quali tendenze tecnologiche stanno guidando il cambiamento nelle infrastrutture digitali?
Tre principali tendenze tecnologiche stanno guidando il cambiamento nelle infrastrutture digitali. La prima è il cloud computing, ormai affermatosi come modello preferito per le trasformazioni digitali, che consente alle organizzazioni di scalare rapidamente e rispondere alle mutevoli esigenze dei clienti. La seconda è l’edge computing, che porta le capacità di calcolo più vicino alla fonte dei dati, garantendo migliore latenza, maggiore reattività e risparmio sui costi rispetto ai modelli cloud tradizionali. La terza è l’Internet of Things (IoT), che offre nuove opportunità in termini di efficienza operativa e risparmio economico, fornendo informazioni in tempo reale sulla salute degli asset e sulle metriche di performance. Le aziende stanno iniziando ad applicare algoritmi di intelligenza artificiale insieme ad altre tecnologie come l’analisi e la blockchain per creare ambienti intelligenti e connessi in fabbriche, magazzini, negozi al dettaglio e altri siti.
Come l’intelligenza artificiale sta influenzando l’evoluzione delle infrastrutture digitali?
L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il panorama delle infrastrutture digitali, richiedendo reti AI-Ready che siano moderne, resilienti e scalabili. L’IA genera un traffico di rete complesso e sensibile alla latenza, esercitando un’enorme pressione sulle infrastrutture IT che devono garantire una connettività ininterrotta, sicura e a bassa latenza. Secondo uno studio di Cisco, il 95% dei responsabili IT ha sottolineato come fattore cruciale la resilienza delle reti, mentre il 77% ha ammesso di aver subito rilevanti interruzioni operative. L’esplosione di flussi di lavoro generati dall’IA, unita alla proliferazione di dispositivi connessi, sta producendo picchi di traffico di rete senza precedenti. Il 97% dei responsabili IT pensa che modernizzare le reti sia il presupposto per adottare l’IA, l’IoT e il cloud moderni, rendendo essenziale lo sviluppo di tecnologie di rete ad alta capacità e bassa latenza con un approccio alla sicurezza quantum-resistant.
Quali sfide energetiche comporta lo sviluppo delle infrastrutture digitali avanzate?
Lo sviluppo delle infrastrutture digitali avanzate comporta significative sfide energetiche. I datacenter moderni richiedono sempre più risorse energetiche ed idriche, con sistemi di supercalcolo che necessitano almeno di 7 megawatt di potenza per operare, con picchi fino a 38MW (equivalenti alla potenza massima di quasi quarantamila abitazioni italiane). La crescente densità energetica è preoccupante: se pochi anni fa 1MW era sufficiente ad alimentare un datacenter medio-grande con oltre 50 rack, oggi teoricamente solo sei rack possono esaurirlo. Il raffreddamento di grandi datacenter, spesso realizzato mediante sistemi evaporativi, porta all’evaporazione di circa l’80% dell’acqua utilizzata, richiedendo la realizzazione di interi laghi artificiali. Queste sfide costringeranno a rivedere le infrastrutture nazionali e le politiche di collocazione delle grandi infrastrutture digitali.
Quali sono le infrastrutture digitali pubbliche sviluppate in Italia e quale modello rappresentano per l’Europa?
L’Italia ha sviluppato infrastrutture digitali pubbliche che fungono da modello per l’Europa, come evidenziato in un’analisi del CEPS (Center for European Policy Studies). PagoPA S.p.A. contribuisce a questa trasformazione gestendo infrastrutture immateriali chiave come la piattaforma pagoPA (che nel 2024 ha gestito 422 milioni di transazioni per un controvalore di oltre €93,5 miliardi), l’app IO (con oltre 42 milioni di download e più di 347.000 servizi singoli), la Piattaforma per l’Interoperabilità PDND (integrata da circa 7.700 amministrazioni con oltre 532 milioni di sessioni di scambio dati) e SEND (che ha superato i 13,5 milioni di notifiche a valore legale). Queste piattaforme sono state realizzate applicando le best practice dell’approccio GovTech e rappresentano asset strategici per l’agenda digitale del paese, contribuendo a costruire infrastrutture digitali tecnologicamente avanzate, sostenibili, aperte, interoperabili e centrate sulla persona.
Come le infrastrutture digitali hanno supportato le aziende durante la pandemia?
Durante la pandemia, le infrastrutture digitali hanno fornito un’ancora di salvezza alle aziende, consentendo loro di passare rapidamente alle operazioni online, di accedere a nuovi strumenti e tecnologie e di collaborare in modo sicuro attraverso connessioni remote. I canali digitali hanno mantenuto una parvenza di normalità durante circostanze surreali, permettendo il mantenimento dei rapporti interpersonali, la fornitura di servizi essenziali e la generazione di reddito. Il cloud computing si è rivelato particolarmente vantaggioso, permettendo alle organizzazioni di scalare rapidamente e rispondere alle mutevoli esigenze. Inoltre, la connettività digitale ha sostituito le modalità di trasporto e di lavoro tradizionali, con l’84% dei lavoratori costretti a lavorare da casa che ha dichiarato di preferire la modalità ibrida, apprezzando le opportunità di connessione e lavoro flessibile che hanno ridotto la necessità di recarsi in ufficio, liberando tempo, aumentando la produttività e migliorando l’equilibrio tra lavoro e vita privata.
Quali sono le considerazioni di sicurezza per le moderne infrastrutture digitali?
La cybersecurity resta centrale nelle politiche digitali europee, riflettendo la rapida evoluzione del panorama delle minacce informatiche. La maggiore adozione dell’IA e l’aumento dei dispositivi connessi ampliano la superficie di attacco, richiedendo preparazione contro attacchi sofisticati che utilizzano l’AI e il quantum computing. Il 94% dei responsabili IT ritiene che reti sicure siano un fattore chiave per una maggiore cybersecurity, ma le misure tradizionali non sono più sufficienti. Le reti moderne devono integrare strumenti di rilevamento delle minacce evoluti e quantum-resistant, strutturando la sicurezza su più livelli. È essenziale integrare la sicurezza direttamente nel “tessuto” della rete (network fabric) per assicurare resilienza contro nuovi rischi e permettere l’innovazione. Le interruzioni dei servizi digitali non solo costano economicamente, ma danneggiano l’operatività critica ed erodono la fiducia, rendendo la sicurezza un elemento imprescindibile della modernizzazione delle infrastrutture.












