Lo scorso 6 ottobre l’AGCM ha inviato una segnalazione al Governo relativamente al procedimento di rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze degli operatori FWA (wireless fisso)[1].
In sostanza, l’AGCM segnala il rischio concorrenziale di un rinnovo incondizionato e pieno, proponendo un sistema “misto”: un rinnovo solo parziale dei diritti d’uso delle frequenze in esame, che riguardi una dotazione spettrale congrua, definita quantitativamente e qualitativamente da AGCom, anche sulla base di analoghe scelte pregresse, e che sarebbe funzionale a garantire la continuità del servizio e i necessari investimenti nella rete, a beneficio dei consumatori presenti e futuri. La restante parte dei diritti d’uso delle frequenze dovrebbe invece essere oggetto di una procedura di gara che garantirebbe una maggiore apertura concorrenziale e che potrebbe basarsi su una gara senza rilanci competitivi, privilegiando la qualità tecnica dell’offerta piuttosto che il prezzo, nell’ottica di incentivare gli investimenti nella rete da parte di tutti gli operatori efficienti, evitando al contempo un eccessivo aggravio finanziario in capo agli operatori.
Indice degli argomenti
Frequenze FWA e internet satellitare: il nodo dei 28 GHz
L’occasione da spunto di trattare un tema correlato al procedimento di rinnovo in questione, ma raramente esplorato: alcune delle frequenze utilizzate dal FWA, in particolare le frequenze a 28 GHz, sono le medesime utilizzate dalle infrastrutture (gateway) delle reti a banda larga satellitari a bassa orbita e vi sono esigenze di coordinamento, per non causare reciproche interferenze, che sono contemplate dal procedimento AGCOM di valutazione per il rinnovo, mentre è radicalmente diversa la disciplina dell’assegnazione: per il satellite è direttamente competente il MIMIT senza necessità di una previa valutazione da parte AGCOM, perché, come diremo le frequenze satellitari non costituiscono risorsa scarsa da assegnare con gara.
Vediamo in particolare come funziona l’assegnazione delle frequenze per reti internet satellitari e come funzionano tecnicamente queste reti sulle quali, per varie ragioni, circolano informazioni non sempre accurate e, addirittura, leggende metropolitane.
Come funzionano le reti satellitari a bassa orbita
Le reti internet satellitari a bassa orbita funzionano grazie a una costellazione di piccoli satelliti in orbita. E’ necessaria una costellazione perché l’orbita bassa (200-2000 km) non è geostazionaria e quindi i satelliti girano più veloci della Terra: se punto l’antenna su uno di questi, dopo poco, sparisce dal mio orizzonte e da qui la necessità che ne arrivi un altro e poi un’altro ancora per mantenere la connessione. Il vantaggio dell’orbita bassa è quello (ovvio) che è più vicina alla Terra e consente quindi maggiori prestazioni e bassa latenza.
Affinché vi sia servizio all’utente non è sufficiente che l’utente abbia un’antenna sulla propria abitazione o veicolo, perché l’antenna connette l’utente alla costellazione, seguendo un satellite dopo l’altro… ma la costellazione, di per sé non è connessa ad Internet: questo sfata una prima leggenda metropolitana che descrive queste reti come reti extraterritoriali senza alcun legame con i servizi a banda larga nazionali.
Il ruolo dei gateway nella connessione satellitare
In realtà, affinché vi sia servizio all’utente, occorre che la costellazione si colleghi a un c.d. “gateway” terrestre: una stazione con numerose antenne, abbastanza vicino all’utente da assicurare il servizio con adeguata velocità. Le stazioni gateway non sono altro che gruppi di antenne collegate alla fibra ottica terrestre, fornita da un provider della nazione in cui sono situati.
Esse comunicano con la costellazione su frequenze diverse da quelle delle antenne utente, tra cui, appunto, le frequenze a 28 GHz che sono in contitolarità (tecnicamente si dice in regime co-primario) tra satellite e wireless terrestre FWA.
Una stazione gateway occupa circa 1000 metri quadri di territorio su cui vengono installati un certo numero di antenne satellitari, connessione in fibra ed energia. In Italia, attualmente, almeno per quanto riguarda Starlink, ce ne sono sei, facilmente trovabili sulle principali app di mappe; anche gli altri operatori LEO stanno iniziando ad aprire i propri gateway.
Dal punto di vista tecnico l’esperienza internazionale insegna che non i gateway di diversi operatori possono essere collocati anche molto vicini tra loro senza problemi interferenziali e Starlink afferma che, in tutte la sua attività a livello mondiale, non ha mai trovato casi di interferenza tra i propri gateway e operatori terrestri FWA che non fossero facilmente risolvibili installando attorno al gateway adeguata schermatura. Attraverso queste stazioni viene servito l’intero Sud-Europa, il Mediterraneo (navi da crociera, mercantili, nautica da diporto, aerei) e una parte del Nord Africa.
Gateway satellitari e FWA: coesistenza sulle stesse frequenze
In sostanza, le stazioni gateway satellitari operano sulle medesime frequenze del FWA (i 28 GHz) ma non interferiscono poiché trasmettono e ricevono verso/dallo lo spazio, non in orizzontale come i ponti radio FWA. Se ci sono ponti radio vicini, la schermatura del gateway risulta normalmente sufficiente a prevenire qualsiasi interferenza.
Autorizzazioni italiane e collegamento alla fibra
Le stazioni si collegano ad operatori nazionali italiani, con i quali Starlink e gli altri operatori LEO hanno accordi per portare fibra ai propri gateway e l’attivazione dei gateway e delle relative frequenze avviene mediante autorizzazione del Ministero delle Imprese ai sensi del Codice delle Comunicazioni Elettroniche su base first-come-first-served. Per l’uso delle frequenze si pagano i canoni stabiliti dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche.
Questo vuol dire che, lungi dall’essere reti sovranazionali non regolamentate, le reti satellitari sono, in realtà – per quanto riguarda l’Italia – una estensione delle reti nazionali, soggette alle regole e alla sicurezza delle medesime.
Se mi si concede il paragone, le reti satellitari sono una sorta di grande router wi-fi, come quelli che abbiamo in casa e in ufficio: lo scopo del router wi-fi è di portare la connessione cablata dove il cavo non arriva; allo stesso modo il gateway porta la fibra alla quale è connesso dove il cavo in fibra non arriva: l’utente con la sua antenna sulla casa, barca, camper o aereo, trasmette e riceve verso il satellite e il satellite agisce da riflettore, portando questi segnali al gateway, dove proseguono la loro corsa via fibra dell’operatore che serve il gateway.
Collegandosi ai gateway italiani, si usa fibra di operatori italiani su una rete satellitare sotto il controllo dell’autorizzazione italiana rilasciata dal nostro Ministero, non si sta usando una rete statunitense o extraterritoriale.
Senza la fibra collegata ai gateway, la costellazione non avrebbe autonoma capacità Internet, senza l’uso delle frequenze concesso a livello nazionale dagli Stati che ospitano i gateway, la costellazione non potrebbe servire i relativi territori.
Reti satellitari in Italia tra efficienza e controllo nazionale
Da quanto sopra si ricava che la tecnologia satellitare è estremamente efficiente e può coesistere pacificamente con le reti nazionali in fibra e wireless: a differenza delle reti mobile e FWA, le reti satellitari LEO non hanno bisogno di frequenze concesse in esclusiva sul territorio nazionale: le antenne utente hanno potenza trascurabile e non generano interferenze, mentre i gateway hanno bisogno delle frequenze solo nella minuscola porzione di territorio dove sono installati (se pensiamo a Starlink, sei gateway coprono 6000 mq. di territorio… quanto due villette con giardino). Con tale minima occupazione frequenziale, una costellazione satellitare copre mezzo continente, minimizzando in tal modo anche l’inquinamento radioelettrico.
Il vantaggio strategico dei gateway in Italia
Il fatto che Starlink abbia costruito molte delle sue stazioni gateway in Italia è un importante vantaggio per il Paese perché gli operatori nazionali portano la fibra – soggetta alle regole nazionali di cybersecurity, a tali impianti e il Ministero delle Imprese pone le condizioni di autorizzazione, tra cui le prestazioni di giustizia.
Se gli operatori satellitari attivi in Italia (principalmente Starlink ma presto anche Amazon) avessero scelto un paese diverso per le proprie infrastrutture saremmo in una situazione in cui il servizio rimarrebbe utilizzabile dagli utenti italiani… serviti però da altro paese UE che avrebbe il controllo dell’autorizzazione all’uso delle relative frequenze: in sostanza le nostre Autorità non potrebbero regolare gli impianti satellitari, ma solo le antenne degli utenti, un poco come avviene con alcuni servizi delle big tech, che sono gestiti dalle autorità amministrative e privacy irlandesi.
Nella situazione attuale, invece, il Ministero italiano ha ampio controllo sull’operatività delle reti satellitari e le nostre autorità di regolazione sono competenti per ogni aspetto del servizio, oltre (ovviamente) ad incassare i canoni dovuti per l’uso dello spettro. Si pensi che, quando qualche mese fa la Spagna ha avuto un black out elettrico totale, una grande parte del servizio internet che ha tenuto operativo il Paese è stato erogato dai gateway Starlink presenti in Italia.
Nuove frequenze per l’internet satellitare di nuova generazione
Le reti satellitari sono in costante evoluzione e gli operatori satellitari LEO attivi in Italia stanno lavorando con il Ministero delle Imprese per avere accesso a nuove bande di frequenza quali banda E, V, W ed Y: tale accesso avrebbe le stesse caratteristiche dell’uso attuale, minima porzione di territorio occupata e bassissimo potenziale di interferire con altri servizi.
Si tratta di frequenze che, ad esempio, Starlink ha già ottenuto negli altri Stati UE in cui ha impianti (es. in Germania) e che usa già anche in altri Stati extra-UE senza problemi e sarebbe importante che l’Italia si allineasse nel prossimo futuro, in maniera che non vi siano disomogeneità tra i livelli di servizio satellitare degli utenti nord-europei, serviti da Germania, Norvegia ed altri Stati e gli utenti che invece si collegano ai gateway italiani.
E’ importante notare che le frequenze di cui si sta parlando non sono le stesse che vengono utilizzate per i servizi mobili (in Europa solo servizi B2B per consentire agli operatori mobili di dare connettività emergenziale). Le frequenze di cui qui si parla, riguardano solo il servizio satellitare a banda larga “tradizionale”. Se l’Italia le concederà, migliorerà di molto la connettività degli utenti che si basano sul servizio satellitare in termini di velocità, latenza e stabilità del servizio.
Il coordinamento tra frequenze FWA e operatori satellitari
Rimane da vedere il motivo per cui Starlink e gli altri operatori satellitari partecipano alle consultazioni pubbliche relative al rinnovo delle frequenze wireless FWA terrestri: il fatto è che le regole di coordinamento anti-interferenze sono stabilite in questo tipo di procedimenti come condizioni dell’assegnazione/rinnovo: se un operatore satellitare vuole aprire un nuovo gateway o modificare le caratteristiche tecniche-frequenziali di quelli esistenti, deve “coordinarsi” con gli assegnatari delle frequenze FWA: ci si scambiano i dati sugli impianti e si analizza se vi possano essere disturbi conseguenti alla nuova apertura (il Ministero coordina invece le eventuali interferenze con altri servizi come la radioastronomia).
Dall’accordo anti-interferenze all’autorizzazione
Una volta raggiunto un accordo sulle modalità di prevenzione delle interferenze con l’operatore interessato, è possibile autorizzare la stazione gateway ad usare le frequenze in questione. Se l’operatore interessato non risponde entro 45 giorni, è possibile chiedere al Ministero di effettuare una analisi suppletiva e fornire le opportune indicazioni.
Tempi e resilienza delle reti satellitari
Le tempistiche di queste procedure rallentano molto l’operatività delle reti satellitari e gli operatori satellitari, anche nelle passate consultazioni, premono affinché le tempistiche attuali siano ridotte in maniera che non si debba aspettare mesi per ottenere il via libera all’uso coordinato delle frequenze.
Nel sistema USA, adottato anche da Canada ed altri Stati, in questi casi, l’operatore satellitare può dichiarare di avviare il servizio, sotto la propria responsabilità, adottando misure stabilite unilateralmente per evitare interferenze, obbligandosi a spegnere o modificare le emissioni in caso vengano interferiti altri servizi:
se una tale soluzione venisse adottata anche in Italia, sarebbe certamente un buon modo per ridurre le attuali tempistiche di autorizzazione, consentendo sia il miglioramento del livello di servizio all’utenza satellitare, ma anche di erogare ulteriori servizi, a beneficio anche delle reti terrestri quali il backhauling delle stazioni mobili e della fibra e, non ultima, una maggiore resilienza dell’infrastruttura satellitare in caso vi siano emergenze e indisponibilità della rete terrestre come nel black out spagnolo citato poc’anzi e come è avvenuto in Italia durante l’alluvione dell’Emilia Romagna in cui la protezione civile usò terminali satellitari per coordinare i soccorsi e distribuire internet alla popolazione.
Note
[1] Cfr. https://www.agcm.it/dettaglio?db=C12563290035806C&uid=6A932586ABAE2BE1C1258E8200535F1D&view=vw0301&title=AS2192-RINNOVO%20DEI%20DIRITTI%20D%27USO%20DELLE%20FREQUENZE%20RADIO%20PER%20SERVIZI%20MOBILI%20-%20OBBLIGHI%20DI%20ACCESSO%20PER%20I%20MVNO&fs=22-Attività%20consultiva ↩


























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