L’intelligenza artificiale ha superato da tempo la soglia dell’innovazione di frontiera. Non è più una tecnologia “in prova”, né un ambito riservato ai laboratori di ricerca o alle grandi piattaforme tecnologiche. Oggi l’AI è infrastruttura, visibile e invisibile. Visibile quando utilizziamo ormai tutti i giorni ChatGPT, Claude, Copilot, Gemini, Grok[1] o altre per scrivere testi, comporre immagini, chiedere la dieta perfetta vegana, il programma di allenamento settimanale, integrare il CRM aziendale[2] per il marketing o per automatizzare le FAQ di un sito. Invisibile, quando opera silenziosamente nei motori di ricerca, nei sistemi di raccomandazione, nei software professionali, nei processi decisionali aziendali, nei servizi pubblici, nella selezione delle informazioni che leggiamo e delle scelte che compiamo.
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Tracciabilità dell’AI, ecco come la blockchain diventa layer di controllo dell’AI
L’AI è ormai un’infrastruttura, spesso “silenziosa”, che filtra e orienta decisioni umane senza essere davvero verificabile. L’AI Act europeo prova a ridurre l’asimmetria con un approccio basato sul rischio, ma resta un limite tecnico. La blockchain viene proposta come layer di controllo per tracciabilità, audit, governance dei dati e compliance
Avvocato, fondatore di Finlaw
partner di Quaeryon Società Benefit srl

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