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Value Based Procurement, perché cambia gli acquisti in sanità



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Il Value Based Procurement porta le Aziende sanitarie a misurare il valore generato da tecnologie medicali, manutenzione e dati lungo l’intero ciclo di vita. Un cambio di prospettiva che supera il prezzo iniziale e collega acquisti, outcome clinici, sostenibilità e governance organizzativa

Pubblicato il 29 mag 2026

Riccardo Toma

Services Sales Project Leader, GE HealthCare Italia



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Punti chiave

  • Mancanza di indicatori condivisi rende le decisioni soggettive; serve misurare il valore delle tecnologie medicali con approccio Value Based Procurement.
  • La manutenzione non può essere solo reattiva: va integrata nella gestione del ciclo di vita per garantire continuità clinica, efficienza e sostenibilità.
  • La sola raccolta di dati non basta; servono governance, metriche condivise e partnership con i fornitori per decisioni basate su evidenze.
Riassunto generato con AI

Oggi molte aziende sanitarie faticano a disporre di una valutazione realmente oggettiva dell’impatto che le tecnologie medicali e i servizi di manutenzione hanno sull’operatività quotidiana e sui risultati clinico organizzativi. In assenza di indicatori condivisi e affidabili, le decisioni vengono spesso prese sulla base di percezioni, urgenze contingenti o vincoli di breve periodo, rendendo complesso comprendere dove si stia effettivamente generando valore e dove esistano margini di miglioramento.

Le crescenti pressioni sulla sostenibilità del sistema sanitario, unite a una complessità tecnologica in costante aumento, rendono sempre più evidente la necessità di spostare l’attenzione sulla misurazione del valore e sulla sua capacità di orientare le scelte. Rendere il valore un elemento esplicito, misurabile e comunicabile ai diversi livelli organizzativi, fino a farne un criterio centrale nel processo di acquisto, rappresenta uno dei principi fondanti del Value Based Procurement.

Value Based Procurement sanità: oltre il prezzo di acquisto

I modelli di procurement tradizionali, in particolare in ambito pubblico, sono storicamente orientati alla ricerca dell’efficienza di breve periodo, con una forte enfasi sul prezzo di acquisto iniziale e su capitolati rigidi. Questo approccio fatica tuttavia a cogliere il valore complessivo generato dalle tecnologie lungo il loro ciclo di vita. La separazione tra chi acquista e chi utilizza, insieme a modelli contrattuali prevalentemente reattivi, rende difficile misurare in modo sistematico l’impatto reale delle soluzioni tecnologiche sull’operatività, sulla qualità delle prestazioni e sugli outcome clinici.

La manutenzione sanitaria come leva di continuità clinica

In questo contesto, il modello tradizionale di manutenzione inteso come semplice risposta al guasto mostra tutti i suoi limiti. La disponibilità tecnica delle apparecchiature non può essere considerata un indicatore isolato: essa incide direttamente sulla continuità clinica, sull’organizzazione dei flussi, sulla produttività delle risorse e, in ultima analisi, sulla capacità di risposta del sistema sanitario nel suo complesso. Le tecnologie non devono più essere gestite come singoli asset da mantenere, ma come componenti di un ecosistema operativo che richiede coerenza, affidabilità e allineamento con le priorità cliniche e strategiche dell’organizzazione.

Dati sanitari e maturità decisionale

Parallelamente, la crescente disponibilità di dati non si traduce automaticamente in una maggiore capacità decisionale. Ad esempio, i sistemi di cartella clinica elettronica producono flussi strutturati in standard HL7, mentre i dispositivi di imaging avanzato (TAC, RM, PET) generano immagini e file DICOM ad alta risoluzione. Le piattaforme di monitoraggio remoto, i laboratori di analisi, le telemetrie e i wearable devices raccolgono dati continui e semi strutturati, affiancati da referti testuali, note cliniche e documenti in formati destrutturati, creando un ecosistema informativo sempre più complesso e frammentato, che fatica a trasformarsi in strumenti concreti di indirizzo.

Il tema centrale non è quindi la quantità di dati raccolti, ma il livello di maturità con cui questi vengono governati, interpretati e utilizzati. In assenza di modelli di governance chiari, responsabilità definite e processi strutturati, il rischio è quello di alimentare complessità senza generare reale valore.

Il ciclo di vita delle tecnologie medicali nel procurement basato sul valore

La disponibilità di dati strutturati e di strumenti di analytics evoluti consente invece una gestione più consapevole del ciclo di vita delle tecnologie, inteso come vero e proprio strumento di governo connesso al processo di acquisto.

Dall’introduzione di una nuova tecnologia fino alle decisioni di upgrade o sostituzione, le scelte possono basarsi sul valore complessivo generato nel tempo: performance operative, contributo agli outcome clinici, prevedibilità dei costi e sostenibilità economica. In questo senso, il digitale non rappresenta solo una leva di efficientamento, ma diventa un elemento centrale di pianificazione e guida delle decisioni.

Un linguaggio comune per misurare il valore

Un ulteriore aspetto critico riguarda la percezione del valore all’interno delle organizzazioni sanitarie, dove coesistono attori con priorità e metriche profondamente diverse:

  • I clinici pongono l’accento su continuità, sicurezza e qualità delle prestazioni;
  • le funzioni operative misurano il valore in termini di uptime, efficienza e fluidità dei processi;
  • le direzioni amministrative guardano a costi, prevedibilità e sostenibilità della spesa;
  • il top management è chiamato a integrare queste prospettive in una visione strategica di lungo periodo.

In assenza di un linguaggio comune, queste visioni rischiano di rimanere disallineate o conflittuali.

La disponibilità di dati oggettivi e condivisi rappresenta quindi uno strumento essenziale per favorire un confronto basato su evidenze e ridurre le asimmetrie informative tra stakeholder.

Partnership e allineamento multi stakeholder

In una logica di partnership, anche il ruolo del fornitore è chiamato a evolvere: non più semplice erogatore di beni o servizi, ma interlocutore attivo nel supportare l’ente nel raggiungimento dei propri obiettivi strategici. Il valore non è più implicito o lasciato alla percezione dei singoli attori, ma diventa esplicito, misurabile e condiviso, favorendo un allineamento multi stakeholder e processi decisionali più solidi e trasparenti.

Value Based Procurement come trasformazione culturale

Il Value Based Procurement si configura quindi non solo come un’evoluzione tecnica del processo di acquisto, ma come una trasformazione culturale necessaria per governare la complessità della sanità contemporanea. Un approccio capace di integrare tecnologia, organizzazione e strategia in un percorso coerente, orientato ai risultati e alla sostenibilità complessiva del sistema.

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