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Minori e social media: il modello europeo prende forma



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La Commissione europea prepara nuove misure per rafforzare la tutela dei minori sui social media. L’obiettivo è definire regole comuni che rendano più sicuro l’ambiente digitale e rafforzino la responsabilità delle piattaforme in tutta l’Unione europea

Pubblicato il 16 lug 2026

Marco Martorana

avvocato, studio legale Martorana, Presidente Assodata, DPO Certificato UNI 11697:2017



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La Commissione europea si prepara a presentare una proposta per rafforzare la tutela dei minori nell’accesso ai social media, in un contesto caratterizzato da iniziative nazionali sempre più eterogenee e da una crescente attenzione ai rischi derivanti dalle piattaforme digitali. Il dibattito, tuttavia, va ben oltre l’ipotesi di introdurre un’età minima uniforme: investe il rapporto tra responsabilità delle piattaforme, protezione dei dati personali, libertà fondamentali e competenze dell’Unione europea nella regolazione dell’ecosistema digitale.

Tutela dei minori, innovazione e diritti fondamentali

La tutela dei minori online è diventata una delle principali priorità dell’Unione europea. La diffusione dei social media tra bambini e adolescenti, insieme alle preoccupazioni legate all’esposizione a contenuti dannosi, ai meccanismi che incentivano un utilizzo prolungato delle piattaforme e alla raccolta dei dati personali, ha spinto le istituzioni europee a valutare nuovi interventi.

Di recente la Commissione europea ha annunciato l’intenzione di rafforzare le misure a tutela dei minori nell’ambiente digitale. L’obiettivo non è introdurre semplicemente un divieto generalizzato di accesso ai social network, ma definire regole comuni in un settore nel quale gli Stati membri stanno adottando soluzioni sempre più diverse tra loro.

Una disciplina armonizzata consentirebbe infatti di evitare che la protezione dei minori vari da Paese a Paese e garantirebbe maggiore certezza giuridica anche alle piattaforme che operano nel mercato unico europeo.

Il quadro della tutela dei minori online nell’Unione europea

L’Unione europea non parte da zero. Esistono già strumenti normativi che riconoscono ai minori una tutela rafforzata nell’ambiente digitale, anche se nessuno disciplina in modo organico l’accesso ai social media.

Il primo riferimento è la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. L’articolo 24 stabilisce che in tutte le decisioni riguardanti i minori il loro superiore interesse deve essere una considerazione preminente.

A questa tutela si affianca il GDPR, che riconosce ai minori una protezione specifica nel trattamento dei dati personali. Il regolamento prevede che il consenso ai servizi della società dell’informazione possa essere espresso autonomamente a partire dai 16 anni, lasciando però agli Stati membri la possibilità di abbassare la soglia fino a 13 anni.

L’Italia ha scelto di fissarla a 14 anni con il decreto legislativo n. 101 del 2018. È importante ricordare, però, che questa disposizione riguarda esclusivamente il consenso al trattamento dei dati personali e non stabilisce un’età minima per l’utilizzo dei social network, due aspetti spesso confusi nel dibattito pubblico.

Il Digital Services Act (DSA), entrato pienamente in applicazione nel 2024, ha ulteriormente rafforzato il quadro europeo. Il regolamento impone alle grandi piattaforme obblighi specifici per valutare e mitigare i rischi che i propri servizi possono comportare per i diritti fondamentali, compresi quelli dei minori.

Gli obblighi introdotti dal Digital Services Act

Tra le misure previste figurano il divieto di pubblicità basata sulla profilazione dei minori e l’obbligo di adottare sistemi che garantiscano un elevato livello di sicurezza e privacy già nella progettazione dei servizi.

Il DSA, tuttavia, non introduce un’età minima uniforme per accedere ai social media né definisce un sistema europeo di verifica dell’età. Proprio questo è uno dei principali temi oggi al centro del confronto tra le istituzioni europee.

Perché la tutela dei minori online richiede nuove regole

Negli ultimi anni diversi Stati membri hanno iniziato a intervenire autonomamente.

La Francia ha approvato una legge che prevede il consenso dei genitori per l’iscrizione ai social network degli utenti sotto i 15 anni, anche se la piena applicazione della norma dipende ancora dalla disponibilità di sistemi affidabili di verifica dell’età.

Anche Spagna, Grecia e Danimarca hanno sostenuto la necessità di rafforzare la tutela dei minori online e hanno chiesto un maggiore coordinamento a livello europeo.

Questa crescente frammentazione rischia però di creare problemi sia agli utenti sia alle piattaforme, che si troverebbero a rispettare regole differenti nei vari Paesi dell’Unione.

Come l’Unione europea vuole rafforzare la tutela dei minori online

È anche per questo motivo che la Commissione europea sta valutando l’introduzione di standard comuni, capaci di garantire un livello minimo uniforme di tutela senza impedire agli Stati membri di adottare misure ulteriori compatibili con il diritto europeo.

L’attenzione, inoltre, non riguarda soltanto l’età di accesso alle piattaforme. Sempre più spesso il dibattito si concentra sul modo in cui i social vengono progettati.

I sistemi di raccomandazione dei contenuti, lo scroll infinito, le notifiche continue e altri meccanismi studiati per aumentare il tempo trascorso online sono oggi oggetto di attenzione anche da parte delle autorità europee, che valutano il loro possibile impatto sul benessere dei minori.

L’idea che emerge è che la protezione dei ragazzi non possa dipendere esclusivamente dal controllo delle famiglie, ma debba diventare un elemento strutturale nella progettazione dei servizi digitali.

La proposta europea per la tutela dei minori online

Il dibattito europeo ha cambiato passo dopo che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato l’intenzione di presentare una proposta per rafforzare la tutela dei minori nell’accesso ai social media.

L’iniziativa, che dovrebbe essere presentata dopo l’estate, nasce dalla crescente preoccupazione per gli effetti che alcune dinamiche delle piattaforme possono avere sui più giovani e dalla necessità di evitare che gli Stati membri procedano con regole differenti, compromettendo l’uniformità del mercato digitale europeo.

La presidente della Commissione ha fatto proprie le indicazioni formulate dal gruppo di esperti incaricato di elaborare possibili soluzioni per la protezione dei minori online.

L’obiettivo non è introdurre un divieto generalizzato dei social network, ma costruire un sistema di regole comuni che garantisca un livello elevato di tutela in tutta l’Unione, lasciando alle piattaforme obblighi più chiari e uniformi.

Un accesso ai servizi digitali basato sull’età

Tra le ipotesi emerse figura un modello di accesso graduale ai servizi digitali, calibrato sull’età degli utenti.

L’idea è che i bambini più piccoli possano accedere solo ad ambienti digitali particolarmente protetti e, in alcuni casi, sotto la supervisione di genitori o insegnanti, mentre con l’aumentare dell’età l’accesso ai servizi diventerebbe progressivamente più ampio, purché le piattaforme rispettino specifici requisiti di sicurezza e protezione.

Oltre l’età minima: come cambia la tutela dei minori online

Più che fissare una nuova soglia anagrafica valida per tutti, la Commissione sembra voler intervenire su un piano più ampio.

Il tema centrale non è stabilire se un ragazzo possa o meno aprire un account, ma verificare se il servizio sia realmente progettato tenendo conto delle esigenze dei minori.

In quest’ottica, algoritmi di raccomandazione, notifiche continue, sistemi di scroll infinito e altre funzionalità pensate per aumentare il tempo trascorso online potrebbero essere oggetto di obblighi più stringenti, soprattutto quando il servizio è utilizzato anche da bambini e adolescenti.

Il rapporto con il Digital Services Act

La proposta si inserisce nel percorso già avviato con il Digital Services Act, che ha introdotto obblighi di valutazione e mitigazione dei rischi per le grandi piattaforme, ma potrebbe rappresentarne un’evoluzione.

Se il DSA impone agli operatori di gestire i rischi sistemici derivanti dai propri servizi, la nuova iniziativa punta a rafforzare in modo specifico la protezione dei minori, affrontando questioni che il regolamento oggi lascia in larga parte alla discrezionalità delle piattaforme, come la verifica dell’età e la progettazione di servizi realmente “child-friendly”.

Il confronto, tuttavia, è ancora nelle fasi iniziali e la proposta dovrà passare attraverso il negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio.

È quindi prematuro parlare di nuove regole già definite.

Ciò che appare certo è la direzione politica indicata da Bruxelles: la tutela dei minori è destinata a diventare uno dei pilastri della prossima fase della regolazione europea delle piattaforme digitali.

Una nuova fase per la regolazione digitale europea

Una sfida che riguarda il futuro della regolazione digitale europea

L’iniziativa annunciata dalla Commissione europea va ben oltre il dibattito sull’età minima per iscriversi a un social network.

La vera posta in gioco è capire quale modello di responsabilità l’Unione intenda imporre alle grandi piattaforme digitali e fino a che punto queste dovranno adattare servizi e algoritmi alle esigenze dei più giovani.

La tutela dei minori online e il ruolo dell’Italia

Anche per l’Italia l’eventuale intervento europeo potrebbe rappresentare un punto di svolta.

Negli ultimi anni il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto più volte chiedendo sistemi di verifica dell’età più efficaci, mentre il Parlamento ha discusso diverse proposte di legge.

Tuttavia, trattandosi di servizi che operano su scala europea, una disciplina comune garantirebbe maggiore uniformità e ridurrebbe il rischio di regole differenti da uno Stato membro all’altro.

Regole, educazione digitale e responsabilità delle piattaforme

Resta però una consapevolezza condivisa: nessuna norma, da sola, potrà risolvere il problema.

La tutela dei minori passa certamente attraverso regole più efficaci, ma anche attraverso un’educazione digitale diffusa, il coinvolgimento delle famiglie e una progettazione delle piattaforme che tenga realmente conto delle esigenze dei bambini e degli adolescenti.

Il futuro della tutela dei minori online in Europa

È proprio questo il cambio di prospettiva che sembra emergere dall’iniziativa di Ursula von der Leyen.

Più che stabilire chi possa o non possa accedere ai social media, l’obiettivo è affermare un principio destinato a incidere sull’intero ecosistema digitale europeo: se un servizio è destinato, anche solo potenzialmente, a essere utilizzato dai minori, la loro sicurezza e il loro benessere devono diventare requisiti strutturali della sua progettazione e non semplici misure accessorie.

Se questa sarà la direzione della futura proposta legislativa, il dibattito non riguarderà soltanto la tutela dei minori online, ma il modo in cui l’Europa intende coniugare innovazione, competitività e diritti fondamentali nell’economia digitale dei prossimi anni.

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