In sanità si continua a pensare che innovare significhi migliorare gradualmente ciò che già esiste: ospedali più grandi, procedure più efficienti, più tecnologia negli edifici esistenti.
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Perché il leapfrogging in sanità vale più del miglioramento incrementale
È una narrazione rassicurante, ma spesso meno efficace. Solo alcuni giorni fa, ad esempio, la Federazione dei medici di famiglia ha segnalato di nuovo la necessità di un’organizzazione integrata tra territorio e sistema sanitario, al fine di potere gestire l’epidemia d’influenza (v. AGI del 10 gennaio 2026).
Tale considerazione offre spazio ad alcune valutazioni circa l’approccio più corretto all’innovazione, attraverso l’osservazione di vari casi pratici.
Oggi, in generale, nei più vari settori, molte delle innovazioni più profonde non stanno migliorando il sistema tradizionale. Lo stanno aggirando, facendo un vero salto. Si chiama technological leapfrogging: saltare interi modelli tecnologici e organizzativi invece di ottimizzarli. E in sanità, questo approccio non è un vezzo da startup: è spesso l’unico modo per ottenere cambiamenti reali e riproducibili.
Alcune esperienze in paesi stranieri offrono esempi di come un diverso approccio, spesso più necessitato dalle circostanze che voluto, possa aprire a soluzioni efficaci in modo del tutto alternativo.
Il problema non è la tecnologia, ma il modello
In Italia il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e, in generale, i sistemi sanitari tradizionali sono appesantiti da:
- infrastrutture legacy difficili da aggiornare, integrare o rendere sicure secondo standard attuali;
- sistemi informativi chiusi e frammentati che rendono complessa la condivisione dei dati;
- processi pensati per un mondo analogico, spesso centrati sulle strutture più che sul paziente.
Digitalizzare un modello inefficiente non lo rende automaticamente sostenibile. Per innovare davvero bisogna, a volte, accettare di saltare il modello esistente.
Questo significa ripensare organizzazione, flussi di lavoro e centralità del paziente, non solo sostituire un software o comprare una nuova apparecchiatura.
Telemedicina digital-first: saltare l’ospedale
In molti paesi la telemedicina è stata semplicemente una versione online della visita in presenza. I risultati sono stati modesti: il modello di cura rimaneva sostanzialmente lo stesso, solo digitalizzato.
In Africa, alcune startup hanno dimostrato che è possibile ridefinire completamente l’accesso alla cura. Eccone alcuni esempi:
- Rocket Health (Uganda): consulti medici, test a domicilio e consegna farmaci tramite piattaforma digitale. La clinica virtuale diventa il punto di partenza, e la visita in presenza è solo un’opzione complementare.
- Zuri Health (Kenya): SMS, WhatsApp e app mobile portano servizi sanitari anche nelle comunità con connettività limitata, superando la dipendenza da infrastrutture costose e centralizzate.
Questi esempi mostrano la logica del salto.
In Italia possiamo applicarla adattandola al contesto nazionale, senza copiare direttamente i modelli, ma traendo spunto per ripensare i percorsi di cura e la centralità del paziente.
Il salto non è solo tecnologico: è organizzativo. Il paziente diventa il centro del percorso di cura, non più l’ospedale. Si tratta di spostare l’attenzione dalla presenza fisica alla continuità del servizio, con implicazioni enormi per la gestione di cronicità e prevenzione.
Diagnostica AI-first: meno macchine, più decisioni
La diagnostica tradizionale richiede macchinari costosi e specialisti centralizzati, difficili da estendere su larga scala.
Startup africane come:
- Ilara Health (Kenya): portano diagnostica avanzata nelle cliniche rurali tramite algoritmi di intelligenza artificiale;
- mPharma (Ghana): ottimizzano la catena di approvvigionamento dei medicinali, riducendo costi e tempi di distribuzione.
Il salto qui è palese: non si replica il centro diagnostico tradizionale, lo si ridefinisce attorno al dato e al software, rendendolo accessibile a contesti e territori prima esclusi.
Monitoraggio remoto: curare nel tempo, non nello spazio
Il modello classico per la gestione delle cronicità è spesso reattivo: visite periodiche, diagnosi (spesso) tardive, ricoveri evitabili.
Startup come Waspito (Camerun) combinano video consulti con prelievo a domicilio e community di prevenzione, spostando l’attenzione alla gestione attiva e preventiva.
Anche piattaforme basate su SMS o USSD (Unstructured Supplementary Service Data) in Ruanda mostrano come sia possibile creare modelli di cura mobile-first, saltando infrastrutture costose e dispendiose.
Il messaggio è chiaro: non serve replicare il sistema ospedaliero tradizionale per fornire cure efficaci. Serve ripensarlo attorno ai bisogni reali dei pazienti, sfruttando al meglio le opportunità offerte dalla tecnologia.
Italia e SSN: il nodo è l’apertura
Il SSN non manca di tecnologia. Gli manca frequentemente la capacità di assorbire, anche per vincoli burocratici, innovazioni nate fuori dal proprio perimetro storico.
A differenza dei contesti africani, dove l’assenza di legacy è naturale, in Italia la presenza di sistemi informativi eterogenei, infrastrutture datate e processi ospedalocentrici rende difficile introdurre soluzioni radicalmente nuove.
Le startup italiane hanno invece vantaggi chiari: possono progettare servizi digitali end-to-end, pensare percorsi di cura nuovi e scalabili e muoversi rapidamente senza vincoli di sistemi preesistenti.
Se il SSN riesce a creare spazi di sperimentazione sicuri, standard condivisi e governance chiara, queste soluzioni possono essere integrate, migliorando accesso, efficienza e qualità delle cure.
Nel contesto di cambiamento, i vantaggi delle startup che hanno approccio leapfrog sono chiari:
- nessuna legacy da integrare;
- nessun investimento pregresso da difendere;
- servizi progettati end-to-end.
La sfida per il SSN? Non controllarle o limitarle, ma favorirne l’integrazione, valorizzando il loro potenziale innovativo, senza snaturarle.
Leapfrogging non è anarchia
Saltare un modello obsoleto non significa ignorare regole, evidenze cliniche o sostenibilità pubblica.
Senza:
- validazione scientifica;
- interoperabilità;
- governance chiara,
il rischio è creare soluzioni isolate e inefficaci.
Tuttavia, molte delle soluzioni più efficaci nascono ai margini, dove non ci sono eredità da difendere e dove è possibile ripensare processi e flussi di lavoro da zero.
Il “salto” normativo: dalla burocrazia alla compliance agile
Nel contesto italiano ed europeo, il salto tecnologico deve fare i conti con un salto altrettanto necessario: quello della governance regolatoria.
Se in Africa il leapfrogging è avvenuto in un vuoto legislativo, in Italia le startup devono navigare tra le maglie strette del GDPR, le nuove direttive dell’AI Act e le certificazioni CE per i dispositivi medici.
Il rischio è che l’innovazione si infranga contro processi di autorizzazione pensati per l’analogico.
Per rendere reale il vantaggio competitivo delle startup, il SSN non deve solo “aprire spazi”, ma adottare modelli di sandbox regolatorie: ambienti protetti dove testare soluzioni digital-first in tempi rapidi, validando l’efficacia clinica senza che la burocrazia diventi una barriera all’ingresso insormontabile.
Il vero salto si compie quando la norma non insegue più la tecnologia, ma ne abilita l’adozione sicura.
Il futuro del SSN non passa solo dagli ospedali
La lezione è netta: innovare in sanità non significa preservare tutto il passato. A volte significa avere il coraggio di saltarlo.
Le startup non costruiscono un SSN alternativo. Possono mostrare che un SSN più accessibile, meno centrato sulle infrastrutture e più sulle persone è possibile.
Questa è anche la lezione che abbiamo appreso dalla pandemia COVID-19.
Il messaggio per l’Italia è chiaro: non serve replicare ciò che già esiste, ma imparare la logica del salto, adattandola al contesto nazionale.
È qui che startup e SSN possono davvero collaborare, trasformando la tecnologia in valore concreto per pazienti, operatori e comunità.
Esempi pratici ve ne sono: sta a chi decide superare le varie inerzie, spesso anche solo mentali, che frenano le innovazioni.



















