Per decenni la scelta universitaria è stata guidata dal faro del “posto sicuro”: ingegneria, economia, giurisprudenza, programmazione. Si accettava il compromesso di mettere da parte una passione (la filosofia, l’arte, la letteratura, la ricerca pura) in cambio della stabilità e della sicurezza.
Oggi l’AI ha scardinato questa linearità. I settori basati su regole rigide, calcoli, sintesi di testi legali o scrittura di codice standard sono i più esposti all’automazione. Di contro, persino i leader delle grandi aziende tecnologiche (come Anthropic) oggi sottolineano come le competenze umanistiche, l’etica e la capacità di interpretare il contesto profondo siano diventate le vere risorse scarse. La passione non è più un’alternativa ingenua al pragmatismo; diventa l’unico motore capace di generare quell’ossessione positiva e quel pensiero critico che una macchina non può simulare.
Kelly (2023) sostiene che non devi essere il migliore, devi essere l’unico” (“Be the Only”).
Indice degli argomenti
La scelta universitaria nell’era dell’AI cambia bussola
L’errore più comune è legare la propria passione a un’attività specifica (es. “Voglio fare il grafico perché mi piace usare Photoshop” o “Voglio fare l’avvocato perché mi piace indagare” o “voglio commerciale in mobili perché mi piace il legno”).
La libertà dell’era dell’AI si sperimenta quando spostiamo la passione sul dominio concettuale e sul perché facciamo le cose: se hai la passione per l’architettura, non ti appassionare all’atto di disegnare in CAD (lo farà l’AI), ma all’idea di come gli spazi influenzano la psicologia umana.
Se hai la passione per le lingue, non focalizzarti sulla traduzione letterale (i traduttori automatici sono già eccellenti), ma sulla mediazione culturale, sulle sfumature emotive e antropologiche che un testo porta con sé.
Se ami la medicina, la tua passione si esprimerà nella diagnosi complessa, nell’empatia e nella gestione del paziente, mentre l’AI elaborerà i dati clinici.
Lo studio come desiderio e capacità di giudizio
Scegliere il percorso di studi significa scegliere di quale macro-argomento vuoi diventare un interlocutore autorevole. Lo studio profondo e la laurea servono proprio a questo: non a produrre un output (l’AI lo fa in tre secondi), ma a darti gli strumenti per capire se quell’output è corretto, etico e dotato di valore reale.
Recalcati riflette sul senso profondo dello studio e della scuola. Il vero percorso scolastico o universitario non è quello che ti trasmette nozioni (che oggi l’AI organizza meglio di chiunque altro), ma quello capace di “accendere il desiderio”.
Una laurea o un diploma scelto per calcolo economico è un percorso sterile. La libertà si sperimenta quando lo studio si trasforma in un’esperienza “erotica”, intesa come passione vitale che mobilita le energie più profonde della persona. Quel desiderio acceso è l’unica difesa contro l’alienazione tecnologica.
Androritmi e qualità umane non automatizzabili
Leonhard (2016) propone un manifesto umanista sul futuro del lavoro, introducendo il concetto di “Androritmi” (in contrapposizione agli algoritmi). Gli androritmi sono le qualità esclusivamente umane: l’empatia, la compassione, l’intuizione, l’immaginazione e il mistero. L’autore avverte: “Qualsiasi cosa che possa essere digitalizzata o automatizzata, lo sarà. Concentrati su ciò che non può essere ridotto a un codice.” Seguire una passione significa coltivare i propri androritmi.
Tre pilastri per scegliere gli studi nell’era dell’AI
C’è un grande rischio psicologico nell’era dell’AI: la passività. Chi studia senza passione rischia di delegare interamente il pensiero alla macchina, diventando un semplice “compilatore di prompt” o un correttore di bozze di un algoritmo. Fare ciò per cui si ha passione garantisce la libertà cognitiva.
Se ami visceralmente una materia, userai l’AI come un assistente per saltare la parte noiosa e ripetitiva del lavoro, liberando tempo per l’intuizione, la creatività e la strategia. L’AI diventa un amplificatore della tua libertà, non un sostituto della tua identità. Se l’impatto sui lavori è imprevedibile, la bussola per scegliere il percorso scolastico o la laurea si sposta su tre pilastri.
La complessità che rende antifragili
Primo. Scegli la complessità che ti affascina, iscriviti a un percorso le cui domande di fondo ti tengono sveglio la notte. Che sia la fisica quantistica, la storia medievale o la psicologia clinica, devi amare il “mistero” di quella disciplina. Cerca il sacro fuoco, la passione per qualcosa.
Taleb (2013) distingue ciò che è robusto (resiste agli urti ma prima o poi si rompe) da ciò che è antifragile (trae beneficio dagli urti, dall’imprevedibilità e dal caos per migliorare). Scegliere un percorso di studi per pura passione, accettando l’incertezza del mercato, ti rende antifragile.
Se l’AI distrugge quel settore specifico, chi ha studiato solo per utilità crolla; chi ha studiato per passione possiede una motivazione interna così forte che userà il caos per reinventarsi.
L’ibridazione tra discipline
Secondo. Cerca l’ibridazione, ovvero contaminati e studia materie lontane dalla tua, ad es., se ami la filosofia, uniscila a esami di bioetica o di algebra. Se ami l’informatica, segui un corso di arte o di sociologia. Se commerci in arte, impara le lingue. Le università si stanno muovendo verso questi percorsi multidisciplinari: cross-contamination.
Morin (2014) spiega che l’educazione moderna soffre di “iperspecializzazione” e frammentazione del sapere. Di fronte a un futuro ignoto, la scuola deve insegnare ad “affrontare le incertezze”. La libertà di scelta non sta nel trovare un porto sicuro, ma nell’imparare a governare la barca in mezzo alla tempesta, unendo discipline diverse.
Imparare a imparare per reinventarsi
Terzo. Impara a imparare (Metacognizione): la laurea non è più un punto di arrivo, ma una palestra per il cervello. Scegli un percorso che metta a dura prova la tua elasticità mentale, perché la tua libertà dipenderà dalla tua capacità di reinventarti ogni 5 o 10 anni.
In buona sostanza, notano Crispolti e Mandrone (2023), l’istruzione (intesa come educazione, scuola, conoscenza, cultura, formazione, viaggi, esperienze, elaborazione individuale e collettiva, formale e informale) fa bene, sempre. È la vitamina I e, come tutte le vitamine, non la produciamo da soli; abbiamo bisogno di assumerla per tutta la vita, ma in dosi maggiori durante lo sviluppo, per avere un’esistenza completa, un lavoro di qualità, compiere scelte oculate e governare i rischi che il mondo ci presenta.
Passione ed eccellenza per scegliere l’università con l’AI
L’intelligenza artificiale ci sta privando dell’illusione della prevedibilità, ma in cambio ci restituisce un foglio bianco. Non ha più senso logico scegliere una strada “tiepida” solo perché sembra sicura. Visto che il futuro è un territorio sconosciuto, l’unico vero atto di pragmatismo e di libertà è scommettere su ciò che accende la tua curiosità intellettuale. Se c’è passione, ci sarà l’eccellenza, e dove c’è eccellenza e unicità umana, l’AI sarà sempre un mezzo, mai il fine.
Bibliografia
Manuele Crispolti ed Emiliano Mandrone, Istruzione, un investimento strategico, lavoce.info, 2023.
Kevin Kelly, Excellent Advice for Living: Wisdom I Wish I’d Known Earlier, 2023.
Gerd Leonhard, Technology vs. Humanity: The coming clash between man and machine, Fast Future Publishing, 2016.
Edgar Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Raffaello Cortina Editore, 2001.
Massimo Recalcati, L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Einaudi, 2014.
Nassim Nicholas Taleb, Antifragile. Prosperare nel disordine, Il Saggiatore, 2013.





























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