I frigoriferi possono distruggere il cibo, invece di conservarlo, se c’è di mezzo un hacker. La notizia che arriva dalla Francia sta preoccupando tutti gli esperti di cyber security in queste ore, per la sua valenza sistemica. Adesso un attacco informatico ha causato la distruzione del cibo nei supermercati francesi. Già questa è una minaccia alla sicurezza alimentare di un Paese e una vulnerabilità che uno Stato nemico (come la Russia) può sfruttare in sede di guerra ibrida. Ma attacchi simili possono anche bloccare pompe di benzina, impianti idrici o altri sistemi critici per una popolazione.
L’assenza anomala di rivendicazione per quest’attacco francese accresce solo il senso di allarme generale.
Vediamo cosa sta succedendo.
Indice degli argomenti
Che cosa è successo nei supermercati francesi, l’attacco informatico
Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 2026, un cyberattacco ha alterato lo sbrinamento dei frigoriferi in centinaia di supermercati francesi, portando in alcuni casi le temperature fino a 50 gradi. Le scorte di prodotti freschi e surgelati sono state eliminate per precauzione; la procura di Parigi indaga anche su incendi segnalati nei punti vendita.
Secondo la ricostruzione pubblicata il 13 ottobre da Le Monde, l’attacco ha interessato circa 300 negozi Intermarché e Netto, un centinaio di Coopérative U, 80 Carrefour, una trentina di Monoprix e alcuni punti vendita E.Leclerc. Il perimetro è rimasto in ricostruzione e le cifre comunicate nelle prime ore dalle singole catene non coincidevano sempre, anche perché alcune comprendevano più insegne.
L’azione si è concentrata sulla funzione di sbrinamento, che normalmente serve a eliminare il ghiaccio dalle serpentine per mantenere efficiente il frigorifero. Se viene prolungata o attivata fuori programma, il sistema smette di proteggere la temperatura degli alimenti. Secondo Le Monde, in alcuni negozi il ciclo è stato allungato fino a otto ore e gli allarmi hanno segnalato il problema in ritardo. Un esercente di Gradignan ha raccontato di aver perso merce per 21.000 euro, calcolati al prezzo di acquisto.
La Agence France-Presse ha riferito che l’inchiesta della procura deve anche verificare il collegamento tra l’intrusione e gli incendi segnalati. La perdita non è soltanto il valore dei cibi smaltiti: a seguire ci sono bonifica degli impianti, rifornimento dei negozi, verifiche sanitarie e giornate di vendita compromesse. Ripristinare il software non ricrea la catena del freddo già interrotta.
Come un accesso remoto può diventare un sabotaggio fisico
I grandi impianti commerciali non vengono regolati uno per uno davanti a ogni banco frigo. Un controller centralizzato riunisce temperature, allarmi, orari e procedure di manutenzione; i tecnici autorizzati possono intervenire tramite una console di rete, spesso anche dall’esterno del punto vendita. Questo fa risparmiare tempo e trasferte, ma crea un punto di accesso che, se mal protetto, può permettere a un estraneo di impartire comandi operativi legittimi.
«Un frigorifero di un supermercato non è più soltanto un elettrodomestico, ma un sistema computerizzato connesso alla rete», osserva Oded Vanunu, Head of Vulnerability Research di Check Point Software Technologies. L’esperto sottolinea che cicli come lo sbrinamento possono essere usati in modo improprio senza danneggiare il software o sottrarre dati: ciò che viene compromesso è il funzionamento fisico. Aumenta il rischio quando le apparecchiature continuano a lavorare per quindici anni o più con software che non riceve regolarmente correzioni.
Il CERT-FR, nell’allerta del 12 ottobre, ha confermato di essere a conoscenza di numerose compromissioni dei sistemi Danfoss delle serie AK-SM e AK-SC. Il produttore ha precisato all’AFP che tra le apparecchiature interessate figurano AK-SM800 e AK-SC355, prodotti di vecchia generazione, molti dei quali non ricevono più aggiornamenti di sicurezza; in altri casi il firmware era obsoleto. L’esposizione delle console di gestione su Internet è tra i problemi indicati dal CERT-FR.
Una ricerca del team Claroty Team82 pubblicata il 9 agosto 2026 aveva documentato tre vulnerabilità nei controller AK-SM 800A: una possibilità di aggirare l’autenticazione, una di eseguire comandi e una di alterare la configurazione del servizio web. Danfoss aveva già reso disponibili le correzioni. Il modello 800A studiato da Claroty non va confuso automaticamente con i vecchi AK-SM800 e AK-SC355 citati per l’attacco. Non è dimostrato che gli aggressori abbiano usato quelle specifiche falle, né che abbiano avuto bisogno di violare una rete informatica aziendale prima di raggiungere i controller.
La superficie esposta: 2.700 interfacce visibili dalla rete
Il rischio è amplificato dalla diffusione di piattaforme simili in punti vendita diversi. Un’analisi della Counter Threat Unit di Sophos, condotta il 12 ottobre attraverso il motore di ricognizione Censys, ha individuato circa 2.700 sistemi che mostravano su Internet l’interfaccia di gestione Danfoss StoreView, di cui circa 1.500 in Francia. Questi apparati risultavano raggiungibili online: il dato non significa che fossero tutti vulnerabili o già compromessi.
È proprio la scala a preoccupare Antoine Hautin, consulente di cybersecurity di Almond, che all’AFP ha evidenziato quanto sia significativa la possibilità di colpire numerosi impianti nello stesso intervallo di tempo. Ciò non contraddice l’osservazione di Vanunu: l’accesso a un singolo dispositivo può essere semplice, mentre coordinare un’azione su centinaia di installazioni richiede capacità aggiuntive. Una stessa tecnologia e procedure di amministrazione simili facilitano la ripetizione del danno.
In questo contesto pesano anche le debolezze ordinarie delle aziende. Nel rapporto The State of Ransomware in Retail 2025, basato su 361 organizzazioni del commercio colpite da ransomware, Sophos indica nello sfruttamento di vulnerabilità la prima causa tecnica di accesso, segnalata nel 30% degli incidenti. Mancata conoscenza delle lacune di sicurezza e carenze di competenze sono tra i fattori organizzativi più citati. Si tratta però di una ricerca sui ransomware, non della classificazione dell’attacco francese, per il quale non risultano accertati né un riscatto né un uso di AI.
“Questo incidente dimostra in modo emblematico il tallone d’Achille della logistica moderna: la catena di fornitura software. Agli attaccanti non serve violare i server centrali della grande distribuzione; basta colpire un singolo componente gestionale diffuso sul mercato per provocare un effetto domino devastante su centinaia di punti vendita contemporaneamente”, spiega ad Agendadigitale.eu l’esperto cyber Giuseppe Costabile.
Chi può avere colpito i supermercati francesi
Chi ha organizzato l’attacco e con quale obiettivo resta un interrogativo aperto. Al 13 ottobre non risultano rivendicazioni pubbliche né attribuzioni a gruppi specifici. La procura di Parigi ha affidato l’inchiesta all’Office anti-cybercriminalité, mentre l’agenzia nazionale francese per la cybersicurezza, Anssi, sta ricostruendo le modalità della compromissione.
Un elemento rende l’episodio particolarmente insolito: non sono state segnalate richieste di riscatto. Gli aggressori hanno provocato direttamente la distruzione delle scorte alimentari, anziché cercare di ottenere un pagamento minacciando di bloccare i sistemi. Ciaran Martin, già direttore del National Cyber Security Centre britannico, ha osservato al Financial Times che si tratta di uno degli episodi cyber più singolari che abbia incontrato, proprio perché manca il consueto meccanismo di estorsione.
Il sabotaggio deliberato è quindi un’ipotesi da considerare, accanto all’azione dimostrativa di hacktivisti o di altri aggressori intenzionati a provocare disservizi. Anche gruppi sostenuti da Stati hanno già colpito sistemi industriali e dispositivi connessi, come ricorda Le Monde. Ma per ora non esistono prove pubbliche che colleghino l’attacco francese a un governo, alla Russia o a una particolare organizzazione criminale. L’assenza di un riscatto, da sola, non dimostra un movente politico.
La contemporanea compromissione di installazioni appartenenti a catene diverse suggerisce inoltre che gli aggressori abbiano sfruttato una debolezza tecnologica comune, senza dover necessariamente penetrare nelle reti informatiche centrali di ciascuna insegna. Anche questa dinamica precisa resta da accertare: sarà importante stabilire se l’accesso sia avvenuto direttamente attraverso i controller esposti oppure tramite sistemi di gestione di terze parti.
I commenti di Costabile e Telmon
“Non siamo più di fronte al classico ransomware che cifra i computer dell’amministrazione: qui parliamo di attacchi cyber-fisici con conseguenze dirette nel mondo reale. Manomettere i controlli termici significa colpire al cuore la sicurezza alimentare e bruciare tonnellate di merce deperibile in poche ore, trasformando una falla informatica in milioni di euro di danni fisici immediati”, aggiunge Costabile.
“La catena del freddo è un’infrastruttura critica a tutti gli effetti, ma i sistemi di automazione e controllo industriale (OT) pagano spesso un ritardo storico in termini di cybersecurity rispetto ai sistemi IT aziendali. L’evento francese deve servire da monito per tutta la rete distributiva europea: garantire la resilienza oggi significa proteggere i banchi frigo con lo stesso rigore applicato ai database bancari”, dice Costabile.
Conferma Claudio Telmon, esperto cyber presso il Clusit e P4i: “L’incidente mostra quanto siano rilevanti dal punto di vista sistemico i temi di supply chain: un fornitore vulnerabile può avere un impatto su molti clienti. Ma, nel caso specifico, e come succede spesso, emergono diversi problemi”.
Ossia: “il fornitore aveva prodotto l’aggiornamento, ma probabilmente i dispositivi compromessi non erano stati aggiornati. Erano anche, sempre dalle prime notizie, esposti direttamente su Internet, e questi sono entrambi punti di competenza dell’utilizzatore, non del fabbricante”.
“Nello stesso tempo, la vulnerabilità sarebbe legata a un meccanismo di autenticazione particolarmente debole. Insomma, una serie di problemi, ognuno dei quali rappresenta in sé una vulnerabilità, dove invece la sicurezza dovrebbe essere costituita da diversi livelli di protezione. Naturalmente, col senno di poi è sempre facile trovare i difetti, particolarmente quando sono stati sfruttati, ma qui alcune cattive pratiche sembrano evidenti. Il tema principale è probabilmente che chi gestisce questo tipo di dispositivi non ha una percezione di un rischio significativo: le stesse aziende difficilmente esporrebbero, spero, i propri applicativi ad un rischio analogico”, dice Telmon.
Anche i distributori di benzina: gli attacchi ai serbatoi sono già documentati
Il parallelo più vicino arriva dal settore carburanti. Il 3 giugno 2026 la National Security Agency statunitense, insieme alla CISA e ad altre agenzie federali, ha avvertito che criminali informatici avevano già compromesso e modificato sistemi elettronici di misurazione dei serbatoi esposti a Internet. Sono gli automatic tank gauge, o ATG: dispositivi usati anche nelle stazioni di servizio per leggere la quantità di carburante, la temperatura e possibili perdite.
L’avviso descrive rischi concreti: accessi non autorizzati possono alterare i livelli registrati, disattivare segnalazioni di perdita e, nelle configurazioni in cui sono collegati, incidere sui controlli delle pompe. In un distributore questo può significare informazioni sbagliate per chi gestisce i rifornimenti, problemi operativi e maggiore difficoltà nell’individuare situazioni pericolose. È importante la distinzione: le agenzie hanno confermato compromissioni degli ATG, non una paralisi generalizzata delle pistole erogatrici. Il punto è che il rischio raggiunge già apparati che interagiscono con il carburante fisico.
Attacchi a impianti idrici e non solo
Da qui si arriva agli edifici e ai servizi essenziali. Un sistema di climatizzazione regola temperature e ventilazione; un impianto idrico coordina pompe, valvole e misure; una cella frigorifera farmaceutica protegge prodotti che non possono subire escursioni termiche. Il tipo di danno dipende dal processo che il software controlla e dalle protezioni fisiche indipendenti presenti in ogni impianto.
Quattro famiglie di impianti: dai comandi digitali agli effetti fisici
| Impianto | Comandi e conseguenze: fatti accertati e scenari distinti |
|---|---|
| Refrigerazione commerciale | Il software regola sbrinamento, temperature e allarmi. Danno accertato in Francia: scorte alimentari deteriorate e vendita interrotta. |
| Serbatoi e pompe carburante | Gli ATG misurano livelli e perdite e possono interagire con controlli delle pompe. Compromissioni di ATG confermate negli Usa; danni fisici o fermo dell’erogazione restano rischi dipendenti dall’impianto. |
| Climatizzazione degli edifici | Il software regola temperatura e ventilazione. Possibili disservizi e danni a merci o processi sensibili; non è un effetto documentato dell’attacco francese. |
| Impianti di trattamento dell’acqua | Il software coordina pompe, valvole e telemetria. Un accesso indebito potrebbe alterare parametri o interrompere il servizio: scenario di rischio non collegato alla vicenda francese. |
Fonti: CERT-FR, 12 ottobre 2026; NSA/CISA, 3 giugno 2026; analisi degli esperti di Check Point. Gli scenari non documentati come eventi reali sono indicati come rischi.
Anche nei Paesi Bassi il cyberattacco svuota gli scaffali
Un’altra crisi informatica, contemporanea a quella francese ma di natura diversa, sta mostrando quanto la distribuzione alimentare dipenda dai sistemi digitali. Nei Paesi Bassi, Albert Heijn, la principale catena di supermercati del Paese, ha disattivato parte delle proprie infrastrutture informatiche dopo un incidente di cybersecurity. Siti web, app e consegne online sono stati sospesi, mentre alcuni centri di distribuzione hanno interrotto le attività. Secondo DutchNews, il 13 ottobre, le difficoltà logistiche hanno cominciato a produrre carenze sugli scaffali, soprattutto per i prodotti freschi. I negozi sono rimasti aperti e le casse hanno continuato a funzionare.
I due incidenti mostrano due forme diverse di vulnerabilità della grande distribuzione. In Francia è stato compromesso il funzionamento degli impianti di refrigerazione; nei Paesi Bassi il blocco dei sistemi informatici ha ostacolato la movimentazione e la vendita dei prodotti. Non risulta accertato alcun collegamento tra gli episodi. «Entrambi gli incidenti ci mettono di fronte a quanto siamo diventati dipendenti dai sistemi digitali», osserva Harm Teunis, Security Evangelist di ESET Paesi Bassi. Una dipendenza che rende necessario individuare i processi indispensabili e predisporre modalità alternative per mantenerli operativi durante un’emergenza.
Quali difese servono davvero agli impianti connessi
La prima misura di difesa è conoscere tutte le apparecchiature operative: modello, firmware, fornitore che le gestisce, modalità di accesso, collegamenti alla rete aziendale e presenza di una console raggiungibile da Internet. Le interfacce amministrative non dovrebbero essere pubbliche; quando la manutenzione remota è indispensabile, vanno consentite solo tramite canali protetti, utenti nominativi, credenziali robuste e autenticazione a più fattori, dove disponibile. È necessario isolare la rete industriale dagli altri sistemi del negozio o dell’azienda.
Per i prodotti ancora supportati servono gli aggiornamenti previsti dal produttore; per quelli a fine vita occorrono isolamento o sostituzione programmata, perché una password più forte non risolve difetti che non saranno più corretti. Vanunu insiste anche su monitoraggio di configurazioni e anomalie. Un sensore di temperatura indipendente dalla console compromessa, con allarme separato e procedure di intervento locale, può ridurre i danni quando la console riporta letture false o smette di dare avvisi: è una difesa progettuale, non la prova che fosse presente negli esercizi francesi.
Il CERT-FR raccomanda inoltre che, in caso di sospetta compromissione di una serie AK-SM o AK-SC, si restringano gli accessi, si effettui un ripristino alle impostazioni di fabbrica, si applichino gli aggiornamenti disponibili, si cambino le credenziali e si ricontrollino gli account prima di riconfigurare l’apparecchiatura. Il ripristino va coordinato con personale tecnico perché intervenire su un impianto in funzione può introdurre rischi operativi.
La responsabilità si estende ai fornitori di manutenzione e ai produttori. Benoit Grunemwald, Cyber Security Evangelist di ESET Francia, richiama in particolare la necessità di conoscere tutti i dispositivi installati, applicare gli aggiornamenti, controllare gli accessi remoti e supervisionare le aziende esterne incaricate della manutenzione. È un problema di governance che riguarda l’intera vita delle apparecchiature, dalla progettazione alla sostituzione.
Su questo intervengono anche due normative europee complementari. La direttiva NIS2 introduce obblighi di gestione del rischio per le organizzazioni che rientrano nel suo ambito, comprese determinate imprese del settore alimentare, senza includere automaticamente ogni supermercato. Il Cyber Resilience Act impone invece requisiti di cybersicurezza ai prodotti hardware e software connessi immessi sul mercato europeo, con obblighi per i fabbricanti relativi anche alla gestione delle vulnerabilità.
Le principali disposizioni si applicheranno dall’11 dicembre 2027, mentre gli obblighi di segnalazione di vulnerabilità attivamente sfruttate e incidenti gravi sono già in vigore dall’11 settembre 2026. Il regolamento, tuttavia, non risolve automaticamente i problemi dei vecchi controller installati anni prima.
“Il Cyber Resilience Act dovrebbe aiutare a ridurre il verificarsi di queste situazioni, ma nessuna normativa è in sé sufficiente a compensare dei comportamenti insicuri”, dice Telmon.
Adesso tutte le aziende implicati hanno il dovere di chiedersi quali comandi impartiti da remoto possono cambiare temperatura, pressione, quantità o flusso di un bene fisico e da questa mappa stimare la propria esposizione al rischio e valutare i rimedi.
Nei supermercati l’effetto è stato visibile negli scaffali svuotati; in un deposito di carburante o in un sistema idrico cambierebbero le conseguenze, ma il punto di ingresso potrebbe essere altrettanto ordinario.
I precedenti degli attacchi informatici agli impianti fisici
Dai blackout in Ucraina ai sabotaggi degli acquedotti americani, fino alla distruzione di alimenti: ecco una selezione di dieci precedenti documentati di attacchi ai sistemi di tecnologia operativa (OT).
| Quando e dove | Impianto colpito | Conseguenze documentate | Responsabili e fonti |
|---|---|---|---|
| 2010 – Iran | Centrifughe dell’impianto nucleare di Natanz | Il malware Stuxnet alterò i parametri di funzionamento delle centrifughe. Furono registrati guasti e sostituzioni, ma l’entità esatta dei danni causati dal malware resta incerta | Attribuzione ufficiale assente. Institute for Science and International Security |
| 2015–2016 – Ucraina | Reti di distribuzione elettrica | Gli attaccanti manipolarono i sistemi di controllo delle sottostazioni, provocando blackout. Nel 2015 oltre 225.000 utenti rimasero senza elettricità | Sandworm, GRU russo, secondo il Dipartimento di Giustizia USA. |
| 2017 – Arabia Saudita | Sistemi di sicurezza di un impianto petrolchimico | Il malware Triton tentò di compromettere i sistemi di protezione industriale. Si verificarono due arresti automatici di emergenza | Ricercatori collegati al ministero della Difesa russo, secondo un’incriminazione americana. |
| 2023 – Pennsylvania, USA | Sistema di controllo di un acquedotto | Compromesso un controller industriale Unitronics e alterata l’interfaccia di gestione. Nessuna interruzione o contaminazione dell’acqua accertata | CyberAv3ngers, gruppo legato ai Guardiani della rivoluzione iraniani secondo CISA. |
| Gennaio 2024 – Texas, USA | Acquedotti di Muleshoe e Abernathy | Manipolati i sistemi di controllo, con fuoriuscita di decine di migliaia di galloni d’acqua dai serbatoi | Cyber Army of Russia Reborn (CARR), gruppo filorusso. |
| Novembre 2024 – Los Angeles, USA | Stabilimento di lavorazione della carne | Migliaia di libbre di carne deteriorate e perdita di ammoniaca nell’impianto | CARR, secondo l’accusa del Dipartimento di Giustizia USA. |
| Dicembre 2025 – Polonia | Impianti eolici, fotovoltaici e centrali di cogenerazione | Interrotte comunicazioni e funzioni operative. In una centrale furono fermati una turbina e il trattamento dell’acqua; non risultano interruzioni delle forniture agli utenti | Attribuzione controversa: CERT Polska ed ESET hanno indicato cluster differenti in parti della campagna. |
| Aprile 2026 – USA | Controller industriali nei settori idrico ed energetico | Manipolazioni dei sistemi di controllo e dei dati visualizzati, con interruzioni operative e perdite economiche | Gruppi affiliati all’Iran, secondo FBI, CISA e NSA. |
| Giugno 2026 – USA | Sistemi elettronici di monitoraggio dei serbatoi, anche di carburante | Compromissione e modifica da remoto dei dispositivi. Non sono stati quantificati danni materiali nell’allerta pubblica | Autori non identificati. NSA e CISA. |
| Luglio 2026 – Minnesota, USA | Oltre 30 sistemi idrici municipali | Attività informatiche malevole confermate su sistemi di controllo e monitoraggio. Non tutte le strutture hanno subìto disservizi | Autori non identificati dalle autorità statali. |
Selezione di casi documentati fino al 13 ottobre 2026. Gli episodi comprendono sia sabotaggi riusciti sia tentativi e compromissioni di dispositivi senza danni fisici accertati. Le attribuzioni riportate sono quelle delle autorità o dei ricercatori citati.


























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